sabato 15 giugno 2019

Alba Jazz. E ci voleva tanto??

Alba Jazz Festival XIII edizione dal 6 al 9 giugno 2019

Quattro serate di concerti ed appuntamenti collaterali all'insegna del buon senso e dell'ecumenicità.

Prima serata 6 giugno: dopo l'aperitivo con piacevole sottofondo musicale fornito da Gabriele Ferian ed Alberto Gurrisi nel centro storico di Alba mi sono recato con ampio anticipo alla biglietteria del Teatro Sociale per acquistare il biglietto per gli Yellow Jackets e passare i controlli aeroportuali tipici del TJF.
Strano, ho pagato e mi han fatto entrare senza perquisizioni, metal detector o modulistica varia da compilare... Bah... Mi sono goduto meno il concerto perché ho passato tutto l tempo in allerta a controllare che non arrivassero delle autobomba nel pressi dell'ingresso o non ci fossero mimetizzati tra il pubblico guerriglieri dell'ISIS.
Concerto piacevole, loro non sono esattamente il mio genere preferito di jazz, ma dopo Arno Turbominchia & C. ho abbassato la soglia tra musica e rumore pernicioso. Comunque gli  YJ sono una band storica del filone fusion e non sempre passano così vicino a Torino.

Seconda serata 7 giugno Bosso - Ottolini Storyville Stories.
Ammetto che qui avevo un pò di paura perché il genere é esattamente il mio preferito e quindi la delusione era più che possibile. Leggendo poi che vi era una cantante il mio primo istinto é stato di restarmene a casa.
Poi - per fortuna- sono andato in Piazza Michele Ferrero in cui non o visto né tornelli, nè caavalli di frisia per delimitarne il perimetro... Che brutta cosa la vita in provincia, fuori dal mondo, lontani dai mezzi di informazione... ma a questi pacu qui glielo hanno detto che Cavour é morto? Lo sanno che non si possono più fare concerti n piazza perché non abbiamo abbastanza esercito e filo spinato pere difendere i Forti Alamo dalle orde di attentatori??
Comunque -sempre terrorizzato dalla minaccia terroristica- mi sono dedicato allo spettacolo; t utti i brani proposti (ad eccezione di uno) erano del periodo 1910-1926 e ben tre erano di W. C. Handy. Lo so che Storyville era stato chiuso nel 1917 e quindi si sarebbero dovuti fermare a quell'anno, ma rispetto a chi fa dixieland suonando Take the "A" Train loro sono inattaccabili....

La cantante Vanessa Tagliabue Yorke é stata un'autentica sorpresa, il primo pezzo eseguito era Beale Street Blues e lei lo ha cantato con stile e voce quasi da soprano leggero e di primo acchito mi sono infastidito per una interpretazione lirica di un capolavoro poco eseguito. Poi riflettendo sull'ascolto dei dischi dell'epoca effettivamente lo stile di canto degli anni '20 era fortemente influenzato dal "bel canto" italiano con stile lirico ed enfasi marcata e quindi -filologicamente- era una proposta accettabile. L'importante era che non tenesse questo registro per tutte le canzoni.
In compenso intonazione, proiezione, interpretazione personale e pronuncia inglese erano strabilianti in confronto alla media a cui sono abituato.

Il brano successivo é stato Si tu vois ma mère, cambio di registro interpretativo con l'utilizzo di un più consueto stile di canto jazz e pronuncia francese veramente buona. Minchia! Vuoi vedere che finalmente ho trovato una cantante che non peggiora le performances dei musicisti con cui suona??
Ottolini é un trombonista molto quotato e certamente portato per lo stile New Orleans tradizionale, un pò meno lo si può dire di Bosso che spesso negli assoli si lascia troppo spesso andare in sfoggi di tecnica e velocità inappropriati per il contesto musicale.

Gli altri brani (tipo Hesitation Blues) sono stati scelti con cura tra quelli meno conosciuti del repertorio tradizionale e proposti in modo rispettoso (Bosso a parte). La serata é volata ed io mi sarei davvero divertito se non fosse stato per le mandrie di luride bestie ignoranti che -con tutti i posti a disposizione- si sono dati appuntamento in Piazza Ferrero per:
portare i cani a fare amicizia tra di loro
portare i cazzo di neonati a fare un giro in passeggino,
far giocare i bambini a pallone
ritrovarsi a discutere i vari cazzi personali e di lavoro urlando perché egli stronzi stavano suonando mentre loro parlavano.
Una delle poche cose che ho sempre detto é che i concerti DEVONO essere a pagamento per poter tener lontano la traglia da che vuole godersi la musica.
Considerato poi che Piazza Ferrero é grossa come la piazzetta di un centro commerciale non sarebbe nemmeno stato difficile e dispendioso creare due accessi e transennare il resto del perimetro così da non farmi venire voglia di farmelo da me l'attentato in piazza.

Le altre due serate del festival non ho nemmeno pensato di considerarle, dato il genere di musica proposto (Rosario Buonaccorso 4tet e Omer Avital 5tet), ma non si può certo dire che per qualità delle offerte musicali e per diversità di generi non sia un Festival Jazz come dovrebbe essere fatto e non tipo quel miasmatico festival di Elettronica e Free che hanno partorito le brillanti menti torinesi.

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