Si parte abbastanza puntuali alle 21:10 con Li Calzi che ringrazia il pubblico per essere accorso così numeroso.
Ringrazia le istituzioni e la Fondazione per aver contribuito a mantenere il prezzo del biglietto a livelli popolari (e vorrei anche vedere perché se mi metti queste menate a €30 probabilmente rimane deserta la sala poiché manco i parenti pagherebbero una somma simile per vedere un saggio).
Finisce l'intervento concludendo, con una punta di orgoglio, che questa sera avremo ben due produzioni originali TJF!! me cojoni, una è praticamente il saggio del centro musicale di Aosta con ospite il musicista che era andato a fare un workshop qualche mese fa lassù e il secondo è il Fabio Giachino trio con due ospiti.
Per produrre una roba così non è che bisogni proprio essere un genio di Broadway...
Che pochezza di Festival, che cabotaggio miserabile...
SET I
ARTO TUNÇBOYACIYAN / SFOM QUARTET
Arto Tuncboyacyan, voce, percussioni
Pietro Ballestrero, chitarra elettrica e acustica
Marco Giovinazzo, percussioni
Alessandro Maiorino, contrabbasso, basso elettrico
Manuel Pramotton, sax tenore e soprano
Partiamo dal saggio: sono stati una settantina di minuti di colonne sonore di film poliziotteschi anni '70, di film softcore anni '80 e di epic metal anni 2000 il tutto in salsa oscillante tra i riffoni affettapalle dell'Afro jazz e Ummagumma.
La cosa non sarebbe stata totalmente disgustosa se non ci fosse Turbominchia che canta praticamente su ogni pezzo a volte con effetti distorsori altre volte con la sua voce che -comunque- é uno squittìo schifoso ed insopportabile.
Grazie ai riffoni ipnotici io più di una volta ero sul punto di addormentarmi sulla sedia, ma appena lui attaccava a latrare stile Careful with that axe, Eugene venivo brutalmente riportato all'agghiacciante realtà.
I musicisti (che sono insegnanti della scuola aostana) non hanno suonato male; i pezzi non erano nemmeno tanto semplici il sassofonista ha un bel suono sia col tenore che col soprano. Ovviamente -come è consuetudine consolidata- si lascia spesso andare a sfoggi di preziosismo tecnico.
Majorino é un buon contrabbassista, il percussionista é stato pregevole ed il chitarrista é senza giudizio perché non ha suonato nulla di significativo.
Finalmente questa affettata di balle è terminata e -dopo l'inutile introduzione di Borotti che mi sono ben peritato di non ascoltare- sono saliti sul palco i musicisti del secondo set.
SET II
BRECKER & CHAD LEFKOWITZ-BROWN MEET F. GIACHINO TRIO
Randy Brecker, tromba
Chad Lefkowitz-Brown, sassofoni [in realtà solo tenore]
Fabio Giachino, pianoforte
Davide Liberti, contrabbasso
Ruben Bellavia, batteria
Lefkowitz ha un bel timbro, un bel suono, tecnica da vendere e omunque non fa nulla per non farlo notare; però a differenza di Redman indulge meno sui sovracuti e su quella gestione funambolica dell'ancia lassù in alto nel registro.
Le sue frasi quando non sono turbo minipimer sono anche belle.
Facendo la tara alla difficoltà tecnica dello strumento, cosa analoga si può dire del trombettista Randy Brecker.
Sono stati proposti un paio di pezzi di Lefkowitz e di Ciccio Brecker, uno di Giachino ed alcuni presunti standard (Parker e Gillespie) nemmeno tanto stravolti.
Ovviamente è inutile parlare del trio di Fabio Giachino perché si capisce perfettamente che sono tre musicisti di ottima levatura che suonano insieme da parecchio tempo e che non necessitano quasi di guardarsi per capirsi al volo.
E' sicuramente stato piacevole e semplice per i due ospiti suonare insieme a quella che si potrebbe definire la Rhythm Section del Piemonte e lo hanno spesso dimostrato sul palco complimentandosi a più riprese col trio.
Nel complesso il secondo set é stato molto piacevole (tranne le solite derive di tecnicismo free/ bebop) ed é scorso via ancora più rapidamente di quello di Joshua Redman di ieri, da ciò posso arguire che nel mio cervello sia stato un concerto molto simile al jazz.
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