29 dicembre 2017
HMA Il meglio di Roba Forte
con Lo Sapio, Mao, Bandakadabra & more.
Serata di festeggiamento di fine ano e tributo alla carriera (non é che magari porta un pò di sfiga???) del programma radiofonico di Radio Flash condotto dalla banda di varia umanità capitanata dal dottor Lo Sapio,
Location: a me già quando stava in via Belfiore l'Hiroscima faceva abbastanza cagare e ci andavo una volta al mese solo perché ci suonavano Slep and the Red House e poi andavo dal fornaio di fronte al locale a prendermi le brioche calde.
Per il resto poteva pure sprofondare negli abissi infernali.
Ora che ha espanso il suo business e si é trasferito in più ampi locali ed é fornito di più sale e ha dato ospitalità a Radio Flash alla sua innata simpatia di locale finto comunista e para/alternativo ha unito la tracotanza di chi é riuscito a trovarsi il suo posto al sole nel prestigioso mondo dell'intrattenimento torinese (..mica cotica!).
La biglietteria apre alle 21, io mi attendo che alle 21 GMT+1 i cancelli vengano aperti e si facciano i biglietti di ingresso.
Quando l'antopomorfo che apre alle 21.09 alla mia protesta per il ritardo mi risponde " ma che saranno mai 9 minuti.." e io gli chiedo le lui sia solito prendere treni 9' dopo l'orario di partenza, lui si sente piccato e dall'alto del suo nulla decide di tenermi fuori dai cancelli per un pò di tempo ancora, "così aspetti ancora un po'".
Gran bel locale, gran bei buttafuori, gran bel lavoro.
Ma si sa che chi nasce tondo non muore quadro e che se dai i galloni da caporale ad un italiano, di colpo si sentirà Rommel...
Faccio fare il biglietto a terzi ed entro, ovviamente molto ben disposto per la serata.... ed il fatto che inizi con altri 25 minuti di ritardo sul programma mi fa ulteriormente allungare i canini.
Purtroppo però Lo Sapio é un abile ed onesto atigiano dell'intrattenimento e riesce a farmi sorridere appena sale sul palco, i canini si smussano.
Lo spettacolo é un mix di monologhi, storielle e cazzate a braccio. Poca autocelebrazione o mero riciclo di pezzi "storici", un onesto e divertente mix di copione, canovaccio e improvvisazione con intermezzi musicali cantati da Lo Sapio e Mao con la Banda o suonati dalla sola Bandakadabra.
Quest'ultima devo dire che rispetto alla serata di Almese é migliorata dal punto di vista dell'affiatamento del gruppo e dei soli dei singoli. Il trauma del ricambio si sta riassorbendo e i nuovi ingressi stanno trovando la loro collocazione nel gruppo. I soli sono decisamente più sicuri e fatti senza scivolamenti di scala (forse ancora un pò "scolastici" dal punto di vista della creatività).
Gipo di Napoli (tranne in un pezzo) ha suonato bonghi e cajon con buon risultato, Piola fa ancora un pò troppe faccette nelle parti in cui interagisce con Vito o con Gipo o quando gli é richiesto di parlare, ma alla fine a me basta che suoni bene; le faccette sono scelte stilistiche sue.
Serata alla fine abbastanza lunga, faticosa (e in un posto di merda che spero venga raso al suolo), ma piacevole. Continuo ad avere difficoltà a spiegarmi perché Vito Miccolis (Lo Sapio) non abbia palcoscenici e platee migliori e più vaste, dato che lo ritengo degno del successo di altri suoi colleghi che sono finiti in TV nel corso degli ultimi 20 anni.
Sul versante musicale, se lo considero come uno spettacolo della Banda, é stato uno dei migliori spettacoli della Bandakadabra che io abbia mai visto, assieme a quallo di Roero Mon Amour di questa estate, in cui -combinazione- per un pò di tempo il frontman era stato proprio Vito e l'organico dei musicisti era quello (non so se migliore) certamente più consolidato ed affiatato.
Con ciò non voglio suggerire a Gipo di lasciare nelle serate a teatro il palco a Lo Sapio e di tenersi organizzazione delle date, contatti sociali e grancassa, ma di prendere spunto dallo stile comico di Vito che secondo me é più adatto ad un pubblico teatrale e trasversale di ceto, età e fede politica.
Dato che -secondo me anche giustamente- la Banda vuole spostarsi dalla strada al teatro (o alle sale da concerto), una riverniciata allo stile e al lessico prendendo spunto da Vito non potrebbe che giovare.
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