mercoledì 31 ottobre 2018

Samhain ed il Jazz - In questo periodo é auspicabile riflettere e fare buoni propositi

Il Jazz é morto davvero?

I problemi del jazz sono molti e di differente natura, io lo so: sono stato uno di quelli e tutto quello che scrivo vale soprattutto per me e per il panorama musicale della mia città.

Partiamo dal fatto che la definizione “Jazz” è troppo generica e -come per il Rock- comprende ormai troppi rami e sottogeneri per avere un significato in sé: dire “faccio Rock” o “faccio Jazz” in realtà non significa assolutamente più nulla.

A differenza di quanto credono e predicano in tanti (in primis i fondatori della rassegna “Jazz is Dead”), secondo me il Jazz non è morto é solo in uno stato di coma profondo (in cui è stato spinto proprio dai musicisti stessi).
Ogni tanto accadono cose interessanti e magari il jazz nel suo letto di ospedale sbatte una palpebra o muove un dito, ma nella stragrande maggioranza dei casi il rapporto tra il jazz ed i musicisti che sostengono di suonarlo ricorda molto da vicino la scena di Kill Bill Volume 1 con Uma Thurman in coma nel letto d'ospedale.
Solo che il Jazz non si risveglia.

In realtà ormai avrebbe molto più senso dedicarsi a cose sperimentali o d’avanguardia, dato che tutto è già stato fatto molto prima (e nel 90% dei casi molto meglio) da tante altre persone rendendo i paragoni imbarazzanti se non impossibili.

Ecco perché sarebbe giusto che, da un lato, tutti quelli che non fanno parte del 10% venissero banditi da tutte le possibilità di far ascoltare le loro scoregge ad un pubblico e, dall’altro, venisse educato il pubblico in modo che possa distinguere se non la merda dal risotto (concetto piuttosto soggettivo), almeno i capaci dagli incapaci “spinti” spesso sui palchi da qualche forza esterna.

Capisco che la posizione del musicista sia molto difficile, dovrebbe saper mediare tra tecnica, anima, ascolto e comprensione delle regole, degli stili e dei modi dei” classici”. Il tutto poi sempre col rischio di non piacere a quelli come me perché troppo irrispettosi dei modelli archetipici o agli altri perchè troppo uguali ai “mostri sacri” e quindi poco personali.
In pratica… Zuzgwang: come ti muovi, hai già perso.
Davvero una situazione poco invidiabile, ma questo contrasto esiste da sempre ed é irrimediabilmente presente da secoli in qualsiasi forma di arte espressiva e l’artista deve sapersi rassegnare a non piacere a tutti.

La questione decadenza del jazz poi riguarda molto anche il clima culturale degli ultimi 30-40 anni in cui il paradigma vincente nella società é stato quello del neo-liberismo in cui al centro si pone l’esaltazione del singolo ed il raggiungimento del successo attraverso le proprie capacità individuali.
Sparendo perciò l’idea del singolo che si mette in relazione bidirezionale con la comunità é evidente che anche nel campo musicale sia tramontato il “quintetto” e sia nato il “cinque singoli che suonano insieme sul palco”.
Nel primo tutti si ascoltavano, tutti si mettevano al servizio del solista e si potevano ascoltare le voci di tutti i componenti se ci si concentrava, ma nessuno gareggiava per fare più degli altri.
Oggi tutti cercano di coprire ogni decimo di secondo di silenzio con rullate, piatti, walking, arpeggi, stridii… senza chiedersi se la cosa sia funzionale al brano o se stiano coprendo la linea del tema eseguita dal malcapitato di turno.
Chissenefrega, IO suono, IO devo farmi sentire, IO devo farmi notare, così VINCO! (?!?!?).

Nel frattempo nessuno si cura di cosa succeda in platea, dove comunque molto spesso pochi si stanno contorcendo negli spasmi, i più sono -grazie alla loro ignoranza musicale- soddisfatti (o quasi ) di questo scempio.
Questo perché Il Jazz è assurto a genere musicale “da fighi” e quindi chi vuole esserlo deve lasciare le serate anni ‘80 dell’Hiroscima o la trap che ascolta in auto il resto della settimana e andare a sentire ‘sta minchia di Jazz. Chiaro che poi non sa distinguere il quintetto di Miles dai Madrigalisti Moderni e si esalta saltellando sulla sedia per qualunque rutto venga prodotto sul palco.


Finora mi sono riferito al jazz in forma Small Combo, dato che per ragioni fondamentalmente di costi le Big Band non esistono più, queste ultime forse potrebbero rappresentare maggiormente il legame con il jazz del periodo della Swing Era.
La Big Band é, in effetti, un pò quello che nella musica eurocolta é l’orchestra sinfonica nel senso che in entrambe le formazioni gli elementi eseguono parti scritte che sono immutabili nel tempo. L’unica differenza é che nella BB é prevista un’improvvisazione (a volte però anche quella é scritta), ma come é facile capire ormai praticamente nessuno si può accollare i costi di una ventina di musicisti e difficilmente anche solo per mere ragioni di spazio sui palchi dei locali possono salire contemporaneamente più di otto musicisti quindi -per una ragione o per l’altra- le Small Combo vanno molto di moda.

Esistono poi i più perniciosi dei jazzisti: gli amatori. Orde di dopolavoristi che spesso sono convinti che il mondo delle musica abbia bisogno del loro apporto e -anziché limitarsi ad ascoltare musica o darsi alle bocce- decidono di portare il proprio personale secchio di merda nel cumulo di deiezioni musicali presenti in città. Questi andrebbero ascoltati, valutati e -di solito- arrestati, confiscati gli strumenti e banditi da ogni negozio musicale in Europa. Basta con i pietismi del tipo “ma loro sono non professionisti” perché la risposta é invariabilmente “chissenefrega, mica sono costretti a suonare. Il modellismo ferroviario é altrettanto rilassante e non scassa i coglioni ad un ampio numero di persone”.

Almeno i professionisti possono commettere crimini musicali colposi in parte scusati dal fatto che loro con la musica ci mangiano e ci pagano le bollette e quindi si fanno andare bene un pò qualunque ingaggio; gli amatori no, loro sono dolosi. Loro con la scusa che si divertono fanno spesso premeditatamente e deliberatamente del male alla musica e -in caso di pubblica esibizione- male agli astanti. Se proprio i dilettanti non si vogliono rassegnare al fatto che per suonare male é meglio non suonare affatto, sarebbe il caso di impedir loro qualsivoglia esecuzione in presenza di pubblico non sordo.
L’ideale sarebbe che si limitassero a prove in salette insonorizzate ed evitassero qualsivoglia tipo di diffusione.

Per cui, cari musicisti professionisti e -soprattutto- dilettanti, la mia esortazione é: provate ad ascoltarvi e ad ascoltare un pò di esempi di musica del genere che suonate e fatevi un sereno, ma severo esame di coscienza.

Magari, spinti dall’Ubris o da problemi di udito, vi piacete o pensate di poter migliorare con la pratica e proseguite; magari per Natale deciderete di farvi un regalo (e farlo alla comunità umana tutta) dando alle fiamme gli spartiti e mettendo in vendita gli strumenti con la promessa solenne di non farlo mai più.

La Musica ve ne sarà eternamente grata ed il Jazz nel suo letto di dolore potrà avere un pò di pace.

Grazie, che Euterpe vi benedica!

domenica 28 ottobre 2018

Chi Jamma uccide anche te, digli di smettere.

Perché le jam devono estinguersi?

Perché è ora di piantarla lì con la mania dei locali di fare le Jam Session aperte a tuttii, se io voglio andarmi a sentire il gruppo X che suona nel locale Y non ho nessuna intenzione di sentirlo suonare solo una quarantina di minuti e poi di avere i coglioni depilati da orde di insignificanti figuri che ritengono che il mero possesso di uno strumento musicale faccia di loro dei musicisti degni di essere ascoltati in pubblico.

Quindi sarebbe molto meglio se prima di far salire sul  palco qualcuno che produca lo schifo della merda e la spruzzi sul pubblico si domandasse a quest'ultimo se ha piacere 1- di far salire il pincopallo in questione e 2- di sentire il solito autumn leaves (o sfrangiamenti di minchia simili).
E comunque non è detto che ciò possa bastare perché il pubblico In definitiva -nella stragrande maggioranza dei casi- non capisce un cazzo e si merita il conseguente trattamento di fanghi radioattivi.

Io mi domando e dico perché sono state create queste fottute Jam. Democratizzare la musica? dare pari opportunità a tutti di esprimersi? Essere inclusivi? Ma vaffanculo!

Bisogna essere esclusivi, elitari e antidemocratici, le pari opportunità te le devi guadagnare. Non basta comprare uno strumento fare un paio di anni di studio per essere un musicista.

Nel corso dei secoli non si è mai visto un cartellone con su scritto:


L.W. Beethoven
Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore Op. 55

"Eroica"

Orchestra: Berliner Philharmoniker
Direttore: Herbert Von Karajan

Dopo il secondo movimento, jam session


oppure


Lo Schiaccianoci

Balletto in due atti
Dal racconto Sciaccianoci ed il Re dei Topi di Hoffmann
 Musica di Pyotr Ilyich Tchaikovsky

Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo

Segue Jam, portatevi gli scarpini


Perché la musica, come altre cose, vanno lasciate fare a chi le sa fare (e poi ancora….), quindi pregherei tutti i locali ed i sedicenti "direttori artistici" di smetterla con queste cazzo di Jam Session post primo set, a meno che non sia permesso non dico di tirare il piatto tra i piedi del merdaiolo di turno, ma di sparargli direttamente con una 9mm.

Forse colpendone uno se ne possano educare altri 100 a stare a casa e a dar fuoco alle loro vanità.

O forse, più semplicemente, basta disertare i locali che presentano gruppi validi per 45 minuti e Dilettanti allo Sbaraglio per due ore.

venerdì 26 ottobre 2018

Elettrochock Jazz Experience


25 ottobre 2018, ore 22.00
Piazza dei Mestieri di Torino
Electric Jazz Experience

Valerio Vigliaturo (voce),
Fabio Gorlier (tastiera),
Stefano Profeta (contrabbasso), [in realtà era un basso elettrico, cioé dal risotto alla merda. Ndr]
Paolo Franciscone (batteria),
Claudio Bonadè (sax). [più precisamente sax contralto Ndr]

Nella stessa giornata in cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia perché decise di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano fino al giorno della morte del boss mafioso violando il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti, io ed altre persone (che non ho motivo di credere avessero condotto un'esistenza peggiore di Binnu "u'tratturi") siamo stati esposti a prolungati trattamenti crudeli e disumani senza che nessuna autorità alzasse un dito.

Come aggravante, la serata è stata trasmessa in live streaming in tutta Italia dal sito della rivista JazzIt.

Per la gioa dei seguaci di Von Sacher Masoch QUI é possibile visionare l'esibizione.

Può bastare come recensione o devo aggiungere che se esistesse l'albero della merda, fruttificasse, dai frutti si estraesse il succo e lo si concentrasse il risultato sarebbe meno schifoso?

lunedì 15 ottobre 2018

Il Mad Dog e le Cantanti (Oops i did it again...)

Govedì 10 otobre 2016
Mad Dog Social Club
ore 22 circa.

Secondo appuntamento con la Chant Night, la jam dedicata specialmente alle/ai cantanti.
Rispetto al mese scorso cambia la resident band anche per dividere equamente la sofferenza tra tutti i musicisti di Torino e provincia e al pianoforste c'é Sergio di Gennaro al contrabbasso Veronica Perego e alla batteria Manfredi Crocivera.

La Damico ha ristretto parecchio il primo set in cui lei apre le danze, si é limitata a soli 5 brani e -non so se la cosa sia realmente accaduta o se sia stato solo un frutto dei fumi dell'acool- aveva una proiezione (o magari il volume del microfono sul mixer era solo più alto del solito)... fatto sta che si sentiva quello che cantava.
Il timbro é migliorato (segno che Giulia sta studiando e la cosa é apprezzabile), ma resta molto piatta come esecuzione e col solito scat riprovevole.
In più il mistero più profondo é: perché quando parlo con Giulia capisco quello che dice e quando invece lei sale sul palco e parla con il pubblico sembra abbia una patata in bocca o ubriaca tipo Amy Winehouse?
Probabilmente é solo una questione di dizione non ancora interiorizzata, per cui cantando esce più il birignao che la dizione.

Problema invece ancora più drammatico poiché inaspettato é l'approccio di Crocivera e di Gennaro al trio: entrambi suonano troppo denso facendo perdere la distensione  e l'atmosfera un pò rarefatta del cool jazz. La batteria poi é stata davvero una croce per tutta la serata. Ma questo tal Crocivera non ha mai sentito dischi di jazz?
Pure lui come Petrini conosce solo Buddy Rich, colui che più che suonare forgia a martellate i piatti?

Di Gennaro va meglio dello sfasciapiatti, ma un'ascoltatina a Red Garland gliela farei dare comunque.

Esempio eclatante: sulla B di Mood Indigo (che il Duca li perdoni) suonata dal contrabbasso sarebbe carino che il pubblico sentisse l'esecuzione e non il rimestare di pentole di Crocivera.


Comunque la Damico é stata meno imprecisa del solito e di ciò me ne rallegro.
Dopo la pausa é cominciato il secondo set e stavolta i cantanti erano davvero legione.

Inaugura il secondo set Margherita Piumatti (con cambio di batterista e contrabbassista) che in soli 2 minuti riesce a spiegare ai musicisti che cosa vorrebbe cantare, in che tonalità e a che velocità di metronomo.
La Piumatti non é malvagia, é solo inutile.

Dopo di lei nessun diluvio (purtroppo), ma quel carro di Viareggio di Giacalone che ha avuto il coraggio salendo sul palco di chiedere se poteva riavere Crocivera e Perego a batteria e basso perché il fast lo voleva fare con loro...
Ora io non sono n frequentatore di jam internazionali, ma ritengo che chiedere a due musicisti appena saliti a dare il cambio alla resident band di andarsene per ridare il posto ai "titolari" sia quantomeno irrituale (oltre che di cattivo gusto).
Per di più per cantare Just Friends -che ultimamente va tantissimo- come lo ha cantato: non male di timbro e pronuncia, malissimo di tempo.


Dopo Viareggio si va a Trento: da lì arriva l'ospite successiva della chant night.
Su di lei non mi sono formato un'opinione finale, infatti da un lato non mi  sono dispiaciute la tecnica canora, la dinamica e la pronuncia. L'interpretazione "strascicata" ed il timbro nasale 
alla lunga mi hanno invece dato un pò di fastidio.
Grandi cantanti hanno avuto sonorità molto simili e quindi in generale non posso dire che non sia una cantante piuttosto interessante, ma non credo di poter resistere 30 minuti con quel timbro, spero che sia stata una scelta stilistica ed abbia in serbo un registro anche più pulito.


devo anche dire che la poverina é stata pure funestata dall'arrivo sul palco a metà esibizione (ma si può fare??) di un sopranista israeliano che di certo non ha giovato al quadro generale...
Poi magari sono io che non sono abituato alle scale Yiddish e non ho capito la grandezza della Phrygian Dominant e delle 12 tribù d'Israele.
A me é sembrata solo una merda.

Dopo la trentina trotterellante, é il momento della toscana che canta Summertime con un birignao che ricorda le imitazioni di Mina fatte dalla Goggi e di Giorgia fatte dalla Cortellesi.
Ammetto che di voce ne ha, ma non sopporto questo "gna-gna" e chi urla sulle Sacre Ballads.

L'israeliano stavolta imbrocca la scala (non era poi così difficile tutto sommato...).

Tocca a Max Giglio, che sceglie di presentare quelle che secondo lui é una ballad: Song for my father.
A parte che a me non sembra una ballad e mi fa anche piuttosto schifo, lui ha sempre un timbro interessante, una discreta capacità di attaccare e una buona interazione coi musicisti...
Lo scat lascia a desiderare, ma ce ne sono di peggiori.

Per ultima sale un cantante che non ho potuto identificare, ma che in compenso ho avuto delle grandissime difficoltà a sentire.
Immagino il pezzo fosse Exactly like you, e posso solo sperare che qualche buontempone avesse spento il canale del microfono sul mixer, se no abbiamo trovato qualcuno afono peggio di Carla Bruni e Viola Valentino messe assieme.
La cosa paradossale é che quel poco che riuscivo a sentire sembrava molto apprezzabile...

In realtà prima di chiudere -su pressione di Giacalone (vero leader della serata) che ha passato la serata a fare urletti, incitazioni ed applausi a cazzo- c'é stata una jam nella jam: hanno cantato qualcosa di indefinibile un chorus a testa tutti i partecipanti alla serata.
Io purtroppo mi sono perso i dettagli poichè ero alla cassa, lontano dalla scena del crimine.

Ho pagato e me ne sono tornato in piazzetta Maria Teresa a riprendermi l'auto gustandomi un pò di salutare silenzio.

Per farmi perdonare la leggerezza di non avere registrato l'ultimo atto della Chant Night e visto che non si sente una mazza dell'ultima esibizione, allego due versioni di Exactly like you di fattura maggiormente pregevole rispetto a qualsiasi altra passata, presente a futura possa essere eseguita al Mad Dog.

Nina Simone
Oscar Peterson e Count Basie