MERCOLEDÌ 29 SETTEMBRE
H. 21:00
H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
GIANPAOLO PETRINI BIG BAND DIRETTORE GABRIELE COMEGLIO FEAT. RICK MARGITZA
Gianpaolo Petrini _ batteria
Davide Liberti _ contrabbasso
Fabio Gorlier _ pianoforte
Claudio Bonadè, Marco Tardito, Gianluigi Corvaglia, Simone Garino, Emilio Costantini _ sassofoni
Luca Begonia, Mauro Brignolo, Marta Antolovich _ tromboni
Stefano Cocon, Cesare Mecca, Igor Vigna, Johnny Lapio _ trombe
GUEST:
Gabriele Comeglio _ direzione, sassofoni
Rick Margitza _ sax tenore
GIANPAOLO PETRINI BIG BAND DIRETTORE GABRIELE COMEGLIO FEAT. RICK MARGITZA
Gianpaolo Petrini _ batteria
Davide Liberti _ contrabbasso
Fabio Gorlier _ pianoforte
Claudio Bonadè, Marco Tardito, Gianluigi Corvaglia, Simone Garino, Emilio Costantini _ sassofoni
Luca Begonia, Mauro Brignolo, Marta Antolovich _ tromboni
Stefano Cocon, Cesare Mecca, Igor Vigna, Johnny Lapio _ trombe
GUEST:
Gabriele Comeglio _ direzione, sassofoni
Rick Margitza _ sax tenore
Avrei dovuto vincere la mia ostilità verso il locale e andare alla Rabezzana.
Cronaca di una sciagura ampiamente annunciata.
Il pregiato ospite é stato membro dell'ultimo gruppo del tour di Miles Davies, ma quel Miles era quello in cui suonava una tromba di plastica viola vestito come un clown, sospetto che se gli avessero offerto 500$ in più si sarebbe vestito pure da Mago Zurlì...
Per cui quel gruppo suonava elettro-jazz e non mi pare che ci sia da menarne vanto.
Per cui quel gruppo suonava elettro-jazz e non mi pare che ci sia da menarne vanto.
Rick Margitza ha sfoderato un campionari di scomposizione dei tempi, di soli storti e fuori tonalità da far accapponare la pelle, non ha ecceduto nel minipimer, se no sarebbe stato da Caschi Blu. In ogni caso é stato a dir poco raccapricciante, il suo concetto di assolo melodico é paragonabile al buon vecchio "note totalmente a cazzo".
Cose positive:
- Petrini ha parlato poco ed ha imparato che Cute non ha il "The" davanti. Finalmente!
- Petrini ha parlato poco ed ha imparato che Cute non ha il "The" davanti. Finalmente!
- Pochi assoli nella parte di concerto con Margitza della big band di Petrini. Tranne un paio di pentole di fagioli di Begonia, un solo bruttino di Liberti, uno piuttosto bello di Mecca e parecchi assoli di Gorlier di discutibile bellezza non ci sono state le aberrazioni di Bonadé o le mattane di Costantini. Le sezione ance si é limitata a fare appunto sezione e non ha indugiato in osceni assoli (dall'inglese assholes).
- I pezzi erano oggettivamente con una scrittura molto complessa e loro sono stati bravi ad imparare tutto abbastanza in fretta. Anche se alla fine sembrava comunque suonassero a casaccio.
Cose negative:
- Tutto il resto, praticamente ogni singolo secondo del concerto.
- Tutti suonavano troppo forte, non si capiva nulla e spesso Margitza veniva coperto nei temi e a volte pur sui soli.
- Tutto il resto, praticamente ogni singolo secondo del concerto.
- Tutti suonavano troppo forte, non si capiva nulla e spesso Margitza veniva coperto nei temi e a volte pur sui soli.
- La scelta dei brani é stata ributtante, dalla roba di un oscuro pianista morto (spero soffrendo molto) di linfoma che scriveva solo robe in tempi storti con partiture sghembe che si accavallavano creando l'effetto che si può ottenere mandando in Play contemporaneamente due tab diverse del browser con YouTube, ai brani di Margitza che erano impastati con stessa merda di cui sopra, fino all'apoteosi dello schifo: Gin and Pentatonic pezzo di prestigio del jazz svizzero eseguito con l'aggiunta del Mago Borotti che ha benedetto le folle col minipimer.
E così sono arrivati ad avere 7 sax sul palco...
E così sono arrivati ad avere 7 sax sul palco...
- Petrini si é messo di impegno per far di tutto per complicare la vita agli altri, spezzando tempi, raddoppiando e percuotendo pelli e piatti a casaccio (anche se su 'sta musica di merda ci sta la qualunque).
Primo brano la rivotante The Cikken, Il solito schifo funk, assolo di Bonadé nel solco della tradizionale bruttezza, ma non orripilante. Segue sciagurato solo di Cionny Lapio. Ma porca della puttanazza della vacca porca, se hai uno che non sa minimamente suonare la tromba e di fianco a lui hai Cesare Mecca, a chi lo fai fare il solo? se sei Petrini e di musica non me capisci un cazzo, ovviamente a Lapio.
Forse però lo scopo era un altro, far sembrare meno noiosamente sfoggione il solo di Begonia. Voto: 4.
Forse però lo scopo era un altro, far sembrare meno noiosamente sfoggione il solo di Begonia. Voto: 4.
Secondo brano l'oscena Cute, nella solita rivoltante versione di Mintzer. Bel solo di Corvaglia che sta ancora cercando di trovare in che cassetto ha dimenticato lo swing (anche se su questa poltiglia non é poi esiziale). Brutto solo di Vigna che a star dalle parti di Lapio deve aver iniziato a scordarsi come é fatta una tromba, poche idee, frasi bruttine e molti errori tecnici. Dopo il criminale special partono le begogniadi, poi finalmente vanno a chiudere. Voto: 4.5.
Petrini saluta il pubblico, presenta la band, bofonchia qualcosa su qualcuno che é morto recentemente (sulle prima pareva fosse Pastorius, poi forse é il co-autore di The Cikken) per cui chiede l'applauso (?!?) e quindi presenta il direttore e arrangiatore dei pezzi con l'ospitone internazionale, che viene introdotto.
Terzo pezzo: merda storta #1. Una specie di salsa brutta, inutile, contorta e con il solo di virtuosismi inutili e fastidiosi. Seguono vari assoli tra cui Begonia. Serve altro?
Pure Gorlier fa un assolo bello, ma inascoltabile. Voto: 4.
Pure Gorlier fa un assolo bello, ma inascoltabile. Voto: 4.
Quarto pezzo (sempre di Don Grolnick): Pools. D** Merda, mi faceva già cagare ai tempi della Big Band di Antonino Salerno e ringraziavo Dio di avere una parte molto piccola che mi permetteva di astrarmi da ciò che mi circondava per non sentire la piscina di guano che é 'sta ciofeca di pezzo. Un pezzo di cui si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno, una frociata latin/samba/schifodellamerda. Margitza parte bene, poi con la mania del cazzo di fare 73 chorus di solo dopo un pò viene solo merda ritritata e preziosismi tecnici non richiesti.
Petrini scompone tempi come Jack faceva a White Chapel.
Almeno lo strazio dura meno dei 10 minuti canonici. Voto: 4.5.
Petrini scompone tempi come Jack faceva a White Chapel.
Almeno lo strazio dura meno dei 10 minuti canonici. Voto: 4.5.
Poi Rick annuncia il quinto brano, un suo pezzo basato su I've Got Rhytm: Sometimes i have rhytm. In pratica un Anatole basato sul Primo(?) e più celebre degli Anatole.
Wow, un vero innovatore del linguaggio jazz!!!
Wow, un vero innovatore del linguaggio jazz!!!
Solo un commento: non ce n'era davvero bisogno di 'sta roba storta scritta a sezioni dissonanti su tempo disco dance. Persino Pools era meglio, questa é roba da tortura. Unica nota positiva il solo di Mecca, la cosa migliore sentita finora. Forse la sola. Gorlier un pò troppo calato nella parte del pianista di pezzi moderni di merda, suona bene, ma non mi piace quello che suona.
Per fortuna a far sembrare tutto più bello arriva Margitza, che fa un solo melodico (nel senso che no fa il minipimer), in pratica pare che suoni tutte le scale di fila a distanza di un semitono. Ovviamente evitando quelle degli accordi.
Petrini -che non vuole essere da meno- dà il suo prezioso contributo facendo 12 tempi diversi in 6 chorus. Quest'uomo ha il vero fiuto per lo schifo.
Poi un bel pezzo in cui ogni strumento suona qualcosa a caso che fa tanto modern jazz quartet. Il tutto dura dieci interminabili minuti. Voto: 3.
Per fortuna a far sembrare tutto più bello arriva Margitza, che fa un solo melodico (nel senso che no fa il minipimer), in pratica pare che suoni tutte le scale di fila a distanza di un semitono. Ovviamente evitando quelle degli accordi.
Petrini -che non vuole essere da meno- dà il suo prezioso contributo facendo 12 tempi diversi in 6 chorus. Quest'uomo ha il vero fiuto per lo schifo.
Poi un bel pezzo in cui ogni strumento suona qualcosa a caso che fa tanto modern jazz quartet. Il tutto dura dieci interminabili minuti. Voto: 3.
Sesto brano: Cry me a River. Un classico pezzone. Arrangiamento piuttosto normale, niente riverniciature modernistiche, anche se a tratti sembra un pò Harlem Nocturne.
Margitza é anche capace a tirare fuori un bel suono, seppur ecceda con gli abbellimenti del tema.
Finalmente un solo bello ed ascoltabile di Fabio, la B la fa Liberti che ci mette un pò troppe note ed il suono in sala era parecchio impastato rendendolo difficile da sentire in tutti i passaggi.
Margitza é anche capace a tirare fuori un bel suono, seppur ecceda con gli abbellimenti del tema.
Finalmente un solo bello ed ascoltabile di Fabio, la B la fa Liberti che ci mette un pò troppe note ed il suono in sala era parecchio impastato rendendolo difficile da sentire in tutti i passaggi.
Poi succede la tragedia: una cadenza di Margitza di oltre tre minuti. E poi se la prendono quando si fanno le gags sui tempi interminabili ed imprevedibili dei soli e delle cadenze nel jazz...
Una cosa simile dovrebbe essere vietata e resa penalmente rilevante, é assurdo tenere una platea in ostaggio di uno che fa l'elicottero col cazzo per tre minuti. Voto: 5.5 (senza cadenza 7, con 4).
Una cosa simile dovrebbe essere vietata e resa penalmente rilevante, é assurdo tenere una platea in ostaggio di uno che fa l'elicottero col cazzo per tre minuti. Voto: 5.5 (senza cadenza 7, con 4).
Settimo brano, un'altra cagata di Don Grolnick, Four Sleepers.
Il solo di piano che secondo il direttore ha dovuto impararsi Gorlier credo fosse l'intro del brano. Il solito pseudo latin-disco da vomito.
Almeno stavolta non é scritto col culo, é accettabilmente dritto e le sezioni non pare suonino contemporaneamente due pezzi diversi.
Assolo di Margitza nei limiti della decenza, deve aver saziato la sua voglia di pisciare negli angoli con la cadenza di prima. E' solo sul finale bruttino e minipimerato, ma non fa venire la scabbia. Voto: 6.
Il solo di piano che secondo il direttore ha dovuto impararsi Gorlier credo fosse l'intro del brano. Il solito pseudo latin-disco da vomito.
Almeno stavolta non é scritto col culo, é accettabilmente dritto e le sezioni non pare suonino contemporaneamente due pezzi diversi.
Assolo di Margitza nei limiti della decenza, deve aver saziato la sua voglia di pisciare negli angoli con la cadenza di prima. E' solo sul finale bruttino e minipimerato, ma non fa venire la scabbia. Voto: 6.
Ottavo brano "scritto dal grande jazzista europeo Franco Ambrosetti" (chi???) con la sciagurata apparizione di Bieco Borotti: Gin and Pentatonic. Un guazzabuglio di suoni sconnessi e sgraziati che nemmeno l'accordatura di una orchestra sinfonica.
Ripugnante, esecrabile e insultante per le orecchie. Su tutto questo ci mancava solo Borotti che deve far vedere che pure lui ce l'ha lungo.
In effetti devo dire che il suo volume era molto superiore a quello di Margitza, riusciva a superare pure i volumi da caccia in decollo della G.P. Big Band. Minipimer e pentatonic.
La somma di tutto quello che mi fa più schifo del sedicente jazz post '50. Magari con gli strumenti stonati avrebbe potuto migliorare. Problemi sui cambi di tempo da Disco Stu a Swing, ma trascurabili in questo contesto di disagio umano e musicale. Voto: 1.
In effetti devo dire che il suo volume era molto superiore a quello di Margitza, riusciva a superare pure i volumi da caccia in decollo della G.P. Big Band. Minipimer e pentatonic.
La somma di tutto quello che mi fa più schifo del sedicente jazz post '50. Magari con gli strumenti stonati avrebbe potuto migliorare. Problemi sui cambi di tempo da Disco Stu a Swing, ma trascurabili in questo contesto di disagio umano e musicale. Voto: 1.
Nono brano: Cheap Thrills di Rick Margitza. Credo composto facendo scagazzare le mosche delle Florida Keys su una carta pentagrammata.
Ora basta, 'sto pagliaccio deve finirla di rompermi il cazzo, pare la trasposizione in musica della scenografia di Das cabinet des Doktor Caligari. Ma quello era un capolavoro, questo non ci sono nemmeno le parole per descrivere la frustrazione dopo un'ora e mezza di roba così schifosa. Voto: 3 per la difficoltà di esecuzione.
Fortunatamente alla fine del pezzo la gente fugge dalla sala e quindi non si é corso il rischio della sciagura di un bis.
Voto finale: 4 (3.944). Gran bella serata.
Nota a margine, a furia di sentire 'sti concerti dal vivo e di risentirmeli registrati per risistemare gli audio, far passere la prima impressione a caldo e rinfrescarmi la memoria mi sento un pò il Rudy Van Gelder della merda.

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