mercoledì 28 marzo 2018

Ceci n’est pas une pop.

QUESTO E' POP - MIRIAM
Release party  con concerto live.
Venerdì 23 marzo 2018
Docks Dora.

Tralascio il giudizio sull'esibizione live poiché inficiata duramente dalla location che giudico adatta al massimo per un quartetto d'archi: troppo spoglia, troppo cemento alle pareti e anche il soffitto a travi in cemento hanno contribuito (assieme al maledetto vizio dei musicisti elettrici di alzare tutto a manetta) ad avere in sala un ascolto fortissimo, carico di rimbombi, con un basso e una cassa della batteria che smarmellavano tutto e la voce di Mario che faticava ad uscire,

Dopo aver ascoltato l'album prima in sala prove e poi su cd (tra l'altro... posso suggerire di stamparlo in vinile? Agli hipsters di minchia piace molto il vinile é "cool", "trendy". Voi glielo fate pagare il doppio e loro sono più che soddisfatti, la Apple ci campa da una vita con questa politica...).

Sembra strano, ma si. Ho ascoltato i Miriam in sala prove su loro cortese invito. Anzi, loro stessi mi hanno chiesto questa recensione che sto scrivendo. Al mio perplesso "siete proprio sicuri di volerlo?" han controargomentato "essere stroncati da lei é un onore, Maestro!".

Benissimo...
Perciò parlerò benissimo dei Miriam e del loro secondo lavoro discografico.
O forse no.
O forse dirò semplicemente quello che penso con alcune pennellate paradosso e di grottesco.

Dopo il riascolto del cd, direi che il titolo "Questo é pop" é probabilmente un omaggio (a loro insaputa?) a René Magritte.
Io non sono del tutto convinto che quella incisa nel cd sia musica pop, direi piuttosto del rock. Ma forse sono distinzioni che sono ormai divenute un pò sterili da 25 anni. Di certo il mio pensiero associato a pop  va alle boy band di Caterina Caselli, ai Lunapop, ai Negramaro a Bersani, ... insomma a tutta quella marmaglia di musicanti da quattro soldi che ammorbano le radio ciclicamente come la febbre ternaria.

Il cd non verrà analizzato traccia per traccia poiché -per quanto non mi facciano poi così schifo- i Miriam non é che possano richiedermi tutto 'sto sforzo di pazienza, attenzione ed analisi ( e forse nemmeno gli conviene).
Per cui:

Poetica (non il pezzo di Cremonini): la loro poetica in questo ed anche un pò nel primo album mi pare orbiti attorno a due concetti cardine: la solitudine come condizione ineluttabile dell'uomo (inteso nel senso di maschio adulto in età riproduttiva che ha difficoltà a trovare femmine con cui accoppiarsi) e l'incomunicabilità tra gli esseri umani (in particolare se di sesso diverso).
A voler psicanalizzare la poetica direi che qualcuno tra di loro ha delle ruggini con l'universo femminile...
Ma siccome la psicanalisi é una cazzata sesquipedale, io mi trovo a sorridere sul fatto che queste due poetiche sono anche (con le dovute differenze) riscontrabili anche in Bergman e in molta letteratura e filmografia nordica. Quindi probabilmente o Esposito é un cognome tipico anche delle Swalbard oppure Mario ed i suoi sono di origine quantomeno normanna. O magari é solo la depressione che da sempre ed ovunque avvolge come il miele.
Per tornare alla poetica ed ai testi, dovendo dare un giudizio meno prolisso e prolassante potrei sentenziare "Che testi interessanti! Non ci si capisce abbastanza un cazzo, sono oscuri come i primi Subsonica".

Stile: Nel loro stile musicale (e con ciò ammetto che ne abbiano uno) ho chiaramente percepito alcuni influssi che non posso non condividere ed altri un pò più  preoccupanti.
Alcune scelte ritmiche della batteria e per gli intrecci delle due voci nei cantati ho chiaramente scovato un substrato Police che non era difficile da percepire. Un The Edge stile U2 primo periodo per il fraseggio chitarristico e l'uso degli effetti sulla chitarra.
Effetti che poi forse si spingono anche più in là arrivando al periodo in cui Brian Eno ha traghettato la band di Dublino  da gruppo rock di successo a band di tamarri da discoteca che fa elettro pop di merda all'Ultimo Impero di Airasca.
Sicuramente ci sono altre influenze portate dai vari vissuti dei componenti la band, ma no sono riuscito ad isolarle.
diciamo che essendo tutte persone over 30 ed avendo fatto ascolti di buona qualità da giovani, hanno una idea di stile che non può essere troppo rivoltante per i miei gusti.

Suono: Largo usi di effetti digitali su tutti gli strumenti, ma quell'oggettume -che nel jazz mi fa letteralmente venir voglia di bruciarli tutti col lanciafiamme- nel rock e nel pop (musiche più "ignoranti") non solo ci può stare, ma in parte ci deve stare. I Miiriam forse indulgono un pò troppo per i miei gusti su questa deriva di ignoranza, io sarei molto interessato anche a sentire un pò di tanto in tanto come suonano loro e non come suonano i millemila euro di roba buttata nei racks. Insomma, attendo il loro MTV Unplugghed.
Per il resto gli impasti sonori sono spesso interessanti e piacevoli così come gli intrecci ritmici e melodici.

Produzione: trovo meno interessante il suono dell band prodotta su cd rispetto a quello delle prove (e per certi versi dello sciagurato live), troppo leccato, pulito, equalizzato e filtrato. Per come li immagino io il loro suono dovrebbe essere un filo più sporco, così sembrano un pò una banda di fighetti.
Ma d'altronde se si va a registrare a Milano cosa minchia ci si può aspettare da quei bauscia del cazzo??

Per concludere posso dire che i Miriam non son la solita band di ragazzini ignoranti che fanno musica del cazzo per platee di ebeti cazzoni che ascoltano musica ancora più del cazzo su YouTube.
I testi potrebbero essere forse migliori, ma comunque vuoi per l'età media dei componenti, vuoi per i loro gusti musicali individuali, vuoi per una certa sensibilità musicale interiore, vuoi per una botta di culo, ciò che hanno prodotto non né il solito cd di poppettino vomitevole da band sanremese e/o estiva che arriva in cima alle classifiche.
Loro fanno musica di discreta qualità e di ascolto non proprio easy, per questo sono certo che -se non cambiano- non avranno mai successo di mercato; sono troppo colti per il pubblico del Pop / Rock italiano del 2018.
Forse é per questo che un pò gli voglio bene.


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