martedì 21 gennaio 2020

Rudin Jazz Championship - Piacere sadomaso

Sabato 18 e domenica 19 gennaio 2020 si sono tenuti al Lincoln Center di New York i Jack Rodin Jazz Championships.

Una competizione di due giorni ad inviti che comprende dieci tra i più apprezzati programmi jazz universitari negli States.
L'evento include una combo showcase ed un concerto finale con la Jazz at Lincoln Center Orchestra nel Rose Theater.
Modellato sulla falsariga del Concorso e festival delle jazz bands Essentially Ellington High School, questo evento vuole celebrare l'eccellenza e le conquiste della prossima generazione di musicisti jazz.

Io sono sempre stato molto dubbioso sulla mania molto americana di fare liste, graduatorie e gare di tutto; però come ha detto lo stesso Marsalis nel corso della premiazione, questa non é una gara di atletica o di basket, non si vince né si perde (anche se in realtà i premi c'erano, eccome....) si celebrano le scuole di musica con i migliori musicisti e gli si dà l'oppurtunità venire a NY a suonare al Lincoln Center, conoscere altri musicisti e stingere legami che potrebbero essere importanti per la crescita.
Da questo punto di vista la cosa può assumere un senso meno esasperante, sebbene non vorrei essere nei panni di coloro i quali non sono arrivati almeno tra i primi 4; in una società competitiva all'assurdo come quella americana arrivare secondi é tragedia (meno prestigio, meno visibilità, meno studenti, meno fondi,...) figuriamoci arrivare decimi.

La giuria era formata da Wynton Marsalis, Ron Carter, Jeff Hamilton ed altri due o tre figuranti.
Non so i parametri con cui venivano giudicate le performance e non mi riesco a spiegare come certe università siano salite sul podio (la North Texas) ed altre siano state messe fuori, ma non credo che la giuria fosse corrotta o parziale.


La cosa veramente inquietante é la qualità media visto che la musica -con buona pace dei Mirti di turno- non si fa con l'attitudine, ma con la capacità, la conoscenza e la qualità e qui ce n'erano a camionate.
Per essere ragazzi di 22-25 anni suonano come nessuna big band italiana può nemmeno immaginarsi (forse nemmeno prendendo i migliori e componendola a tavolino).
Ora io mi domando ancora una volta perché non sia possibile invitare formazioni come queste al TJF dato che non credo costino uno sproposito e mi chiedo ancora perché non chiudiamo i dipartimenti jazz dei conservatori e ci focalizziamo sulla cosa che dovremmo riuscire a fare meglio: la classica e la lirica.
Vuoi suonare jazz e sei nato Italia? Peccato, t'ha detto male.

Goditi La Norma di Bellini o emigra.

Allego i links alle varie fasi dell'evento.
Sconsiglio
 la visione a tutti coloro i quali suonano.
Io vi ho avvisati...



Jack Rudin Jazz Championship  Competition Prima parte 
(10:00am 19/01/2020)
University of Northern Colorado (Greeley, CO) 00:06:00

The Manhattan School of Music (New York, NY) 00:32:32

Indiana University (Bloomington, IN) 00:57:55


California State University, Northridge (Northridge, CA) 01:27:31


The Juilliard School (New York, NY) 01:54:48


Jack Rudin Jazz Championship Seconda Parte
(01:30pm 19/01/2020)
University of North Texas (Denton, TX) 00:05:10

Eastman School of Music (Rochester, NY) 00:31:32

Temple University (Philadelphia, PA) 00:58:17

Michigan State University (East Lansing, MI) 01:28:26


North Carolina Central University (Durham, NC) 01:54:45


Considerazioni dei giudici ed annuncio delle 4 scuole finaliste.













Concerto finale delle 4 scuole finaliste
(7:30pm 19/01/2020)
Michigan State University (East Lansing, MI) 00:03:20

Temple University (Philadelphia, PA) 00:21:34

University of North Texas (Denton, TX) 00:38:45

Indiana University (Bloomington, IN) 00:59:30


Intermezzo della Jazz at Lincoln Center Big Band durante le votazioni finali.
The Crave (J.R. Morton) 02:20

Sugar (D. Ellington) 09:25


Attenzione, attenzione (V. Gardner) 14:33



The Voice of the Saxophone (J Heath) 22:22





Cerimonia di premiazione









domenica 19 gennaio 2020

Gallo-Mecca Standard 4tet - non solo i trìtoni si sostituiscono

Cappella dei Mercanti

Sabato 18 Gennaio 2020 alle ore 17:00

Max Gallo-Cesare Mecca Standard Jazz 4ET


Max Gallo Chitarra
Cesare Mecca Tromba [e flicorno]
Isabella Rizzo Contrabbasso
Paolo Franciscone Batteria


Nota : Il concerto sostituisce quello del gruppo Mistralia Quartet

Quindi il concerto sostituiva quello del Mistralia Quartet che non han potuto portare il loro repertorio di bilici di merda occitana, kletzmer e balkan.
Bucio di culo!
Il sublime lo si raggiunge quando vedo andare verso il palco Enrico Ciampini che sostituisce Isabella Rizzo al contrabbasso.
Una matrioska di sostituzioni!!

Ho un pò paura ad informarmi su quante prove siano riusciti a fare dato che la sostituzione pare sia stata fatta non più di 7 giorni fa e la Rizzo é stata a sua volta sostituita da Ciampini, ma trattandosi di standards, posso sperare di non aver fatto una cazzata a pagare ben 5 euri per l'evento.

La sala é piena, ma pare più la riunione del Rotary Club TO Centro per l'età media ed il paludamento dei presenti. Ciononostante -incredibile dictu- il concerto si é svolto nel più completo silenzio nonostante almeno un quarto dei presenti non sapesse fino all'annuncio prima della presentazione dei musicisti che non c'era la merda, ma il risotto.
Lo so, pare del tutto scontato rimarcare la cosa, ma é il primo concerto da anni in cui posso ascoltare la musica senza dover "scartare" il brusio di cazzi degli altri. E non credo sia solo per il fatto che l'ingresso costava 5€, pure al JCT si paga per entrare. La differenza la fanno le persone civili anziane e giovani presenti ieri ed assenti ovunque ci siano dei concerti al di fuori dei luoghi deputati alla musica c.d. "alta".

Dove invece si suona in luoghi che -a torto od a ragione- sono diventati "trendy", allora il rispetto per la musica e chi la suona piomba subitaneamente a zero.

Veniamo al concerto.
Repertorio di standards per nulla triti e quindi meno noiosi del temuto, Mecca é un mostro di bravura (sebbene abbia preso uno scrocco e poi litigato per tutto il tempo col tema di Waves) ed una persona gentile e timida che ama la musica e porta rispetto a quelli che suonano con lui. Io continuo a chiedermi che cazzo ci stia a fare a Torino in mezzo alla selva dei servi stracciaculi.

Gallo, al di là delle polemiche su altri aspetti della sua persona, non suona male, ma suona troppo. Nei suoi assoli preferirei meno note sbrodolate e più frasi intellegibili, ma quando accompagna lo fa bene e con delicatezza.
Ciampini é molto quadrato ed elegante nel suono, ma ho avuto l'idea che in un paio di occasioni i suoi soli fossero un pò troppo improvvisati.
Franciscone stavolta non mi é piaciuto, ha fatto ciò di cui accuso spesso Minetto: ha suonato troppo e per di più in un ambiente molto piccolo e chiuso. Questo non significa che non sia stato quasi sempre straordinariamente leggero col tocco e pieno di sorprese negli scambi, ma (e forse non é colpa sua, ma di chi ha fatto il soundcheck in sala) ha suonato troppo i piatti per un ambiente simile.
Pubblico entusiasta (artrite e coronarie permettendo) del concerto e grandi lodi sono state tessute tra i parrucconati del giovane Mecca.
Io sono molto soddisfatto, questi due bei concerti in tre giorni che tante soddisfazioni han dato alle mie orecchie potrebbero bastare a smentire il detto "anno bisesto, anno funesto".


Purtroppo questo tripudio di ottimismo é crollato durante il mio viaggio di ritorno a casa quando ho letto il messaggio qui a lato.
Ora io ritengo che portare quello che é probabilmente uno dei peggiori assieme di gente che suona mai esistito in città guidato da un un megalomane che, anzichè insegnare, fa il motivatore a suonare tra persone che hanno già tutti i cazzi loro da dover gestire é una cosa riprovevole ed aberrante.

Menghele era molto più umano con le sue vittime; sarebbe molto più caritatevole sparar loro alla nuca che costringerli ad assistere allo scempio musicale messo in opera con lucida serialità dalla Notaband.

Farli suonare in un reparto oncologico é il miglior spot per l'eutanasia come diritto civile.

venerdì 17 gennaio 2020

Marsico organ trio. Finalmente della musica al JCT

Marsico - Zabote - Minetto   Organ Trio
JCT giovedi 16/01/2020 ore 21:30



Alberto Marsico - Hammond
Gledison Zabote - Sax
Alessandro Minetto - Batteria

A me gli organ trio mediamente piacciono; non sono propriamente jazz per come lo intendo io, ma sono interessanti, piacevoli e emotivamente coinvolgenti grazie all'effetto liturgico dell'Hammond.

Siccome conosco l'altissima qualità di Alberto Marsico [tant'é vero che la prestigiosa rivista internazionale JazzIt nel suo sondaggio dei lettori (autentico quanto la Sacra Sindone) lo ha posto per ben tre anni di fila nei primi tre d'Italia]. Di Gledison Zabote apprezzo le capacità, il suono e il senso della frase molto classico (alcuni lo definirebbero "scolastico"). Di Alessando Minetto non apprezzo molto lo stile, ma comunque é innegabilmente un buon batterista.

All'inizio mi sono immediatamente preoccupato visto che sono partiti con un fast molto duro per le orecchie e mi son subito detto: "Alè, gli é partita la svolta bebop pure a loro: sono fottuto!".
Ho resistito al disgusto dei primi 3 minuti in cui ho comunque apprezzato l'enorme bravura di Marsico con la mano sinistra e la straordinaria capacità di ascoltare gli altri per modulare il tocco delle dita sulla tastiera.
Ah, le dinamiche!! Quelle cose sconosciute alle legioni di cialtroni elettromusicanti e non...

Dal secondo pezzo, un jazz waltz, in avanti é stato un piacere per le orecchie per praticamente tutto il restante concerto, seppure siano stati suonati brani scritti da autori più che minori quali Gillespie e Freeman, l'esecuzione non ha dato i temuti effetti collaterali orchitico/emetici.

A dirla tutta anche Minetto stavolta mi é piaciuto.

E' stato più parco e più al servizio degli altri rispetto alle altre sue esibizioni cui ho assistito; meno dedito a suonare la batteria solista e più ad accompagnare.

Un gran bel concerto e una serata finalmente piacevole al Jazz Club Torino.


Per una volta sarei davvero lieto di poter mettere in calce gli estratti audio della serata, esortando all'ascolto integrale.

mercoledì 1 gennaio 2020

Caracalla Jazz Awards 2019



La selezionata giuria di Oscurantisti Musicali é lieta di annunciare i vincitori del Caracalla Jazz Award 2019 per la peggiore esibizione jazz dell'anno.



Primo posto assoluto: Eliza Wong 5tet
Motivazione: Per l'assoluta incapacità di espressione canora in qualsivoglia lingua e contesto e per l'estrema imbarazzante desolazione degli accompagnatori l'evento proposto dalla cantante internazionale nella sua tappa torinese si colloca in vetta alla Montagna della Merda 2019.

Secondo posto: Arno Turbomichia & SFOM Quartet TJF 2019
Motivazione: Concerto a pagamento che quindi merita il rispetto che si conviene per chi riesce a circonvenire così tanti incapaci di intendere e volere, resta il fatto che faceva ribrezzo ai lebbrosi per i suoi versi da pennuto di 80Kg.


Terzo posto: Valerio Vigliaturo Jazz man voice
 Motivazione: Meno spettatori paganti di Arno unita alla minore desolazione degli strumentisti che lo accompagnavano han causato uno squallore di qualità minore rispetto a quello che ci si sarebbe potuti aspettare.


Menzione onorevole: Saggio Pro.Voice
Motivazione: Per il coraggio e lo sprezzo del pericolo (oltre che del pentagramma) mostrato nel portare davanti al pubblico quella collezione di freaks canterini.
Quando l'ignobile saggio di ignobili improvvisati diventa colite spastica.



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La giuria comunica inoltre i nomi degli strumentisti che ad insandacabile giudizio hanno passato il vaglio della Commissione Esaminatrice e vengono insigniti del titolo di Musicista.

Sax Contralto:
Cannonball Adderley che si unisce a:
                                                            Paul Desmond
                                                            Art Pepper
                                                            Johnny Hodges


Sax Tenore:
Ben Webster
Hank Mobley che si uniscono a:
                                                    Lester Young
                                                    Coleman Hawkings
                                                    Stan Getz



Batteria:
Jack DeJohnette
Joe Morello che si uniscono a:
                                                  “Papa” Joe Jones
                                                  Phillie Joe Jones
                                                  Art Blakey
                                                  Gene Krupa
                                                  Jeff Hamilton