sabato 26 giugno 2021

TJJF 2021 No Eyes, ma soprattutto No Ears



EMANUELE CISI -  ROBERTA GAMBARINI FRANCESCA CORRIAS "NO EYES"

Emanuele Cisi   sax tenore
Dino Rubino   pianoforte
Rosario Bonaccorso   contrabbasso
Adam Pache   batteria

SPECIAL GUEST: Francesca Corrias   voce

Un atto d’amore per omaggiare uno dei massimi geni della storia del jazz e “inventori” del sax tenore, Lester Young.
Emanuele Cisi, in questa speciale occasione insieme a Francesca Corrias, prende ispirazione dal poema No Eyes dello scrittore beat David Meltzer, che utilizza lo slang unico e iconico di Young per evocarne il mondo espressivo, e ne mette in musica alcune liriche, con un gruppo “all-star”.
Emanuele Cisi è uno dei più importanti sassofonisti italiani, con una attività concertistica e discografica di rilievo internazionale.


Lo so, è colpa mia, visto che avevo già potuto sentire il CD No Eyes non avrei dovuto nemmeno pensare di andare a sentire il concerto. A mia discolpa posso dire che la presenza della Gambarini ha fatto molto per muovermi da casa e in fondo avevo anche la speranza che dopo 2 anni e che dal vivo magari qualche cosa sarebbe stata suonata leggermente diversa. Purtroppo no.
Io posso pensare che un tributo fatto negli anni 2000 a Lester Young possa non essere solo una serie di cover eseguite a pappagallo, ma non posso accettare in nome dello stesso rispetto che so perfettamente che Cisi ha per il Presidente, che ci siano continue contaminazioni be-bop se non quasi free. praticamente tutti gli assoli non avevano nulla a che vedere con lo stile misurato e armonico delle frasi di Young, erano quasi tutti dei pastrocchi di note fuori dalle griglie che al secondo korus producevano un effetto sgradevole sul mio sistema nervoso.

Sì badi bene che io non sto mettendo in discussione il talento dei singoli musicisti e nemmeno la loro bravura individuale, sto solo dicendo che come hanno suonato quello che hanno suonato era per me insopportabile è totalmente antipodico rispetto a quello che era il linguaggio a cui facevano riferimento.

Altro discorso è quello dell’ Inutile Sarda, su di lei nutro qualche lieve dubbio anche sul talento, oltre che sul suo stato di salute mentale e sulla sua mimica durante le esibizioni.

E’ mai possibile che le cantanti oramai si dividano in soli due gruppi, le impalate sul palco e quelle che accompagnano il proprio canto con gesti della mano come se dicessero quanto sono alti i loro fratelli o con gesti simili? 

Davvero apprezzabile il pianista/flicornista Rubino che ha dato un buono sfoggio di inutile tecnica, inutile perché come per Cisi applicata male nel contesto Lester Young, é un pò come se io facessi un tributo a Paul McCartney scrivendo pezzi di Epic Metal, magari dovrei rivedere i miei maestri ispiratori o fare pace col cervello.

Il batterista era perfetto per una serata su Art Blackey, pestava e suonava bello presente in gran stile be-bop, Il contrabbassista era leggermente sotto di suono, ma quel che ho sentito era un pò tanto moderno, ma non così tanto oltre.

La cosa che mi ha colpito, ma credo sia soprattutto colpa del lockdown , é che spesso sax e tromba non erano all’unisono e da dei musicisti di quel livello non me lo aspetterei.

Il fatto che lo fosse abbastanza regolarmente anche l’Inutile Sarda non fa certo notizia, ma lei é diversamente musicista.

Io in tutta la serata ho applaudito (e poco) solo al bis, per il resto sono rimasto impalato tipo statua di sale davanti all’orrore per tutta la serata e grazie alla mascherina le smorfie di dolore per i passaggi più arditi sono state celate.

Nemmeno il vestito da gelataio di Cisi o le pose metrosexual di Rubino sono riuscite a farmi fare una risata.

Per quanto mi riguarda Cisi ha sputato sulla tomba di Lester Young e l’Inutile Sarda ci ha defecato, certificando questo come il peggior Torino Jinxed Jazz Festiva di sempre.

Magari Damilano farà una cosa buona e staccherà la spina al mostro.


martedì 22 giugno 2021

TJJF 2021 Erios Junior Big Band





Ieri alle ore 15 è andato in scena al conservatorio Giuseppe Verdi uno dei due concerti del Torino Jinxed Festival 2021 a cui ho deciso che poteva non essere devastante per la mia salute partecipare punto si è esibita la Erios Junior Big Band di Vigliano Biellese con la partecipazione di Joan chamorro al sax baritono. io distinguerei in questa recensione La parte speculativa da quella operativa punto dal punto di vista speculativo Sia lode al progetto che fa partecipare ragazzi dai 7 ai 20 anni di età ad una scuola che mette loro a disposizione l'esperienza della musica. Anche l'idea di rivolgersi alla San Andreu di Chamorro per degli scambi di musicisti e di partiture e molto buona e denota da una parte un po' di ruffianeria e dall'altra l'intelligenza e l'umiltà di appoggiarsi a qualcuno che ha già saputo costruire qualcosa e attingere alla sua esperienza.

Per tutti questi motivi il lavoro che fanno a Vigliano é più che meritorio e andrebbe fatto in molti altri posti, primo fra tutti il Centro di Formazione Musicale della città di Torino che potrebbe smetterla di guardare sempre e solo al suo ombelico e provare a far rete con altre istituzioni omologhe.

Purtroppo però la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni ed il risultato finale è apparso carino nella sua romanticità, ma molto povero dal punto di vista della qualità delle esecuzioni.

E non cominciamo a dire che sono ragazzini e che quindi poverini e che quindi diamogli spazio e che quindi si faranno e che quindi... perché la risposta è invariabilmente Esticazzi.
Esistono molteplici formazioni di ragazzi in quell'arco di età sparse per tutto il mondo e senza andare a tirar fuori le big band dei college americani finaliste dei vari eventi, basti pensare alla San Andreu che é attiva dal 2012 e alla Tommy Smith Young Orchestra che é in attività dal 2010, per cui sarebbe ora di cominciare a prenderci le responsabilità e dichiarare che non siamo in grado per motivi vari e anche accettabili di formare in modo continuativo e qualitativo dei giovani avvicinandoli alla musica in generale e al Jazz in particolare.

Ma veniamo alla cronaca del pomeriggio. Fortunatamente il concerto comincia in perfetto orario ed è già una gran bella cosa, forse una delle poche se non l’unica.

Si incomincia con Portrait of Louis Armstrong di Duke Ellington. Tralasciando una stecca del solista sul tema la sezione ritmica appare dominata da un batterista privo di swing mentre la sezione fiati non è sempre perfettamente legata.

Viene introdotto Chamorro che insieme al trombonista esegue Bernie's Tune. Il pezzo di per sé non è nemmeno brutto, Chamorro fa un bel solo, ma restano i problemi di sezione ritmica e il fastidioso assolo di trombone alla Begonia (ma con meno tecnica) non giova di certo.

Si passa al prossimo brano che è Skylark sempre con Chamorro e sempre carino ma non bello, pur con un cambio di batterista il problema permane e né il bassista, né il pianista (molto rigido) e ancor meno i due chitarristi che non si sentivano per nulla hanno potuto fare qualcosa per bilanciare la situazione.

Il prossimo brano è Isfahan di Billy Strayhorn e viene eseguito al contralto dal figlio d'arte Tommaso Profeta. Il pezzo è uguale alla versione della Far East Suite quindi non avendo nessuna parte improvvisata ed essendo una ballata è l'unico pezzo finora in grado di essere davvero apprezzabile nonostante qualche sbavatura tecnica sui glissati ascendenti e la batteria.

Poi viene annunciato l'introduzione della novità delle cantanti nella Erios Big Band e viene suonata ‘S Wonderful di Gerswin. La cantante non è nemmeno troppo male anche se l'avrei preferita un po' più vestita, ma il timbro non è brutto e non canta troppo meccanicamente anche se ha qualche problema con gli attacchi specialmente dopo i soli, ma d'altronde se avesse attitudini musicali non farebbe la cantante.

La seconda cantante proposta canta Close to You di Burt Bacharach, sebbene un po' più incerta specialmente agli inizi a me è piaciuta anche più dell'altra. Meno scollacciata e scosciata ma con una migliore attitudine al palco, una maggiore attenzione all'orchestra che però é quel che é, specialmente nei soli .

Ritorna sul palco Chamorro e sprofondiamo in Gibraltar di Freddie Hubbard, sostanzialmente l'anticipazione della musica unza degli anni '80

Segue un pezzo di Thelonious Monk che mi sono ben guardato dal ricordarmi come si intitolasse
... e siccome le disgrazie non vengono mai da sole mi sono fatto anche i miei due bei coglioni con Naima di Coltrane.

Poi, dato che la Erios una ne fa e cento ne pensa, ha introdotto da un anno anche una scuola di Archi Jazz (qualunque cosa ciò voglia dire). Pertanto ci sorbiamo anche il quartetto d'archi con la sola sezione ritmica ad eseguire Embraceable You.

Al di là del fatto che mi è parso ci fosse uno strumento leggermente stonato (forse il violoncello) e che l'arrangiamento fosse vagamente cacofonico in alcuni punti resta il fatto che questa roba a me piace ma fino ad un certo punto perché è un attimo scivolare nella musica di sottofondo da ricevimento priva di spessore.

Anche questo passa e all'annuncio di Doxie di Sonny Rollins sarei tentato di alzarmi e andarmene, ma stoicamente resto.

Così da potermi sorbire l'angolo della tenerezza democristiana per i bambini che si esibiscono. Si tratta di due bambini che non sono sicuro siano del tutto presenti a sé stessi e che non siano lì solo per volontà di terzi. Suonano una roba che ho contestualmente dimentica ad ogni nota eseguita perdendomi nello sguardo sbarrato dei due ragazzini di 7 e 10 anni che parevano declamassero la poesia imparata a memoria per Natale.

Assisto al penultimo pezzo in programma che è Tisket a Tasket nell'esatta versione dell'orchestra di Chick Webb e cantata dal trio formato dalle due cantanti già viste e dalla loro insegnante. Anche qui trattandosi di esecuzione da spartito senza svolazzi di arrangiamento a posteriori il risultato è soddisfacente è a tratti persino godibile al netto di un pò di scivoloni. Godibile specie per chi come me ha un occhio di riguardo per le cose vintage in stile Trio Lescano.

Chiude il concerto un pezzo originale di Chamorro: Baritone Saxophone che è caruccio, ma senza grandi guizzi di genialità.

Veramente bella ed edificante la cacciata dei musicisti dal palco da parte dello staff senza nemmeno lasciargli eseguire il bis richiesto perché non c'è tempo e devono sgombrare il palco anche se non si sa per quale motivo visto che i tempi sono stati rispettati e che dopo non c'è nessun altro spettacolo.

Complimenti all'organizzazione, as usual.

domenica 20 giugno 2021

I fatti mi danno ragione

  


Alla fine il jazz si é estinto. Vabbè, é andata così.

Uno dei pochi locali in Torino che si poteva chiamare Jazz Club é serenamente mancato all'affetto dei suoi cari.

Il JCT era da tempo malato di svariate patologie, principalmente primadonnismo e consortilismo che sono un pò la causa prima di questo tracollo. I musicisti anziché confederarsi alla fine si sono divisi, azzuffati e svenduti per avere visibilità e date generando una atomizzazione che ha fatto il gioco di chi punta più a gestire un affare che un club a sfondo culturale.

Nelle ultime settimane all'annuncio della riapertura sotto la bandiera del CUTRE si sono scatenati i fan del "vecchio" Club e lo capisco, ma questi utenti (spesso musicisti) quando la vecchia gestione Albano faceva il bello ed il cattivo tempo chiudendo un club a mezzanotte (se non prima) non mi pare avessero gridato allo scandalo. Come mai?
Ho letto dei commenti nei post semplicemente ridicoli, "...dovrebbero cambiare nome per il rispetto di un genere musicale che ha reso Torino prima in Europa..." Le matte risate!!!
Che debbano cambiare nome mi pare corretto per il semplice motivo che se io andassi a Toronto ed entrassi in un locale con l'insegna Jazz Club non mi aspetterei delle scene come questa (ringrazio il Sig. Stolfi per il link) o degli avanzi di Fargetta che fanno dj set di musica di merda, anzi di merdissima.
E' semplicemente da pisciarsi sotto dalle risate l'affermazione che Torino sia la Capitale Europea del Jazz, basti pensare a Londra Stoccolma, e Parigi che hanno una vita, una vitalità ed un'attrattiva per il jazzisti internazionali nemmeno paragonabile a quella di Torino, la capitale di 'sto cazzo. 

"... da quando é diventato ristorante ha perso tutta la bella atmosfera dei concerti..." Il JCT é stato un ristorante già da molti anni e lo é giustamente. Secondo il mio punto di vista un jazz club deve avere un ristorate, in fondo dal Cotton in avanti quasi tutti i locali jazz hanno tavolini in cui consumare.
Altra cosa é mettere il ristorante al centro della gestione o lasciare che gli avventori ignoranti disturbino i concerti, quelli vanno presi per la pelle de culo e buttati fuori.

Io comunque mi chiedo chi abbia affidato al CUTRE la gestione se abbia visto il senso civico e la profonda cultura che esso veicola di cui questi sono solo dei miseri esempi in confronto a tutto il campionario dello squallido degrado umano che si può trovare sulla pagina Facebook ufficiale:

 


Si capisce quindi quale sia la mission culturale del CUTRE: l'acoolismo.
Intendiamoci, cosa in generale più che degna, ma che non va proprio del tutto d'accordo con la gestione di un locale che avrebbe anche a che vedere con la musica Jazz, anche se a pensarci meglio pure prima non é che il jazz fosse signore incontrastato del locale, altrimenti non si spiegherebbero gli appuntamenti fissi con Jazz Rapsody Collective, con i T.U.N. ed altri gruppi tipo i Mizookstra che con il jazz nulla hanno a che vedere.

Per completezza dell'informazione pubblico qui sotto l'articolo che La Stampa del 18 giugno ha pubblicato al riguardo della polemica mediatica e giudiziaria che ruota attorno a quel nulla che da un pò di anni chiamiamo JCT.



venerdì 4 giugno 2021

Riflessione sul cartellone del TJF 2021

 


“Io credo che la cosa più onorevole per la nostra specie sia rifiutare la programmazione, smetterla di riprodurci, procedere mano nella mano verso l’estinzione… un’ultima mezzanotte in cui fratelli e sorelle rinunciano ad un trattamento iniquo.” [Rust – True Detective St.1]


Sarebbe ora di smetterla con questo accanimento, il jazz a Torino é morto per mancanza di Jazzisti, di cultura jazz e di soldi.
Non mi esprimo sul resto della penisola, ma sono pessimista.
E' una assurda presa in giro del pubblico, dei musicisti, degli investitori e di sé stessi continuare a gabellare questo pastone per maiali che ogni anno viene cucinato per un festival di jazz.
Facciamo altro, torniamo a fare Experimenta, che male di certo non fa e non tenta di spacciare il tavolino a tre gambe che balla durante una seduta spiritica per scienza.

Non é che tutto quello che non si capisce che cazzo é, ma non é pop, rock, classica, lirica, blues deve essere jazz.
Un concerto di PC del 1990 che fanno rumori non é musica, é rumore.
Resta da vedere se più fastidioso di A Love Supreme, ma é rumore e non musica e tantomeno jazz.
Al limite é industriale o elettronica, ma chi lo spiega a Borotti, Li Calzi, Appendino e a tutto il circo equestre che siede in Sala Rossa con in testa la Leon che non distinguerebbe un pianoforte da un vaso di gerani fioriti?

Casomai ci fosse bisogno di prove a sostegno metto due video fatti più o meno nello stesso periodo (fine 2020) da due gruppi di nuove leve della musica jazz di Torino e di New York.
Tralasciando che uno é registrato come sessione in studio e l'altro in un appartamento durante la diretta con ospiti casuali di passaggio che veniva effettuata ogni lunedì, invito ad ascoltare da capo a coda 
Margherita Piumatti



 e quindi una formazione identica: Emmett Cohen Trio.



Dopodiché marciamo tutti serenamente tenendoci per mano verso l'estinzione, soprattutto dei sedicenti Jazz Festival.