Domenica 20/02 sono stato gentilmente omaggiato di due accrediti per il festival della sonorizzazione e del cinema a contenuto "musicale".
Al di là della programmazione di un documentario sulla più che inutile, dannosa dance italiana anni '80 che però va tanto di moda da un paio di anni almeno, di un documentario sulla Nuova Scuola Genovese in cui quattro rappers/trappers/inutili cazzoni che rubano l'ossigeno alle piante vengono presentati come gli eredi della vecchia scuola (orrore e raccapriccio) ci sono film e documentari sulla musica e sui musicisti che potrebbero avere qualche interesse per gli interessati.
Il mio pass era per vedere una sonorizzazione dal vivo di Inferno, film italiano del 1911 in cui viene narrato il viaggio di Dante all'inferno.
Il film non era tecnicamente male per i tempi in cui é stato girato, ma chiaramente a causa dei liniti temporali e tecnici risultava parecchio monotono nelle scene (gente che stava sdraiata in ammollo o si rotolava per terra) e spezzettato nella narrazione.
Con queste basi capisco che la sonorizzazione fosse abbastanza difficile da mettere su senza scadere nella monotonia dei temi, o in una bolgia di suoni ad effetto. Comunque non é stata male nemmeno la sonorizzazione e la mia ora me la sono passata senza guiardare l'orologio di continuo.
Il grosso ed endemico problema é sorto prima dell'inizio della proiezione, nel momento in cui mi sono approcciato al cinema Massimo con i 25 minuti di anticipo richiesti per sbrigare le procedure di accreditamento e controllo Green Pass.
Primo tentativo: mi metto in coda davanti alla fila che porta all'ingresso segnalato come "See You Sound", quando poi riesco ad interloquire con qualcuno dell'organizzazione durante il controllo del Green Pass mi viene detto che é la fila sbagliata e che gli accreditati fanno la fila lungo al muro ed entrano dalla porta all'estrema destra.
Mettere un cartello accreditati???
Secondo tentativo: vado all'estrema destra e dopo un pò aprono la porta (in faccia a noi che dobbiamo stringerci per passare tra la stessa e la transenna), mi controllano il Green Pass (e due) e mi fanno entrare nell'atrio in cui apprendo che non devo andare ala casa, ma ad un tavolino accanto alla porta dove viene controllato il mio nome sulla lista e quindi dato che "la sala non é ancora pronta per l'ingresso delle persone" anche se teoricamente mancano ormai poco più di 10 minuti all'ipotetico inizio del film vengo inviato di nuovo fuori, ma nella corsia centrale della coda.
Terzo tentativo: faccio la fila nella corsia centrale, intanto affluisce nel cinema delle gente che non so se vada a vedere il mio film o altro perché stranamente non si capisce un cazzo e tutto e chiaro e limpido come una fossa oceanica.
Ormai mancano cinque minuti e dopo aver chiesto se pensavano prima o poi di fare entrare anche noi diretti in sala 1, alla fine ci danno il via libera all'ingresso. Ovviamente dopo avermi controllato il Green Pass.
Ovviamente le persone alla porta erano tre e l'ultima di queste ha voluto a tutti costi avere il grande privilegio di scansionare il mio certificato...
In sostanza tre tentativi per andare a vedere un film in una festival, ormai l'autoproclamata l'organizzazione é giunta oltre all'abborracciato dilettantismo siamo alle vette dell'idiozia della totale mancanza di attività cerebrale in coloro i quali non hanno pensato a mettere anche solo dei cartelli per canalizzare e regolare i flussi e spiegare la procedura di accesso. Anche se poi a ben pensarci probabilmente i lobotomizzati fruitori non avrebbe comunque letto un cazzo e si sarebbero accatastati alla rinfusa in un unico bolo davanti alle porte.
Ma in fondo che ci si può aspettare da chi organizza un festival internazionale e sceglie dei simili fenomeni parastatali come giurati?
MATTHÌAS HARALDSSON
Matthìas Haraldsson (1994) è uno scrittore e performance artist che vive a Reykjavik, Islanda. Ha scritto, diretto e collaborato in numerosi spettacoli e performance. Ha rappresentato l’Islanda all’Eurovision Song Contest (e sticazzi?) col premiato collettivo anti-capitalista di arte performativa Hatari, che ha co-fondato, e nel frattempo è apparso nel documentario A Song Called Hate. Tale partecipazione ha fatto notizia in tutto il mondo. (ah beh, allora...)
DAVIDE "BOOSTA" DI LEO
Una parola é troppo.
PAOLA CUNIBERTI
Paola Cuniberti (1981) nasce a Torino passando la sua infanzia tra i vinili del fratello maggiore, i cartoni animati, Sanremo e il cortile. A 8 anni alla domanda "cosa vuoi fare da grande" rispondeva: "la produttrice musicale", non sapendo che dopo la laurea al DAMS, la sua vita sarebbe stata legata a doppio filo ai palchi, ai backstage e agli studi di registrazione. Dopo aver collaborato con artisti come Subsonica, Motel Connection, Baustelle, Afterhours, Arisa e Niccolò Fabi - solo per citarne alcuni - e dopo aver lavorato con moltissime e importanti realtà del settore a livello locale e internazionale. Dal 2012 è manager di Niccolò Fabi, dal 2015 è direttrice di produzione del Festival Jazz Re:Found e dal 2018 è nel direttivo del TYC e co-fondatrice di Off Topic, hub culturale della città di Torino. Dallo stesso anno, inoltre, collabora al Festival Apolide, di cui dal 2021 fa anche parte del direttivo dell’ente organizzatore.
In pratica, la favola del bambino che ascolta musica, poi collabora con una serie di mezze tacche fino a giungere al prestigioso Festival. Bucio di culo!
IOLE PELLION DI PERSANO
Curatrice, dal 2016 è direttrice e fondatrice di Recontemporary, di cui è anche presidente dell’associazione culturale dal 2018. Recontemporary nasce con l’obiettivo di comunicare l’arte contemporanea trami-te il video. Nata in una famiglia di galleristi, ha studiato Design e Comunicazione Visiva al Politecnico di Torino e ha completato gli studi presso Sotheby’s New York. Come curatrice ha realizzato diverse mostre in Italia e all’estero. Lavora come consulente e art advisor per collezioni private e un fondo per l’arte.
Ciao. Sono ricca di famiglia, i miei sono galleristi da generazioni e stranamente io organizzo mostre d'arte e rassegne varie. Siccome questo periodo non c'ho un cazzo da fare m'hanno tirato dentro 'sta baracconata.
KAROL SUDOLSKI
Nato in Polonia, è cresciuto tra le montagne del Nord Italia. Vive a Milano da quando si è iscritto al Politecnico di Milano. Prima la scoperta della Fotogrammetria, la poetica e alienante resa della pelle umana scansionata e degli errori di digitalizzazione dei corpi. La musica (a partire da L I M a Mecna, fino ad arrivare a MAHMOOD) gli ha permesso di sperimentare e crescere liberamente. Poi ha incontrato il filtro Instagram di Valentino, che gli ha aperto le porte dell’AR. Gli piace giocare con un mix di errori digitali e di immagini che anni di mtv [che andrebbe scritto in maiuscolo] e videogiochi hanno incastrato nel suo cervello.
Salve, io sono il giovane un pò nerd che rappresenta la quota di giurati formati all'alta scuola dei Social. Non so bene che cosa faccio di lavoro, ma alla gente piace.
Però sono cresciuto tra le montagne e faccio il Poli a Milano... Chiedo scusa a lorsignori, ma sarebbero dati utili per capire cosa?
MAX CASACCI
Ha rotto il cazzo.
GIORGIO LI CALZI
Vedi sopra.
MARIA VALENTINA CHIRICO
È una cantante con un background barocco, classico e contemporaneo. Si è diplomata in Musica Vocale da Camera a Torino ed ha studiato a Berlino, New York e frequentato i Darmstädter Ferienkurse. Si è esibita in molti teatri e festival. Innammorata del suono dell’harmonium da quando era una bambina, incominciò a collezionare harmonium dimenticati nelle chiese o di musicisti più anziani. Ha iniziato a comporre musica per il teatro e cinema. Adesso scrive canzoni su animali, bambini, piante e sogni. Ha pubblicato una rivisitazione del tradizionale canto napoletano Quanno Nascette Ninno e una canzone originale su una poesia di Rainer Maria Rilke.
Io ho ascoltato tanto Bach, Mozart, Beethoven e Chopin, ma soprattutto Gué Pequeno.
Colleziono ocarine da quando ho visto Capitan Harlock, ho composto musica per far scappare i corvi dai campi, ma adesso scrivo di pulp ed ho rivisitato il tradizionale White Cristmas.
L'anno prossimo prendete pure me?
I giurati ovviamente non sono solo questi, ma apparentemente sembrano quasi delle persone competenti o con un background normale.
Devo dire che il logo (presumo ispirato dalla propagazione di un'onda sonora diffusa da due sorgenti) non é male, ma io lo avrei ruotato di 90° per sottolineare l'infinita incapacità di generare a Torino un qualcosa di decente.