domenica 3 ottobre 2021

TJF Cl(h)ub2021 Day 6

 


 


SABATO 2 OTTOBRE

H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
OTTIMO MASSIMO GRAND BAND FEAT. PIETRO TONOLO
Claudio Chiara, Stefano Riggi, Simone Garino, Roberto Moretti _ sassofoni, clarinetti
Igor Vigna, Janier Isusi Porrez _ trombe
Alberto Borio, Stefano Calcagno _ tromboni
Giovanni Di Martino _ pianoforte (Sotituito da Mattia Niniano)
Lorenzo Hernnhut _ chitarre
Dino Cerruti _ contrabbasso e basso elettrico
Rodolfo Cervetto _ batteria
Giampaolo Casati _ direzione, arrangiamento, tromba
Andrea De Martini _ composizioni
GUEST:
Pietro Tonolo _ sax tenore, soprano

Io la genesi del progetto me la sono immaginata esattamente così:

Risultato: una serie di ritmi latini mischiati tra loro e con l'aggiunta di parti swing (tanto per far sembrare che fosse jazz). Il tutto con una scrittura confusa e disorientante. I temi nella grandissima maggioranza sono molto poco incisivi, dubito che qualcuno verrà mai ricordato tra 5 anni.
In compenso di luccicante frociaggine ce n'é stata a camionate.
Almeno due pezzi sembravano la copia di Round D Minor di Augusto Martelli. E scusate se é poco.

Cose negative:
- Temi e arrangiamenti. Andrea De Martini avrebbe bisogno di un pò di pece e piume. 3
- Tonolo é insopportabile, mi sembra di essere tornato a sentire Rick Margitza. Minipimer e tutte le note che possono venir in mente fori dall'armonia classica. 4. E tra l'altro la mia imporessione é che potrebbe contendere il Premio Simpatia a Borotti.
- Dino Cerruti suona il basso elettrico (e visto che é latin/funk/ euroshit ci può stare, il contrabbasso era un probabilmente amplificato male ed in sala arrivava una marmellata di frequenze basse. Credo che in un paio di pezzi si sia perso. 4.5
- Quando sul palco ho visto sullo stand una Stratocaster ho capito che sarebbe stata una serata lunga e difficile. Infatti la chitarra sembrava uscita da un concerto dei Jamiroquai; suoni distorti e filtrati da effetti. Ho apprezzato il fatto che non sonasse sempre col volume al massimo, ma quando gli é stato chiesto da Casati di alzare il volume, lui si é abbassato per smanettare su qualche cosa che aveva tra i piedi. Questo significa 2 cose: 1 che non aveva manco un pedale del volume. 2 che il potenziometro della chitarra era sul 10. GG.
Almeno non ha "suonato" male, era nel contesto di 'sta roba che era stata scritta, 5.5.
- Stefano Calcagno: due assoli due mezze ciofeche. 5 (una via di mezzo tra Begonia (per lo stile) e Giovannini (per l'incisività). 
Giampaolo Casati avrebbe potuto stare nella terra di mezzo, ha fatto un bell'assolo sul secondo brano e uno molto meno bello sul penultimo. Purtroppo però é stato quello che ha scritto gli arrangiamenti e non può non essere chiamato in correità in questa sciagura. 5

Cose positive:
- Claudio Chiara. 8.5. Un altro pianeta.
- Niniano piacevole sorpresa, lo avevo sentito poche volche ed in contesti di disagiati tipo Chant Night. Visto che era un sostituto  e la complessità dei pezzi, si é comportato bene. 7
- Il fatto che si siano definiti "Grand Band", almeno denota la consapevolezza del fatto che le Big Band sono altra cosa.

Da segnalare il soli di alcune persone che non sentivo suonare da un pò e su cui avevo qualche incertezza. Bel solo di Alberto Borio che mi é piaciuto più di altre volte; Vigna e Isusi abbastanza bene. Molto bene anche l'equilibrato solo al clarinetto di Garino.

Primo brano:  A Night at The Cave. Bella l'Intro. Poi cominciano a suonare tutti e parte il trenino seguito dalla parte swing. Il primo di una lunga litania di pezzi Latin-Swing. Mi sembra di ravvisare come una vaga ispirazione a A Night in Tunisia...
Le prime 16 battute di solo di Tonolo mi sono piaciute, poi improvvisamente mi si sono formati dei tappi di cerume per proteggermi dai restanti 2 minuti e mezzo di assolo. Poi Niniano mi ha sciolto un pò di cerume col suo solo, cosa che purtroppo mi ha permesso di sentire in stato cosciente l'inutile Calcagno. 
Voto: 4.5.

Secondo brano, una bossa con vago retrogusto di Libertango. Il tema suonato da Tonolo non é male. Purtroppo seguono i guaiti e gli uggiolii del suo solo al soprano. Diufà che bruta ròba.
Bello invece il solo di tromba con Harmon di Casati. Voto: 5-.
Terzo brano, i primi 90 secondi di Intro non erano male,  ho pensato che magari mi sbagliavo e il primo pezzo era una isolata mela marcia. Poi Il pezzo passa in un (credo) 5/4 o in qualche ritmo centroamericano che non ho ben capito e sembra non avere tema, ma solo introduzione. Solo di Tonolo (o sarebbe il tema???) ben saldo nel binario della bruttezza. Leggermente meno brutto il guazzabuglio di suoni impastati della chitarra con stile a cavallo tra Santana e Metheney, ma siamo sul fotofinish con Tonolo.
Poi, per non essere da meno, arriva anche Calcagno a metterci il suo carico deliziandoci con la sua aria fritta.
Ma porca troia, non finiscono più, hanno iniziato 'sto accrocchio da nove minuti  e sembra passata un'ora. Voto: 4.5.
Quarto brano: For Ail. Ballad dedicata dall'autore alla moglie. Un'altra musica é quindi possibile! Sarà che contorcere e introiare una ballad é molto difficile o sarà solo la paura della reazione della moglie all'ascolto? "Mi hai dedicato 'sta merda? ...Pronto,  é lei l'avvocato divorzista?"
Ad ogni modo il primo pezzo bella della serata ingigantito dalla sontuosa prestazione di Claudio Chiara. Apprezzabile anche il coraggio di Niniano che ha avuto il coraggio di fare un assolo dopo Claudio uscendone a testa alta. Il raddoppio é venuto bene, sono estremamente compiaciuto. Voto: 8.
Quinto brano: La Scoperta del Panaché.
Nel suo insieme appare come la trascrizione su pentagramma di un disastro aereo. Dire che é una merda sarebbe insultante per la merda, oltre che riduttivo. Mi immagino le parole che avrebbe usato l'immortale Maestro Rindone per introdurre il pezzo: "Sa, sunuma 'sta merda". Irricevibile, un insulto agli ultimi 3000 anni di musica. Voto: 3.

Sesto brano, della disco jazz. I soli dei due tenoristi sono un pò meno indecenti del solito, molte citazioni nel soli, da Take the "A" Train a Stormy Weather a Pennsylvania 6500. forse per nobilitare questo insulso brano privo di carattere. Voto:4.

Settimo brano, un'altra ballad introdotta dai canonici 90 secondi di sax soprano di Tonolo. Tema molto meno convincente dell'altra e sezioni arrangiate un pò più storte. O forse manca solo Claudio Chiara. Voto: 6-.

Ottavo brano: Dodo, dedicato al contrabbassista Dodo Goya. Un'altra specie di Augustomartellata. Tutto piuttosto brutto e di ascolto faticoso.
Tonolo al limite dell'ascoltabile, ormai sono stremato. Tranne il solo (in parte obbligato e in parte libero per la maggioranza delle battute) al clarinetto di Garino che conteneva anche delle pause e tutta roba buona, gli altri (Casati, 
Hernnhut) erano -ad essere generosi-abbastanza irritanti. Inoltre 'sta strizzata di palle é durata 13 minuti abbondanti, credo si sia nella rilevanza penale. Voto: 5 (ringraziate Garino).

Nono e, grazie a Dio, ultimo brano; Una delle tante intercambiabili sigle di programmi Fininvest anni '90 con inizio di sassofonisti col Parkinson e sax baritono al tema. Tutto storto e stridente. una cacofonia che non fa rimpiangere di certo che si sia arrivati alla fine della serata. Quando l'orchestra finalmente si raddrizza, sembra più la sigla di un programma del sabato sera di RAI 1 anni '70, mi aspettavo i ballerini di Don Lurio e la Carrà a fare lo shake.
Tonolo nel suo assolo osa citare la Rapsodia in Blu, dovrebbe vergognarsi, al massimo può citare Papetti. Il resto é la solita roba ributtante. Qualche imprecisione di Vigna e Isusi, ma in linea generale bei soli a scambio.  Voto 4.5.

Voto finale: 5-- (4.88)

Alla fine del concerto sono corso ad accaparrarmi un CD un pò per evitare che potesse finire i mano a qualcuno che lo potesse usare come arma o riprodurlo davanti orecchie innocenti spacciandolo per Jazz, un pò per metterlo insieme a Coltrane Live at Vanguard 1961 e Saturn di Sun Ra nella sezione Crimini contro l'Umanità.

venerdì 1 ottobre 2021

TJF Cl(h)ub2021 Day 4

 



GIOVEDÌ 30 SETTEMBRE
H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
BANDAKADABRA “POST”
Giovanni Falzone _ tromba
Giulio Piola _ tromba
Gabriele Cappello _ sax contralto
Luigi T Bone De Gaspari _ trombone
Giorgio Giovannini _ trombone
Vito Scavo _ trombone
Filippo Ruà _ susafono
Gipo Di Napoli _ cassa
Andrea Brondolo _ rullante

Il concerto che attendevo con ansia e che -per una volta- non ha deluso completamente le mie aspettative. Trattandosi di grande Musica Sacra (non parlo dello Stabat di Pergolesi o di quelle palle al cazzo cattoliche) mi sono addirittura fatto la doccia e messo giacca e cravatta per andare a Congo Square, sperando che la Banda prendesse altrettanto sul serio il compito che si era assunta e sfrondasse il repertorio di facezie.

Comincio dalle cose meno belle.
- Lo spettacolo funziona ed é piuttosto bello, ma ha un peccato originale molto grosso: non c'é un clarinetto. Non si può fare del Traditional senza un clarinetto, possibile che Gabriele non abbia fatto un pò di clarinetto nei suo studi di sassofono? Solo quel tanto che basta per assolvere al compito assegnatogli nell'hot jazz, senza fare soli o virtuosismi.
- La ritmica: Brondolo suona un pò troppo forte e con poco swing rendendo i pezzi un pò più "statici" del previsto. Il suono -specie dei piatti- non mi piace molto, é un pò troppo chiaro e squillante.
- Giovannini era un pò sottotono, i suoi soli erano un pò incolori, molto scolatici per portare a casa il risultato, ma mancavano un pò di sentimento. Non c'erano la rabbia, la disperazione, la gioia e la speranza che sono racchiuse nelle radici del Jazz.
-Gabriele Capello non ha un bel suono e la sua parte era veramente esigua. E poi con contralto nel Traditional non lo posso proprio sentire pare subito Fiorenzo Tassinari, piuttosto il dannato sax soprano.

Cose belle:
- Arrangiamenti ed esecuzioni di Giulio Piola, avrei voluto ci fosse solo lui come tromba.
- Mr T-bone, bravo. Davvero. Ha suonato con l'intenzione e la passione di chi ha fatto suo lo spirito di questa musica, sono rimasto molto colpito dal trasporto che ci metteva. La piacevole sensazione che tutto é lì dove dovrebbe essere.
- Vito Scavo, impeccabile. Mi ha commosso l'uso della pixie con la plunger. Non ha sbagliato nulla, era sporco il giusto, ha usato farsi e fraseggi in buono stile New Orleans. E' stato un piacere sentirlo duettare con T-bone.
- Falzone poteva stare qui come sopra, ma é più onesto metterlo tra le cose buone. E' stato un pò altalenante, molto bravo nell'uso delle sordine, ha fatto parecchie cose belle nei tempi lenti, cose meno belle nei tempi più veloci e una atrocità su Down by The Riverside.
Il suo suono non mi é piaciuto molto, un pò chiaro; molto meglio quello di Piola che é perfetto per il genere.
- Gipo di Napoli, é stato piuttosto bravo nelle parti recitative, non ha divagato ed é uscito dal personaggio della street band per mostrare la parte che di lui preferisco: quella della persona colta ed intelligente.
Detto per inciso ha suonato 
piuttosto bene, specie la washboard.

Primo brano: Intro e Oh, Didn't He Ramble. Bella la lettura di introduzione, il pezzo musicale é uno dei grandi classici post inumazione del funerale New Orleans. Falzone non mi ha impressionato nel suo solo. Buoni acuti, , ma -come detto- un pò pulito. Voto: 7-.

Secondo brano, introdotto da una poesia di Pessoa. Bravo Gipo. Pezzo musicale lento da accompagnamento da casa al cimitero. Mi piace poco il suono del contralto, come detto, ci sono altri strumenti più essenziali. Bravo Mr T-bone anche nel canto, non ha gigioneggiato, come gli rimprovero talvolta. E' entrato nella parte del celebrante di un rito religioso. Bel solo di trombone. Il passaggio al tempo più allegro ha portato il solo di Falzone che era molto meno in tema, bene i collettivi. Voto: 7.5.

Terzo brano, una funeral march leggermente più veloce. Bel solo di Falzone, finalmente con tutto il repertorio di sordine, growl e mezzo pistone che serve. Meno bene il solo di Giovannini, non brutto dal punto di vista di note storte o sbagliate, ma con poca anima e poche dinamiche. Bravo anche Scavo con pixie e plunger a dare colore ai backgrounds. Voto: 8-.

Quarto brano: Down By The Riverside. Interessante introduzione di Gipo che accenna alle origini del brano e le ricontestualizza ai tempi attuali.
Inizio osceno. 3 minuti di armeggiamenti su manopole e tasti di un qualche cazzo di aggeggio tipo loop station per produrre suoni di delfini in calore ed effetti "ambient" vari.
Aberrazione pura.
Avrei voluto entrare in stato catatonico per non essere partecipe di questa inaudita violenza.
Dopo aver fatto più di metà del brano con questo sottofondo di Enya dello schifo, hanno avuto pietà del pubblico e hanno proseguito facendoci la cortesia di suonare.
Stranamente é sparita la mia voglia di buttarmi un una vasca di sodio idrossido. Buono e breve solo di Falzone. Sulla parte finale con coinvolgimento del pubblico la signora dietro di me ha battuto sempre le mani su uno e tre. E non era la sola dalle mie parti, mi é tornata la voglia di vasca.
Certe gente andrebbe accompagnata cortesemente fuori dalla sala e trucidata. Voto: 5 (2 prima parte e 8 la seconda). 

Quinto pezzo: Amazing Grace. Non é esattamente repertorio funeral, ma 'sticazzi. Ci troviamo di fronte ad uno dei più celebri canti cristiani adottato come spiritual da generazioni. Piccola sbavatura di Falzone sull'attacco del solo che non ne pregiudica di certo la bellezza, un superbo Scavo con assolo incrociato con T-bone. Ero quasi commosso, lo so che non dovrebbe essere difficile, ma di questi tempi sembra impossibile che si possa sentir suonare così:  Semplicemente. Voto: 8.

Sesto pezzo, un medium tempo su cui Gipo legge un brano. Bello, ma di difficile valutazione. Voto: 7.

Settimo pezzo: St. James Infirmary. Altra tradizionale funeral march di origine molto incerta. Pessima l'idea farla a rumba (sebbene anch'essa faccia parte dei ritmi arrivati a New Orleans da Cuba), sembra subito un ballabile da Club Alpitour. Buono il solo di Falzone, dopo  il tempo é tornato alla march e tutto é tornato come doveva essere da subito. Voto: 7.

Ottavo brano: Smells like teen spirits. Come giustamente detto da Gipo nell'introduzione non c'entra un cazzo. E' molto meglio dell'originale, ma si sarebbe ottenuto qualcosa di meglio anche facendolo con i rutti. Voto: 6.5 (paga dazio il fuori tema e la scelta del pezzo brutto in origine. Forse Dance Monkey sarebbe stato più nel mood della serata).

Nono brano l'imprescindibile Oh, When The Saints. Meno liturgica e più versione Bandakabra street band, ho sentito un pò meno l'atmosfera liturgica e più quella caciarona. Ma forse é colpa mia perché vedo spesso i miei connazionali approcciarsi al pezzo come un'allegra marcetta su cui fare casino. Voto 6.5.
Aggiungerei anche la preghiera di introdurre le altre strofe de testo e non usare solo la prima e pazienza se i commoventi connazionali non ne conoscono nemmeno l'esistenza e non possono cantarla sguaiatamente a squarciagola come fosse un inno da stadio.

Voto complessivo: 7-- (6.88).
Come speravo il miglior concerto del TJF 2021 normale e Cl(H)ub. Un sentito ringraziamento a chi ha reso possibile questa oasi di felicità nel maremagnum del liquame.