domenica 28 giugno 2020

La solita spremuta di sciocchezze dal Web

Perdurando una certa condizione di stasi sul fronte della musica vera, quella virtuale continua ad essere in primo piano con tutti i suoi limiti.

Comincerei dalla notizia più esaltante: forse é apparso quello che potrebbe essere il nuovo Vigliaturo. Gaudeamus igitur!

Che entri Silvio (e non é il solito Silvio B. che ritorna a suonare sulle navi), ma un giovane piemontese che con fatica e duro lavoro é riuscito ad affacciarsi timidamente sul mercato.
Ovviamente il mercato in questione credo sia quello del pesce, il che potrebbe spiegare la parte del video girato con il sassofono su uno scoglio.
Ma al di là della desolante agghiaccianza del testo (ammesso che di testo si possa parlare) che penso sia stato rubato dal quaderno dei pensierini della prima elementare di suo fratello, la cosa più inquietante é il fatto che lui canti stonato pure con l'auto-tune (prima di lui solo Vigliaturo c'era riuscito davanti ai miei occhi) e che abbia prodotto come risultato finale una roba sciapa, banale, infantile e priva di qualsivoglia significato.

E' interessante quanto la musica degli spot del Cornetto Algida degli ultimi 35 anni e di qualità tanto quanto lo era Vamos a la Playa.

Mi si potrebbe far notare che non é difficile ottenere tale risultato per un giovane che si affaccia la mondo della musica indipendente ed autoprodotta, il modo della musica attuale é pieno di gente senza né arte e né parte che ha successo grazie a Youtube ed alla complice stupidità degli internauti.
Ma il nostro nuovo eroe Silvio non é esattamente un parvenu, un improvvisato della musica.
Eh, no.
Proprio per nulla.
Lui si é diplomato alla Julliard School a New York, quello che viene considerato insieme alla Manhattan una tra le più prestigiose scuola di musica ed arti dello spettacolo degli Stati Uniti e che costa tra i trenta ed i quarantamila dollari l'anno.
Non male per un giovane artista indipendente dalle case discografiche, ma non credo dalla famiglia, ben drammatico biglietto di visita per la Julliard dalle nostre parti...

Veniamo all'evergreen del blog: Eug.
Per una volta io condivido quello che credo fosse il nocciolo del messaggio che lui voleva veicolare, ma la forma la trovo piuttosto confusa e -come sempre- anni '90.
Se il punto cardine del discorso é che piuttosto che studiare dettagliatamente come copiare e riprodurre gli artisti che consideriamo i nostri eroi, producendo schiere di inutili cloni in stile Piccoli Fans, sarebbe meglio studiare il background che ha portato il nostro idolo a far germogliare il suo stile e magari trarne ispirazione per uno tutto nostro.

La cosa mi trova abbastanza d'accordo, di imitatori e cloni é pieno il mondo e comunque alla fine se ti piacciono i Beatles ascoltati i Beatles che é meglio.
Unico angolo cieco é che personalmente ritengo che magari alcuni riffs od alcuni assoli dei nostri idoli musicali sarebbe meglio studiarseli a fondo e a memoria perché comunque la loro comprensione ed esecuzione non può che migliorarci e migliorare la comprensione del pensiero dell'autore originale.

Ora passiamo da Facebook ad Instagram, che ormai ha soppiantato il social di Zuck come diffusione tra gli artisti (o i sedicenti tali).

Carissima Eleonora, mi spieghi perché una chitarrista e cantante peraltro pure dotata di un certo talento deve mettere una simile foto da sito di incontri personali per pubblicizzare una data al Mantova Jazz Festival?

Care donne, lo so, noi siamo molto sensibili al discorso della esposizione delle parti anatomiche femminili, ma pure voi aiutateci ad aiutarci evitando 'ste robe, non credo sia una grande fatica contestualizzare i messaggi che mandate.

Se no poi non potete nemmeno tritare troppo la minchia per gli atteggiamenti o i commenti sessisti.
Io sono per la libertà e quindi voi siete libere di esporvi come vi pare ed io sono libero di commentare ciò che vedo.
E qui dalla foto io non vedo una chitarrista.


Ed ora, come nel Maurizio Costanzo Show dei tempi d'oro arriviamo al caso umano. 
Oggi il nostro ospite é Gian Paolo Petrini che su Instagram per pubblicizzare le date del primo e due luglio a Milano mette 'sta zozzeria:
Si, é proprio quello che pare.
Purtroppo.

E' una foto scattata al monitor di un PC che riporta date e luogo del concerto e una piccola descrizione della banda.
Per di più una foto storta e di cui una parte del testo della didascalia risulta illeggibile, mentre ben visibili ci sono il pulsante di Windows e le icone della barra delle applicazioni.

Per cortesia, potrebbe qualche volontario delle mille mila associazioni di volontariato che da 4 mesi rompono le balle col loro eroismo andare a casa di Petrini e schiacciare il tasto "Stamp" (a volte nelle tastiere più antiche "Print Scr"), poi aprire un qualsiasi programma di gestione delle immagini, incollare e ritagliare lo screenshot e salvare la foto?
Così in soli 3 minuti di lavoro si é salvata la dignità di questo povero anziano battitore di pelli e le coronarie di centinaia di informatici.
Grazie.

lunedì 15 giugno 2020

Il baccelliere uccelato

Giuro che non non avevo alcuna intenzione di ritornare sull'argomento Mirti, tant'é che ho accuratamente evitato di stigmatizzare i vari posts su Facebook pubblicati con l'account del baccelliere e cazzaro Eug Mirti ma che fanno pubblicità alla scuola di musica ed ai corsi privati di Eugenio Mirti e per cui dovrebbe a mio parere usare l'account"ufficiale" o "di lavoro" che porta il suone e cognome per esteso, dato che -come ha lui stesso affermato- Eug Mirti é l'account delle facezie e delle corbellerie.
A meno che non ritenga tali i suoi corsi e quelli della sua scuola di musica...

Ma comunque domenica pomeriggio il nostro Don Chisciotte ha visto sempre su Facebook il seguente mulino - post di un musicista torinese:

Il post era una ironica presa per il culo della situazione attuale ed era immediatamente comprensibile a chi ha una cultura legata ai film di Fantozzi ( Il Maestro era quello che durante il veglione del 31 dicembre alle 22:30 portava avanti l'orologio in sala alle 23:55 perché aveva un'altro veglione a cui andare a suonare).

Forse Mirti é troppo intellettualmente avanzato per aver perso tempo con i libri ed i film (alcuni veramente orrendi) di Paolo Villaggio e lo posso capire, ma prima di partire lancia in resta contro la lesa maestà della dignità del musicista touit-court un giretto su Google sarebbe d'obbligo.
Altrimenti si fa una figura di merda galattica con post come questo:

Come sempre Mirti la tocca piano, ma lui può, lui non deve dare spiegazioni e, a quanto pare, nemmeno essere informato sulle cose che scrive.

La cosa divertente é che riesce pure a prendersela con uno dei pochi personaggi del jazz torinese che spesso lo difende quando gli parte l'embolo e va per la tangente.

Io a quel punto ero quasi finito in rianiomazione a leggere 'sta filippica ed ero pronto a vedere come sarebbe andata a finire l'ennesima lite da pollaio con lui al centro.
Invece purtroppo qualcuno forse per amor di pace, forse per farmi un dispetto, gli ha svelato l'arcano (io lo avrei lasciato affogare nel suo) e lui allora ha capito di aver fatto una minchiata in eurovisione.

Ha quindi rapidamente fatto dietrofront e s'é rimesso tra i ranghi.
Io ero già lì pronto coi popcorn ad assistere alla corrida e -al limite- a dare una fomentata ogni tanto e invece lui non solo ha fatto il mea culpa, ma ha pure cancellato il post astioso rendendo piuttosto strana la conversazione sul topic per un lettore che si fosse perso il momento delle accuse e si trova solo quello delle scuse.





Ad onore di Mirti devo aggiungere che ha fatto un post nella sua pagina "ludica" in cui si é autoaccusato di averla fatta fuori dal vaso e si scusa e si discolpa.
Sarebbe bastata una ricerca su Google e invece quando si apre la bocca (o si usano le dita sulla tastiera) prima di avere acceso il cervello si rischia di chiudere la proverbiale stalla troppo tardi.








domenica 14 giugno 2020

Essentially Ellington 25

Dall'otto al dodici giugno si é tenuta la venticinquesima edizione del festival dedicato alla big bands delle scuole superiori statunitensi e di una pattuglia esigua di scuole fuori dagli States.

Essendo però il periodo quello che conosciamo bene, il Jazz at Lincoln Center ha deciso di non cancellarlo, ma di renderlo totalmente virtuale evitando così gli spostamenti di centinania di ragazzi a New York.

Bella cazzata.

L'idea salverebbe capra (festival) e cavoli (questioni finanziarie varie) se non fosse che tutto ciò che era la musica suonata si è dimostrata assai deludente fin dalla jam session virtuale.
Almeno per la serata finale speravo che ci sarebbero state -non dico delle dirette dalle scuole finaliste- ma almeno delle registrazioni video delle esibizioni in gara; invece erano delle registrazioni in studio con foto dei componenti del gruppo.
Tristezza.

E non solo, anche un pò di perplessità: ma siam sicuri che quelli che sentiamo siano proprio loro e non altri ragazzi più bravi??
E poi, ma che razza di contest é uno di tracce audio? Dove la mettiamo la sempre presente dietro all'angolo figura di merda da paura? Suonare al Rose di NY poterbbe far venire delle incertezze che invece scegliendo la migliore di dieci takes non si corre di avere.

Brutto, molto brutto e triste.
Un'occasione che pensavo ghiotta e per cui ero pronto a stare sveglio fino alle tre e trenta del mattino e che invece mi ha fatto andare a letto all'una e venti, ben prima di scoprire i vincitori della gara.

Ricominciare dalle radici

Venerdì 12 giungo
ore 19:30 Moncalieri centro

Ho assistito alle seconda delle tre giornate in cui una parte dell'Orchestra del Maestro Canello ed una parte dei Dusty Jazz Blasters formavano un'unica jazz band che suonava per le strade del centro cittadino.
Dato che credo dietro ci fosse l'amministrazione comunale, posso scommetterci che sta per iniziare la campagna elettorale per la rielezione del sindaco.

Dopo quattro mesi di black out per 'sta specie di pandemia fuffa con cui ci hanno ammorbato la minchia da fine febbraio, finalmente qualcuno suona non via Zoom e non invia filmati come fosse Bn Laden nella grotta. Si parla di gente che suona assieme in uno spazio condiviso.
Anche se data la quasi totale assenza di pubblico sarebbe più corretto chiamarli "spazi condivisibili".

Già, forse a causa del tempo non proprio splendido, forse per colpa del giorno ancora lavorativo, forse per colpa dell'orario o forse per colpa delle migliaia di minchioni che ormai hanno pure paura di avvicinarsi troppo con la macchina a quello fermo davanti a loro al semaforo, di moncalieresi se ne sono visti ben pochi. Bastava affacciarsi ai balconi (come avevano sempre fatto nelle analoghe occasioni), non era necessario scendere in strada a ballare nudi fino a notte fonda e invece il massimo del pubblico sono stati 4 vigili urbani e tre della protezione civile...

Qualche redneck nelle osterie ovviamente lo hanno trovato, ma non credo si possa menar vanto di un simil puibblico.

La formazione era formata da Filippo Ruà al susafono, Gledison Zabote al sax tenore, Giangiacomo Rosso alla chitarra acustica, Simone Garino al sax soprano e Alessandro Muner alla tromba.
Non sto a ripetere che il soprano, il tenore e la chitarra acustica non sono molto attinenti al traditional, ma va bene pure così; la cosa strana era vedere Gipo non con la washboard a suonare insieme alla formazione, ma nell'insolita veste di manager puro e semplice.
In fondo lui il manager della Banda lo fa da una vita, ma di solito é Player/Manager mentre stavolta sera lì a parlare al telefono e a discutere con l'organizzazione. Un pò Wolf of Wall Street ed un pò Broiadway Danny Rose.

Dio solo sa a me quanto piacciano la Canello ed i Dusty Jazz Blasters, ma purtroppo questa volta mi sono sembrati in generale un pò opachi, talvolta spenti.
Muner é un campione del fraseggio alla Armstrong e lo si sente, ma l'ho trovato un pò appannato sulla precisione e sulla motivazione.
Zabote ha fatto bene i compiti, ma anche lui mi é parso un pò triste, poco spumeggiante per l'esser tornato a suonare in pubblico (oddio... pubblico...).
Ruà e Giacomo erano la sezione ritmica ed hanno fatto bene il compito, però ogni tanto c'erano un pò troppe esitazioni sui finali e sugli attacchi.
Garino sembrava essere quello più felice di essere lì e provava a "tirare" un pò per ridare "brio" al gruppo, ma i suoi rari tentavi erano poco trascinanti ed lui ha corso più volte il rischio di finire in zona minipimer per tentare di dare la scossa.

Alla fine devo dire che un pò di amaro in bocca m'é restato ed ammetto che mi sarei aspettato di più da loro.
D'altrocanto però se penso ai tempi incerti e burrascosi che aspettano chi fa quel lavoro, posso capire che non ci sia un cazzo da stare allegri.
Date cancellate, posti a sedere più che dimezzati, rimborsi e sussidi ridicoli al limite dell'insultante e locali che probabilmente non riapriranno più; ditemi voi come cazzo si fa ad avere la serenità mentale per essere concentrato e di buon umore per poter divertirsi e divertire il pubblico suonando.

Se poi ci mettiamo che a suonare per due spettatori di passaggio che fuggono terrorizzati all'avvicinarsi di 5 persone, per 4 tarri che ascoltano la trap o per 3 redneck che guardano come sono vestiti i musicisti di certo non ti prende l'euforia.
Posso pure capire il velo di depressione che percepivo nel gruppo, anzi eran fin troppo allegri.

Potrei fare una recensione puntuale pezzo per pezzo, ma ho troppo affetto per le persone che han suonato, so che hanno fatto molto di meglio e che forse torneranno a farlo.


Qui metto tre immagini delle ali di folla che seguivano la marching band nel loro percorso e della gente festosa affacciata ai balconi che lanciava fiori al loro passaggio...





















E qui sotto un pò di samples audio:
















domenica 7 giugno 2020

Aggiornamenti dal deserto dei tartari

Purtroppo (o per fortuna) con i gravi problemi creati dallo psicodramma sulla pandemia che porterà all'estinzione di ogni forma di vita umana entro poche ore (mortalità totale 1%!!), chi fa musica e chi ospita ed organizza eventi musicali é costretto a fare del suo meglio con le piattaforme online per tentare di restare con la testa fuori dalla merda.

Chiaramente tutto ciò passa sempre di più per la rete ed i social che sono l'unico punto di aggregazione e comunicazione di quanto si sta tentando di fare. Pertanto ogni giorno mi faccio un giretto per vedere se e cosa viene proposto dalla vita musicale torinese. Raccolgo qui un pò di post a mio parere significativi catturati in giro negli ultimi 15 giorni.

Comincerei dal solito Mirti così me lo tolgo subito di torno; in questi giorni vari sono stati i suoi posts oscillanti tra l'euforico ed il depresso. Uno però mi ha stregato per l'inarrivabile livello di chissenefrega che ha raggiunto.
Mi ha affascinato il concetto del "io scrivo, tu puoi chiedere, ma a me dei tuoi commenti frega un cazzo".
Cioè, parliamo pure di tutto, ma non mi rompere il cazzo, frase meravigliosamente ossimorica.
In pratica lui scrive che cazzo vuole e chi non é d'accordo con lui può essere benedetto dalla sua spiegazione, altrimenti vaffanculo.
Apprezzo invece molto il richiamo al rispetto della Netiquette (rispetto direi unilaterale, lui scrive che cazzo vuole caro amico chitarrista cagacazzo) che di questi tempi é un pò sottovalutata.
Apprezzo moltissimo la pena per chi non la rispetta: viene eliminato.
Non ho chiesto, per non sembrare un venditore di aspirapolveri, se la cosa fosse da intendersi fisicamente o solo dai social media. Comunque a buon intenditore...

Dopo il Mirti -ormai ospite fisso- abbiamo un altro gradito ritorno, il sassofonista mascherato che posta un suo video di un pezzo classico (Débussy) aggiungendo dei commenti e delle motivazioni che a mio avviso partono da una idea saggia e finiscono però mettendo insieme carote e tulipani.
 A parte lo svarione. di sintassi, mi chiedo cosa c'entrino Débussy, il sistema che giudica le opinioni ed i gusti del singolo e la morte di George Floyd.

Ho provato a fare mente locale, ma non trovo legami tra quello che lui scrive nel suo post e il comune razzismo provocato da fanatismo, stress, frustrazione ed ignoranza
con contorno di abuso di potere.

Non credo che nessuno tra coloro i quali reputano Débussy uno che ha prevalentemente composto musica di merda diventi tanto esacerbato da andare in giro ad uccidere francesi (o cinesi o negri) per odio come 
ritorsione per le afflizioni provocate dalle esatonali
.
Cualuncuemente non posso esserne certo e quindi lascio aperta la porta del dubbio che magari abbia ragione l'amico sassofonista.





Mala tempora currunt se persino il Lincoln Center fa una simile Facebook Story per pubblicizzare un evento in cui il peraltro scarsino clarinettista dell'orchestra fa un tributo a Benny Goodman.

Lo so, é certo difficile capire la sottile differenza tra un clarinetto ed un sassofono (uno é nero dritto, a sezione circolare e di legno mentre l'altro é in metallo laccato, generalmente ricurvo ed a sezione conica) ed altrettanto difficile sapere che Goodman suonava il clarinetto (rare volte il sax tenore) perché il sig. Goodman é poco noto nell'ambiente musicale statunitense.
Tuttavia credo che il lavoro di social media manager imporrebbe di accertarsi di queste cose e mettere una foto di Goines con un clarinetto e non con un sax tenore.


 Passiamo quindi al Jazz Club Torino che tenta di uscire dalla quarantena organizzando un evento ESCLUSIVO per il primo giugno (tenete a mente la data).

Al di là della locandina fashion e accattivante in stile Becero/Briatore e della scelta del titolo della serata che fa pensare ad orde di zoccole idiote (ma vestite benissimo) e di calciatori che non saprebbero trovarsi il culo nemmeno se glielo si dipingesse con la vernice fluorescente, la cosa veramente esilarante arriva nella descrizione dei dettagli della serata.
Lunedì primo giugno secondo loro sarebbe la vigilia della festa dell'unità d'Italia.
Credo basti ed avanzi per avere le convulsioni dal ridere.

Ma nel caso in cui si voglia proseguire e tenendo bene a mente che si festeggia la Festa dell'Unità d'Italia, allora gradire mi si spiegasse le motivazioni filosofiche della scelta dell'insalata viennese tra gli antipasti.
Non si era appunto conbattuto contro gli austriaci per unificare l'Italia??
Piuttosto avrei preferito come antipasto un flan o un vitello tonnato...
Ma andiamo avanti, il risotto allo Champagne é celebrativo dell'alleato Napoleone III che tanto aiuto ha dato alle battaglie risorgimentali (e che in cambio di Toscana e Emilia s'é preso Nizza e la Savoia).
Si prosegue conun piatto non solo risorgimentale, ma direi squisitamente piemontese nella tradizione della culla musicale della prima capitale d'Italia: la lonza al Curry. Mavaffanculo.
Idem per la coppa la frutto della passione.
Meno ricchionate fashion e più iniziative concrete per uscire dalla merda sarebbero gradite, non 'ste robe per pitechi italici.



L'ultimo -ma non meno importante- aggiornamento  riguarda Giulia Damico che in questo weekend ha lanciato il suo primo album solista (anche se credo probabilmente si il primo tout-court) in cui omaggia Thelonius Monk.
Per cui a me frega totalmente meno di un cazzo, visto che Monk mi fa cagare e quindi se ne possono fare polpette per i maiali, ma resta il fatto che di tributi a Monk ce ne sono a tonnellate e che forse avrebbe potuto scegliere qualcosa di più ardito o meno inflazionato.

Molto carino comunque il post di Fabio Giachino che "consiglia" il lavoro discografico di Giulia ed ho molto apprezzato il fatto che almeno lui non ci suoni.

Ho ascoltato dei samples delle tracce presenti e a me tutto ciò ricorda molto da vicino il lavoro proposto alla sua tesi di laurea a Milano (e infatti i musicisti sono tutti milanesi) e riproposto al Jazz Club come concerto per la festa di laurea.
Ovviamente suonato meglio con un organico più completo e arrangiamenti leggermente diversi (ma proprio di poco).

Molto apprezzabile il lavoro del suo ufficio stampa che é riuscito a farla arrivare alla pagina della cultura del Corriere della Sera, d'accordo che di questi tempi di chiusura delle attività culturali un pò tutto potrebbe finire nella pagina della cultura, ma la cosa é davvero ragguardevole.
Mi domando se lo fosse anche il prezzo da pagare.
Come ragguardevole é la bruttezza della foto che la ritrae in uno stato apparente di salute precaria. Pare la protagonista di Cristina F. da quanto pare denutrita e con le occhiaie. Cazzo, Giulia é molto più bella di così.
Ma magari adesso vanno di moda le cantanti 
pericolosamente magre... 

Unica cosa, io mi sarei evitato la frase "mentre su quelli in streaming sarà distillato un brano per volta ogni 15 giorni.." fa proprio cagare ed é fin troppo ossequiosa da risultare stucchevole,

Fatto sta ed é che io dagli ascolti sono rimasto molto colpito e quindi prossimamente mi farò un ascolto completo della monkata di Giulia.