“Io credo che la cosa più onorevole per la nostra specie sia rifiutare la programmazione, smetterla di riprodurci, procedere mano nella mano verso l’estinzione… un’ultima mezzanotte in cui fratelli e sorelle rinunciano ad un trattamento iniquo.” [Rust – True Detective St.1]
Sarebbe ora di smetterla con questo accanimento, il jazz a Torino é morto per mancanza di Jazzisti, di cultura jazz e di soldi.
Non mi esprimo sul resto della penisola, ma sono pessimista.
E' una assurda presa in giro del pubblico, dei musicisti, degli investitori e di sé stessi continuare a gabellare questo pastone per maiali che ogni anno viene cucinato per un festival di jazz.
Facciamo altro, torniamo a fare Experimenta, che male di certo non fa e non tenta di spacciare il tavolino a tre gambe che balla durante una seduta spiritica per scienza.
Non é che tutto quello che non si capisce che cazzo é, ma non é pop, rock, classica, lirica, blues deve essere jazz.
Un concerto di PC del 1990 che fanno rumori non é musica, é rumore.
Resta da vedere se più fastidioso di A Love Supreme, ma é rumore e non musica e tantomeno jazz.
Al limite é industriale o elettronica, ma chi lo spiega a Borotti, Li Calzi, Appendino e a tutto il circo equestre che siede in Sala Rossa con in testa la Leon che non distinguerebbe un pianoforte da un vaso di gerani fioriti?
Casomai ci fosse bisogno di prove a sostegno metto due video fatti più o meno nello stesso periodo (fine 2020) da due gruppi di nuove leve della musica jazz di Torino e di New York.
Tralasciando che uno é registrato come sessione in studio e l'altro in un appartamento durante la diretta con ospiti casuali di passaggio che veniva effettuata ogni lunedì, invito ad ascoltare da capo a coda
Margherita Piumatti
e quindi una formazione identica: Emmett Cohen Trio.
Dopodiché marciamo tutti serenamente tenendoci per mano verso l'estinzione, soprattutto dei sedicenti Jazz Festival.

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