The Mad Dog Social Club
giovedì 19 dicembre ore 21,30
Jam Session è il concetto cardine di questa serata esclusiva che vede cimentarsi sul palco del Mad Dog alcuni dei migliori musicisti della scena jazzistica torinese, e non solo. Dedicata in particolare alle voci, la session è ideata e coordinata dalla giovane e brillante cantante Giulia Damico. Tutti i vocalist e musicisti che vogliono partecipare sono invitati a comunicarlo sull'evento.
Giulia Damico voce
Alessandro Chiappetta chitarra
Michele Anelli contrabbasso
Francesca Remigi batteria
La serata inizia con quasi un'ora di ritardo. Male. Molto male. In sala ad uno dei tavoli c'é pure una coppia che s'é portata dietro il cagnolino Modello Pierugo demmerda che non ha mancato di abbaiare durante le esibizioni.
Per carità al Mad Dog credo sia ossimorico vietare l'accesso ai cani (e poi chi ci va più a cantare?), ma almeno li potevano mettere nell'altra sala dove la musica non si sente tanto forte.
A peggiorare ulteriormente la situazione di una sala con un cane, 38° C ed una umidità da Laos sono arrivati a sedersi di fronte a me una coppia di cinquantenni ubriachi che han passato il tempo a bere alcoolici e pomiciare. Tra un pomicio e l'altro ampio spazio é stato dato alle chiacchiere sui non richiesti cazzi loro, con un tono talmente alto che persino nella sala un paio di persone hanno cominciato a lamentarsi e a zittirli.
Che schifo. Ma se hai caricato un'allegra signora propensa a divertirsi, devi proprio portarla in un locale in cui suonano?
E chissenefrega se hai cenato nel locale accanto al Mad e quindi era il posto più comodo e se sei amico del gestore, devi andartene affanculo iin un Motel Agip e non rompere i coglioni alla comunità umana.
Purtroppo la serata é stata piuttosto deludente, Chiappetta ha tenuto il suo metro di pedaliera a riposo praticamente sempre, Giulia (scat ed inglese a parte) ho l'impressione che migliori a forza di esercizi ed esibizioni, Michele Anelli (il Sai Baba del free jazz di 'sto cazzo) non so se sia bravo o se sia lui che crede di esserlo, ma essendo amante del free a me non può che far cagare.
Menzione di stramerito alla giovanissima batterista Francesca Remigi, pur non figa é davvero brava. Se non si rovina questa mi diventa una capace di superare Ruggieri e Franciscone. Leggera, poco invadente, bel suono, poco sfoggio, buon drive. C'é, ma non si fa sentire troppo. E' ancora un pò acerba ed incerta, ma ci sta. A volte l'hanno lasciata un pò da sola senza darle delle dritte sui giri di soli, sui rientri e sugli scambi; lei cercava di avere informazioni, ma gli altri guardavano altrove. Un pò é colpa sue e un bel pò degli altri sul palco.
Primo pezzo: Take the "A" Train. Non male, anzi piacevole.
Secondo pezzo: Art Déco. A tratti pare Jazz e a tratti una merda di Don Cherry (presumo pseudonimo di Don King quando si dava alla musica assieme a Ornette Coleman).
Giulia annuncia che poscia eseguiranno i due brani natalizi in scaletta anche perché "mancano 4 giorni al Natale". Il 19 dicembre??? Va bene, non ce la può fare. E' cantante.
Il primo pezzo natalizio giuro che non l'ho riconosciuto, il che é un bene. Almeno non sono le solite torronate di minchia. Però mi é parso che ci fossero delle incertezze ritmiche lungo tutto il pezzo. Ma magari era un pezzo free e io no l'ho capito.
Secondo pezzo di Natale: Santa Claus is coming to town. Non male, tutto fatto a norma.
Quinto pezzo: non so, credo si chiamasse Schifo Free. Anelli ha rotto il cazzo con la sua fissa per la merda, se la mangi lui la sua musica free. Sembrava un incrocio tra una fabbrica di profilati in acciaio in pieno lavoro ed un incidente ferroviario.
Roba da intellettualoide comunista anni '70, mi sentivo tanto nell'episodio del concerto di musica contemporanea di "Dove vai in vacanza?".
Ingiudicabile. Rogo purificatore.
Ultimo pezzo prima della pausa pre-jam: Honeysuck Rose. Sarebbe stato molto più carino se Chiappetta avesse preso la tonalità giusta per l'intro, ma se l'é cavata lo stesso, Tanto é Jazz, anzi ad Anelli credo sia pure piaciuta la sostituzione.
Non so se ci sia stato un aumento di volumi nella band, ma ho avuto la netta impressione che la voce di Giulia fosse un pò calata di intensità. Ad ogni modo l'hanno portata a casa con dignità.
Parte la Jam
Cambio di chitarrista (non so il nome, lo chiamerei Mortimer per l'atteggiamento) e di Contrabbassista. Anelli si cava finalmente dal cazzo e torna bello free come l'aria ed al suo posto si mette Enrico Ciampini che fa meno free e più note in griglia.
Cantante a me ignoto che canta Beatiful Love e -per acclamazione- un altro pezzo. Lui non é malissimo, oddio, pare Chet Baker... nel senso che é molto più che un cantante confidenziale, é un cantante da cabina del telefono.
Almeno é moderatamente intonato, va a tempo e non si perde nelle strutture.
Il secondo pezzo non l'ho saputo riconoscere, una ballad decente.
Cambio di cantante e sale sul palco Claudio Prunotto, si aggiunge un pianista, nonostante la perplessità di Mortimer alla chitarra.
Il monumentale Prunotto scegli di cantare quello che lui chiama "la sigla delle nostre jam sessions": The Flinstones. Genio!
Inutile recensire. Prunotto va preso a scatola chiusa.
Cambio al contrabbasso, esce Ciampini ed arriva un ragazzo ignoto, viene cambiata la batterista con un ragazzo (Marco) che scommetto é allievo prediletto di Petrini. Non ha smesso di suonare in ogni secondo qualunque cosa gli capitasse a tiro. Che possa essere dannato a suonare The Cute per l'eternità.
Alla voce il buon Max Giglio, che canta una delle indistinguibili ed intercambiabili canzoni natalizie.
Almeno non é una delle solite 6 o 7. Un pò troppa batteria, ma buona riuscita, Max canta abbastanza bene ed ha un bel timbro.
Dopo Max arriva il momento allegorico: Fabio Giacalone che invita con lui Prunotto per il "Format Singin' in duo", ovvero: lui canta e Claudio fa lo scat. Mi pare un'equa ripartizione dei compiti in chiave funzionalista.
La canzone scelta é One of those things di Porter.
Alla fine Giacalone rimane uno dei migliori performers in città, non canta male, ha una pronuncia inglese buona e una certa presenza scenica. Fosse solo un pò meno il gay stereotipato nelle movenze potrebbe anche essere una piacevole esperienza ascoltarlo cantare.
Cambio al contrabbasso via il ragazzino, sale.. oddio... sale... s'inerpica in scena un topo muschiato di nome Sara, alta come un bidet che costringe Anelli a prendere la chiave per togliere il puntale al basso.
Alla voce tale Iris. Costei di voce ne ha, a volte pure troppa se non impara ad allontanare il microfono quando da la "stura" alla potenza di petto. Io ero in prima fila e un pò di fastidio alle orecchie l'ho avuto. Nel complesso non male, intonazione da mettere a punto, controllo a volte difficoltoso, tuttavia nel complesso non ho sofferto particolarmente (acufene e batteria a parte). Non so che tonalità abbia scelto, ma alla fine il chitarrista s'é defilato e gli altri sono stati 3 minuti prima di iniziare. Il tutto per una monkata: 'round midnight.
Finalone col blues in fa ('naltra monkata e poi dopo tutti i soli giro di C Jam Blues senza avvisare alcuni componenti della band che hanno proseguito a monkare) e tutti i canarini sul palco.
Sovrasta tutti il genio creativo di Prunotto che infila nel suo scat The Battle Hymn of the Republic e Yankee Doodle March.
Alla fine sono uscito abbastanza deluso, una serata di cantanti poco canini rispetto alla media a cui ero abituato. Lo so, non può sempre andarmi bene, a volte va di sfiga. Repertorio peraltro piuttosto diverso dai soliti standards propinati dai/dalle cantanti, il che significa che stanno cominciando ad ascoltare qualcosa che no sia la top 10 di spotify jazz.
Mi sono addirittura complimentato con Giulia per la riuscita della serata rispetto alla media e per la scelta di Francesca Remigi alla batteria.
Sto diventando forse ricchione?

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