sabato 30 marzo 2019

Open Papyrus: la sagra del cicciolo fritto

Il festival Jazz di Ivrea e del Canavese:
quando si uniscono inutile e irrilevante si sposano.



Da parecchi giorni ormai ho per le mani il programma della Open Papyrus Jazz Festival e non so se parlarne male o malissimo.

Da una parte é il festival jazz più vecchio del Piemonte e quindi vanta una certa tradizione, ma questo non significa automaticamente che vanti anche una rispettabilità; io sono vecchio, ma non rispettabile...
E poi, anche l'enfisema polmonare esiste da anni, ma non per questo se ne deve parlare per forza bene.

Il cartellone di quest'anno a me pare un accozzaglia di cose abborracciate che non si guardano in faccia una con l'altra, sembra più la programmazione di una festa paesana tipo sagra della mozzarella ripiena di aglio...

Ci sono cose che con jazz non c'entrano nulla tipo una pioggia di vani reading letterari, presentazioni di libri, aperitivi con i discutibili vini della zona del Canavese e tutta una  pletora di gente che non si capisce bene se e che cosa suoni o che cosa faccia.

La data di Bosso e Guidi a cui è stata tolta tutta la rilevanza grazie allo scippo effettuato dal Torino jazz festival "diffuso" é un pò l'emblema dell'irrilevanza del festival eporediese.

Sul versante della musica abbiamo una roba tipo orchestra che non si capisce perché debba fare le porcherie di monk (con un trio ce ne sarebbe d'avanzo); un'altra roba che pare la via di mezzo tra una festa africana con ospite un ex calciatore (Sissoko) e una big band.
Poi ci sono i Night Dreamers che in omaggio al nome vengono fatti esibire a mezzanotte circa (il prossimo  gruppo chiamatelo Morning Glory...) nel bar del teatro e un Sartoris buttato lì a far cose non ben identificate.

Il tutto poi condito dal peccato originale: il nome del Festival completamente accazzo .
Infatti sarei curioso di sapere come è venuto in mente nel Canavese di dare il nome Open Papyrus ad un festival jazz. Han per caso ricominciato a coltivare intensivamente la canapa??
(per favore non venitemi a dire che Isis Papyrus é la software House che sponsorizza l'evento, il nome fa cagare anche per una s.h.)

Anche perché se c'è una etnia africana che proprio non ha dato alcun contributo alla nascita di questo genere musicale è proprio l'Egitto!!
Ancor più mirabile é la scelta del nome Isis-Papyrus.com che troneggia a caratteri cubitali sulla locandina e fa subito pensare all'ISIS come main sponsor della manifestazione. 
Se così fosse i fuochi artificiali di chiusura dell'evento sarebbero memorabili...


Direi che a conti fatti sembra un po' la via di mezzo tra la sagra ed il compleanno del parroco del paese.
Una roba triste che riconcilia con la morte e che forse sarebbe meglio evitare di organizzare, così almeno non si fanno delle figure di merda epocali.

martedì 26 marzo 2019

Il ritorno dei TJF morenti

Ci risiamo.

Siamo a giovedì 21 marzo e manca un mese a quella roba che viene ostinatamente chiamata TJF e ancora non si sa chi cazzo farà cosa e dove.
Anche se io una mezza idea su che cosa farà in generale anche stavolta questo aborto di festival già posso avercela: visto che gli addendi non sono cambiati il totale sarà lo stesso dell'anno scorso: lo schifo nei club sudati e puteolenti.
Tanto per sgombrare il campo, dico subito che dei litigi da bottegai filistei tra il direttore di paglia del festival ed associazioni ed altri circuiti di festival non me ne frega nulla, tanto mi fan tristezza tutti.

Quello che interessa a me é capire se dopo quasi tre anni il comune ha deciso di chiudere la Fondazione Cultura.
Scherzo, quella era la prima cosa che han detto che avrebbero fatto i pentecatti e quindi non la faranno mai.

Ciò che invece vorrei capire é se esiste un'idea di fondo, un progetto a medio termine per tracciare una strada (per carità non ferrata sennò i bimbi TAV piangono) che dia una connotazione chiara (con la "c" rigorosamente minuscola) al festival jazz cittadino.

Vogliamo mantenerlo sagra paesana? Va bene, ma diciamo chiaramente che lo é senza fingere che abbia aspirazioni e respiro internazionale
Piuttosto chiudiamo davvero la Fondazione e diamolo da organizzare ad una Pro Loco sorteggiata a caso.


Vogliamo chiamarlo Rava Jazz Festival?  Va bene! Tanto ci suona tutti gli anni che ci piaccia o no.
Poi magari a tal proposito la giunta ha chiesto sulla piattaforma Rousseau e han vinto i SI RAV 19 a 7 e quindi il popolo sovrano lo vuole!


Ma se per sbaglio volessimo riprovare a renderlo un Festival attraente almeno per il centro-nord Italia (la lotta con Umbria Jazz é persa in partenza), forse bisognerebbe litigare su chi chiamare a suonare con maggior anticipo per poter far uscire a fine febbraio (massimo prima decade di marzo) il cartellone dettagliato. Così che magari qualcuno di Modena o Verona possa organizzarsi per venire un paio di giorni in città a sentire musica e visitare luoghi e musei (magari sganciando pure del denaro per bus, parcheggi oltre che per mangiare e dormire).

Ma credo che a Chiarabella & C. non gliene fotta una beata mazza delle ricadute economiche delle manifestazioni culturali, tanto  siamo in pieno boom economico!!

Ma per favore, anziché prenderci per il culo con la "diffusione" del Festival sul territorio piemontese (orrida lottizzazione con distribuzione di prebende a pioggia) sarebbe magari il caso di pensare che cazzo farne di 'sto ammasso di robe buttate lì a fare i funghi che é Torino dopo la dipartita di FIAT (ed indotto) e dopo lo stop ai tentativi di riciclarla sul piano della cultura e del turismo (richiedono metro, aeroporti e treni).

Non mi sembra di chiedere molto, dopo i fasciatoi nei locali e le ciclabili messe a cazzo sarebbe forse ora di pensare a cosa si vuol fare da grandi.

Aggiornamento del 25 marzo:
La conferenza di presentazione del cartellone é stata fissata per il 5 aprile.

Forse é una geniale strategia per evitare che qualcuno possa copiare un evento e metterlo un paio di giorni prima in una città vicina? (cfr. Open Papyrus).

Questa é ad ogni modo una più che esauriente risposta alla domanda di fondo sulla collocazione del TJF nel circuito dei Festival.
Il TJF si posiziona in fondo a destra.

giovedì 21 marzo 2019

Confuso e felice

Pino Torinese
Mercoledì 20 marzo

I Night Dreamers formazione conosciuta dai 27-28 spettatori della trasmissione Nessun Dorma in onda da anni su Rai5 per esserne la resident band é formata da:
Simone Garino   sax soprano e contralto
Emanuele Sartoris   pianoforte
Antonio Stizzoli  batteria
Dario Scopesi   contrabbasso

A Pino presentavano l'album (contumace poiché ancora in fase di stampa) di proprie composizioni originali Téchne ispirato al modo dei motori dell'epoca d'oro dei pionieri (davanti e dietro al volante).

Dopo mesi di volontario esilio dalla musica attiva e passiva sono stato (so)spinto a ricominciare ad avere una vita sociale concerti compresi.
Il primo commento che mi viene dopo aver sentito l'esibizione dei N.D. é: Che barba e che noia.
Non mi sono divertito per nulla, é stato un bel concerto, suonato bene ed i loro pezzi originali sono persino piacevoli.

D'altro canto dovrei essere molto contento, qualcuno sta cercando quella terza via tra la riproposizione degli standard e la musica elettro/free/shit e qualcosa di interessante lo ha forse trovato.
Per carità, io sono piccolo borghese e quindi i miei gusti oltre che personali sono datati e di nicchia, ma lo stile della scrittura é piacevole, le melodie sono curate, i cambi di tempo (spesso andando su tempi dispari) e ritmo giungono come naturale evoluzione dell'avanzare del pezzo e non sono imposti a forza come atto stilistico, i soli sono sempre molto rispettosi dello stile di scrittura del tema e mai troppo lunghi o supertecnici.
Intendiamoci, di tecnica lì dietro ce n'é a pacchi, ma per sentirla si deve ascoltare bene e stare attenti.
Ogni membro del gruppo ha composto dei brani, ma lo stile generale risulta omogeneo quasi fossero stati scritti ed arrangianti da una sola mano.

Ogni pezzo viene brevemente introdotto dal suo autore che ne racconta brevemente la storia che ha ispirato la composizione. Scelta saggia che avvicina e prepara l'uditorio all'ascolto.
Sartoris stavolta é stato molto più conciso del solito e non s'é lasciato andare troppo con aneddoti di varia natura. Molto bene.
Molto bene anche l'immancabile ritardo che é stato contenuto in soli 13', roba da Svizzera tedesca! Meno bene la sala che non era molto piena.

Le Mans  Ben costruito, buon andamento melodico ed armonico. Personalmente non apprezzo troppo lo stile scelto da Stizzoli di suonare un pò fitto sui piatti con un suono molto "aperto", ma non é una cosa fastidiosa é più che io sono per il suono leggero. I soli sono non troppo lunghi e ben costruiti, peccato per un accenno di borottismo sul finale del solo di Garino.
Al rientro dei soli ho avuto l'impressione che Scopesi per un paio di battute fosse leggermente in ritardo, ma niente di eclatate.

Campari "el negher" Bello l'attacco che presenta parecchie insidie di esecuzione, il pezzo mi piace. Molti cambi di tempo non gratuiti, ma che arrivano con naturalezza e pare che senza sarebbe mancato qualcosa al pezzo; unica pecca é l'utilizzo del china che a me ha sempre fatto schifo, ma di nuovo siamo nel campo delle note personali a margine.
Bello il solo di batteria (credo simboleggiasse l'incidente di Campari), non troppo muscolare non troppo lungo e non troppo scontato. Uno assolo sensato e pensato, da tempo non sentivo un solo di batteria così bilanciato.

La sorte e il quadrifoglio  Brano lento, ma che presenta delle insidie per alcuni spostamenti ritmici non scontati. Bell'assolo di Sartoris, poco tecnico e molto lirico, non male nemmeno quello di Dario, ma purtroppo non ho potuto sentirlo dato che la tradizione jazz vuole che durante il solo del contrabbasso si vada a farsi una birra tutti quanti (resto della band compresa).

The red flying Alfa  Pezzo che mi é piaciuto nemo degli altri, forse un pò per colpa di un vago stile discomusic anni '70. Il solo di Garino l'ho trovato un pò troppo lungo e quello di Sartoris un pò tecnico/ritmico, ma sempre nel limite della decenza.
Poi arriva il cambio di velocità e si passa all'odiato fast: lo stile preferito dagli sfoggioni. Fortunatamente il display of power dura poco e torna la meno molesta disco '70.
Solo di Scopesi e quindi birra. No scherzo, il solo é piacevole quello che trovo leggermente strano é il suono dello strumento che mi pare un pò chiuso. Forse é solo l'acustica della sala o un problema legato al microfono o alla cassa Gallien Krueger dello strumento.

Mirafiori  Il pezzo che mi é piaciuto di meno di tutto il concerto. E pensare che le prime note erano quasi identiche ad Isfahan e poi... free jazz. Una pugnalata al cuore!!!
Altro pezzo difficile da suonare con molti ostacoli che richiedono affiatamento e competenza; ci sono almeno 3 cambi di tempo per cui Tony non rischia di addormentarsi sul rullante; Sartoris suona frenetico su un pezzo dalla concezione frenetica, quasi alienante (posso presumere fosse un voluto richiamo all'alienazione del lavoro nelle catene delle fabbriche degli anni '30 - '70); Garino fa un solo sicuramente tecnico con l'uso dei multiphonics (che odio e non solo perché non so farli), ma alla fine l'insieme é piuttosto agghiacciante.
Sul finale (perché il bello delle cose brutte é che prima o poi finiscono) più ancora del pezzo era inquietante il colore cianotico assunto dalla faccia di Garino, ancora un minuto ed avrei chiamato il 118.

Via Fratelli Carle  Mini-suite gradevole, molto garbata all'orecchio e dall'andamento elegante. Purtroppo uno dei movimenti é più una crisi epilettiche che un movimento elegante, ma l'angolo del freak free dora molto poco e con piacere si torna all'eleganza borghese che a me piace tanto.

6 cilindri  Bel pezzo. Di nuovo non mi piace troppo lo stile di Stizzoli sul ride, ma vale il solito discorso: Petrini é lontano anni luce. Anche in questo, come in altri pezzi, trovo difficile distinguere tema da assolo data la ragguardevole aderenza stilistica dei solisti al tema. Probabilmente, visto che maggior parte dei soli sono di Sartoris e Garino per motivi facili da intuire, i due componenti seppur di ispirazione musicale diversa devono aver trovato un solido piano di intesa espressiva.

10 Km  Pezzo in stile arabo/mediterraneo con un forte sentore di Caravan (inteso come Tizol e non come autoveicolo) con una parte latin ed una swing. Carino, ma non particolarmente entusiasmante.

Leclerc  Gran bella composizione, potrebbe essere tranquillamente spacciato per uno standard. Lo so che non lo sembra, ma per me é un complimento. Bel ritmo bel tema e bella armonia, tutto molto gradevole e bilanciato fino alle incursioni sul finale dei soli di Garino e Sartoris in zone fori dal centro tonale. Torna il sereno e solo il finale borottiano di Garino lascia un pò di amaro in bocca.

Fine del concerto e della serata.