domenica 27 febbraio 2022

Si iu saund 8, ossia dell'infinita inettitudine

 


Domenica 20/02 sono stato gentilmente omaggiato di due accrediti per il festival della sonorizzazione e del cinema a contenuto "musicale".

Al di là della programmazione di un documentario sulla più che inutile, dannosa dance italiana anni '80 che però va tanto di moda da un paio di anni almeno, di un documentario sulla Nuova Scuola Genovese in cui quattro rappers/trappers/inutili cazzoni che rubano l'ossigeno alle piante vengono presentati come gli eredi della vecchia scuola (orrore e raccapriccio) ci sono film e documentari sulla musica e sui musicisti che potrebbero avere qualche interesse per gli interessati.

Il mio pass era per vedere una sonorizzazione dal vivo di Inferno, film italiano del 1911 in cui viene narrato il viaggio di Dante all'inferno.
Il film non era tecnicamente male per i tempi in cui é stato girato, ma chiaramente a causa dei liniti temporali e tecnici risultava parecchio monotono nelle scene (gente che stava sdraiata in ammollo o si rotolava per terra) e spezzettato nella narrazione.

Con queste basi capisco che la sonorizzazione fosse abbastanza difficile da mettere su senza scadere nella monotonia dei temi,  o in una bolgia di suoni ad effetto. Comunque non é stata male nemmeno la sonorizzazione e la mia ora me la sono passata senza guiardare l'orologio di continuo.

Il grosso ed endemico problema é sorto prima dell'inizio della proiezione, nel momento in cui mi sono approcciato al cinema Massimo con i 25 minuti di anticipo richiesti per sbrigare le procedure di accreditamento e controllo Green Pass.

Primo tentativo: mi metto in coda davanti alla fila che porta all'ingresso segnalato come "See You Sound", quando poi riesco ad interloquire con qualcuno dell'organizzazione durante il controllo del Green Pass mi viene detto che é la fila sbagliata e che gli accreditati fanno la fila lungo al muro ed entrano dalla porta all'estrema destra.
Mettere un cartello accreditati???

Secondo tentativo: vado all'estrema destra e dopo un pò aprono la porta (in faccia a noi che dobbiamo stringerci per passare tra la stessa e la transenna), mi controllano il Green Pass (e due) e mi fanno entrare nell'atrio in cui apprendo che non devo andare ala casa, ma ad un tavolino accanto alla porta dove viene controllato il mio nome sulla lista e quindi dato che "la sala non é ancora pronta per l'ingresso delle persone" anche se teoricamente mancano ormai poco più di 10 minuti all'ipotetico inizio del film vengo inviato di nuovo fuori, ma nella corsia centrale della coda.

Terzo tentativo: faccio la fila nella corsia centrale, intanto affluisce nel cinema delle gente che non so se vada a vedere il mio film o altro perché stranamente non si capisce un cazzo e tutto e chiaro e limpido come una fossa oceanica.
Ormai mancano cinque minuti e dopo aver chiesto se pensavano prima o poi di fare entrare anche noi diretti in sala 1, alla fine ci danno il via libera all'ingresso. Ovviamente dopo avermi controllato il Green Pass.
Ovviamente le persone alla porta erano tre e l'ultima di queste ha voluto a tutti costi avere il grande privilegio di scansionare il mio certificato...

In sostanza tre tentativi per andare a vedere un film in una festival, ormai l'autoproclamata l'organizzazione é giunta oltre all'abborracciato dilettantismo siamo alle vette dell'idiozia della totale mancanza di attività cerebrale in coloro i quali non hanno pensato a mettere anche solo dei cartelli per canalizzare e regolare i flussi e spiegare la procedura di accesso. Anche se poi a ben pensarci probabilmente i lobotomizzati fruitori non avrebbe comunque letto un cazzo e si sarebbero accatastati alla rinfusa in un unico bolo davanti alle porte.

Ma in fondo che ci si può aspettare da chi organizza un festival internazionale e sceglie dei simili fenomeni parastatali come giurati?

MATTHÌAS HARALDSSON
Matthìas Haraldsson (1994) è uno scrittore e performance artist che vive a Reykjavik, Islanda. Ha scritto, diretto e collaborato in numerosi spettacoli e performance. Ha rappresentato l’Islanda all’Eurovision Song Contest (e sticazzi?) col premiato collettivo anti-capitalista di arte performativa Hatari, che ha co-fondato, e nel frattempo è apparso nel documentario A Song Called Hate. Tale partecipazione ha fatto notizia in tutto il mondo. (ah beh, allora...)

DAVIDE "BOOSTA" DI LEO
Una parola é troppo.

PAOLA CUNIBERTI
Paola Cuniberti (1981) nasce a Torino passando la sua infanzia tra i vinili del fratello maggiore, i cartoni animati, Sanremo e il cortile. A 8 anni alla domanda "cosa vuoi fare da grande" rispondeva: "la produttrice musicale", non sapendo che dopo la laurea al DAMS, la sua vita sarebbe stata legata a doppio filo ai palchi, ai backstage e agli studi di registrazione. Dopo aver collaborato con artisti come Subsonica, Motel Connection, Baustelle, Afterhours, Arisa e Niccolò Fabi - solo per citarne alcuni - e dopo aver lavorato con moltissime e importanti realtà del settore a livello locale e internazionale. Dal 2012 è manager di Niccolò Fabi, dal 2015 è direttrice di produzione del Festival Jazz Re:Found e dal 2018 è nel direttivo del TYC e co-fondatrice di Off Topic, hub culturale della città di Torino. Dallo stesso anno, inoltre, collabora al Festival Apolide, di cui dal 2021 fa anche parte del direttivo dell’ente organizzatore.
In pratica, la favola del bambino che ascolta musica, poi collabora con una serie di mezze tacche fino a giungere al prestigioso Festival. Bucio di culo!

IOLE PELLION DI PERSANO

Curatrice, dal 2016 è direttrice e fondatrice di Recontemporary, di cui è anche presidente dell’associazione culturale dal 2018. Recontemporary nasce con l’obiettivo di comunicare l’arte contemporanea trami-te il video. Nata in una famiglia di galleristi, ha studiato Design e Comunicazione Visiva al Politecnico di Torino e ha completato gli studi presso Sotheby’s New York. Come curatrice ha realizzato diverse mostre in Italia e all’estero. Lavora come consulente e art advisor per collezioni private e un fondo per l’arte.
Ciao. Sono ricca di famiglia, i miei sono galleristi da generazioni e stranamente io organizzo mostre d'arte e rassegne varie. Siccome questo periodo non c'ho un cazzo da fare m'hanno tirato dentro 'sta baracconata.

KAROL SUDOLSKI
Nato in Polonia, è cresciuto tra le montagne del Nord Italia. Vive a Milano da quando si è iscritto al Politecnico di Milano. Prima la scoperta della Fotogrammetria, la poetica e alienante resa della pelle umana scansionata e degli errori di digitalizzazione dei corpi. La musica (a partire da L I M a Mecna, fino ad arrivare a MAHMOOD) gli ha permesso di sperimentare e crescere liberamente. Poi ha incontrato il filtro Instagram di Valentino, che gli ha aperto le porte dell’AR. Gli piace giocare con un mix di errori digitali e di immagini che anni di mtv [che andrebbe scritto in maiuscolo] e videogiochi hanno incastrato nel suo cervello.
Salve, io sono il giovane un pò nerd che rappresenta la quota di giurati formati all'alta scuola dei Social. Non so bene che cosa faccio di lavoro, ma alla gente piace.
Però sono cresciuto tra le montagne e faccio il Poli a Milano... Chiedo scusa a lorsignori, ma sarebbero dati utili per capire cosa?

MAX CASACCI
Ha rotto il cazzo.

GIORGIO LI CALZI
Vedi sopra.

MARIA VALENTINA CHIRICO
È una cantante con un background barocco, classico e contemporaneo. Si è diplomata in Musica Vocale da Camera a Torino ed ha studiato a Berlino, New York e frequentato i Darmstädter Ferienkurse. Si è esibita in molti teatri e festival. Innammorata del suono dell’harmonium da quando era una bambina, incominciò a collezionare harmonium dimenticati nelle chiese o di musicisti più anziani. Ha iniziato a comporre musica per il teatro e cinema. Adesso scrive canzoni su animali, bambini, piante e sogni. Ha pubblicato una rivisitazione del tradizionale canto napoletano Quanno Nascette Ninno e una canzone originale su una poesia di Rainer Maria Rilke.
Io ho ascoltato tanto Bach, Mozart, Beethoven e Chopin, ma soprattutto Gué Pequeno.
Colleziono ocarine da quando ho visto Capitan Harlock, ho composto musica per far scappare i corvi dai campi, ma adesso scrivo di pulp ed ho rivisitato il tradizionale White Cristmas.
L'anno prossimo prendete pure me?

I giurati ovviamente non sono solo questi, ma apparentemente sembrano quasi delle persone competenti o con un background normale.
Devo dire che il logo (presumo ispirato dalla propagazione di un'onda sonora diffusa da due sorgenti) non é male, ma io lo avrei ruotato di 90° per sottolineare l'infinita incapacità di generare a Torino un qualcosa di decente.

martedì 22 febbraio 2022

Sanremo 2022: Quarta serata

 


Sinceramente ammetto che non avrei voluto farlo, ma la serata dei duetti dà sempre molte opportunità per sperare in una estinzione di massa del genere umano e quindi non ho potuto non guardarla.


Noemi: You make me feel (like a natural woman).
Mavaffanculo, allora sa ancora cantare! Un pò tanto nasale e con la presenza di un bel pò di birignao stilistici é un pò leziosa, ma il genere soul é la patria dei birignao stilistici.
Quindi il fatto che la canzone in gara é cantata dimmerda é una scelta di stile ben precisa, probabilmente per venire incontro la mahmooddismo imperante.

Giovanni Truppi con Vinicio Capossela e Mauro Pagani: Nella mia ora di libertà.
Truppi ha un pianolismo da quinta lezione ed un piano indie fatto di truciolato con viti a vista. Capossela sembra un gigante della musica al confronto. Scelta intelligente (e un pò paracula) quella di un brano praticamente recitato. Certo che far suonare l'armonica a Pagani é come far suonare i bonghi a Faso.

Yuman con Rita Marcotulli: My Way.
Le premesse per la sciagura ci sono tutte. Yuman non é nemmeno da corte marziale, ma si sente tanto l'uso di cantare (o meglio sospirare) soprattutto muezzim. Chissà se arriverà una dinamica prima della fine, pure quel vietcong di Cocciante ci riusciva...
Alla fine non é malaccio, tra Mario Biondi 3 ottave sopra e Cocciante in depre. E' diverso da Frank e tutti i suoi (spesso inutili) emuli, ma un diverso non necessariamente più brutto di un Brancaleoni.

Le Vibrazioni con Sophie e Vessicchio: Live and Let Die.
Vessicchio serve a suonare le prime battute probabilmente perché nessuno dei cialtroni sarebbe in grado di suonare qualcosa al pianoforte senza colorare i tasti. Sarebbe stato bello avessero attaccato entrambi i cantanti "Live and let die", ma purtroppo c'é quel che c'é. Energia nel bridger rock pari ad una pila AAA cinese dopo 3 anni di uso intensivo. Sto rimpiangendo i Guns'n'Roses.
L'ennesima brutta pagina di storia patria. Se poi il pubblico in sala acclama solo Vessicchio io una domanda me la farei...

Sangiovanni con Fiorella Mannoia: A muso duro.
Per favore, no. Oddio, voglio morire. Per carità, é carino che i giovani conoscano le canzoni vere, ma magari sarebbe bello che le capissero. Io a questro Topo Gigio meneghino avrei fatto cantare al massimo 44 gatti. Mannoia impeccabile con la sua solita spensierata allegria.
Particolarmente esilarante il passaggio in cui Sangiovanni canta: "Adesso dovrei fare le canzoni
Con i dosaggi esatti degli esperti
Magari poi vestirmi come un fesso
E fare il deficiente nei concerti"
E riesce a farlo stando serio vestito così:




Emma con Francesca Michielin: Baby one more time.
Forse abbiamo il primo arrangiamento della serata! Ma dopo il primo ritornello si ritorna all'originale. Le cantanti hanno delle qualità e la cosa si sente.

Gianni Morandi con Jovanotti: Medley dei loro successi.
Un applauso al grande sforzo messo in campo. Tanta energia e poco sbattimento. Peraltro é proprio un copia incolla fatto con Sibelius degli spartiti originali, in compenso la capacità di stare sul palco é altissima.

Elisa con Elena D'amario : What a Feeling.
Arrangiamento assente, pare abbiano messo la base su ciddì.
Menomale che la D'amario c'é, almeno si guarda qualcosa di bello e vagamente interessante. L'interpretazione di Elisa lascia abbastanza insoddisfatti.
Forse preferisco Elio con Mangoni.
Monumentale siparietto con il messaggio di Moroder da Los Angeles che augura buona fortuna ad Elisa per il festival circondato dagli Academy Awards e dai Gremmy. Ciao Stronzi, in bocca al lupo!!!!

Achille Lauro con Loredana Berté: Sei Bellissima.
La Berté assomiglia a Micky Rourke o il contrario?
Zero arrangiamento. Ovviamente Lauro non arriva al "Sei bellissima" e decide di recitarlo con un quadretto teatrale tipo adorazione dei magi del Beato Angelico.
La cosa impressionante é che alla fine, nonostante tutto la Bertè ancora ce la faccia ancora.

Matteo Romano con Malika Ayane: Your Song.
Romano continua a non potersi sentire, anche la Ayane non sembra in grande forma. Verso il finale va un pò meglio, almeno si capisce che stanno cantando. Arrangiamento: assente.

Irama con Gianluca Grignani: La mia storia tra le dita.
Pallidi tentativi di orchestrazione in apertura, poi skitarrate.
Grignani ormai sembra Jack Sparrow che si ingoiato Adelmo Fornaciari. Magari riuscire a cantare insieme le parole e non ognuno con i suoi tempi... Grignani va ricoverato, lui é molto meno dignitoso della Berté.
E poi Morgan si incazzava con Bugo...

Rettore e Ditonellapiaga: Nessuno mi può giudicare.
Rettore é improponibile, Ditonelculo sembra parecchio ad una cantante. Lei cantante non lo era nemmeno tanto 35 anni fa...

Iva Zanicchi: Canzone.
Pare ci sia dell'arrangiamento, bella la scelta di portare una canzone di Sanremo a Sanremo, ma l'omaggio a Milva ci poteva stare.
Poi, che cazzo, almeno una che sa cantare a 'sto festival ci doveva essere.

Ana Mena con Rocco Hunt: Medley.
Il Mondo: se non fosse così figa sarebbe mooolto boring.
Tra l'altro non canta manco male.
Poi purtroppo dove c'é la figa c'é il tamarro ed arriva il pernicioso rappunzo e si passa a Figli delle stelle.
Se mi lasci no vale é perfetta in mano alla Mena, dato che una vita me la sono sentita in italo/spagnolo. Peccato per il coso inutile in quota N.C.O.

La rappresentante di Lista con una serie di persone a caso (tali Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra): Be my baby.
Oddio, pare sia stata arrangiata... Poi che lo sia bene o male si può discuterne, ma almeno non é pari pari all'originale.
Scelta peraltro fuori dagli schemi, esecuzione funestata dagli inserti di elettricume.

Massimo Ranieri con Nek: Anna Verrà.
Buona esecuzione, pezzo non difficilissimo per carità, poca sincronia nel duetto in alcuni punti. Ma si fa ascoltare.
Persino Nek non dà fastidio. Ognuno un pò troppo per i cazzi suoi però.

Michele Bravi: Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi.
Un Bravi appena riesumato canta una delle cagate di Mogol/Battisti; vado a pisciare che é meglio.
Tornando dal cesso almeno ho capito di che é morto: ictus. Dato che non sono non canta, ma parla a frasi spezzettare.
Bella esecuzione, molto nel solco dello schifo dell'originale.

Mahmood e Blanco: Il cielo in una stanza.
"io vedi il cielo sopra qui"??? Assieme funzionano abbastanza bene, presi da soli sono una jattura.

Rkomi con i Calibro 35: Medley "Vasco '80".
Rkomi non riesco a sovrapporlo allo stile del rocker di Zocca, i Calibro 35 sono ottimi come sempre, ma con loro a disposizione si poteva sceglie di meglio per il medley (Fegato spappolato, Deviazioni, Cosa succede in città). Io avrei scelto Gli spari sopra, Colpa d'Alfredo o qualcosa di simile

Aka 7 con Arisa: Cambiare.
Partendo dal presupposto che a me Alex Baroni ha sempre fatto cagare il pezzo é aderente all'originale. Almeno il signor Aka 7 sa suonare il pianoforte, non capisco come uno che suona riesca ad esser stonato. Arisa ha ancora della voce nonostante tutto.
Dopo questo pezzo credo che le azioni dell'Alka Seltzer siano andate alle stelle.

Highsnob e Hu con Mister Rain: Mi sono innamorato di te.
Poveraccio, é morto... Lasciatelo stare.
Intro rappuzzata di codesto Mr. Rain con barre scritte apposta, poi comincia lo sciacallaggio di Lurch e della Sinéad O'Connor tatuata de noantri. Stavolta lei é peggio di lui.
Ansia, molta ansia... Che sciagura il dover dare una parvenza di gravità al nulla cosmico andando a riesumare il povero Tenco.

Dargen D'amico: La bambola.
Decisamente riarrangiata, credo sia stato fatto da Ennio Mozzicone...
Se la Pravo non é priva di difetti nel cantare, il nostro spavaldo Dargen non solo ha difetti di pronuncia, ma canta di merda.
Materiale per eco compatatore.

Giusy Ferrery con Andy (Bluvertigo, non Luotto): Io vivrò senza te.
E' esattamente quello che faccio io.
Ma nessuno le dirà mai "Sparisci, cagna maledetta!"??? E' terrificante, una esperienza da Abu Grahib.

Fabrizio Moro: Uomini soli.
L'analcoolico Moro canta i Pooh. Antiemetici qui, subito!
Almeno ha in qualche modo preso l'acuto.

Tananai con Rosa Chemical: A far l'amore comincia tu.
Almeno 'sta ennesima ricchiunata é stata ri arrangiata.
Per l'occasione alle immortali parole del Poeta Boncompagni sono state aggiunte delle strofe rappate dal signor Rosa Chemical.
Non c'é limite al peggio.

Almeno questo enorme spot traboccante spensierata frociaggine é giunto al termine.
R.I.P.

Classifica della serata:
1- Morandi
2- Mahmood e Blanco
3- Elisa

venerdì 4 febbraio 2022

Sanremo 2022: le prime due serate in breve

  



Sanremo 2022 e vai di nazionalpopolare, geriatria, afoni, sconosciuti, stonati figli di internet e talents e pipponi sociali un tanto al chilo.

Prima serata:
Giusy Ferreri: Miele
Merda sarebbe più appropriato.
Lei é inascoltabile a prescindere: dizione ripugnante, intonazione non pervenuta, estensione di una terza minore.
Il perché qualcuno riesca ad ascoltarla resta un mistero che la scienza non può spiegare. Voto: 4

Dargen d'Amico: Dove si balla
Lui é il primo della lunga lista di chi cazz'é della serata.
Orribile musica dance anni '80. Lui fa semplicemente pena, dovrebbe stare davanti ai negozi in Barriera di Milano con una fisarmonica a cantare "Marina" e prima o poi qualcuno farebbe giustizia per la musica.
Menzione speciale per il testo arguto e profondo basato su parole a casaccio:
                Quindi dove andiamo?
                Dove si balla
                Fottitene e balla
                Tra i rottami
Voto:3 ad essere generosi

Rkomi: Insuperabile
Un'ode al tonno? No, un bel riff stile Depeche Mode "sprecato" da un deficiente che canta robe di disimpegno e svago su una coupé a tuta velocità con la voce di Topo Gigio.
Peccato.
Voto 4,5

Ana Mena: Duecentomila ore
Echi di Gotan Project virati dance, testo abbastanza insipido, ma non ripugnante e "solo" di fisarmonica.
Lei canta con un percettibile accento spagnolo -dato che spagnola lo é- ed io mi chiedo perché una spagnola canti a Sanremo.
Almeno é decentemente intonata, poco afona e non affetta da enfisema cronico. E poi é piuttosto figa.
Voto: 6

Mahmood & Blanco: Brividi.
Ma non é un pezzo portato da Rossana Casale a Sanremo millemila anni fa? (Nel caso...)
Ah, no quello era nella categoria musica, questo é in quella immondizia indifferenziata.
Conati sarebbe più adeguato come titolo. E invece no...
Al di là della mia intolleranza a Mahmood in quanto tale e al piccolo Tiziano Ferro in erba, la canzone non é per niente male, e loro cantano meglio del previsto.
Pezzo sanremese, ma nemmeno troppo e comunque... se non qui dove?
Voto: 6.5

Massimo Ranieri: Lettera al di là del mare
Non amo lo stile teatrale nel cantare, ma il testo non é male e l'interpretazione non ha sbavature.
Voto: 7

Michele Bravi: Inverno dei fiori
Altro rantolatore con metriche a cavallo tra le battute.
Testo non disprezzabile, musica incolore, ritornello nella norma.
Voto: 5.5

La Rappresentante di Lista: Ciao ciao
Musica dance, ma piuttosto ben fatta. Testo non dei più orrendi, voce ed intonazione ci sono.
Voto: 6 (purtroppo)

Gianni Morandi: Apri tutte le porte
Al di là di tutto il pezzo non é male. Morandi sembra un pò incerto all'inizio, ma poi tiene botta.
Il testo é piuttosto povero, la musica un pò facile ma Morandi non é mai stato uno raffinato.
Una specie di fatti mandare dalla mamma 2022.
Voto: 6.5

Noemi: 'Ti amo non lo so dire
Una cantante su cui tanti anni fa avevo sperato, ma é stata mahmoodizzata da (troppo) tempo.
Pezzo anonimo, cantato bene da chi potrebbe fare meglio di così. Peccato.
Voto: 5.5

Yuman: Ora e qui
Oddio, ma Cocciante si é fatto clonare?
Il pezzo musicalmente me ne ricorda almeno un paio (soprattutto "Una settimana, un giorno").
Lui comunque non canta male, il timbro é meno topogigioso di molti altri anche se ogni tanto spara un pò a salve.
Alla fine non é per nulla male.
Voto 6.5

Achille Lauro: Domenica
La versione bionda tatuata e romana del Re Lucertola.
Almeno non ha il vocoder e non fa nemmeno poi tanto cagare come intonazione.
Testo imperscrutabile, musica da schitarrate sulla spiaggia. Coro gospel superfluo. Battesimo finale privo di significato ricavabile dal testo della canzone e quindi esibizione fine a sè stessa.
Voto: 5

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Seconda serata
Highsnob & Hu: Abbi cura di te
Tante parole per dire nulla. Molta atmosfera, poca intonazione e molta noia.
Voto: 4.5

Aka 7even: Perfetta così
Non so da dove esca 'sto qua, ma sta nella categoria Medioman. Testo apparentemente con strofe coerenti, musica da terza lezione di chitarra.
Niente di bello e nemmeno di brutto. Irrilevante.
Voto: 5.5

Irama: Ovunque sarai
Testo dignitoso, voce non proprio intonata anche se fintamente stentorea a tratti. Vestito orrendamente metrosexual come d'obbligo specialmente se sei un "giovane" per sottostare alla dittatura No Gender.
Voto: 6

Tananai: Sesso occasionale
Vabbé, ciao.
Questo come cazzo ci é arrivato qui? Lo ha sentito una giuria di sordi?
E' stonato al di là di ogni redenzione, il testo é puerile e fatto dei soliti pensierini da bambino ritardato di 7 anni. Come se una musichetta allegra potesse far scordare tutto lo schifo...
Irricevibile. Esigo un tribunale speciale.
Voto: 3

Fabrizio Moro: Sei tu
Dopo Tananai perfino una caccola come Moro pare un gigante.
Testo onesto e musica banalotta. Canto buono.
Voto: 6

Elisa: O forse sei tu
Dopo Moro sembra fatto apposta per creare dubbi...
Testo e musica dignitosi; interpretazione e voce oggettivamente buoni.
Voto: 7

Ditonellapiaga e Donatella Rettore: Chimica
Ditonellapiaga canta molto meglio di Rettore (non ci vuole molto).
Il pezzo é l'ennesimo energizzante su beat incalzante (di cassa e rullante, ma senza charleston) in stile "I Feel Love".
Non fa nemmeno troppo schifo, alla fine si lascia sentire.
Voto: 5

Iva Zanicchi: Voglio amarti
Opporcatroia, a 82 anni questa canta intonata e con espressività un pezzo che sebbene sia sanremese od style nel dna non suona troppo stantio e non é nemmeno frutto delle costruzioni armoniche di un sottomongolo analfabeta autodidatta di YouTube.
Il testo non é rivoluzionario, ma nemmeno tanto reazionario.
Voto: 7 (non ci credo manco io)

Matteo Romano: Virale
Ahhh, torniamo ai pensierini accozzati.
Stonato, se poi sei privo delle note basse evita di scendere là sotto. Esistono le trasposizioni, ma se questo é il meglio che si é potuto acchittare allora il problema é l'estensione inesistente.
Voto: 4

Emma: Ogni volta è così
Non c'é molto da dire un pezzo in stile Emma Marrone, testo e musica non entusiasmanti, voce buona.
Sono stupito dal direttore Francesca Michielin, io non pensavo fosse nemmeno in grado di dirigere la cottura della pasta...
Voto: 6

Le Vibrazioni: Tantissimo
Ommadonna, ma questi anni fa non erano così schifosi.
Sono irricevibili, il cantante é inascoltabile. Forse la musica non sarebbe male, ma non riesco a sentirla sotto le stonature.
Per essere come i Bee Geese non basta vestirsi e pettinarsi come loro, orridi cialtroni.
Voto: 4

Giovanni Truppi: Tuo padre, mia madre, Lucia
Bel timbro, per recitare però Sanremo non é il posto ideale. Purtroppo qui si 'canta' e le poche volte che il nostro buon Giovanni prova a cantare é un pò una tragedia.
Forse é un peccato perché nell'insieme potrebbe essere qualcosa di interessante.
Voto: 5

Sangiovanni: Farfalle
Alé un altro sconosciuto stonato con frasi sconclusionate assemblate alla rinfusa ed il ritornello energetico. Cheppalle lo schifo dei mille cloni intercambiabili...
Altro che farfalle, coccodrilli!
Voto: 4