sabato 15 febbraio 2020

Robobop @ Mad Dog. Attitudine abbestia.

13 Febbraio 2020 ore 22:00
Robobop 5tet
Il quintetto nasce all’inizio del 2019 su iniziativa di Paolo Inserra per esplorare il classico repertorio be bop (e non solo) con un sound più contemporaneo legato sia agli arrangiamenti sia alla presenza della chitarra elettrica (che sostituisce il pianoforte).
Igor Vigna – tromba
Alberto Borio – trombone
Eugenio mirti – chitarra
Dario Scopesi – contrabbasso
Paolo Inserra – batteria

Fin qui tutto più o meno bene.
24 ore prima però il Mirti é uscito con il suo tatto ed il suo zen con l'annuncio dell'evento su Facebook.
Anche qui nulla di strano se non fosse per il tono trionfalistico a proposito del suo ritorno sulle scene (con un progetto che manco é suo) e per come segnala la competenza e la professionalità dei suoi colleghi: "gente che non caca il cazzo". Questo si che é un parametro!! Molto gentile da parte sua scusare preventivamente coloro i quali non potranno assistere all'evento mondiale del 13.


Mi risulta abbastanza impenetrabile il mistero che aleggia sul perché nella foto qui sopra venga ritratto Luigi Tessarollo e non Eugenio Mirti, ma transeat.

Che bisogno ci sia di "rivisitare a modo loro" l'hard bop mi sfugge del tutto, dato che riproporlo così com'era non é già di per sé cosa semplice.
In fondo persino a me ci sono vaste sacche di Hard Bop che non dispiacciono (Jazz Messenger quà e là, Mobley, alcune cose del quintetto di Miles, un pò di Silver, ...), quindi per buona pace di tutti decido di mandare un emissario a registrare campioni di serata.

Allora, sembra una roba fatta per tappare un buco dell'ultimo minuto con un gruppo che ha fatto si e no 2 prove (praticamente uno scalino sopra alla jam) e che non ha avuto il tempo di scrivere delle partiture coerenti.
Praticamente tutti i gruppi Hard Bop che conosco non avevano la chitarra, ma il pianoforte ed avevano almeno un'ancia che si alternava con la tromba (raramente con il trombone).
Qui non ci sono ance e c'é una chitarra.
Potrebbe forse anche alla fine magari funzionare, ma andrebbe ripensato tutto, ribilanciato tutto, riarmonizzato tutto.
Ma tanto l'importante é che i musicisti siano allegri, si prendano bene e non cachino il cazzo, no?
Poi se alla gente in sala piacciono o no la cosa é del tutto marginale.
Infatti:
- Inserra é troppo rumoroso e ossessivamente presente (cfr. Art Blakey). Se il pop non ha perso molto, di certo il jazz non ci ha guadagnato un cazzo, anzi...

- Vigna e Borio sono poco armonizzati (ah, che bella scrittura che é Line For Lyons...), spesso scollati e fanno dei soli ampiamente deludenti. Siamo attorno al minimo sindacale.

- Scopesi non si sente quasi mai, coperto dai rumori di ferraglia di Inserra.

- Mirti suonicchia, impapocchia, ma niente di cui restare a bocca aperta.
Però ha attitudine a vagonate.
Continuo a preferire Tessarollo, Camarca e persino Chiapetta.
Meglio se rimane a scrivere articoli e fare divulgazione.

I pezzi sono tutti grossomodo simili agli originali (al massimo qualche variazione di tempo o quell'arrangiamento c.d. "orale")
Persino io su A Night in Tunisia ho avuto pietà per quel cialtrone di Gillespie; fare quasi 2 minuti di intro di batteria é cosa scellerata, se poi il batterista é Inserra si rasenta il crimine. Eseguire poi il brano molto fast e ancora più tronco nel tema del già di per se squallido 
originale, gli toglie l'anima dei cambi di ritmo e lo rende qualunquista e sciatto, non Hard Bop.
Nardis: preferisco addirittura la versione di Bill Evans (nel senso che mi pare meno incoerente e slegata, ma fa cmq noia e schifo modale).
Daahud é cacofonica e caciarona come la versione di Clifford Brown e Max Roach che almeno ha il vantaggio di essere stata incisa prima (non si sa se con elementi allegri e non cacacazzo, nelle note al disco manca il parametro chiave della Scala Mirti).
Su Jordu non ho dubbi: tutta la vita Duke Jordan Trio.
In tutto ciò non ho trovato granché sulla personale rielaborazione delle tematiche Hard Bop annunciate via Facebook. Ma io sono un cacacazzo e quindi probabilmente non sono sintonizzato sulle armonie sottili delle good vibes del quintetto Mirtico.

Ovviamente alla serata era presente una fotografa di JazzIt che ha fatto un bel foto-reportage della serata che finirà su JazzIt o Jazz Espresso. Stranamente -a differenza di quanto mi aspettassi- la serata non era in streaming sul sito della rivista.
Strano, Vigliaturo si e Mirti no.

Tutto finito, tutti contenti e tutto a posto?
No, perché più tardi sulla pagina Facebook di Mirti appare il seguente post che potrebbe avere per titolo Calma, dignità e classe:

Che rosicata da campione del mondo!!
Altro che "chi può venire é il benvenuto, chi non può, pazienza", siamo in pieno "chi non beve con me, peste lo colga!"
Che stile, che classe!
Ma che cazzo ti aspetti, che tutti quelli che non hanno impegni all'estero mollino tutto per accorrere a giubilare il rientro sulle scene di Eugenio Mirti?
Ma chi pensi di essere, il Motore Immobile del Jazz italiano?
Addio, sogni di gloria.

Però forse si é accorto che in questo mondo se han bisogno di te sono tutti amici, altrimenti puoi morire gonfio.
Il fatto di essere usato come press agent, come cassa di risonanza, come contatto per registrazioni, interviste o qualsiasi altra cosa non crea necessariamente amicizie o rapporti di solidarietà umana. E' lavoro ed é una jungla in cui sopravvive il più adatto.

Di certo ora che ha fatto sta piazzata, vedremo se non sarà evitato 
ed osteggiato da ancora più persone del giro musicale torinese.
O é un autogol clamoroso o ha deciso di filtrare i suoi contatti con un crivello molto fine.

Solo un'ultima cosa: ma a Mirti gli si é rotta la lettera "g" o pensa di essere negli anni '90 in cui per rafforzare i concetti si sostituivano le g con le c (ficata, cacata, ...) e poi -come diceva Paolo Rossi in suo monologo di quegli anni- che fa, dice gazzo e goggodrillo?


Aggiornamento:
Il post contenente il rosico modello La Cariatide del gruppo T.N.T. é stato rimosso la mattina successiva dal Mirti e sostituito con un più interessato richiamo al corso di comunicazione sui social media per musicisti del terzo millennio (ovviamente tenuto da lui che é palesemente un fine stratega della comunicazione).
Chissà quanti "poveracci"  in attesa di portare avanti il loro "progettino" accorreranno a dissetarsi alla fonte del sapere...



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