E' partito ed é in pieno fermento il TJF 2020, con un cartellone sempre più desolante e penoso.
Per far suonare a rotazione tutti i musici jazz torinesi al festival allo scopo di dargli una prebenda e un festival da scrivere sul CV, non sarebbe meglio e meno costoso dare 5000 euro a testa a Gianni e Pinotto e poi dare un 150 euro a testa ad un centinaio di jazzisti torinesi evitando i costi di uffici stampa nazionali (!?!) e tutto il sottobosco di uffici ed ufficetti che contribuiscono a far lievitare i costi di questa specie di saggio dei jazzisti torinesi?
Tornano di nuovo i concenti nei clubs che se già lo scorso anno restringevano di molto la fruibilità delle serate, ora col covid diventano dei concerti sul pianerottolo. Molto bravi!
Il cartellone é penoso, farebbe schifo pure al comune di Andezeno; solo roba di piccolo cabotaggio torinese, tanta tanta musica free/electro/shit, nessun artista conosciuto al di fuori del piemonte.
Strano che i turisti non si stiano disperando per non poter venire ai concerti...
Qui abbiamo delle vere perle tipo l'ennesina riproposizione di Monk della Damico, l'osceno Jazz Rapsody Collective che ammorbava mensilmente lo scorso anno del JCT, ma sopra ogni altra cosa troneggia sulla vetta del disgusto Valerio Vigliaturo OneMainVoice con Ospite d'Onore Claudio Bonadé, spettacolo che già tanto ha orripilato lo scorso anno al JCT sempre col prezioso contributo dell'Art Pepper de noantri.
Mettere in cartellone uno così, che a dicembre 2019 era tra i partecipanti al saggio degli allievi della Pro.Voice sarebbe oltraggioso e penalmente rilevante se non fosse ridicolo fino alle lacrime.
Vergognatevi, buffoni!
Io sono stato martedì e venerdì scorso alla Rabezzana per sentire le uniche cose probabilmente sentibili da un essere umano di gusti mainstream come me del Festival:
ELIS PRODON 4TET “BACK TO THE ROAD”
Fabio Gorlier, pianoforte
Paolo Franciscone, batteria
Davide Liberti, contrabbasso
Elis Prodon, voce
Le origini delle song americane anni Settanta divenute standard internazionali, interpretate da musicisti affiatati. Da James Taylor a Joni Mitchell passando per Crosby, Still, Nash and Young e Simon & Garfunkel.
Con The Rhythm Section non può andare troppo male, ma alla fine era un concerto di musica pop eseguito da artisti jazz più che un vro concerto jazz, gli arrangiamenti erano talmente simili agli originale che si faceva fatica a distinguerli.
CFM ENSEMBLE
“A JAZZ EDUCATION STORY"
Fulvio Chiara, tromba e direzione
Marco Dilani, tromba
Roberto Pilone, sax alto
Roberto Spertino, sax soprano
Davide Rispoli, chitarra
Gianni Pippia, pianoforte
Alessandro Degani, contrabbasso
Alessandro Gioiello, batteria
Marco Ferrero, batteria
Il gruppo nasce nelle aule dei Corsi di Formazione Musicale della Città di Torino sotto la guida del maestro Fulvio Chiara, il concerto sarà l’occasione per mettere in luce le sonorità, sia a livello solistico che di ensemble, che il gruppo ha raggiunto durante questi anni di lavoro insieme.
Saggio di gran lusso, con qualche incertezza e sbavatura,ma questo dovrebbe essere il livello minimo consentito per Regio Decreto ai saggi di allievi.
Nota di costume, la Rabezzana più che un jazz club sembra una cremeria, ambiente davvero troppo freddo e anonimo per giocare la carta Cotton Club.
Il cibo non é all'altezza dei prezzi e delle aspettative, per di più per non disturbare i musicisti le comande vengono prese prima del concerto ma i piatti escono dopo la fine dell'esibizione.
Almeno lo dicessero subito uno non si inquieta troppo nell'attesa.

