VALENTINA NICOLOTTI & The Blues Hunters
venerdì 22 novembre ore 21:30
L’abbiamo vista su questo palco con Accordi Disaccordi, Duo Sole e tante Lindy Hop Night [mejcojoni!!]
Questa volta vestirà i panni della cantante soul [se proprio non se ne può fare a meno...]
Lei è…
VALENTINA NICOLOTTI
on stage w/ THE BLUES HUNTERS
Alessandro Chiappetta – Chitarra
Gianmaria Ferrario – Contrabbasso
Ciccio Brancato – Batteria
La voce sgargiante dell’affermata cantante torinese incontra il groove travolgente [ex-post direi Mururoa Style] dei “Blues Hunters” per un concerto vibrante di soul, blues e ritmo eccitante. Arrangiamenti originali dei brani degli autori contemporanei più famosi (S. Wonder, E. Spalding, A. Franklin).
Musica all’argento vivo!
Così recita la locandina ufficiale dell'evento, peraltro con toni particolarmente pacati. Quando si usano tali espedienti di marketing, di solito la merce venduta é di qualità scadente...
Stavolta io qui ci sono finito solo perché una persona ci teneva a cenare al JCT e poteva solo ieri sera, sennò la "sgargiante" ed "affermata" (!?!) cantante poteva pure restare a fare il bucato a casa sua.
Da dove cominciare??
Ma dalla "spumeggiante", dalla "sgargiante" Valentina Nicolotti, of course!
Lei si muove come una corista dell'Orchestra Tonya Todisco, saltellando e zampettando in giro per il palco e scusate se é poco.
Se le altre cantanti torinesi sembrano impagliate, lei si muove un pò troppo e con movimenti assurdi che manco Minnie Minoprio nei quadretti con Fred Bongusto si sarebbe sognata.
La caricatura della soubrette. Ma credo che abbia imparato il mestiere allo Zecchino d'Oro e da allora si sia cerebralmente cristallizzata su quel tipo di presenza scenica.
Purtroppo sul palco risulta più piacevole guardare Giacalone.
Ho detto tutto.
Potrei azzardare che una certa intonazione ce l'ha, anche se si sentiva veramente poco la sua voce. Lo scat (obbligatorio e di almeno due chorus) é il solito rigurgito rivoltante come vuole la consolidata prassi.
Discreta abilità di perdersi nelle strutture, rientro dai soli al cardiopalma
Pronuncia inglese non orrenda.
Per giunta, é abbastanza un cesso, quindi zero armi di distrazione.
Alessandro Chiappetta ha un bel tocco, molta tecnica e un discreto gusto delle frase.
Ma é un chitarrista affetto dal morbo del chitarrista: nel soundcheck ampli e chitarra col potenziometro a 2, on stage entrambi bloccati sul 10.
Ma in fondo perché sentire gli altri suonare quando si può sentire un chitarrista??
E che cazzo volete, sentire pure gli altri inutili strumenti che sono lì solo per fare il minimo numero sindacale di gente sul palco??
Se poi il megalomane a 6 corde ha una batteria di effetti da far impallidire i Pink Floyd e li vuole usare tutti (loop compreso) chi siamo noi per storcere il naso se su At Last l'enorme testa d'uovo sodo mi fa un assolo da far invidia ad Hendrix??
In definitiva, se gli strumenti elettrici sono la morte del jazz, i chitarristi sono quelli che piantano i chiodi nel coperchio della cassa.
Vuoi suonare la pianola Gem?? Ti compri una pianola Gem e non scassi il cazzo facendo suonare una semiacustica come una pianola. Considera che a me 25 anni fa faceva già cagare Pat Metheny...
Vuoi fare almeno 3 chorus di assolo, fai pure. Ma sappi che Stevie Ray è morto e quindi non si sentirà molto minacciato dal tuo display of power. Mentecatto.
Ciò detto, caro Chiappetta, avrei solo una richiesta: se questo é il tuo concetto di accompagnamento di una cantante e di musica jazz datti al paracadutismo, meglio se senza paracadute.
Gianmaria Ferrario pare che abbia suonato (io almeno gli vedevo muovere le dita). Si narra che talvolta addirittura si siano sentite delle note del basso sfuggire al muro sonoro della chitarra ed arrivare fino in sala. Il mio tavolo peraltro era attaccato al palco a meno di 2 metri dalla cantante, mi chiedo se almeno dietro la situazione acustica fosse meno drammatica.
Ciccio Brancato: chissà se la fissità dello sguardo tipica dell'ottuso l'ha mutuata da quello che certamente é il suo principale lavoro, cioé abbattere al mattatoio i ruminanti con un colpo di bacchetta in testa... Anche perché per fare le cancellate in ferro battuto ci va più delicatezza di quella che mette lui a suonare la batteria.
Sarà mica il batterista di Ligabue?? Solo bacchette, niente spazzole, niente rim. Solo pelli in centro e piatti lasciati risuonare a pieno volume.
Bravo. Così si fa. Petrini sarebbe fiero, io un pochino meno.
Perché il combinato disposto chitarra a palla e batteria pestata a sangue mi han fatto andare a male tutta la cena e nemmeno tutto lo scotch del JCT sarebbe bastato ad anestetizzare il dolore.
E non é che non c'abbia provato...
Repertorio bruttino, sciatto e scontato. Un accozzaglia di brani buttati lì in fretta ed alla rinfusa per fare serata.
Numero di prove effettuate prima della data: 1 e si sentiva.
Questo é l'esempio della serata musicale di merda che mi fa solo incazzare: gente che suona senza cognizione di causa, senza prove, senza qualità, senza rispetto per il pubblico e per la musica.
Almeno Vigliaturo é un incapace paraculato che parte da trash, ma rapidamente svolta nel tragicomico, loro no.
Schifo.
Merda.
Schifo della merda.
Allego i soliti samples ampiamente filtrati per normalizzare i livelli e rendere intelligibile 'sto concerto dei Motorhead.
Esempio di pregevole scat:
At Last (versione Vodoo Chile)
Su questo abominio bisogna spendere alcune parole di commento.
Da 0:0 a 2:46 canta la Nicolotti accompagnata dal gruppo.
Oddio... canta... diciamo che ha delle doglie cantate.
da 2:46 a 3:34 la prima tranche dell'assolo di Chiappetta, che però probabilmente a causa dell'assorbimento dei suoi 100 Watt e di quella centrale nucleare che spaccia per pedaliera multieffetto, manda -più unico che raro- in spegnimento l'impianto elettrico del Jazz Club.
In quel minuto che Edison gli ha dato per riflettere sui loro crimini non c'é stata alcuna epifania.
Quindi a 4:50 parte il delirio hendrixiano cui segue finale con altre doglie.
Summertime
Feelin' Good
JAZZ MAN VOICE (scritto proprio così)
novembre 20 @ 21:30 - 23:30
Il jazz e la voce maschile: un connubio delicato e vigoroso
Un progetto magistralmente [sic!] interpretato da:
Valerio Vigliaturo – Voce
Giuseppe Trivigno – Piano
Matteo Piras – Contrabbasso
Fabrizio Fiore – Batteria
Il repertorio è composto da standard blues, swing, be bop, bossa nova e latin di Duke Ellington, Dizzie Gillespie, Thelonious Monk, Carlos Jobim, Horace Silver, Dave Brubeck, Wayne Shorter e Miles Davis, nelle versioni interpretate dai grandi crooner e vocalist come Tonny Bennet, Jon Hendricks, Eddie Jefferson, Jamie Davis, Mark Murphy, Al Jarreau, Kevin Mahogany e Kurt Elling.
Vigliaturo é tornato ed é sempre gran festa.
Questa volta ha abbandonato gli ausili tecnologici e canta senza filtri.
Ha pure calato di un paio di tacche il livello della band, anche perché -sinceramente- far suonare con lui Gorlier, Liberti e Franciscone é come usare il Dom Perignon al posto dell'acqua nella vaschetta del cesso.
Purtroppo ha inspiegabilmente abbandonato anche il suo partner d'elezione Bonadé, uomo la cui sola presenza fa diventare la Count Basie Orchestra la banda dei "Civich" di Chianocco.
Il progetto denota grandi intenzioni: riscoprire le voci maschili nel repertorio jazz.
Grande assente nella serata: la voce maschile.
Vigliaturo sembra che canti dal Piazzale Fusi per quanto é appena percepibile ed é un vero peccato perché canta veramente male.
Ma male male... tipo che non tiene una nota lunga che sia una.
In compenso la sua pronuncia inglese é raccapricciante.
Però almeno non va a tempo.
Anche se quando si accorge di essere andato un pò lungo (o corto) l'aggiusta alla come viene viene.
Il nirvana dei merdaioli.
Il repertorio non é molto dissimile dall'Electric Jazz Experience, ma completamente focalizzato sul jazz tralasciando Prince, Hendrix et similia.
Tante, ma tante, ma proprio tante versioni di Al Jarreau di celebri standards fatte in modo approssimativo e con l'immancabile scat rivoltante che sembra essere obbligo di legge per ogni cantante su ogni fottuto brano.
Ospite acclamato e prestigiosissimo sul palco é addirittura il grandissimo Giovanni Grimaldi (l'insegnante della Jazz School e del nostro eroe) personaggio che definire sconosciuto é riduttivo.
Duetta come un vecchio gagà con il suo prestigioso pupillo sulle note di It will never be another you cantandola con tutti i cliché del vecchio crooner consumato (e pure un pò infrocito).
Disgustorama.
Siccome però il vecchio gagà almeno si sentiva quando cantava (segno che il problema é in Vigliaturo e non nell'impianto voce del locale) i musicisti gli han chiesto di fermarsi per un altro pezzo.
Mannaggia ai sandali di Gesù: All of me.
Con al traino tutto il repertorio di mossette e moine da cantante confidenziale della riviera di ponente degli anni '50. Schifo e scat.
La band non suona male, son tutti abbastanza precisi e dritti e nessuno sovrasta gli altri. Ragionevolmente buoni, fin troppo per il contesto generale.
Un particolare encomio va dato alla marea di parenti ed amici di Vigliaturo ed alla cerchia della Jazz School per riuscire ad applaudire ogni esecuzione (nel senso dei brani) restando seri.
Altro plauso alla massa di ragazzini bercianti ed alle due tavolate (di cena aziendale e di laurea) che hanno messo grande impegno nel chiacchierare a voce altissima dei cazzi proprii per tutti i pezzi e nello stare in pensoso silenzio appena la musica cessava.
Possiate morire male, fighetti universitari trendy ed ignoranti. Andatevela a bere a Sansa la vostra birra del cazzo, deiezioni di scarafaggio che siete.
A parte l'inutile parterre di perniciosi umani, la serata é stata meravigliosa, a sporadici tratti fin sublime.
Io sono uscito felice e soddisfatto come se avessi fatto bingo, una serata veramente trash come poche.
Vigliaturo si conferma genio a tutto tondo della performance canora, un Warhol dei nostri tempi.
Purtoppo non so se possa bastare per battere l'Eliza Wong 5tet alla Rusnenta perché qui i musicisti non hanno suonato male. Ma la Wong era ancora peggio di Viglia.
Se solo Bonadé fosse stato stasera al JCT avrei già potuto assegnare l'ambito premio Piramide di Merda per il peggior concerto del 2019 a Valerio Vigliaturo, invece c'é da vedere bene le immagini del fotofinish.
Accludo samples audio che -grazie alla massa di scarabei stercorari bipedi presenti in sala- ha una qualità ripugnante, ma se non si sente Vigliaturo non é colpa loro, é colpa di Madre Natura che non l'ha soffocato col rigurgito quando era in fasce.
All Blues
Caravan
It will never be... (feat Ciccio Formaggio)
All of Me (feat Ciccio Formaggio)
Take Five (bis)
A proposito di bis, vorrei solo pregare in futuro la direzione del JCT di evitare di mettere come primo brano in diffusione dopo la fine del concerto lo stesso eseguito 1 minuto prima.
Sentendo Paul Desmond mi é venuto da piangere per la commozione.
Martedì 5 novembre 2019 ore 21.30
Osteria Rabezzana
Il MJF presenta i
Nightdreamers che presentano Techné.
Io ovviamente mi sono recato all'Osteria verso le 22.20 in modo da evitarmi i 3/4 del concerto e vedere un pò l'aria che tirava.
L'aria che tirava in sala alla fine del concerto é quella del T.S.O. a cui dovrebbe essere sottoposto il Direttore Artistico del Festival Jazz di Moncalieri che -prima del bis- ha tenuto un primo breve sproloquio sulla grandiosità dell'evento organizzato e sull'assoluta eccellenza dei partecipanti.
Ad essere sincero sulle prime io pensavo che il botolo vestito da clochard fosse il parcheggiatore abusivo di Piazza del tritone mandato dal sindaco moncalierese a rappresentarlo degnamente, poi ho capito che invece mi trovavo di fronte ad Ugo Viola: il mentecatto artefice del cartellone di questa edizione.
Cartellone che peraltro presenta almeno 3 eventi a Torino, (non male per essere un festiva di Moncalieri), ma che penso possa essere il chiaro simbolo della lucidità mentale dell'attuale sistema di gestione musicale e non solo.
Il buon Viola si spertica nell'elogio della grandiosa serata al Teatro Regio di Torino che -stracolmo in ogni ordine di posti- per una volta é stato riempito dal Popolo del Jazz anche grazie alla grandiosa serata acchittata ad hoc.
E qui tenetevi perché io ho vacillato...
La trovata da Nobel é stata quella di inzuppare il pane nel 500° di Leonardo e proporre un concerto dal titolo "Leonardo ed il foglio perduto".
Ammetto di avere tutt'ora delle difficoltà nel connettere Leonardo da Vinci al Jazz, ma penso sia solo un mio personale limite cognitivo; ma ancora più interessante dell'enfasi posta sull'evento in sè é stata quella posta sui partecipanti di livello mondiale coinvolti nel progettone:
Filarmonica del Regio (la London aveva il tagliando al furgone);
Paolo Fresu (un terno al lotto, a volte fa cagare a volte é grandioso);
Albert Hera (su di lui torneremo dopo);
Fulvio Albano e i soliti figuri della Torino Jazz Orchestra (nientepòpòdimenoche...):
e -dulcis in fundo- Pino Insegno Voce Narrante (bucio de culo!! Pensa che sfiga se ci fosse capitato Giancarlo Giannini)
Io giuro che non riuscivo quasi più a respirare, ero già in apnea quando Viola ha continuato con la stessa enfasi a sciorinare praticamente tutto il programma del Festival giorno per giorno con l'entusiasmo ed il trasporto di uno che parla di una evento di portata storica.
Purtroppo ero in borghese e non ho registrato nulla, per cui devo affidarmi ai pochi ricordi dell'accaduto a causa delle svariate embolie da apnea che ho avuto per non scoppiare a ridere in faccia a 'sto minus habens.
Altre mirabilia dell'edizione 2019: per tre o quattro giorni consecutivi si terrà una roba che non ho capito esattamente che cosa sia condotta da Albert Hera (che é un conoscente di Viola), di cui ne parla come se gli avesse ripetutamente salvato la vita in guerra.
Metà musicista, metà filosofo, metà Maestro di Vita, metà Taumaturgo (una personalità troppo grande per avere solo due metà) il nostro Albert credo faccia una specie di seminario sulla voce in cui -come é stato più volte detto dallo stesso Viola- lui riesce a far esprimere con la voce anche persone con varie malattie tra cui autistici gravi che normalmente non parlano nemmeno.
Purtroppo il Divino Hera é presente in sala e temo si lascerà convincere a fare mostra di sé dopo il bis dei Nightdreamers.
Il 9 novembre si terrà l'imperdibile concerto di 4 studenti del Campus Jazz di Basilea e a seguire Emanuele Cisi in persona con il suo quartetto che -fattori climatici permettendo- partirà da Torino per andare a presentare il suo CD fino a Moncalieri.
Almeno stavolta non lo fanno suonare su una panchina in piazza Baden Baden (come avrebbero fatto al TJF), ma al Castello Reale.
Evento quantomeno Mondiale!!!
Mercoledì 13 un imperdibile concerto doppio al Jazz Club Torino per cui sono previste misure di sicurezza imponenti data la presenza di trio Chiappetta/Miele/Mascherpa e a seguire addirittura Venanzio Venditti da Roma.
Il Mecojoni é d'obbligo...
Giovedì 14 ci sarà l'evento clou del Festival in diretta interplanetaria, la serata Jazz/Rock Progressive (e qui ho davvero rischiato di alzargli le mani addosso).
Alle Limone Fonderie Teatrali (quasi a Nichelino) ci saranno prima i relitti umani degli Arti & Mestieri e poi gli avanzi degli Area.
Alla fine i due gruppi suoneranno insieme sullo stesso palco e pare che la cosa che abbia creato maggiormente preoccupazioni a Viola sia stato il canone di noleggio delle due batterie, visto che lo ha citato come grande ostacolo logistico superato tra mille peripezie.
Venerdì 15 assieme al cinquecentenario di Leonardo si festeggiano i 50 anni della Pro Loco di Moncalieri "che non é mica la solita Pro-Loco che organizza solo sagre..." infatti organizza 'sta merdata e la Festa del Beato Bernardo.
Nella splendida cornice delle Fonderie Limone verrà consegnato il premio alla carriera (ammesso che ne abbia mai avuta una) al grande jazzista Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso "che -forse, magari- ci farà anche sentire qualcosa".
Qualunque commento sarebbe vano.
Segue un bel concertino dei QuintoRigo che al jazz ci stanno come Monteverdi al Death Metal.
Poi, prima di parlare dell'ultima esclusiva mondiale del Festval, si ricorda di citare nel parterre di stelle internazionali del jazz presenti a Moncalieri Gegé Telesforo e quindi passa alla bomba finale: James Senese con i Napoli Centrale.
Come dice Viola (che ricordiamo non essere l'ultimo fesso, semmai il primo), "Senese é conosciuto per aver suonato con Pino Daniele, ma in realtà é Pino Daniele ad essere stato conosciuto per avere suonato con lui nei Napoli Centrale." Vabbé, se lo dice lui...
Dopo questa enorme puttanata (peraltro mi pare che Daniele abbia suonato il basso per poco più di due anni in quella formazione) lascia il posto al brutto bis dei Nightdreamers.
Ma poi torna alla carica portando sul palco tra il visibilio del pubblico di parenti in sala (almeno lo spero) il poliedrico Albert Hera.
Qui quest'ominide inutile si esibisce da solo in una serie di versi, muggiti e latrati orrendi e strazianti assortiti con accompagnamento di body percussion (peraltro pure elementare nella ritmica).
Garino e Sartoris si sono dati appena lui é salito sul palco, Stizzoli e Scopesi per motivi logistici non hanno fatto in tempo a mettersi in salvo ed ogni tanto vedevo gli sguardi del nostro Hero verso loro due come per indurli ad andargli dietro con il basso o la batteria ed i loro che sembravano stessero cercando di ricordarsi un impegno importante che in quel momento gli stava sfuggendo di mente.
Nel complesso una esibizione che definire orribile é pura piaggeria, io mi sono sinceramente rotto i coglioni di imbonitori e cialtroni vari che prima arringano le folle con discorsi motivazionali e di lotta contro l'appiattimento e l'abbruttimento culturale e poi si producono in simili esibizioni di pura cialtroneria.
Certo che se i Festival continuano a finire in mano a gente che produce dei cartelloni di merda musicale di questa foggia, io mi auguro che presto si estinguano tutti i festival jazz del Piemonte. Torino ci sta già lavorando da anni...
Di grande pregio anche la brochure del Festival, fulgido caso di eclissi totale di cervello o di splendido esempio di mimesi: provate a capire che questo é un festival jazz e non una mostra....
Questi qua sono riusciti a nascondere il logo meglio ancora dei loro colleghi del Torino Jazz Festiva 2019.
E non era assolutamente facile, onore al merito!!!