giovedì 21 maggio 2020

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Premetto subito che il brano di Roberto Carlos non c'entra nulla, anche se sentirmi la versione di Maria Bethania mi migliora sempre la vita.
I dettagli a cui mi riferisco sono quelli che dividono (grossomodo) in due il mondo: i cialtroni arrozzoni dagli organizzati conoscitori.

Orbene, ritorniamo alla nota situazione della quarantena e della reazione del mondo musicale torinese in confronto a quello Newyorchese.
Lo so che la differenza la fanno sopratutto l'abisso di denaro che li divide, ma la mentalità di base conta. E molto.
Se poi Denitto si crede Marsalis non é colpa mia, una volta i reparti dei "Due Pini" erano pieni di persone che si credevano Dio o Napoleone. A ciascuno il suo delirio.

Ma torniamo alla questione di base, la mentalità. Non sto a citare Weber e l'etica protestante perché sarebbe una palla al cazzo imponente, fidatevi che comunque c'entra pure quella, ma non solo.

Ad ogni modo ciò che realmente divide le due sponde (dell'oceano e delle categorie citate) é l'approccio alla questione musicale nel suo insieme e la cosa mi é saltata distintamente agli occhi in due occasioni: il concerto del Lincoln Center "Worldwide Concert for Our Culture" e poi dal confronto tra il live di Giulia Damico ed altri musicisti torinesi per il Mad Dog e le trasmissioni della Jazz Academy.

Cominciamo dal secondo caso.
Giulia Damico "Madness OnAir" ed i vari Live per Il Mad Dog.

Il live di Giulia é il più esemplificativo perché in assoluto quello con il maggior numero di difetti e non parlo del canto, ma dell'approccio all'evento ed alla sua gestione operativa.

1- E' cominciato con 5 minuti di ritardo. Male, malissimo. Sei a casa da un mese e sai che hai una diretta, come cazzo fai ad arrivare tardi??

2- Per i primi 90 secondi sei apparsa prima ruotata di 90° e poi di 180° perché non ti sei presa la briga di provare come dovevi mettere il telefono per non apparire rovesciata sugli schermi degli spettatori.

3- Risolti questi problemi che denotano la scarsissima preparazione ed una certa mancanza di rispetto per sé e -soprattutto- per il pubblico, aggiungo che non si può andare in giro avanti ed indietro per la stanza, chiacchierando di cose scarsamente pertinenti alla musica e bevendo acqua ad ogni pié sospinto, perché pare che tu stia allungando il brodo perché non sai esattamente che fare.
A meno che tu non sia Celantano, perché allora si ritiene sia molto ieratico... (comunque lui e le sue pause mi stanno sommamente sui coglioni).


Alla fine dei 60 minuti se ne salvano poco meno di 40, di cui i più interessanti sono quelli in cui Giulia intervista Giangiacomo Rosso che spiega come ha creato le basi sulle quali farla cantare ed il duetto con Giachino al pianoforte; il resto sono altre 3 canzoni con la base di Jack. Un ben magro bottino.
Anche Davide Liberti é stato un pò deludente; più interessante e focalizzato, ma comunque con un pò di affanno anche se lasciava un sapore di organizzato un pò alla meglio.
Migliore di tutti i video della sera Mad Dog che ho visto finora é il Supremo Gorlier, che ha comunque il vantaggio dello strumento armonico per eccellenza e di essere Il Supremo.

Jazz Academy - Jazz 101 - JLCO Masterclass
Qualunque cosa a cui abbia assistito, dalle conversazioni con Wynton alle lezioni introduttive sulla storia del jazz fino alle masterclass degli elementi dell'orchestra (GRATUITE) sono sempre iniziate all'ora stabilita, nessuno si alzava per vagare per la stanza se non per prendere un testo da  mostrare come suggerimento di lettura; tutti sembravano sapere perfettamente cosa dire e come dirlo ad una platea più eterogenea del normale (ad esempio le Masterclass erano o degli ascolti guidati o delle lezioni molto generali sullo specifico strumento), ma le cose venivano dette senza tempi morti ed in modo molto chiaro.
Per tutte le trasmissioni di questo periodo é stato dato un ampio spazio alle domande degli spettatori (tanto da sforare spesso di 10-20 minuti), a cui sebbene  talvolta fossero un pò ingenue )al limite dell'imbarazzante) veniva sempre data cortese e puntuale risposta.

Nessuno apparentemente si pone in modalità "Io sò Io", manco Marsalis che pare lo zio simpatico e un pò stavagante.

Io stesso un paio di volte mi sono aspettato che ci fosse non dico uno sbotto, ma almeno un'alzata di sopracciglio durante alcune domande del pubblico. Invece niente, manco fossero al tavolo di poker.
Vorrei provare a fare una domanda sciocca a Borotti e vedere che succede... 

La cosa che non mi é piaciuta tanto di tutte queste dirette da NY é che 'sti qua pare che si divertano a parlare con noi zozzoni  e si divertano pure a spiegare cose e raccontare aneddoti personali o storici. Non va bene, il jazzista non ride mai.
Nemmeno quelle rare volte che si diverte.
Provate ad andare ad una conferenza qui in Italia, rimpiangerete i funerali dei vostri congiunti.
Non posso invece fare confronti con le Masterclass di Denitto poiché lui le sue le fa pagare ed io tra dare 20 euro ad un oscuro sassofonista torinese di 30 anni (che se va bene gli chiedono il documento per entrare al suo concerto), che non so bene di che cosa mi parlerà ed il primo tenore di 60 anni della LCO che anche se parla dei suoi ricordi dice cose interessanti, scelgo la Masteclass gratuita del Lincoln.
Ma io son strano.

Non metto qui alcun link al materiale del Lincoln un pò perché tra YouTube e Facebook ci sono parecchie cose interessanti ed ogni settimana il sito jazz.org pubblica l'elenco degli eventi settimanali compreso il rilascio di un intero concerto dagli archivi.

Ora torniamo al primo caso, il WorldWide Concert for our Culture.
ll Galà non ha potuto tenersi al Rose Theater a causa della quarantena ed é quindi stato chiesto a tutti gli invitati internazionali di mandare il proprio video con una breve spiegazione di come fossero entrati in contatto con il Jazz (la "Our Culture" di cui al titolo) e con l'esecuzione di un brano per loro significativo nel repertorio.
Tutti (o la stragrande maggioranza degli invitati) ce l'hanno fatta. Persino i negri nelle bidonville di Soweto e i pakistani ci son riusciti. Noi no. Cazzo, noi no.
Per l'Italia é stato chiamato quella scureggia di Stefano Dibattista che da schifoso reietto di questa merdosa periferia dell'Impero ha suonato O' Sole Mio. 
Cazzo!! O' sole mio!!! Che era, é e sarà sempre merda italica (pure nella versione It's now or never di Elvis) e nulla ha a che vedere con il jazz.
Ma allora ci meritiamo davvero tutto quello che abbiamo e pure di più, perché siamo provinciali ignoranti, con una preparazione sbilenca e con pozzi artesiani di ignoranza.

In ogni caso copio ed incollo qui di seguito le impressioni a caldo che ho scritto guardando il concerto.


Yarbird Suite (JLCO ognuno da casa sua)
Madonna, pare la Bandakadabra. suonano meglio insieme sul palco.



Da Rio Degenneiro, Hamilton de Hollanda scalzo sta sul divano di casa sua con l'olandino suo figlio (che tristezza: pare un'italiano), suonano Lush Life. Pare Murolo con l'Orchestra Italiana di Renzo Arbore: effetto Guttalax.



Russia, Igor Bugman suona Mack the Knife (insieme sul palco con sestetto). Non malissimo, sono solo allegri come un funerale.



Una fighetta di nome Alexa Tarantino presenta un tal Chucho Valdes che esegue con ciabatta De Fonseca modello RSA sul suo piano nel salotto My foolish Heart.
Very Boring.



Dalla sua mansarda nel sud della Francia Richard Galliano esegue l'unico pezzo decente di Monk: 'round midnight, poi mixa con  que reste-t-il ed un valzer.

Trenet, baguette et pétanque.


Da Miami Cécile Servant accompagnata dal suo compagno pianista canta una roba brutta.
Brutto. Paiono Degenneiro e Piumatti.

Johannesburg (RSA) tale Nduduzo Makhathini (+/-, ma che cazzo di nomi c'hanno questi, li prendono dalle tavole degli oculisti?) io lo salterei perché mi fa già cagare solo a vederlo per come é conciato.
Infatti sceglie l'Everest del tripudio dello schifo della merda: dall'album A Love Supreme: Acknowledgement. Vomito a spruzzo e diarrea a grappoli.
Lui e i suoi 6 amici tra cui 2 bonghisti(?!?) non potevano farsi sparare dai boeri anziché frangere la minchia al mondo?
Ma magari entrano i soliti 200 poliziotti bianchi e li gargiano di mazzate in diretta. No, stavolta niente.

Stefano di Battista dal salotto di casa sua (anche se parrebbe più quella di un Casamonica) suona O' Sole Mio.
Porco Zio. Ma perché????
Porcozzio dell'o'solemio!! Figura di merda mondiale!! Grande standard Jazz!!! Mavafangule, merdaiolo. Ci mancavano pizza, mandolino e spaghetti, Porca Maremma!!!

Dalla Germania, Karolina Strassmaier e la WDR Big Band scelgono Take 5, credo in onore del concerto di Berlino del '58 del quartetto di Dave Brubeck . Non male arrangiato da Big Band, solo un pò sciapo.

Un pezzo a muzzo di repertorio pre-quarantena della JLCO. 

Quindi da Lahore (Pakistan) Baquir Abbas ci delizia col suo flauto di bamboo con la versione più orrenda che si possa immaginare di In a Sentimental Mood.
Comunque sempre meglio di O' Sole Mio...

Alexis Morras presenta uno spagnolo, tal Chano Dominguez che suona una monkata in salsa flamenca per dimostrare che jazz e flamenco posso stare assieme.
Ma lo si sapeva, la merda sta sempre bene con la pisciazza.
Ma in ogni caso sempre meglio di O' Sole Mio, porcozzio

Frank Vaganee Brussels Jazz Orchestra manda una registrazione pre-pandemia. Only For The Honest di Bert Joris.
Pezzo mai sentito, scritto da un belga, nonostante tutti questi handicap il brano é bello ed é jazz.
Per una volta i belgi non fanno la parte dei minorati mentali.
A quello ci pensano gli italiani.

Makoto Azone (Japan). Ho paura.
Presenta uno dei suoi pezzi preferiti eseguito insieme all'orchestra dei suoi studenti: Satin Doll.
Troppo ingessati, zero swing, perfettamente precisi sul beat. Peccato, non suonano male, sono molto puliti, paiono però leggermente morti.
Non hanno swing, ma quello non serve secondo Petrini e Nisenson.

Dianne Reeves canta Smile con chitarra e piano modello Bandakadadra su Zoom. Io continuo a sentire una mancanza di feeling in queste prestazioni via conference call; sembra tutto più finto e slegato.
Ma siamo in un'altra galassia rispetto O' sole Mio. Porco Xxx.

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