domenica 31 dicembre 2017

Lo Sapievo

29 dicembre 2017
HMA Il meglio di Roba Forte
con Lo Sapio, Mao, Bandakadabra & more.

Serata di festeggiamento di fine ano e tributo alla carriera (non é che magari porta un pò di sfiga???) del programma radiofonico di Radio Flash condotto dalla banda di varia umanità capitanata dal dottor Lo Sapio,

Location: a me già quando stava in via Belfiore l'Hiroscima faceva abbastanza cagare e ci andavo una volta al mese solo perché ci suonavano Slep and the Red House e poi andavo dal fornaio di fronte al locale a prendermi le brioche calde.
Per il resto poteva pure sprofondare negli abissi infernali.

Ora che ha espanso il suo business e si é trasferito in più ampi locali ed é fornito di più sale e ha dato ospitalità a Radio Flash alla sua innata simpatia di locale finto comunista e para/alternativo ha unito la tracotanza di chi é riuscito a trovarsi il suo posto al sole nel prestigioso mondo dell'intrattenimento torinese (..mica cotica!).

La biglietteria apre alle 21, io mi attendo che alle 21 GMT+1 i cancelli vengano aperti e si facciano i biglietti di ingresso.
Quando l'antopomorfo che apre alle 21.09 alla mia protesta per il ritardo mi risponde " ma che saranno mai 9 minuti.." e io gli chiedo le lui sia solito prendere treni 9' dopo l'orario di partenza, lui si sente piccato e dall'alto del suo nulla decide di tenermi fuori dai cancelli per un pò di tempo ancora, "così aspetti ancora un po'".
Gran bel locale, gran bei buttafuori, gran bel lavoro.
Ma si sa che chi nasce tondo non muore quadro e che se dai i galloni da caporale ad un italiano, di colpo si sentirà Rommel...

Faccio fare il biglietto a terzi ed entro, ovviamente molto ben disposto per la serata.... ed il fatto che inizi con altri 25 minuti di ritardo sul programma mi fa ulteriormente allungare i canini.
Purtroppo però Lo Sapio é un abile ed onesto atigiano dell'intrattenimento e riesce a farmi sorridere appena sale sul palco, i canini si smussano.
Lo spettacolo é un mix di monologhi, storielle e cazzate a braccio. Poca autocelebrazione  o mero riciclo di pezzi "storici", un onesto e divertente mix di copione, canovaccio e improvvisazione con intermezzi musicali cantati da Lo Sapio e Mao con la Banda o suonati dalla sola Bandakadabra.
Quest'ultima devo dire che rispetto alla serata di Almese é migliorata dal punto di vista dell'affiatamento del gruppo e dei soli dei singoli. Il trauma del ricambio si sta riassorbendo e i nuovi ingressi stanno trovando la loro collocazione nel gruppo. I soli sono decisamente più sicuri e fatti senza scivolamenti di scala (forse ancora un pò "scolastici" dal punto di vista della creatività).
Gipo di Napoli (tranne in un pezzo) ha suonato bonghi e cajon con buon risultato, Piola fa ancora un pò troppe faccette nelle parti in cui interagisce con Vito o con Gipo o quando gli é richiesto di parlare, ma alla fine a me basta che suoni bene; le faccette sono scelte stilistiche sue.

Serata alla fine abbastanza lunga, faticosa (e in un posto di merda che spero venga raso al suolo), ma piacevole. Continuo ad avere difficoltà a spiegarmi perché Vito Miccolis (Lo Sapio) non abbia palcoscenici e platee migliori e più vaste, dato che lo ritengo degno del successo di altri suoi colleghi che sono finiti in TV nel corso degli ultimi 20 anni.

Sul versante musicale, se lo considero come uno spettacolo della Banda, é stato uno dei migliori spettacoli della Bandakadabra che io abbia mai visto, assieme a quallo di Roero Mon Amour di questa estate, in cui -combinazione- per un pò di tempo il frontman era stato proprio Vito e l'organico dei musicisti era quello (non so se migliore) certamente più consolidato ed affiatato.
Con ciò non voglio suggerire a Gipo di lasciare nelle serate a teatro il palco a Lo Sapio e di tenersi organizzazione delle date, contatti sociali e grancassa, ma di prendere spunto dallo stile comico di Vito che secondo me é più adatto ad un pubblico teatrale e trasversale di ceto, età e fede politica.
Dato che -secondo me anche giustamente- la Banda vuole spostarsi dalla strada al teatro (o alle sale da concerto), una riverniciata allo stile e al lessico prendendo spunto da Vito non potrebbe che giovare.

venerdì 1 dicembre 2017

Brancaleoni alle Crociate

Perché con tutto 'sto stracciar di vesti per la violenza sulle donne nessuno straccia manco un kleenex sulla violenza alla Musica?

Vabbé, Matteo Brancaleoni (una specie di crociato dello swing) era in concerto venerdì 24 novembre al teatro Concordia di Venaria con lo spettacolo "Frank Sinatra. Una voce. Una leggenda."
Diciamo che il modello é chiaro e pure piuttosto elevato, ma come diceva Allen "Beh, a qualcuno devo pur ispirarmi"...
Sarebbe un pò come se in un concerto dal titolo "Hodges (o Desmond o Pepper o Adderley), un'ancia, un mito" ci suonassi io: sempre una tempesta di merda verrebbe indipendentemente dal titolo.

Anzi, invocare padri nobili é molto spesso un boomerang che ti conficca dritto in culo, anche perché sei tu stesso a spingere a fare paragoni quasi sempre impossibili da reggere.

Si comincia, anzi no...
Il presentatore non é un presentatore, ma un fottuto DJ che -peraltro- ha un nome (spero d'arte) orrendo: Gino Latino. Ed é peraltro impomatato come solo Carlo Dapporto negli anni 50-60 lo fu stato.
In tutto questo mi domando una cosa evidentemente marginale: MA CHI HA AVUTO L'IDEA DI FARE UN DJSET IN UN TEATRO???
E poi altra domanda:
PERCHE???  NESSUNO LO HA FERMATO SPIEGANDOGLI (MAGARI CON L'USO DI SUPPORTI DIDATTICI TIPO UNA RONCOLA) CHE UN TEATRO NON E' UNA DISCOTECA??

Non é che stano facendo le selezioni provinciali per il campionato di ritardo mentale?
Ovviamente viene messa musica orrida, spacciata per quell'abominio che é l'elettro-swing, ma che non lo é nemmeno.

Buone Notizie per la Bandakadabra, Gipo sta facendo proseliti, nel commentare la staticità del pubblico presente in sala il Dj (che parla e si muove che sembra Johnny Glamour) ha usato la frase "La signorina che sembra sagomata, invece é viva!", avesse usato "cartonata" avrebbe dovuto pagare le royalties al buon Gipo.
In compenso ha più volte ricordato che i cd ed i vinili di Matteo Brancaleoni si possono acquistare nel foyer (pronunciato: fuaier)... Diofa, please hang up the deejay.

Pare che il Brancaleoni (a sua detta) mi sia un assiduo calcatore di scene dei teatri degli U.S.A. ... bah... Probabilmente é di indole così schiva che -quando é in Italia- non si esibisce al Blue Note di Milano o al Piccolo Regio, ma a Benevagienna e Venaria.
Lui probabilmente fa dell'understatement una ragione di vita.
O magari più semplicemente gli USA gli han dato il foglio di via. Boh, vedremo... per ora accettiamo la notizia che stia facendo un tour mondiale così come prendiamo il pezzo freestyle del dj: 'na cagata pazzesca!


Viene invitata sul palco tale Giorgia Valenza che é chiaramente portatrice sana di figa e null'altro.
Calante come il mio uccello, dizione da incubo. Cantare con le basi richiede molte più capacità che cantare con musicisti. Per fortuna fa un solo pezzo.
Poi Gino Latino stupra con dei remix tre pezzi della tradizione delle Big Band americane senza rendersi conto che mettere un beat molto pesante (seppure sul 2 e sul 4) fa perdere del tutto il bounce e quindi lo swing.

Ma pare che solo io me ne accorga.
La sala piena per 2/3 resta comunque impassibile durante tutto il set. Menomale.

Poi finalmente viene annunciato Brancaleoni e la Big Bang che lo accompagna.
BIG BAND???
Ma che cazzo si sono bevuti??
Qui mancano almeno una decina di fiati... sezioni di uno strumento io non le ho mai sentite nominare...
Mio Dio! Ma perché devono dire cose a cazzo?

E poi... chi lo dice all'americano Brancaleoni che il 99% delle volte i concerti dei crooners cominciano con un intro della big band e poi solo quando viene annunciato il cantante questi inizia a cantare? Lui é salito ed ha praticamente attaccato subito con la sola sezione ritmica piano/basso/batteria.
Finalmente si capisce in cosa consista lo spettacolo, é una specie di biografia di The Voice con proiezioni di immagini e brevi filmati sullo schermo dietro la band e parti cantate dal vivo.
Ditemi solo che il Branca seduto sullo sgabello e vestito come un cameriere gay di una taverna della Georgia non sta leggendo i testi dal tablet sul leggìo.
E ditemi invece che al pianoforte c'é il Maestro Roberto Pregadio redivivo (che stasera si fa chiamare Nino La Piana)!

One for my baby, non malissimo, si appoggia un pò troppo, ma non é del tutto malvagio. Certo che Sinatra aveva un altro timbro, ma era facile da prevedere.
Riparte la bio e cambia lo strumento che accompagna la narrazione, Pregadio lascia il posto a Zortea (Tb).

I get a kick out of you, sempre piuttosto decente nel suo anonimato il Brancaleoni, invece credo che Zortea sia un pò impreciso col trombone o -più probabilmente- le armonizzazioni tra le parti di tromba e trombone non sono scritte correttamente. Sommato alla non proprio potente voce del cantante il tutto risulta quasi divertente da sentire.
Assolo di buon swing anche se un pò impacciato di Garino al sax tenore, é evidente che si trovi un pò imbarazzato nel suonare uno strumento non "suo".
Finale che pare un coro da stadio, con buona pace di Porter.

Riparte il pistolotto e poi The shadow of your smile.
Scelta non scontata e perciò apprezzabile di per sé, se non fosse per gli arpeggi di chitarra che paiono distorti... ecchecazzo...
Garino costretto a cambiare strumento (da sax a clarinetto) nel tempo di 2 battute:  pare Brachetti.

Matteo Brancaleoni, vestito e pettinato come il Frank del periodo d'oro, finché lo si guarda da lontano e sta zitto é somigliante e credibile. Da vicino sembra Mr Bean. Sublime!

Quando apre bocca per cantare é piuttosto anonimo e con poco volume, quando apre bocca per parlare tira fuori perle tipo "in quel momento Sinatra non é più sulla breccia dell'onda". Meraviglioso.

L'immancabile My Way, il batterista non é proprio un maestro dello swing, ha troppo poco colore e su una ballad così non si può tenere troppo a lungo il ride.
Dioboia! La tromba più impiccata no, eh?? Va bene che Cocon é un acutista, ma si può stare anche leggermente più in estenzione...

I've got the world on a string, ogni tanto o lui ha dei cali drammatici o c'é un problema di audio in sala: la sua voce sale e scende di volume in modo preoccupante. Per il resto anche di questo pezzo non é una scelta scontata.
Per comodità tralascio tutte le parti recitate, gli interessati possono rivolgersi alla stessa fonte di sapere da cui credo si sia abbeverato l'autore: Wikipedia.

I've got you under my skin, canta troppo staccato, Frank legava molto di più le frasi (pur mantenendo le parole molto chiare, quasi scandite). Molto bella la supercazzola che si é sparato nella B (credo si sia perso nelle strofe).

The lady is a tramp: attacco con la tromba praticamente fuori estensione, Cocon é bravo, ma non é Gesù Cristo, i miracoli non li sa fare, Zortea e Garino se la cavano col minimo sindacale, assolo scriteriato di chitarra che continua a suonare in sala come se fosse distorta, dopo il solo riattacca a cantare, ma con poca voce e scarsa capacità di cantare "fuori".

Come fly with me: troppo veloce, poco swing (ritmica parecchio colpevole), tromba come sempre impiccata e sax e trombone anonimi. Credo fossero all'unisono, brutta scelta.

You make me feel so young: suono confuso, una melassa di basso e batteria (sono convinto che il jazz della golden era non sia il loro forte), ogni tanto salta fuori un fiato e la voce del cantante che va e viene.

Viene introdotta un'ospitona (di cui non ho nemmeno capito bene il nome) che a differenza dell'ospite del dj set non é portatrice sana di tette e culo, ma purtroppo non porta nemmeno voce e intonazione.
Cantano Something stupid, fatta tra l'altro più lenta della versione originale dei Sinatra. Il pensiero é stato "Dio mio! Ma cantano la stessa canzone??" Lei è semplicemente stonata e la batteria prima della metà del pezzo inizia una fuga verso altri e più elevati bpm. Lisergico.

For once in my life. Continuo ad avere l'impressione che ritmica e fiati non vadano allo stesso tempo, piccolo fischio di Garino che cerca di strozzare il tenore per fare una parte che dà l'idea di essere stata scritta per soprano.

Una esilarante gag con un palloncino (credo che nell'intenzione dell'autore dovesse ricordare vagamente la scena del mappamondo del Grande Dittatore) diventata una farsa grottesca di rincorse della sfera per il palcoscenico introduce Fly me to the moon.
Per le prime 32 battute sono tutti estremamente compatti, poi pian piano vanno a spasso sciolti.
Per pietà, basta sovracuti!!
Garino ha classe e stile, ma si percepisce che il tenore non né nelle sue corde e non risponde sotto le sue dita come il contralto. E comunque, alla faccia delle "trascrizioni fedeli dei brani fatte dalle sapienti mani del "
Maestro Pregadio", ma chi vogliono infinocchiare?

Non poteva mancare Strangers in the night (anche se io ne avrei fatto anche a meno), però riarrangiata per l'occasione. Il 'riarrangiamento' consiste in un tempo quasi fast e degli stop ad ogni battuta. Geniale, altro che Quincy Jones!
Per il resto non capisco proprio da cosa differisca dall'originale. L'assolo di Garino é buono anche perché non avendo confidenza col mezzo fa molto meno del solito e quindi fa un solo più scarno e lirico, come piace a me.

That's life, qui a differenza del solito, Matteo Brancaleoni é un pò troppo legato e lirico rispetto all'originale.

New York, New York. Solito attacco con tromba a 18 bar, Cocon alla fine del concerto potrebbe andare a gonfiare le ruote ai tir usando il bocchino della tromba. Branca, Branca, Branca se la cava benino e con lui tutta l'orchestra. Manca solo un pò di swing.

My way, finire i l concerto come lo finiva Frank é una scelta biograficamente corretta, peccato per il basso che pesta un pò troppo che dà un pò l'effetto della cassa in quattro dei pezzi di Ligabue...

Serata tutto sommato poco disturbante, a tratti piacevole.
Spettacolo ideato e condotto con buon ritmo, bilanciato anche nel rapporto tra biografia e musica dal vivo. La definizione corretta credo possa essere docu-concert.
Se l'ideazione é buona, il risultato finale lo é un pò meno, troppo pochi i fiati, con parti scritte in modo sbagliato (non basta dare la parte di prima tromba, primo sax e primo trombone agli strumenti; se esiste una parte da primo é perchè ci sono le altre parti delle sezioni. Se si eseguono le sole parti da primo non é per nulla detto che suonino bene assieme, anzi...).
La ritmica (basso, batteria e chitarra) non mi sembra molto a proprio agio nel campo del jazz, sbagliano colori, accenti e dinamiche; scusate se per la ritmica é poco.
Il piano é molto opaco per cui non posso dare un giudizio basato su fatti concreti, ma lo suona il clone di Pregadio e tanto mi basta per essere soddisfatto.
Il cantante é dignitoso (a volte un pò meno). Se decidi di fare Sinatra devi sforzarti di avere l'approccio disteso, ma preciso alla frase cantata come lo aveva lui, se no lascia perdere i paragoni.

Il pubblico formato da persone di tipologia molto trasversale di età e classe sociale ha gradito. Bontà sua si é anche recato nel foyer (con la erre finale, ça va sans dire) ad acquistare i gadgets.
Personalmente avrei forse preferito assistere ad un altro passaggio di Bublé con una big band o ad un autarchico spettacolo con Arigliano, Basso, Cerri, Sellani etc...
Ma purtroppo uno lo slegano solo a Natale e gli altri sono tutti sotto terra (o quasi).