Piccola precisazione: questo é un post scritto a fine giugno dopo l'ondata di indignazione per le ordinanze della Appendino, mai pubblicato perché qualunquista e paternalistico. Ma siccome tra un mese riapriranno scuole ed atenei, io mi porto avanti sui futuri post pro e contro movida che inevitabilmente torneranno a galla come la merda nei tubi.
A leggere i social networks pare proprio che ogni torinese sia obbligato a scrivere qualcosa sulla vita notturna cittadina. Perciò non posso esentarmi dal fornire la mia opinione non richiesta.
Quando avevo vent'anni (sul finire degli anni '80) a Torino non era per nulla diffusa l'usanza di assembrarsi nelle piazze del proprio quartiere per fare notte fonda bevendo e facendo casino.
Facevano eccezione in piazza Vittorio Veneto il bar Flora ed il caffè Elena (che erano gli unici bar), mentre la piazza era tutta un parcheggio senza dehors e quindi priva di spazi di aggregazione.
Poi c'erano i Murazzi sui cui ho letto alcune descrizioni romantiche ed elegiache. In realtà i locali dei Murazzi erano fondamentalmente 2: Giancarlo e Dottor Sax. Lo spaccio era alla luce del sole (se così si può dire) e aggiungendo risse, accoltellamenti, blitz della polizia, a volte anche morti il quadretto delle affollatissime sere estive dei "Muri" di quegli anni diventa un pó meno bucolico e un pó più realistico.
Ciò detto, devo però ammettere che le condizioni medie in cui al mattino si presentavano i Murazzi erano leggermente migliori di quelle in cui versano Sansalvario o Piazza Santa Giulia. Un pó perché noi eravamo oggettivamente meno numerosi e un pó perché eravamo stati educati ad un maggior rispetto per gli altri e per gli spazi pubblici.
La colpa delle bottiglie di plastica o vetro che siano, dei bicchieri, delle confezioni di cibo da asporto e dell'odore di urina in alcuni angoli dei centri della vita notturna sta si in parte al Comune che ha fatto sparire i cassonetti e messo col contagocce i bidoni della spazzatura che son pieni alle 22, ma anche e soprattutto in chi ha un'età compresa tra i 45 e i 55 anni che non ha saputo/potuto/voluto educare i proprii figli, rendendoli così degli animali da branco miopi nei confronti del prossimo.
Perché anche noi a 20 si andava in giro, si passava a prendere una bottiglia di birra, poi ci si metteva magari anche suonare in piazza, ma si comprendeva che l'immondizia si buttava nel cassonetto o si metteva in auto e si buttava sotto casa perché a noi per primi avrebbe fatto schifo uscire al mattino e trovarsi sulla soglia di casa la merda degli altri e soprattutto si comprendeva che all'una di notte di una calda sera d'estate si poteva pure smettere di fare casino perché magari c'era chi cercava di dormire tenendo le finestre aperte.
Al di là di queste riflessioni dense di luoghi comuni, resta il fatto che ora Torino sta tentando di costruirsi un futuro post industriale e sta puntando anche a divenire polo universitario con il conseguente corollario di moltitudini di giovani sfaccendati che possono vivere Torino come fosse Barcellona senza che a Torino si sia ancora creata in entrambe le direzioni una cultura della vita notturna e quindi con tutte le conseguenze derivanti tra lo scontro di due esigenze tra di loro contrastanti: il diritto al divertimento (che non vuol necessariamente significare passere le serate lordi fino all'alba) e quello al sonno e al decoro (che non vuol dire dormire in un monastero benedettino).
Poi ci sono i miei preferiti: quelli che chiedono la legalità e poi affittano in nero a cifre pazzesche i monolocali agli studenti e quelli dei centri sociali (che ai miei tempi erano tutti figli di primari, avvocati, magistrati e simili che giocavano a fare i Bakunin) di cui da sempre mi domando da dove provengano i fondi per luce, acqua, gas, riscaldamento, manutenzione, banconi, spillatrici etc...
La realtà é che quando tutti hanno ragione, quando viene fomentata una spirale di rancori tra "poveracci" (operai e nottambuli, celerini e centri sociali) e nessuno si prende la briga di fare il famoso "passo indietro", di chiedere scusa per aver sbagliato o di cercare soluzioni di buon senso e condivisibili si gioca a fare la voce grossa e al muro contro muro.
Han fatto la solita cazzata di mettere una città gratuitamente a disposizione della dinastia Agnelli (la cui squadra possiede uno stadio di proprietà), organizzando male l'evento che con la complicità delle psicosi di massa indotte dai telegiornali é finito come tutti sappiamo?
Anziché chiedere scusa, promettere più vigilanza sugli abusivi (e magari anche sui locali regolari), più cestini piú vie di fuga libere e soprattutto che la Juve (come il Toro) le sue feste se le faccia coi soldi proprii a casa propria, si vieta il vetro dopo le 20, poi si usa la legge Minniti per istituire le ronde di polizia per verificare l'applicazione dell'ordinanza.
La polizia viene caricata da dei facinorosi? Ottimo, si aspetta una settimana e si torna in assetto antisommossa a restituire il favore.
Tutto ciò a me sembra, più che il sonno, il letargo della ragione. Di certo trovare una mediazione che accontenti tutti é improbabile, ma il compito delle istituzioni in casi come questo dovrebbe essere tentare di ottenere una civile convivenza tra i contendenti.
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