lunedì 3 dicembre 2018

Petrini Big Band al Cottolengo. Ovvero: ogni cosa al suo posto.

Sabato primo dicembre
Il sogno nel cassetto
Teatro del Cottolengo
Via Cottolengo, 12
Maurizio Gioé Voce & Gianpaolo Petrini Big Band
Direzione artistica Alfredo Matera
Serata a favore della scuola elementare e media del Cottolengo.

Anche sarebbe stato più corretto:

Sabato, primo giorno del Mese delle Tenebre
Il sogno nel cassetto che sarebbe dovuto finire nel cassonetto
Teatro del Cottolengo, E dove altro sennò?
Maurizio Gioé & la G. Petrini Big Band
Vi faranno giocare a “trova i 5 intrusi sul palco”
Serata a favore del Cottolengo e contro la Musica


Apre Petrini con la Big Band.


The chicken
Del brano non ne parlo nemmeno perché é come la coprofagia: oltre lo schifo.
E la scelta di questo schifo la dice lunga sulle idee musicale del direttore della Big Band. Che sfiga che c'ha avuto Benny Goodman che ha dovuto accontentarsi di Don't be that way o Stompin' at the Savoy solo perché non era ancora stato scritto quel capolavoro del prolasso dello sfintere.

La pochezza di Bonadė (primo alto) se non fosse disarmante sarebbe imbarazzante.
Uno che pontifica come fosse Art Pepper poi dovrebbe avere l'obbligo morale di suonare meglio di me. Buon Isusi (seconda tromba). Begonia (primo trombone in ogni senso) se fosse meno impegnato a far sentire quanto è bravo, magari sfonderebbe meno.
Liberti (contrabbaso) non male, ma qualcuno fermi Petrini e la sua disco music.


E questi attorno a me applaudono....


Entra Maurizio Gioè artefice della serata e cantante. Che ringrazia il Cottolengo per la meritata ospitalità.
Pertanto parte il momento Canto di Natale col ringraziamento a suor Cippalippa responsabile della terapia in piscina in cui la defunta consorte del Gioé faceva volontariato.
Poi un grazie a don Andrea, che ringrazia Cottolengo, che ringrazia la Provvidenza, che ringrazia 'sto cazzo.
Don Andrea ricorda a tutti quello che gli diceva il suo insegnante di musica: "la batteria é strumento facile da essere suonato male". Mi sa che conosceva Petrini. O forse no, altrimenti avrebbe detto male, male, male.


Gioé chiama sul palco la sua "spalla" [testuale], come se questo fosse uno spettacolo comico. Io subodoro una trageda al cui confronto Antigone é avanspettacolo.
Comunque entra un scena la "spalla": Elisa Torta.

I’ve got you under my skin
Eseguita col tiro della marcia funebre di Chopin, i coretti da oratorio della Torta e con Begonia che decide di tirare i remi in barca (o in banca) e prendersi il cachet col minimo sforzo.

Grande assente la pronuncia inglese, anzi alla fine della serata non mancava solo la pronuncia, mancavano pure un tot di parole alle canzoni (sostituite da grammelot).
Ma quanto Gioé ghiaccio rompe? In tre minuti e mezzo ha rotto più ghiaccio lui del riscaldamento globale. Poi dice la sua su Sinatra precursore dello swing anni '30 e non scoppia il panico in sala, anzi.
E poi, il M° Matera...  ma chi cazz'e?? Dove suona la sua pianola? Chi dirige artisticamente?

Moondance

Avviso Gioé che l'autore é Van Morrison, così magari la prossima volta dice meno cazzate.
Suonata in salsa Drive In. Pena. Ribrezzo.

The Lady is a tramp

Nella esatta spiccicata versione Lady Gaga - Tony Bennet.

Con i soliti problemi di tiro e di... boh non ho capito che cosa sia successo all'ultima struttura.
A me ha messo tristezza l'originale, figuriamoci nella versione bar-karaoke della coppia Torta - Gioé.

When I fall in loveSolo di Bonadé piatto come il suo elettroencefalogramma. Minchia che schifo, sotto il minimo sindacale pure per una nullità come lui.

Ma loro in sala applaudono...

Jump

Ovviamente nella versione riarrangiata per Paul Anka in Rock Swing. Ora sto a trascurare che Anka é molto meglio di Gioé, che gli arrangiamenti glieli avevano scritti i migliori arrangiatori americani. Dico solo una cosa: il batterista di quel disco era Vinnie Colaiuta.   Game. Set. Match.


Gioé annuncia trionfalisticamente che dopo tutte queste canzoni made in U.S.A. è il momento di dare lustro anche alla scuola italiana e annuncia Meglio stasera, pezzo italiano registrato in inglese qualche anno fa da Bublé.

Opss… Pestato un merdone...

It had better be tonight pezzo scritto nel 1963 per la prima pellicola della saga della Pantera Rosa è stato (come tutti gli altri del film) composto da Henry Mancini e -dato che parte della pellicola era ambientata a Cortina- sono state messe delle parole italiane Migliacci.

Io ero fortunatamente seduto e quindi i coglioni che mi sono caduti non mi sono rimbalzati in culo.
Bel bridge cubano, tanto Castro è morto se no sarebbero stati dolori.


Fly me to the Moon.

Io vi manderei su Marte con un panino al tonno avariato ed una Coca, altro che la Luna...

Petrini Big Band da sola:

Birdland

Fatto male, con roba stonata dalla sezione trombe (strano, con un fuoriclasse del calibro di Lapio in sezione) e guazzabuglio in accelerazione finale. Eppure mi sembrava alla portata del batterista che suona solo roba even e latin style.

Ovazione in platea. L'invasione degli ultracorpi. O forse -data l'età media dei presenti- una morìa di batterie degli Amplifon???

Torna il dinamico duo di cantanti da matrimonio (sic).

New York New York

Partenza agghiacciante. Il resto é schifo.


My Way

Vabbé, prima o poi sarebbe arrivata. Me l’aspettavo in finale o -meglio- come bis. Ma almeno ce la siam tolta dai coglioni. Se poi un giorno qualcuno volesse fare l’originale e cantare Comme d’habitude…


Sway (ovvero il mainstream che fa schifo al mainstream).

Seconda voce da paura. Cocon si produce in un solo cubano più di Isusi. Minchia! Finalmente! Io no sono un amante dell'acutismo, ma almeno ho sentito mentre stavo camminando nel tunnel andando verso la luce, ho sentito qualcosa che mi ha riportato in stato di coscienza.

Evitato pernicioso solo di tromboni e Bonadè.

For once in my life

Che bello che sarebbe se tutti cominciassero allo stesso tempo. Ma proprio nel senso degli stessi bpm, sono solo all'unisono.

Ennesimo momento in cui Gioé intrattiene il pubblico con il The making off della serata e con sfiziosissimi aneddoti di vita vissuta. Poi sembra improvvisamente accorgersi di essere dalla parte sbagliata del palcoscenico, dice che non é sicuro di essere in grado di sostenere una simile impresa (accorgersene prima???). Poi chiede a Petrini se stia facendo male a sputare sulle tombe di centinaia di musicisti e cantanti (che é un pò come chiedere a Menghele se la vivisezione sia immorale).
Giampaolo dice che può continuare a cantare, senza aggiungere "magari a casa tua, sotto la doccia, tanto sei vedovo".

The way you look tonight

Senza la Torta sul palco... Per una volta che sarebbe servita una abbigliata da entraineuse anni '30 sul palco...

Save the last dance for me


Bubleismo e fastidio.
Attacco allucinante e modulazione da chiamare Vigili del Fuoco (per Petrini l'ENPA). Tra l’altro credo che lui sia l'unico caso in cui i versamenti previdenziali e la cassa malattia non siano versati all'EMPALS, ma all'ENPA.

Ultimo pezzo, un pezzo che lui e l'entraineuse cantano spesso ai matrimoni a cui vengono chiamati ad esibirsi e che é un pò il suo/loro cavallo di battaglia:

Il medley della morte

Io ho cercato di trattenermi per tutto il concerto per rispetto ad una tra le più importanti istituzioni di Torino, ma -mannaggia agli zoccoli di legno di San Giuseppe- una cosa così é indegna di essere presentata ad una platea (per quanto di minorati che l'apprezzavano). Qui siamo oltre al bene ed al male, oltre alle questioni stilistiche e di gusti personali.
Qui si parla di un cialtrone che, accompagnato dal pianoforte, canta What a wonderful world che a 2/3 diventa When the Saints e poi torna What a wonderful, il tutto con la peggiore imitazione della voce di Armstrong che abbia mai sentito.

Ma io non ce l'ho con lui e col pianista di 'sto cazzo.
Io non ce l'ho manco con Dio che non l'ha fatto morire da piccolo.
Io ce l'ho con Stefano Cocon che aveva la linea di tiro più libera di tutti e non gli ha sparato nella nuca.
Legittima difesa. E l'umanità trionfa.
Poi se ammazzi uno che canta la canzone di un negro, dopo 10 minuti Salvini twitta il suo appoggio e dopo 2 ore sei prosciolto.


Bis: Rosalina in ritmo salsa cubana. Ma perché??

Chiudono con i ringraziamenti; di nuovo grazie a Elisa Torta, agli sponsor (ascensori, attrezzature mediche, casa farmaceutica ci sarebbe stata bene pure un ditta di spurgo di pozzi neri), don Paolo, don Andrea....
Il giudizio finale sarebbe il solito pippone sul fatto che già molti professionisti non sanno fare il proprio lavoro (non solo nel campo della musica), figuriamoci se poi i dilettanti si mettono a fare il lavoro dei professionisti e bla, bla, bla...
La Big Band ostaggio di un batterista even senza alcuna proiezione che "frena" lo swing di altre 14 persone e bla, bla...
E le cantanti o -meglio- le presunte cantanti non possono trovare altri modi per allietare musicisti e pubblico con la bocca e bla, bla...
Il pubblico che non capisce un cazzo dovrebbe stare a casa a guardare la Defilippi e bla, bla...

Io dico solo:
1- andremo tutti all'inferno per colpa del medley.
2- Più che a Cottolengo io molti dei presenti in platea a sul palco li avrei affidati alle cure di Cafasso.




mercoledì 31 ottobre 2018

Samhain ed il Jazz - In questo periodo é auspicabile riflettere e fare buoni propositi

Il Jazz é morto davvero?

I problemi del jazz sono molti e di differente natura, io lo so: sono stato uno di quelli e tutto quello che scrivo vale soprattutto per me e per il panorama musicale della mia città.

Partiamo dal fatto che la definizione “Jazz” è troppo generica e -come per il Rock- comprende ormai troppi rami e sottogeneri per avere un significato in sé: dire “faccio Rock” o “faccio Jazz” in realtà non significa assolutamente più nulla.

A differenza di quanto credono e predicano in tanti (in primis i fondatori della rassegna “Jazz is Dead”), secondo me il Jazz non è morto é solo in uno stato di coma profondo (in cui è stato spinto proprio dai musicisti stessi).
Ogni tanto accadono cose interessanti e magari il jazz nel suo letto di ospedale sbatte una palpebra o muove un dito, ma nella stragrande maggioranza dei casi il rapporto tra il jazz ed i musicisti che sostengono di suonarlo ricorda molto da vicino la scena di Kill Bill Volume 1 con Uma Thurman in coma nel letto d'ospedale.
Solo che il Jazz non si risveglia.

In realtà ormai avrebbe molto più senso dedicarsi a cose sperimentali o d’avanguardia, dato che tutto è già stato fatto molto prima (e nel 90% dei casi molto meglio) da tante altre persone rendendo i paragoni imbarazzanti se non impossibili.

Ecco perché sarebbe giusto che, da un lato, tutti quelli che non fanno parte del 10% venissero banditi da tutte le possibilità di far ascoltare le loro scoregge ad un pubblico e, dall’altro, venisse educato il pubblico in modo che possa distinguere se non la merda dal risotto (concetto piuttosto soggettivo), almeno i capaci dagli incapaci “spinti” spesso sui palchi da qualche forza esterna.

Capisco che la posizione del musicista sia molto difficile, dovrebbe saper mediare tra tecnica, anima, ascolto e comprensione delle regole, degli stili e dei modi dei” classici”. Il tutto poi sempre col rischio di non piacere a quelli come me perché troppo irrispettosi dei modelli archetipici o agli altri perchè troppo uguali ai “mostri sacri” e quindi poco personali.
In pratica… Zuzgwang: come ti muovi, hai già perso.
Davvero una situazione poco invidiabile, ma questo contrasto esiste da sempre ed é irrimediabilmente presente da secoli in qualsiasi forma di arte espressiva e l’artista deve sapersi rassegnare a non piacere a tutti.

La questione decadenza del jazz poi riguarda molto anche il clima culturale degli ultimi 30-40 anni in cui il paradigma vincente nella società é stato quello del neo-liberismo in cui al centro si pone l’esaltazione del singolo ed il raggiungimento del successo attraverso le proprie capacità individuali.
Sparendo perciò l’idea del singolo che si mette in relazione bidirezionale con la comunità é evidente che anche nel campo musicale sia tramontato il “quintetto” e sia nato il “cinque singoli che suonano insieme sul palco”.
Nel primo tutti si ascoltavano, tutti si mettevano al servizio del solista e si potevano ascoltare le voci di tutti i componenti se ci si concentrava, ma nessuno gareggiava per fare più degli altri.
Oggi tutti cercano di coprire ogni decimo di secondo di silenzio con rullate, piatti, walking, arpeggi, stridii… senza chiedersi se la cosa sia funzionale al brano o se stiano coprendo la linea del tema eseguita dal malcapitato di turno.
Chissenefrega, IO suono, IO devo farmi sentire, IO devo farmi notare, così VINCO! (?!?!?).

Nel frattempo nessuno si cura di cosa succeda in platea, dove comunque molto spesso pochi si stanno contorcendo negli spasmi, i più sono -grazie alla loro ignoranza musicale- soddisfatti (o quasi ) di questo scempio.
Questo perché Il Jazz è assurto a genere musicale “da fighi” e quindi chi vuole esserlo deve lasciare le serate anni ‘80 dell’Hiroscima o la trap che ascolta in auto il resto della settimana e andare a sentire ‘sta minchia di Jazz. Chiaro che poi non sa distinguere il quintetto di Miles dai Madrigalisti Moderni e si esalta saltellando sulla sedia per qualunque rutto venga prodotto sul palco.


Finora mi sono riferito al jazz in forma Small Combo, dato che per ragioni fondamentalmente di costi le Big Band non esistono più, queste ultime forse potrebbero rappresentare maggiormente il legame con il jazz del periodo della Swing Era.
La Big Band é, in effetti, un pò quello che nella musica eurocolta é l’orchestra sinfonica nel senso che in entrambe le formazioni gli elementi eseguono parti scritte che sono immutabili nel tempo. L’unica differenza é che nella BB é prevista un’improvvisazione (a volte però anche quella é scritta), ma come é facile capire ormai praticamente nessuno si può accollare i costi di una ventina di musicisti e difficilmente anche solo per mere ragioni di spazio sui palchi dei locali possono salire contemporaneamente più di otto musicisti quindi -per una ragione o per l’altra- le Small Combo vanno molto di moda.

Esistono poi i più perniciosi dei jazzisti: gli amatori. Orde di dopolavoristi che spesso sono convinti che il mondo delle musica abbia bisogno del loro apporto e -anziché limitarsi ad ascoltare musica o darsi alle bocce- decidono di portare il proprio personale secchio di merda nel cumulo di deiezioni musicali presenti in città. Questi andrebbero ascoltati, valutati e -di solito- arrestati, confiscati gli strumenti e banditi da ogni negozio musicale in Europa. Basta con i pietismi del tipo “ma loro sono non professionisti” perché la risposta é invariabilmente “chissenefrega, mica sono costretti a suonare. Il modellismo ferroviario é altrettanto rilassante e non scassa i coglioni ad un ampio numero di persone”.

Almeno i professionisti possono commettere crimini musicali colposi in parte scusati dal fatto che loro con la musica ci mangiano e ci pagano le bollette e quindi si fanno andare bene un pò qualunque ingaggio; gli amatori no, loro sono dolosi. Loro con la scusa che si divertono fanno spesso premeditatamente e deliberatamente del male alla musica e -in caso di pubblica esibizione- male agli astanti. Se proprio i dilettanti non si vogliono rassegnare al fatto che per suonare male é meglio non suonare affatto, sarebbe il caso di impedir loro qualsivoglia esecuzione in presenza di pubblico non sordo.
L’ideale sarebbe che si limitassero a prove in salette insonorizzate ed evitassero qualsivoglia tipo di diffusione.

Per cui, cari musicisti professionisti e -soprattutto- dilettanti, la mia esortazione é: provate ad ascoltarvi e ad ascoltare un pò di esempi di musica del genere che suonate e fatevi un sereno, ma severo esame di coscienza.

Magari, spinti dall’Ubris o da problemi di udito, vi piacete o pensate di poter migliorare con la pratica e proseguite; magari per Natale deciderete di farvi un regalo (e farlo alla comunità umana tutta) dando alle fiamme gli spartiti e mettendo in vendita gli strumenti con la promessa solenne di non farlo mai più.

La Musica ve ne sarà eternamente grata ed il Jazz nel suo letto di dolore potrà avere un pò di pace.

Grazie, che Euterpe vi benedica!

domenica 28 ottobre 2018

Chi Jamma uccide anche te, digli di smettere.

Perché le jam devono estinguersi?

Perché è ora di piantarla lì con la mania dei locali di fare le Jam Session aperte a tuttii, se io voglio andarmi a sentire il gruppo X che suona nel locale Y non ho nessuna intenzione di sentirlo suonare solo una quarantina di minuti e poi di avere i coglioni depilati da orde di insignificanti figuri che ritengono che il mero possesso di uno strumento musicale faccia di loro dei musicisti degni di essere ascoltati in pubblico.

Quindi sarebbe molto meglio se prima di far salire sul  palco qualcuno che produca lo schifo della merda e la spruzzi sul pubblico si domandasse a quest'ultimo se ha piacere 1- di far salire il pincopallo in questione e 2- di sentire il solito autumn leaves (o sfrangiamenti di minchia simili).
E comunque non è detto che ciò possa bastare perché il pubblico In definitiva -nella stragrande maggioranza dei casi- non capisce un cazzo e si merita il conseguente trattamento di fanghi radioattivi.

Io mi domando e dico perché sono state create queste fottute Jam. Democratizzare la musica? dare pari opportunità a tutti di esprimersi? Essere inclusivi? Ma vaffanculo!

Bisogna essere esclusivi, elitari e antidemocratici, le pari opportunità te le devi guadagnare. Non basta comprare uno strumento fare un paio di anni di studio per essere un musicista.

Nel corso dei secoli non si è mai visto un cartellone con su scritto:


L.W. Beethoven
Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore Op. 55

"Eroica"

Orchestra: Berliner Philharmoniker
Direttore: Herbert Von Karajan

Dopo il secondo movimento, jam session


oppure


Lo Schiaccianoci

Balletto in due atti
Dal racconto Sciaccianoci ed il Re dei Topi di Hoffmann
 Musica di Pyotr Ilyich Tchaikovsky

Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo

Segue Jam, portatevi gli scarpini


Perché la musica, come altre cose, vanno lasciate fare a chi le sa fare (e poi ancora….), quindi pregherei tutti i locali ed i sedicenti "direttori artistici" di smetterla con queste cazzo di Jam Session post primo set, a meno che non sia permesso non dico di tirare il piatto tra i piedi del merdaiolo di turno, ma di sparargli direttamente con una 9mm.

Forse colpendone uno se ne possano educare altri 100 a stare a casa e a dar fuoco alle loro vanità.

O forse, più semplicemente, basta disertare i locali che presentano gruppi validi per 45 minuti e Dilettanti allo Sbaraglio per due ore.

venerdì 26 ottobre 2018

Elettrochock Jazz Experience


25 ottobre 2018, ore 22.00
Piazza dei Mestieri di Torino
Electric Jazz Experience

Valerio Vigliaturo (voce),
Fabio Gorlier (tastiera),
Stefano Profeta (contrabbasso), [in realtà era un basso elettrico, cioé dal risotto alla merda. Ndr]
Paolo Franciscone (batteria),
Claudio Bonadè (sax). [più precisamente sax contralto Ndr]

Nella stessa giornata in cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia perché decise di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano fino al giorno della morte del boss mafioso violando il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti, io ed altre persone (che non ho motivo di credere avessero condotto un'esistenza peggiore di Binnu "u'tratturi") siamo stati esposti a prolungati trattamenti crudeli e disumani senza che nessuna autorità alzasse un dito.

Come aggravante, la serata è stata trasmessa in live streaming in tutta Italia dal sito della rivista JazzIt.

Per la gioa dei seguaci di Von Sacher Masoch QUI é possibile visionare l'esibizione.

Può bastare come recensione o devo aggiungere che se esistesse l'albero della merda, fruttificasse, dai frutti si estraesse il succo e lo si concentrasse il risultato sarebbe meno schifoso?

lunedì 15 ottobre 2018

Il Mad Dog e le Cantanti (Oops i did it again...)

Govedì 10 otobre 2016
Mad Dog Social Club
ore 22 circa.

Secondo appuntamento con la Chant Night, la jam dedicata specialmente alle/ai cantanti.
Rispetto al mese scorso cambia la resident band anche per dividere equamente la sofferenza tra tutti i musicisti di Torino e provincia e al pianoforste c'é Sergio di Gennaro al contrabbasso Veronica Perego e alla batteria Manfredi Crocivera.

La Damico ha ristretto parecchio il primo set in cui lei apre le danze, si é limitata a soli 5 brani e -non so se la cosa sia realmente accaduta o se sia stato solo un frutto dei fumi dell'acool- aveva una proiezione (o magari il volume del microfono sul mixer era solo più alto del solito)... fatto sta che si sentiva quello che cantava.
Il timbro é migliorato (segno che Giulia sta studiando e la cosa é apprezzabile), ma resta molto piatta come esecuzione e col solito scat riprovevole.
In più il mistero più profondo é: perché quando parlo con Giulia capisco quello che dice e quando invece lei sale sul palco e parla con il pubblico sembra abbia una patata in bocca o ubriaca tipo Amy Winehouse?
Probabilmente é solo una questione di dizione non ancora interiorizzata, per cui cantando esce più il birignao che la dizione.

Problema invece ancora più drammatico poiché inaspettato é l'approccio di Crocivera e di Gennaro al trio: entrambi suonano troppo denso facendo perdere la distensione  e l'atmosfera un pò rarefatta del cool jazz. La batteria poi é stata davvero una croce per tutta la serata. Ma questo tal Crocivera non ha mai sentito dischi di jazz?
Pure lui come Petrini conosce solo Buddy Rich, colui che più che suonare forgia a martellate i piatti?

Di Gennaro va meglio dello sfasciapiatti, ma un'ascoltatina a Red Garland gliela farei dare comunque.

Esempio eclatante: sulla B di Mood Indigo (che il Duca li perdoni) suonata dal contrabbasso sarebbe carino che il pubblico sentisse l'esecuzione e non il rimestare di pentole di Crocivera.


Comunque la Damico é stata meno imprecisa del solito e di ciò me ne rallegro.
Dopo la pausa é cominciato il secondo set e stavolta i cantanti erano davvero legione.

Inaugura il secondo set Margherita Piumatti (con cambio di batterista e contrabbassista) che in soli 2 minuti riesce a spiegare ai musicisti che cosa vorrebbe cantare, in che tonalità e a che velocità di metronomo.
La Piumatti non é malvagia, é solo inutile.

Dopo di lei nessun diluvio (purtroppo), ma quel carro di Viareggio di Giacalone che ha avuto il coraggio salendo sul palco di chiedere se poteva riavere Crocivera e Perego a batteria e basso perché il fast lo voleva fare con loro...
Ora io non sono n frequentatore di jam internazionali, ma ritengo che chiedere a due musicisti appena saliti a dare il cambio alla resident band di andarsene per ridare il posto ai "titolari" sia quantomeno irrituale (oltre che di cattivo gusto).
Per di più per cantare Just Friends -che ultimamente va tantissimo- come lo ha cantato: non male di timbro e pronuncia, malissimo di tempo.


Dopo Viareggio si va a Trento: da lì arriva l'ospite successiva della chant night.
Su di lei non mi sono formato un'opinione finale, infatti da un lato non mi  sono dispiaciute la tecnica canora, la dinamica e la pronuncia. L'interpretazione "strascicata" ed il timbro nasale 
alla lunga mi hanno invece dato un pò di fastidio.
Grandi cantanti hanno avuto sonorità molto simili e quindi in generale non posso dire che non sia una cantante piuttosto interessante, ma non credo di poter resistere 30 minuti con quel timbro, spero che sia stata una scelta stilistica ed abbia in serbo un registro anche più pulito.


devo anche dire che la poverina é stata pure funestata dall'arrivo sul palco a metà esibizione (ma si può fare??) di un sopranista israeliano che di certo non ha giovato al quadro generale...
Poi magari sono io che non sono abituato alle scale Yiddish e non ho capito la grandezza della Phrygian Dominant e delle 12 tribù d'Israele.
A me é sembrata solo una merda.

Dopo la trentina trotterellante, é il momento della toscana che canta Summertime con un birignao che ricorda le imitazioni di Mina fatte dalla Goggi e di Giorgia fatte dalla Cortellesi.
Ammetto che di voce ne ha, ma non sopporto questo "gna-gna" e chi urla sulle Sacre Ballads.

L'israeliano stavolta imbrocca la scala (non era poi così difficile tutto sommato...).

Tocca a Max Giglio, che sceglie di presentare quelle che secondo lui é una ballad: Song for my father.
A parte che a me non sembra una ballad e mi fa anche piuttosto schifo, lui ha sempre un timbro interessante, una discreta capacità di attaccare e una buona interazione coi musicisti...
Lo scat lascia a desiderare, ma ce ne sono di peggiori.

Per ultima sale un cantante che non ho potuto identificare, ma che in compenso ho avuto delle grandissime difficoltà a sentire.
Immagino il pezzo fosse Exactly like you, e posso solo sperare che qualche buontempone avesse spento il canale del microfono sul mixer, se no abbiamo trovato qualcuno afono peggio di Carla Bruni e Viola Valentino messe assieme.
La cosa paradossale é che quel poco che riuscivo a sentire sembrava molto apprezzabile...

In realtà prima di chiudere -su pressione di Giacalone (vero leader della serata) che ha passato la serata a fare urletti, incitazioni ed applausi a cazzo- c'é stata una jam nella jam: hanno cantato qualcosa di indefinibile un chorus a testa tutti i partecipanti alla serata.
Io purtroppo mi sono perso i dettagli poichè ero alla cassa, lontano dalla scena del crimine.

Ho pagato e me ne sono tornato in piazzetta Maria Teresa a riprendermi l'auto gustandomi un pò di salutare silenzio.

Per farmi perdonare la leggerezza di non avere registrato l'ultimo atto della Chant Night e visto che non si sente una mazza dell'ultima esibizione, allego due versioni di Exactly like you di fattura maggiormente pregevole rispetto a qualsiasi altra passata, presente a futura possa essere eseguita al Mad Dog.

Nina Simone
Oscar Peterson e Count Basie

lunedì 24 settembre 2018

Dio c'é. E vive vicino all'Abit.

Venerdì 21 settembre 2018
Quadrilatero Romano
T-Lounge Bar ore 21:25

Lui é tornato!!!

Dopo la serata della jam cantanti e l'Open Day della Popolare, la mia voglia di scappare dal panorama musicale cittadino era alle stelle. Ma -come in un libro per ragazzi dell'800- il Fato era in agguato per riportare l'Equilibrio nella Bilancia Karmica della Merda Musicale.

Ero seduto a cenare in un tavolino nel dehors del T-Lounge Bar in compagnia di un caro amico quando ad un tratto ho visto un trolley con sopra una cassa attiva trascinato da una persona con occhiali scuri e berretto da baseball.
Forse che...

Quasi non credevo ai miei occhi! Lui mi stava apparendo!!
Per un attimo ho pensato si trattasse di un miraggio catartico  provocato dalla mia mente, ma poi ha iniziato a parlare e a cantare... Metro Man era tra noi!


Ha cantato due pezzi, si é aggirato tra i tavoli, ci ha parlato, ha interloquito con noi comuni mortali e poi ha proseguito il suo viaggio pastorale lungo gli altri dehors.

Inutile dire che la cosa mi é subito sembrata legata alle precedenti 24 ore trascorse a sentire e vedere alcune persone che si credono artisti, mentre lui é un cane che sa di essere cane e rende la sua incapacità un'arte.


La cosa che rende Metro Man quel genio che é, é proprio l'aver compreso che "dal letame nascono i fior" rendendo artistica la sua totale assenza di capacità canore e di ballo, mettendoci però la faccia tosta di chi ha capito che spesso la gente si identifica e fraternizza di più con chi ha "le palle" di fare ciò che loro non hanno il coraggio di fare in pubblico: esibirsi in mezzo alla gente e non su un palco di un cazzo di talent.
Metroman é 1/talent.

Una ventina di minuti dopo lui é tornato, ma ha cantato solo un pezzo e poi come Gesù nel Tempio ha detto "fate cagare come pubblico, me ne vado in Piazza Vittorio!". 
Genio!!

Due persone al tavolino accanto ci hanno detto che non condividevano la nostra gioia per il ritorno del Messia, ma in fondo loro erano due infedeli mussulmani che prima o poi faranno la fine che meritano: ascoltare Lorenzo Hengeller nel Sultanato dello Swing per l'eternità.

Il Mad Dog e le Cantanti, ovvero Marta Flavi rediviva

Giovedi 20 settembre 2018
Mad Dog Social Club
h 22.00 circa The Chant Night Session

Giulia Damico: voce
Fabio Gorlier: piano
Marco Piccirillo: contrabbasso
Fabrizio Fiore: batteria

Come annunciato da circa un mese il Mad Dog ha affidato a Giulia Damico una serata fissa al mese dedicata alla Jam Session delle/dei cantanti.

Qui il testo dell'annuncio del locale:
Una nuova serata mensile, una nuova proposta legata allo spirito della "Jam Session" dedicata in particolare ai cantanti, ma coinvolgendo anche i musicisti che vorranno cimentarsi sul palco del Mad Dog.
La serata sarà coordinata dalla cantante Giulia Damico insieme ad alcuni dei migliori musicisti della città che si alterneranno di volta in volta per dare vita ad una serata unica nel suo genere!

Dato che il Mad Dog é abbastanza legato al Conservatorio Giuseppe Verdi, il quale ha più o meno palesemente delegato Fabio Giachino ad occuparsi della programmazione artistica del locale e che la Damico é la compagna di Giachino, questo potrebbe spiegare -a voler essere maligni- come mai la scelta di far organizzare queste serate sia stata assegnata a Giulia.

Per cui una volta al mese la Damico accompagnata ogni volta da una formazione diversa farà un primo set in cui lei sarà protagonista, poi cederà il microfono a colleghe e colleghi che vorranno cimentarsi nell'antica arte (con o senza parte) del latrato.

Ho detto che la resident band cambia ogni volta e ora dò la mia maligna spiegazione: dato che il successo della cantante jazz torinese (per altre città non ho dati) dipende al 75% da quale fascia di prestigio appartenga il musicista che riesce a sedurre, é  importante che Giulia raduni una buona quantità di musicisti maschi così da stimolare la legge della domanda e dell'offerta.
Al decollo della carriera della collega penseranno Madre Natura e la fame atavica dei musicisti.


Alle 22 circa parte la serata, il locale é ancora piuttosto vuoto e non vedo cantantesse presenti all'apertura della serata, temo che mi aspettino 2 ore di Damico.


Sul palco troneggia il leggio della Damico con un virgineo velo bianco. O forse é il fantasma di Ella??

Comincia con Honeysuck Rose e col primo di una lunga serie di analoghi gialli della serata: chi fa il primo solo? Quando devo rientrare a cantare dopo i soli?
Una delle incertezze più diffuse che ho rilevato tra i/le cantanti.


Sarà così praticamente tutto il primo set, ogni tanto dopo il canto o quello che che dovrebbe essere lo scat di Giulia si sente una mezza battuta di incertezza e Picci o Gorlier partono subito a tappare il buco.

Analogamente, dopo qualche minuto di assoli strumentali incominciava il dramma del rientro del cantato, lo sguardo si faceva ansioso in attesa che qualcuno desse desse il cenno per l'attacco.

Un paio di volte la nostra si é lanciata con convinzione, purtroppo era fuori struttura e -per raddrizzare il timone dopo qualche battuta in cui stavolta smarriti erano gli sguardi di Piccirillo, Fiore e Gorlier- partivano degli scambi di 4 fino alla fine della struttura.

In definitiva il set é stato la fotocopia in formato ridotto della serata della Damico al Jazz Club: stesso repertorio e stesse debolezze di proiezione, dizione, pronuncia e scat, ma più convinzione e presenza sul palco anche se appariva molto nervosa e contratta.
Forse sentiva che dall'esito della prima serata sarebbe dipesa la longevità del progetto Jam session cantanti e quindi un pò si strizzava.


Molto innamorato, ma altrettanto nervoso appare Giachino che per qualche minuto é comparso (seppur un pò defilato) per osservare e sostenere Giulia.







Verso le 22.50 sono incominciate ad arrivare le compagne di merenda di Giulia (forse lo hanno fatto apposta per evitare di sentire la collega esibirsi perché le donne sono molto più cattive degli uomini) ed han cominciato a prendere posto in sala.

Giulia era talmente contenta di vedere delle colleghe che finito il suo set e ringraziati e presentati per la 5 volta i musicisti stava già dando il via alla jam, dimenticandosi che tra i due set ci sarebbe stata una pausa di 10 minuti.
Fortunatamente Giachino -con ampi gesti-  é riuscito a comunicarle la pausa e tutti hanno potuto rilassarsi un pò.


Ogni cosa bella finisce, perciò sale sul palco Margherita Piumatti che pare il fantasma di Ofelia (solo con meno voce) e canta con un sensibile accento piemontese un paio di canzoni americane.
Qualcuno poi dovrebbe anche dirle che di solito il pubblico sta davanti al palco e che -sebbene io starei ore a guardare Gorlier che suona, il protocollo prevederebbe che la cantante stia di fronte al pubblico almeno per qualche minuto nel totale dell'esibizione.

Se solo la Piumatti si abbronzasse un pò, si truccasse e si vestisse non con i teli che si usano per coprire i mobili quando si dà il bianco, sarebbe almeno graziosa da vedere...

Dopo la Piumatti, un paio di pezzi li fa Max (non mi ricordo il cognome, ma chissene) il quasi baritono che ho incontrato spesso alla Civica, con l'Orchestravagante e un paio di altre formazioni small combo.

Si porta la sua chitarrista ed il Supremo Gorlier si prende un pò di meritato riposo.
Non canta malissimo, ma sinceramente l'ho sentito cantare molto meglio altre volte. E' uno dei pochi casi di persone che ha portato le parti dei pezzi per i musicisti della band, pregevole tocco di rispetto per quei poveracci che devono passare il tempo a digitare su iReal Pro.


Gli dà il cambio Caterina Letizia in Meloni.

Una performance un pò piatta, i cui la parte dinamica é data più da lei che si muove un pò troppo rapidamente che dalla interpretazione vocale.
Comunque un pò più di proiezione rispetto alle sue due colleghe ce l'ha, il timbro non mi entusiasma.

La cosa strana é che lei già sta con un musicista... che ci viene a fare all'Agenzia Matrimoniale Damico?





Scende Caterina ed arriva quello che per me é un perfetto sconosciuto (e dopo averlo sentito spero che lo resti per l'eternità) che fa sembrare Chet Baker un genio del canto.

Lui non solo fa schifo, é stonato, non ha personalità e tiene il palco male quasi quanto la Piumatti.

Eppure si arroga il diritto consumare il mio stesso ossigeno presente nel locale...
...spero che sia qualcuno che ha perso una scommessa, solo che il pegno lo abbiamo pagato noi.

Grazie a Dio fa solo un pezzo (per chi -giustamente- non lo avesse riconosciuto era Just Friends) e poi i palco é tutto per quel carro allegorico di Fabio Giacalone, che a dispetto di tutto, é stato il più convincente di tutti i latranti della serata.
Nel senso che per pronuncia, attitudine, interpretazione, intonazione e voce é stato l'unico convincente su più fronti

Ha chiuso la serata un altoista turco che ha fatto scempio di un pezzo a caso di Parker.

Purtroppo il grande Cesare Mecca é arrivato a serata conclusa e io mi sono dovuto tenere in bocca il gusto amaro del turco e di Parker.

Tutto sommato serata grandiosa, un sacco di schifezze sono state prodotte e la cosa mi riempie di grande gioia. Io sono fortemente prevenuto contro le cantanti, ma loro sono e restano una gigantesca ed inesauribile fonte di dolore e divertimento.

Nota folkloristica a margine
La serata é stata resa piacevole dal notevole parterre di ragazze presenti in sala ed addirittura al mio tavolo.
Su 8 persone erano 6 le ragazze.
Ovviamente la loro età media era il logaritmo naturale della mia.
Altrettanto ovviamente io ho passato la serata a parlare con l'unico maschio del tavolo: un flicornista sardo.





giovedì 16 agosto 2018

zazzarazazz ed il sultanato dello Swing

Comincio prima di tutto ad avvisare che -a dispetto del titolo- non si tratta di una favola tipo "Kirikù e la strega Karabà", bensi dell'ennesima tragedia musicale a cui ho avuto il piacere di assistere.

Zazzarazz
Festival della canzone "jazzata"
San Remo, piazza San Siro
11 agosto 2018 ore 21.30

Partiamo dal titolo della rassegna: questo contiene due pericolosi  componenti che avrebbero dovuto scoraggiare chicchessia dal recarsi in piazza San Siro:
- Canzone e quindi qualcuno che canta (o pretende di cantare) qualcosa che é il Male
- jazzata che scritto tra virgolette sottointende -di minimo- un esperimento di ibridazione tra qualche cagata cantata ed il jazz (ricordo che la caratteristica intrinseca degli ibridi é di essere sterili); di massima il concetto che con le virgolette su jazzata non c'é da aspettarsi manco che sia jazz, ma che con le virgolette l'ideatore si pari il culo dalle critiche dei jazzofili.
Comunque, in scena!

Arriva sul palco un deficiente vestito da deficiente che pare proprio un deficiente. Ma non lasciatevi ingannare: é davvero un deficiente.
Costui é il nostro anfitrione (...andiamo bene...) nienetepopodimenoche Freddy Colt, il sultano del Sultanato dello Swing (che i Dire Straits ci proteggano).
Addobbato con un tight color rosso mattone, il fez in testa e dentro la testa presumibilmente delle pigne, introduce la serata, blatera sul suo sultanato dello swing (peraltro creato davvero con atto notarile) e chiama sul palco il mattatore della serata: Lorenzo Hengeller (avesse detto Carneade, forse sarebbe stato meglio).


Costui, in piano solo, mi esegue Baciami piccina con un sufficiente numero di errori della mano destra, e quindi -non pago della sufficienza- passa a Legata ad un granello di sabbia ed io vorrei legarlo ad uno scoglio prima dell'alta marea.
Canzone cantata male in una specie di stile Buscaglione scarso che fa scat di merda (dev'essere la nuova tendenza) e che si contorce al piano come fosse stato morso da un serpente.
Essendo tal Hengeller palesemente napoletano, ed essendo vestito da gelataio non può esimersi dal dare in proprio contributo alla distruzione della memoria di Renato Carosone.

Perciò... vai di Tu vuò fà l'americano... che però pare Via con me.
Infatti dopo qualche minuto di esecuzione si é capito che la trovatona genialona é fare un medley con il pezzo di Conte.
In  pratica é partito con gli accordi giusti di Via com me. ma sul testo sbagliato. Genio!
Oltremodo ragguardevole la pronuncia inglese della nostra star: "I chims of You" (I dream of you).

Siccome ogni Gianni ha il suo Pinotto, Hengeller chiama sulla scena Felice Reggio che ha qualche evidente problema di alcolismo o di Alzhaimer: traffica 3 muniti di orologio con le parti senza trovare ciò che sta cercando. Risate in piazza.

Prima di iniziare un pezzo del maestro Canfora ci tiene a far sapere a tutti che stava per suonare la tromba che il suo amico (per modestia si é trattenuto dal dire fan) Oscar Valdambrini gli aveva donato prima di morire.
Così tutti i presenti in sala potevano capire che lui é un figo della Madonna.

Menomale che annunciano prima di iniziare che avrebbero eseguito Vorrei che fosse amore, anche perché con l'introduzione con accordi sbagliati, la partenza del piano a tempo quasi doppio, poteva essere un pò la qualunque.
Tema con scrocco di Reggio e solo di Reggio (fare anche un po' meno non sarebbe male) e del tarantolato che schiaccia tasti random sul pianoforte.
Al termine di 'sta roba Reggio ringrazia Hengeller per aver suonato con lui e lo definisce un grande musicista ed un amico.
Reggio come trombettista no mi pare 'sto fenomenno, ma come leccaculo è impareggiabile.

Poi, posata la sacra tromba, prende il flicorno ed annunciano Misty.
Mirabile attacco cromatico di Reggio per mascherare la fiera dello scrocco, o magari il flicorno era solo freddo...
La citazione della Rapsodia in blu mi pare pretenzioso e fuori luogo Gershwin lasciamolo in pace e comunque Reggio perpetua la tradizione "ottonistica" del Maestro Begonia: frullato di note per inciucchire il pubblico e creare l'effetto "va che figo che sono!"

Just Friends sempre in duo con l'amicone Yuri Hengeller (quello che piega le scale come fossero cucchiaini), ora il flicorno (lo strumento del trombettista scionfo) é caldo.
Ma lo scrocco é sempre con noi...
La performance di Hengeller non giova al buon esito, se sei in duo e tu sei l'unico strumento armonico, DEVI avere la struttura del brano in mente e la situazione sotto controllo per poter sparare un bengala in cielo se il solista si sta perdendo, se no é come usare il navigatore col GPS spento: giri a cazzo.
Pertanto... Struttura in vacca, ognuno per sè e Dio per tutti. Dopo gli scambi di 4 il pezzo sembra scritto da Lapio.
Ma quanto soffrirebbe Gorlier davanti a questa Ekaterinburg del piano?

Arriva il grande Mazinga vestito da sultano dei pirla a dirigere la small band che é salita sul palco dopo di lui: gli Swing Kids Ensemble. Ma 'sto imperatore di 'sta ceppa riesce a fare qualcosa che non sia una citazione??? Zazzarazazz (Bartali, Paolo Conte) - Sultanato dello Swing (Sultans of Swing, Dire Straits) - Swing Kids Ensemble (Swing Kids, film del 1992).
E poi, già che ti dai le arie da Gran Mufti, già che ti conci come il Feroce Saladino, già che te la tiri da Grande Iniziato ai Misteri del Jazz, per favore, almeno evita di pronunciare Swing Kissd!!!
Se no le uova marce te le meriti e devi ringraziare se non ti tirano le bombe a mano.

Dopo tutta una introduzione sul grande maestro Lelio Luttazzi e sull'onore fattogli dagli eredi nel farlo accedere all'archivio del Maestro (io non gli avrei fatto toccare manco la targhetta col nome sul campanello, ma Cialtronio deve avere dei "santi in paradiso") annunciano che eseguiranno due sue composizione con le partiture originali.
E io penso: Ecco, dato quanto finora sentito, Luttazzi potevate ricordarlo, pensarlo e basta...

Penombra.
Non malissimo, si sente che la parti sono state scritte da un essere senziente che sapeva ciò che faceva ed aveva ascoltato parecchio jazz appena arrivato nel dopoguerra dagli U.S.A. creando un gradevole connubio.
Incertezza sull'attacco del tema da parte del tenore, per il resto Hengeller non ha fatto danni e nemmeno gli S.K.E.

Altro brano di Luttazzi: Una tromba piange. Io ho iniziato da un po'...
Tutto bene, Reggio non sbulacca, Yuri Geller non piega il pianoforte come fosse un cucchiaio ed il pezzo lo portano a casa senza drammi.

Reggio e il direttore del circo si congedano. Il mio entusiasmo si spegne quando purtroppo ritorna Hengeller.
Comincia la lenta discesa nell'inferno delle composizioni originali (o presunte tali) dell'autoproclamato cantante-compositore-pianista napoletano.

Lo swing del giornalaio.
Con una strofa come "Io canto e resto gaio perché sono giornalaio" il Tenco é già suo. Forse si sfiora il Nobel per la Letteratura.
A taste of honey citato nel pezzo é veramente una trashata. Almeno lui lo avesse suonato dopo aver detto "Gazzetta dello Sport"... Già perché il 70% del testo é un elenco di testate (nel senso di giornali) con due banalità di contorno per fare la rima.

Si torna Bruno Canfora e si esegue Brava (povera Mina...) su metrica personale, molto personale. Pure troppo.

Pezzo onirico (nel senso da incubo post peperonata) su afa e Anita Ekberg:  Che afa fa.
Essere stonato su un proprio pezzo é un buon segno.
Madonna che rime. Manco alle elementari...
Il rumore dello sciacquone (il cui tubo correva all'esterno della casa del vicolo che si affaccia sulla piazza) ha migliorato moltissimo il pezzo. Premio della critica per l'arrangiamento.

Tassista
Non saprei che dire, dopo l'introduzione sono entrato in coma.

Pausa, torna il piciu vestito da pagliaccio e ci spiega che ora arriva il momento clou della serata:
inizia la cerimonia di investitura (avrei preferito investimento) di Hengeller ad una carica ad minchiam del sultanato.
Arriva l'eunuco con l'attrezzatura, viene posto il fez delle Grandi Ceremonie sulla testa dell'Hengeller, letta la formula di rito e consegnato il passaporto diplomatico n° 42.
Che emozione!! Ero così emozionato che quasi vomitavo...
Poi chiamano anche una mezza sega di adolescente raspaiolo da youporn che si era aggirato tutta la sera per la piazza con fare nervoso (io pensavo fosse un fonico del service) tanta era l'eccitazione.
Viene nominato Vice Vattelapesca, ed iniziato con un fez meno maestoso di quello usato per Hengeller.
Se poi sommiamo il fatto che il titolare della carica di Turcopiliere di cui lui é stato nominato vice é morto mi pare quasi umiliante... Essere nominati vice di un morto non mi pare poi 'sto ruolo così gerarchicamente di rilievo...

Finisce l'orrida pantomima, ma riprende Hegeller.
Guapparia 2000: testo rivoltante come al solito e musica tra il già sentito e il non vorrei mai averlo sentito.
Sul secondo ritornello si sono dispersi basso e batteria. Prontamente inviati i cani.

L'ultimo pezzo lo fa staccare al pubblico dopo aver spiegato lo swing, il 2 e il 4, etc... e poi lui attacca in battere. Congratulazioni! Una sola volta avevo visto fare una cosa simile a Gipo, ma nel suo caso almeno era in parte giustificabile dal fatto che il pezzo non partiva sull'uno.
Il pezzo é una specie di Vecchia America da far rivoltare il Quartetto Cetra (peraltro liguri).
Assolo impreziosito da 2 rarissimi fischi (uno appena percettibile) di Garino al sax baritono. Tenore pasticciato e un po' masticato.

Dopo il merchandising (accattatevi i miei ciddì, leggete la rivista del sultanato,e via dicendo) rientra Reggio e con il cialtrone del piano cantato decidono di fare un brano di Piero Piccioni.

Il samba di Piccioni.
Ma a Reggio non danno l'attestato del club dei minipimer??
Ma sai che duetto con Borotti?

Ringraziamenti finali a tutti e buonanotte.

Pagella:
Hengheller: 4                  Artista poliedrico a 360°: fa cagare come                                            compositore, pianista e cantante.
Colt: 5-                            Fatti vedere da uno molto bravo
Reggio: 6+                      Meno smargiassate, meno scrocchi.                                                    Andare in pensione no?
Batteria: 6.5                    E' giovane, ha un buon tocco e un buon                                              suono e colore. Si é perso non per colpa                                            sua.  Assolo di batteria lungo e inutile                                                (come nel 98% dei casi).
Contrabbasso: 6-             Si sente poco, non brilla per qualità e fa                                            soli brutti.
Sax Baritono 8-               Far suonare Garino lì in mezzo é come                                              mettere Mbappé a giocare al Barcanova.                                            Soli energici e rabbiosi (forse catartici).
Sax Tenore 7                   Giovane, ma con poca proiezione.                                                      Piuttosto opaco in fase solistica.
Sax alto e Clarinetto 7.5 Voto dovuto al fatto che era l'unica non                                               professionista sul palco. ci va coraggio a                                           passare dalla banda ad un palco di sabato                                           sera in piazza a suonare cose non                                                       bandistiche con professionisti (Colt ed                                               Hengeller esclusi). A volte si imboscava                                             un pò, ma... sticazzi, fatelo voi se c'avete                                           il coraggio.

Da annotare a margine della serata: pare che alle prove del venerdì l'Hengeller abbia dato di matto minacciando di non esibirsi se non gli avessero sostituito il pianoforte elettrico con uno acustico.
Lui mica é quel cialtrone Stevie Wonder, lui é l'Arturo Benedetti Michelangeli della canzone "jazzata".
Che Dio lo abbia in gloria.

giovedì 28 giugno 2018

Monk po' cazz

27 giugno Jazz Club Torino
Mood for Monk

Giulia Damico - voce
Fabio Giachino - pianoforte
Simone Bellavia - basso
Alberto Borio - trombone
Laura Klain - batteria

“Mood for Monk” è il lavoro sviluppato in questi anni dalla cantante Giulia Damico dedicato al grande ed eccentrico “Monaco” del pianoforte Thelonious Monk.
Arrangiamenti e testi originali scritti appositamente per questo progetto che rielaborano alcune delle sue principali composizioni.
Monk’s Dream, Evidence e Misterioso sono solo alcuni dei brani che verranno eseguiti durante la serata, alternati dalle song americane (standards) che il grande Thelonious amava riproporre con il suo particolare stile pianistico.

E questo é il marketing messo in campo...
Poi però qualcuno prima o poi vede il bluff e son cazzi.

La serata si presenta con un nutrito parterre di cantanti che sono sempre un bel vedere (da sentire a volte lo sono meno).
Finalmente si comincia con un ritardo di 30 minuti, ma forse finalmente non é la parola più appropriata.

La Damico é ben vestita e non concede troppo a spacchi e scolli, i suoi musicisti paiono usciti dai Bagni Nettuno...
Quando si dice portare rispetto alla festeggiata....
Già, perché di festa di laurea si tratta, solo che quando si é la compagna di Fabio Giachino si ha la fortuna di fare la festa di laurea sul palco del Jazz Club Torino.
Giulia spiega che si é laureata ieri a Milano con la stessa roba che ci presenterà stasera, bla bla bla...
Il tutto con una voce sommessa e mangiandosi le parole: si comincia benissimo.

Ah, qualcuno la avvisi che Monk non E' un pianista, ma ERA un pianista.
Ok ci ha pensato Borio.

Tralaltro a me Monk fa pure abbastanza cagare, per cui possono serenamente farne scempio. Il suo contributo al jazz é stato 'Round Midnight, aver fatto tutti i blues in Sib per la gioia degli strumenti in Sib ed aver indossato cappelli buffi.
Diciamo che dopo avere sculato un pezzo buono avrebbe potuto giocare di rimessa, ma lui -come fosse i Righeira- invece ha continuato imperterrito a sfornare robe.

Il primo pezzo dev'essere una monkeria, la Damico é migliorata dall'ultima volta che l'ho sentita con la Bandakadadra all'Hiroscima a cantare Mambo Italiano, ora va un pò più a tempo e pare leggermente più sicura negli attacchi.
Ma ha poca estensione, é monotòna e non si capisce nulla di quello che dice.
Non male per una cantante. C'é molto da fare.

LO SCAT NO!!! Quello sarebbe meglio che non lo facesse!! Le viene malissimo.
Terribile, una roba tremenda, una sciagura epocale.

Puttana di Eva, se tutti fanno un assolo di 2 chorus su tutti i pezzi qui finiamo alle 2....
Ma Borio si sente o lo strumento é freddo?? A me pare un pò fuori tonalità.
Giachino noto che invece é ancora capace di suonare quando evita di fare quelle troiate cosmiche tipo il progetto FM
La batterista invece dev'essere amica di Giulia perché mi pare che il tasso di randagismo canino sia elevato, altrimenti non penso che nessuno l'avrebbe chiamata apposta.

Just squeeze me  ... sempre un borborigmo, non si capiscono le parole, anzi pare che rantoli e poi di nuovo 'sto scat!
Già tanto comunque rispetto ad un anno fa che riesca ad andare abbastanza a tempo, chissà la fatica del povero Giachino per aiutarla!

Prima del terzo pezzo Giulia ci ricorda che lei ieri si é laureata a Milano, casomai ci fossimo sintonizzati in ritardo, e poi annuncia In my solitude. Ecco, sugli standard io sono più esigente che sull'uomo dei cappelli buffi ed ancora su questo terreno Giulia si dimostra un pò acerba di colore vocale ed interpretazione.

Poi congeda temporaneamente parte dei musicisti ed esegue con Giachino due pezzi, il primo non me lo ricordo perché l'ho rimosso. Unica cosa che mi ricordo é che Giulia ha mostrato qualche difetto di estensione.
Il secondo è Do you know what it means to miss New Orleans e certe cose dovrebbero essere vietate per legge...
Ammirevole il coraggio di infilarci un glissato discendente (di intonazione molto incerta) che mi fa rabbrividire, ma invece alla fine l'applaudono pure....

Honeysuck Rose, e a seguire Misterioso (il titolo si rifà al mistero che si cela dietro al fatto che a Monk non gli abbiano sparato al terzo concerto).
Una struttura blues su cui però si tesse una trama incentrata sulle seste (che nel blues sono fondamentali...) a cui non paga dello sconcio del brano in sè la Damico ci ha aggiunto delle parole sue .
Oddio... Parole... Sembrava il segnale orario della SIP, ma in inglese.... Una serie di numeri apparentemente a caso buttati lì secondo schemi ritmici.

Poi nel caso avessimo l'alzhaimer la Damico ci rende edotti del fatto che ieri si é laureata a Milano e che la sua tesi era -guardacaso- il concerto di stasera.

Parte Just Friends, solito scat brutto, gli assoli sono molto migliorati dopo la pausa piano e voce, poi farli troppo bene potrebbe far risaltare le mancanze della festeggiata.

Ultimo pezzo annunciato (evviva!!) Monk's Dream con partenza incerta della Damico e il solito repertorio di inutili vocalizzi, il testo continua ad essere incomprensibile all'orecchio umano.
In compenso la batterista dopo il solo di Giachino prova per ben 3 volte a rientrare: la prima entra girata di 90° (cosa più da cantante), poi entra girata di 180° e poi butta lì un bit ogni tanto finché non riesce a cogliere il salvagente di Monne e Giachino.

Spettacolo puro. Altro che gli acrobati del circo di stato cinese....

BIS: Bye bye blackbird (ma perché?)  Questa secondo me la conosce e l'ha cantata parecchio perché -pur con la già segnalata scarsa chiarezza nella dizione del testo, lei almeno sembra più sicura ed a suo agio e la cosa dà giovamento al risultato finale che é piacevole
Tre chorus di solo di Borio mi sembrano un pò troppi, il primo era buono, il secondo verso la fine un pò troppo fitto di note e con pattern ritmici strani, il terzo o si é perso lui o mi sono perso io perchè ad un certo punto non ci ho capito più un cazzo... ma all'improvviso (e credo 4 battute prima del necessario) la nostra eroina con le bacchette ha deciso di immolarsi sull'altare dell'attacco poderoso, fallendo miserrimamente.

Che bella serata, non mi divertivo così tanto da mesi.
Le cantanti sono veramente degli animali strani e meravigliosi.

E Monk ha avuto il tributo che si merita.


Siccome sono stufo di essere accusato di eccessiva acrimonia e di talebanismo musicale, allego le prove tangibili della serata.
Nel caso vi venisse l'impulso irrefrenabile di alzarvi dalla sedia ed applaudire, recatevi con la massima urgenza da un otorino.

Audio:
Audio 01

Audio 02

Audio 03

Audio 05 (Honeysucchia Rose)


Video:

Live straming






mercoledì 20 giugno 2018

Petrini a Carrù. Ovvero la mucca che guarda i treni nel paese del bue grasso

Carrù, 15 giugno 2018
Gianpaolo Petrini big band feat. Massimo Lopez

Nella splendida cornice della piazza del castello di Carrù, il Maestro Petrini mi parte subito di charlie. Peccato che pure ai bambini degli orfanotrofi ceceni spieghino che un pezzo di solito prima di partire va "staccato". Così eh, mica per altro... é soprattutto un vezzo. Ma un vezzo che fa partire tutta la band assieme e ti evita una figura di merda quadrifonica.
Petrini, da quel consumato batterista cialtrone che é, ha finto fosse il soundcheck e poi finalmente -bontà sua- ha staccato il pezzo e (stranamente) tutti sono partiti assieme e non in ordine sparso come prima.

Ovviamente Petrini mi apre il concerto con un brano di Buddy Rich (pure lui batterista di dubbia qualità, ci sta!)... Io comunque prima o poi glielo sfascio quel cazzo di charlie!!!
Ma pure il contrabbasso che esce in piazza come un basso elettrico smarmellato é piuttosto disturbante.
Corvaglia fa un solo in cui dimostra di essere un buon tenorista, con tecnica ed idee. Se poi ci mettesse anche dello swing... Capisco però che a suonare con Petrini lo swing ti muore un pò sulle dita.

Mannaggia a Gesù, il cialtronissimo annuncia un brano: "The Cute". Che cazzo é THE Cute???
Fosse "Cute" sarebbe uno dei capolavori di Hefti, in cui effettivamente c'é una bella parte di batteria per un Papa Jo Jones qualunque, ma se il tuo idolo é quel troglodita di Rich é evidente che non hai mai sentito dei batteristi normodotati e quindi non può essere Hefti.

Sì, é proprio Cute. Che Dio lo fulmini!

Ottima l'idea di suonare la parte di batteria con le scorregge. Deve piantarla. E poi... il primo alto, da dove lo hanno esumato??? Fortunatamente poi parte un bell'assolo di telegrafo di Corvaglia che comunque esegue il compito.
UNO SPECIAL??? Ma dove cazzo lo hanno sentito uno special??? MA CHI CAZZO SI CREDE DI ESSERE PER METTERE UNO SPECIAL SU CUTE???
E poi uno special che ricorda molto l'assolo per traverso (intendo il flauto e non lo schifo di 'sta merda) dell'originale, quindi una bella botta di trombe che sparano a 1000 dB che ci sta sempre bene. E via, estraiamo robe a cazzo da un cilindro!!
Deve morire. Male.

The chicken?!?
The chicken???
The chicken!!!
Versione piano bar a Carrù, con intro maestosa scritta da Wagner che su un pezzo che fa schifo al cazzo dei morti é veramente azzeccata.
Chiaramente la batteria suonata di merda su un pezzo di merda funziona molto meglio che su Hefti. Si sente che Petrini nella merda musicale anni 80/90 sguazza come uno scarabeo stercorario. L'assolo del primo alto su un pezzo funky come the chicken é imbarazzante. Il sax alto é stato prevalentemente pensato per fare robe da circo e robe funky tutte strillate e sincopate, ma vallo a spiegare al cadavere di Bonadé che sta suonanado...
Isusi alla tromba finalmente rimette un pò le cose a posto facendo capire che ha letto "funky" in altro a sinistra sullo spartito; al secondo chorus ha un pò finito le idee, ma tanta roba comunque!
Segue assolo di Lisa Simpson al baritono. Ah, no. Non é Lisa Simpson, non é gialla...
Tardito meglio, molto meglio, molto molto meglio. Il contralto funky non é proprio come lo avrebbe interpretato Garino, ma meglio dello zombie di prima. Forse un pò troppo tecnico e un pò poco ignorante, ma a segno.
Angolo finale salsa che va sempre bene su tutto ciò che pare uno stacchetto di Premiatissima '89.
Visto poi che tutti devono dire la loro cazzata, facciamone dire 2 pure a Liberti col contrabbasso. Che però non parte benissimo, ma si riprende bene e alla fine non fa neanche schifo.

Finalmente 'sta stunzata finisce e viene annunciato l'ospite d'onore della serata: Massimo Lopez.
Lopez, facce ride! A farci piangere c'ha già pensato Petrini.
Il repertorio canoro sarà incentrato su Sinatra, che non sarà innovativo ma a Carrù da uno show-man un pò bollito con una big band con evidenti problemi non ci si può aspettare troppo...

You make me feel so young e Petrini proprio non ce la fa, il rim non esiste, il tocco leggero non é in repertorio, fosse un cavallo sarebbe stato abbattuto anni fa. Gesù, tiene pure il ride bello even!!!!

I've got you under... e qui la sezione tromboni ha avuto il suo "momento funghi". Momento che é durato fortunatamente solo un paio di battute.
-Commento della signora seduta accanto a me: "E' meglio Lopez a cantare che la big band a suonare." In effetti come darle torto?

Fly me to the moon. Versione Basie!!! (in realtà è l'unica versione decente di 'sta palla al cazzo). Buono il solo eseguito da Corvaglia al flauto traverso (anche perché é il solo originale)

Whdre or when

Summer wind

If i should loose you

New York, New York che con il charlie di Saxofono for me viene proprio bene bene bene... Porca troia!

Bis: My way. E qui all'improvviso l'epifania!! Petrini usa il rim!!!! Dio, allora sa che esiste, ma lo ignora a di proposito.
Perciò in caso di processo, si passa dalla colpa al dolo!

Tra un pezzo cantato e l'altro Lopez ha inframezzato da intrattenitore capace gags classiche come il microfono che funziona a tratti, imitazioni (notevole quella del primo ministro Conte), gags più moderne, racconti ed altre facezie che hanno fatto scorrere piacevolmente il tempo.
Come cantante si sente che ha ricevuto una impostazione durante la sua carriera, che conosce bene la materia che canta, sa muoversi e tenere il palco. Forse però è più un bravo imitatore di Sinatra che Massimo Lopez che canta Sinatra con una voce più "sua".
Sui brani cantati la Big Band messa di fronte a pezzi certamente più adeguati, più provati e meglio scritti (perché quella merdata di Cute non era di certo la scrittura originale di Neil Hefti) se l'é cavata bene e senza sbavature eclatanti. Ma nemmeno senza picchi di elevata qualità.

Tolta la prima parte dei 15 lunghissimi minuti in cui la tamarria di Petrini ha spadroneggiato, la serata é stata piacevole.

Grazie anche al clima fresco e soprattutto alla birra Baladin gratis.