venerdì 31 dicembre 2021

Caracalla Jazz Award 2021

 


La selezionata giuria di Oscurantisti Musicali é lieta di annunciare i vincitori del Caracalla Jazz Award 2021 per la peggiore esibizione jazz dell'anno.




Anche quest'anno non é stato facile trovare il peggio nel maremagnum merdorum, le opzioni erano davvero molte e molto é dipeso dai dettagli più che dal marchiano orrore.

La magica cinquina dei candidati era formata dai grandi veterani della classifica e da alcune sorprendenti new entry:

G.P. Petrini Big Band Feat. Massimo Lopez
Jazz at Lincoln Center Orchestra
G.P. Petrini Big Band Feat. Rick Margitza
Ottimo Massimo Grand Band
Federico Marchesano: Atalante

Primo posto assoluto: G.P. Petrini Big Band Feat. Massimo Lopez.
Motivazione: Per il totale disprezzo dei brani che hanno fatto la Storia del Grande Jazz. Non si possono sbagliare così tante cose tutte assieme e a tutti i livelli delle sezioni ed essere considerati dei musicisti. Non é accettabile dagli amatori, é totalmente disprezzabile da dei professionisti (o presunti tali).
Il repertorio suonato in maniera approssimativa e pasticciata; le stonature, gli attacchi sbagliati in più parti non sono ammissibile ed anzi andrebbero severamente puniti a tutti i livelli della giustizia umana e divina. Nemmeno la bravura di Lopez ed i suoi intermezzi divertenti possono salvare dalla dannazione eterna questo schifo.

Secondo posto: Ottimo Massimo Grand Band 
Motivazione: Il nome fa schifo, ma non quanto il rabberciato repertorio di pezzi inediti storti e complicati che hanno l'inquietante fil rouge di assomigliare tutti a dei pezzi di Augusto Martelli.
Non basta una ballad con Claudio Chiara per espiare uno sfascio musicale inverecondo.

Terzo posto: G.P. Petrini Big Band Feat. Rick Margitza
 Motivazione: Basterebbe il fatto che parliamo della G.P BIg Band a spiegare ogni cosa, ma qui c'é da capire perchè non al vertice della piramide degli orrori.
I pezzi (di merda) del signor Margitza sono oggettivamente più difficili da eseguire e da imparare in poco tempo e quindi delle incertezze e degli errori sono più scusabili rispetto a cannare l'attacco di Les Feuilles Mortes.
In più il featuring di Bieco Borotti  sposta il riflettore verso degli abissi di orrori ancora più grandi. Peccato per la mancata doppietta primo e secondo posto, ma confido che sia solo questione di tempo.


Menzione onorevole: JALCO
Motivazione: Una delle più grosse delusioni della mia vita.
A sentimento avrei dato a loro il primo posto per l'eternità, ma sarebbe stato per puro risentimento personale e non per loro demerito.
Il Caracalla non credo possa essere assegnato a gente che in due ore non credo abbia sbagliato una sola nota anche se ha suonato trap per 40 minuti di fila.



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martedì 28 dicembre 2021

Santo Stefano a teatro (la risposta a Natale in...)

  



Domenica 26 gennaio 2021
Teatro Carignano
Sogno di una notte di mezza estate
Produzione T.S.T.

Appena mi sono seduto ecco la prima cosa che ho pensato:





In effetti era domenica, ero andato a Torino e a vedere uno spettacolo teatrale nell'unico teatro degno di questo nome presente in città.
Pur di sfuggire alle eventuali richieste di parenti veri o presunti ho preferito rifugiarmi in un appuntamento certo e in un luogo in cui é obbligatorio spegnere il telefono.

E questi sono stati i pochi vantaggi, per il resto la città era infestata da miriadi di persone che vagabondavano per le strade del centro e in gran maggioranza prive della prescritta mascherina.
Ma 'sti qua non hanno una casa in cui stare per i cazzi loro anziché pascolare liberi per la città?
Ma chi sono i forzati della socialità di 'sto cazzo?? Gente obbligata ad uscire per vedere com'é fuori senza pensare che si sta meglio dentro.

Lo spettacolo era in un allestimento molto minimale (talmente minimale che il bosco manco c'era) ma sufficientemente neutro da non dare fastidio a nessuno, il testo é stato modificato e riadattato per motivi a me ignoti (ma se l'autore ha voluto scomodarsi a scriverlo tutto bene e per esteso, perché non limitarsi a ripeterlo?) e cosa orrida praticamente nessun attore recitava in italiano privo di inflessioni. Anzi Puck era palesemente portato in scena con un accento napoletano (ma perché), altri avevano tratti espressivi più lombardi e gli attori più giovani nelle parti più concitate si mangiavano le parole.
Ora non pretendo la dizione della seconda metà del secolo scorso e la recitazione lenta da e scandita da compagnia di second'ordine, ma credo sia possibile recitare in dizione e parlare rapidamente senza far perdere nulla agli spettatori (ci riusciva persino Walter Chiari e senza far sentire che era pugliese).
La mise en scène é stata comunque abbastanza gradevole, il testo on é uno dei miei preferiti e tutta questa centralità del ruolo dell'amore che secondo Valerio Binasco era stata messa in risalto dalla sua intenzione drammaturgica non mi é arrivata.
Sono state due ora non belle, ma decisamente non delle peggiori che abbia passato. E comunque molto più piacevoli di qualunque altro impegno natalizio a cui ci si deve sottoporre nel periodo della Grande Ipocrisia.

Aleggia su tutto ciò la domanda: perché il Sogno di una notte di mezza estate il 26 dicembre?
La sola risposta che ho trovato é: Perche no.

lunedì 13 dicembre 2021

Il Cumulo

 




Stanco del solito disgusto al dettaglio, ho aspettato di accumulare merda a sufficienza per far venire il tamagnone e ributtarla nei campi.

Un bel contributo al cumulo di drugia lo ha dato
I suoni della Piazza - Federico Marchesano - Atalante in data 29 ottobre.


Il nome del quartetto rende omaggio all’omonimo, poetico e surreale film di Jean Vigo.

L’Atalante è una barca-abitazione e che percorre la rete fluviale francese, attorno alla quale si sviluppano le vicende di Jean e Juliette, due giovani sposi.

Da questa immagine prendono ispirazione le composizioni di Marchesano, che in bilico tra scrittura e improvvisazione, abbracciano minimalismo, psichedelica e jazz, disegnando paesaggi sonori desolati ed intimi, talvolta attraversati da sferzate di pura energia rock. Il sound del gruppo è fortemente caratterizzato dai timbri scuri di contrabbasso e clarinetto basso, a cui si aggiungono altri due strumenti acustici, la chitarra classica e la batteria.

Louis Sclavis -clarinetti
Federico Marchesano – contrabbasso
Enrico Degani – chitarra classica
Mattia Barbieri – batteria

Concerto orrido e senza possibilità di appello.
Lo si capiva dal fatto che la data era stata fortemente voluta da Li Calzi, uno che sta al jazz come Rambo allo zen.
Appena dopo 2 minuti mi sono sentito catapultato nell'episodio delle vacanze intelligenti di "Dove vai in vacanza?"
Totale assenza di temi, solo inutili intrichi di suoni ripetitivi senza la minima traccia di capo o coda.
Pezzi di lunghezza eterna, assoli inquietanti che avevano l'effetto delle unghie sulla lavagna.
Almeno la chitarra spagnola era amplificata così male che quasi non si sentiva, questo però faceva sentire la ferriera di batteria, clarinetto basso e contrabbasso che lavorava a pieno regime. Ovviamente l'unico strumento armonico non faceva armonia, se no sarebbe stato troppo facile.
Il clarinettista (uno dei più famosi di Francia e d'Europa) era tecnicamente bravissimo, come lo erano anche gli altri del gruppo. Peccato che la tecnica finalizzata a sé stessa ed al proprio personale compiacimento non serva ad altro che a far incazzare come un puma. Per suonare per i cazzi proprii non serve un gruppo e nemmeno un pubblico.

L'unica parte veramente piacevole é stato il cane di Li Calzi che dalla prima prima fila ha abbaiato durante i primi due pezzi; almeno qualcuno in casa pare avere dei gusti musicali decenti.
La cosa é stata mal interpretata e anziché mandare via i quattro sul palco é stato allontanato il cane.

Alla fine di 'sto schifo sono fuggito bestemmiando dalla sala prima che qualche imbecille gli facesse fare 20 minuti di bis, la cosa divertente é che mentre scendevo le scale di corsa imprecando "Questa é merda, porcoddio!!! E' schifo della merda!!!" ho incrociato Li Calzi che stava risalendo le scale per tornare in sala e si é sorpreso che qualcuno non gradisse il concerto che faceva schifo pure al suo cane...

Dopodiché viene il carico del Moncelieri Jazz Festival (lo stesso che ospitò Backer e Dave Bruebeck) e che quest'anno dà ampi spazi al suo direttore artistico ed al suo sodalo il ben noto alle cronache Albert Hera. Quindi fisarmonica e "cantante" dalle qualità inesistenti. Bela roba...

Si Comincia con Jazz and Bones il 31 ottobre per festeggiare degnamente Halloween.
Poi una bella data di Gegé Telesforo che porta la sua dote di nulla al festival del nulla.

Quindi una serata parkeriana ospitata dal frociodromo Green Pea con Danilo Pala, Marcello Picchioni ed altri da cui mi tengo a debita distanza.

Arriviamo finalmente all'immancabile momento dedicato alle donne (se non ti fanno chiudere bottega): Noi duri in pink. Alias 
Marina Tarasconi (voce), Luciano Panizzolo (pianoforte), Paolo Cuniberti (contrabbasso), Domenico Mansueto (batteria).
Quindi la quota rosa sarebbe un 25% dato per di più da una cantante. Questo si che si chiama osare!

Poi l'inarrivabile vertice della comicità: 
Dido’s Brazilian Jazz.
Lo so, sembra tutto normale, poi uno va a leggere i componenti e gli scoppia la prostata:
Delfina Di Domenico (voce)
Massimo Rizzuti (pianoforte)
Giorgio Ricchezza (sax- percussioni)
Pippo Caccamese (contrabbasso)
Chissà se almeno uno di loro é mai stato in Brasile... Ma Gilson Silveira, Gledison Zabote, pure Lucio Costa o uno delle decine di brasiliani che vivono a Torino e dintorni no????

La successiva data é del Carola Cora Quartet un rifiuto riciclato dal Moncalieri Jazz di 2 anni fa. Peccato che certe cose non abbiano una scadenza come il latte.

Poi un improbabile tributo a Fred Buscaglione senza musicisti. Ci pensano Fred Chiosso, Maurizio Ternavasio, Franco Bergoglio, Gianni Cerri e Andrea Margiotta DJ.
E scusate se é poco.

Finalmente l'unica data che mi é veramente dispiaciuto di essermi perso: Dixie Five con 
Paolo Dutto : clarinetto
Cesare Mecca : tromba
Stefano Calcagno : trombone
Lorenzo Caresana : banjo
Valerio Chiovarelli: basso tuba
Gente che suona Jazz e non scassa troppo i coglioni con i sottotesti politici o gli intelletualismi da sinistra di Capalbio.

Putroppo poi é tutta una lenta discesa verso l'oscurità a partire da Magasin Du Café Davide Borra fisarmonica, Denny Bertone chitarra elettrica e lap steel guitar, Alberto Santoru contrabbasso e percussioni, Mattia Floris chitarra e voce.
SPECIAL GUEST: Albert Hera.
Oscuri seminatori di suoni che fanno cose che non si comprenderebbero a priori (world music), ma a cui porta il suo tocco di ripugnanza Albert Hera. Qualità garantita...

Non so se Jazz in Cattedra sia da contare tra gli spettacoli, ma se vale il dibattito su Fred Buscaglione, allora é buona pure la serie di incontri musicali con i ragazzi a cura di Ugo Viola, Valerio Signetto e dei Corsi Musicali dell’Associazione C.D.M.I. di Moncalieri.
Nientepòpòdimenoche.

Dal mondo del "Ma perché?" arrivano invece Favero e Scagliarini, dinamico due chitarra e armonica che ogni tanto fanno del jazz ( o almeno quello che loro pensano lo sia). 

Del Denitto/Conti duo nemmeno gli addetti stampa sono riusciti a scrivere più di due righe talmente non c'era un cazzo da dire. Evidentemente la pandemia ha bloccato il nostro Marco Polo del jazz che no ha potuto fare viaggi e poi ammorbarci i coglioni con le sue impressioni sonore.

Nella sezione "cavoli a merenda" non poteva mancare un nuovo passaggio Viola con Tango e Jazz (?!?) affiancato da un quintetto e varie guest del calibro di Signetto, Boltro, Albano ed altri.
Sempre nella Tango a Jazz c'é anche una più accettabile parte con gli archi della OFT.
Non penso la presenza tra gli ospiti dei fratelli Chiara possa migliorare la situazione irreale di una simile data, di certo l'inquietante presenza anche di Federico Marchesano reduce dal clamoroso insuccesso della serata Atlante alla Piazza dei Mestieri non lascia presagire nulla di decente.

Il 12 novembre l'Italian & Swiss Jazz Ensemble si esibisce proponendo musiche originali ed anche qui la presenza dei Chiara non  credo possa raddrizzare la barca.

Il giorno dopo altro omaggio a Fred Buscaglione, ma stavolta almeno non é un ozioso dibattito.
Sono sei sconosciuti che eseguono il repertorio di Chiosso/Buscaglione. Non dovrebbe essere male, almeno non più di tanto.

Gran finale al Conservatorio di Torino con un tributo al settecentenario dantesco (perché farlo in un presunto festival jazz non é dato sapersi, ma la chiave potrebbe stare nella parola presunto).
Come la merda nei tubi ritornano Viola ed Hera, con una spolverata di Pino Insegno.
Ma basta copiare ed incollare la presentazione della serata di... "Epic Jazz"...
Il resto é superfluo.

BEATRICE
14 NOVEMBRE 2021 - Ore 18.00
Ore 18,00: AUDITORIUM RAI “A. TOSCANINI” di TORINO

OMAGGIO AL SETTECENTENARIO DI DANTE ALIGHIERI

CONCERTO UNICO – EPIC JAZZ
ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE DELLA RAI

MUSICHE COMPOSTE E DIRETTE DA ROGER TREECE

CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI:
Pino Insegno (DANTE) e Alessia Navarro (BEATRICE)

Testi Originali: Fabio Appetito

SOLISTI: 
Rita Marcotulli pianoforte
Albert Hera voce
Ugo Viola fisarmonica



domenica 3 ottobre 2021

TJF Cl(h)ub2021 Day 6

 


 


SABATO 2 OTTOBRE

H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
OTTIMO MASSIMO GRAND BAND FEAT. PIETRO TONOLO
Claudio Chiara, Stefano Riggi, Simone Garino, Roberto Moretti _ sassofoni, clarinetti
Igor Vigna, Janier Isusi Porrez _ trombe
Alberto Borio, Stefano Calcagno _ tromboni
Giovanni Di Martino _ pianoforte (Sotituito da Mattia Niniano)
Lorenzo Hernnhut _ chitarre
Dino Cerruti _ contrabbasso e basso elettrico
Rodolfo Cervetto _ batteria
Giampaolo Casati _ direzione, arrangiamento, tromba
Andrea De Martini _ composizioni
GUEST:
Pietro Tonolo _ sax tenore, soprano

Io la genesi del progetto me la sono immaginata esattamente così:

Risultato: una serie di ritmi latini mischiati tra loro e con l'aggiunta di parti swing (tanto per far sembrare che fosse jazz). Il tutto con una scrittura confusa e disorientante. I temi nella grandissima maggioranza sono molto poco incisivi, dubito che qualcuno verrà mai ricordato tra 5 anni.
In compenso di luccicante frociaggine ce n'é stata a camionate.
Almeno due pezzi sembravano la copia di Round D Minor di Augusto Martelli. E scusate se é poco.

Cose negative:
- Temi e arrangiamenti. Andrea De Martini avrebbe bisogno di un pò di pece e piume. 3
- Tonolo é insopportabile, mi sembra di essere tornato a sentire Rick Margitza. Minipimer e tutte le note che possono venir in mente fori dall'armonia classica. 4. E tra l'altro la mia imporessione é che potrebbe contendere il Premio Simpatia a Borotti.
- Dino Cerruti suona il basso elettrico (e visto che é latin/funk/ euroshit ci può stare, il contrabbasso era un probabilmente amplificato male ed in sala arrivava una marmellata di frequenze basse. Credo che in un paio di pezzi si sia perso. 4.5
- Quando sul palco ho visto sullo stand una Stratocaster ho capito che sarebbe stata una serata lunga e difficile. Infatti la chitarra sembrava uscita da un concerto dei Jamiroquai; suoni distorti e filtrati da effetti. Ho apprezzato il fatto che non sonasse sempre col volume al massimo, ma quando gli é stato chiesto da Casati di alzare il volume, lui si é abbassato per smanettare su qualche cosa che aveva tra i piedi. Questo significa 2 cose: 1 che non aveva manco un pedale del volume. 2 che il potenziometro della chitarra era sul 10. GG.
Almeno non ha "suonato" male, era nel contesto di 'sta roba che era stata scritta, 5.5.
- Stefano Calcagno: due assoli due mezze ciofeche. 5 (una via di mezzo tra Begonia (per lo stile) e Giovannini (per l'incisività). 
Giampaolo Casati avrebbe potuto stare nella terra di mezzo, ha fatto un bell'assolo sul secondo brano e uno molto meno bello sul penultimo. Purtroppo però é stato quello che ha scritto gli arrangiamenti e non può non essere chiamato in correità in questa sciagura. 5

Cose positive:
- Claudio Chiara. 8.5. Un altro pianeta.
- Niniano piacevole sorpresa, lo avevo sentito poche volche ed in contesti di disagiati tipo Chant Night. Visto che era un sostituto  e la complessità dei pezzi, si é comportato bene. 7
- Il fatto che si siano definiti "Grand Band", almeno denota la consapevolezza del fatto che le Big Band sono altra cosa.

Da segnalare il soli di alcune persone che non sentivo suonare da un pò e su cui avevo qualche incertezza. Bel solo di Alberto Borio che mi é piaciuto più di altre volte; Vigna e Isusi abbastanza bene. Molto bene anche l'equilibrato solo al clarinetto di Garino.

Primo brano:  A Night at The Cave. Bella l'Intro. Poi cominciano a suonare tutti e parte il trenino seguito dalla parte swing. Il primo di una lunga litania di pezzi Latin-Swing. Mi sembra di ravvisare come una vaga ispirazione a A Night in Tunisia...
Le prime 16 battute di solo di Tonolo mi sono piaciute, poi improvvisamente mi si sono formati dei tappi di cerume per proteggermi dai restanti 2 minuti e mezzo di assolo. Poi Niniano mi ha sciolto un pò di cerume col suo solo, cosa che purtroppo mi ha permesso di sentire in stato cosciente l'inutile Calcagno. 
Voto: 4.5.

Secondo brano, una bossa con vago retrogusto di Libertango. Il tema suonato da Tonolo non é male. Purtroppo seguono i guaiti e gli uggiolii del suo solo al soprano. Diufà che bruta ròba.
Bello invece il solo di tromba con Harmon di Casati. Voto: 5-.
Terzo brano, i primi 90 secondi di Intro non erano male,  ho pensato che magari mi sbagliavo e il primo pezzo era una isolata mela marcia. Poi Il pezzo passa in un (credo) 5/4 o in qualche ritmo centroamericano che non ho ben capito e sembra non avere tema, ma solo introduzione. Solo di Tonolo (o sarebbe il tema???) ben saldo nel binario della bruttezza. Leggermente meno brutto il guazzabuglio di suoni impastati della chitarra con stile a cavallo tra Santana e Metheney, ma siamo sul fotofinish con Tonolo.
Poi, per non essere da meno, arriva anche Calcagno a metterci il suo carico deliziandoci con la sua aria fritta.
Ma porca troia, non finiscono più, hanno iniziato 'sto accrocchio da nove minuti  e sembra passata un'ora. Voto: 4.5.
Quarto brano: For Ail. Ballad dedicata dall'autore alla moglie. Un'altra musica é quindi possibile! Sarà che contorcere e introiare una ballad é molto difficile o sarà solo la paura della reazione della moglie all'ascolto? "Mi hai dedicato 'sta merda? ...Pronto,  é lei l'avvocato divorzista?"
Ad ogni modo il primo pezzo bella della serata ingigantito dalla sontuosa prestazione di Claudio Chiara. Apprezzabile anche il coraggio di Niniano che ha avuto il coraggio di fare un assolo dopo Claudio uscendone a testa alta. Il raddoppio é venuto bene, sono estremamente compiaciuto. Voto: 8.
Quinto brano: La Scoperta del Panaché.
Nel suo insieme appare come la trascrizione su pentagramma di un disastro aereo. Dire che é una merda sarebbe insultante per la merda, oltre che riduttivo. Mi immagino le parole che avrebbe usato l'immortale Maestro Rindone per introdurre il pezzo: "Sa, sunuma 'sta merda". Irricevibile, un insulto agli ultimi 3000 anni di musica. Voto: 3.

Sesto brano, della disco jazz. I soli dei due tenoristi sono un pò meno indecenti del solito, molte citazioni nel soli, da Take the "A" Train a Stormy Weather a Pennsylvania 6500. forse per nobilitare questo insulso brano privo di carattere. Voto:4.

Settimo brano, un'altra ballad introdotta dai canonici 90 secondi di sax soprano di Tonolo. Tema molto meno convincente dell'altra e sezioni arrangiate un pò più storte. O forse manca solo Claudio Chiara. Voto: 6-.

Ottavo brano: Dodo, dedicato al contrabbassista Dodo Goya. Un'altra specie di Augustomartellata. Tutto piuttosto brutto e di ascolto faticoso.
Tonolo al limite dell'ascoltabile, ormai sono stremato. Tranne il solo (in parte obbligato e in parte libero per la maggioranza delle battute) al clarinetto di Garino che conteneva anche delle pause e tutta roba buona, gli altri (Casati, 
Hernnhut) erano -ad essere generosi-abbastanza irritanti. Inoltre 'sta strizzata di palle é durata 13 minuti abbondanti, credo si sia nella rilevanza penale. Voto: 5 (ringraziate Garino).

Nono e, grazie a Dio, ultimo brano; Una delle tante intercambiabili sigle di programmi Fininvest anni '90 con inizio di sassofonisti col Parkinson e sax baritono al tema. Tutto storto e stridente. una cacofonia che non fa rimpiangere di certo che si sia arrivati alla fine della serata. Quando l'orchestra finalmente si raddrizza, sembra più la sigla di un programma del sabato sera di RAI 1 anni '70, mi aspettavo i ballerini di Don Lurio e la Carrà a fare lo shake.
Tonolo nel suo assolo osa citare la Rapsodia in Blu, dovrebbe vergognarsi, al massimo può citare Papetti. Il resto é la solita roba ributtante. Qualche imprecisione di Vigna e Isusi, ma in linea generale bei soli a scambio.  Voto 4.5.

Voto finale: 5-- (4.88)

Alla fine del concerto sono corso ad accaparrarmi un CD un pò per evitare che potesse finire i mano a qualcuno che lo potesse usare come arma o riprodurlo davanti orecchie innocenti spacciandolo per Jazz, un pò per metterlo insieme a Coltrane Live at Vanguard 1961 e Saturn di Sun Ra nella sezione Crimini contro l'Umanità.

venerdì 1 ottobre 2021

TJF Cl(h)ub2021 Day 4

 



GIOVEDÌ 30 SETTEMBRE
H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
BANDAKADABRA “POST”
Giovanni Falzone _ tromba
Giulio Piola _ tromba
Gabriele Cappello _ sax contralto
Luigi T Bone De Gaspari _ trombone
Giorgio Giovannini _ trombone
Vito Scavo _ trombone
Filippo Ruà _ susafono
Gipo Di Napoli _ cassa
Andrea Brondolo _ rullante

Il concerto che attendevo con ansia e che -per una volta- non ha deluso completamente le mie aspettative. Trattandosi di grande Musica Sacra (non parlo dello Stabat di Pergolesi o di quelle palle al cazzo cattoliche) mi sono addirittura fatto la doccia e messo giacca e cravatta per andare a Congo Square, sperando che la Banda prendesse altrettanto sul serio il compito che si era assunta e sfrondasse il repertorio di facezie.

Comincio dalle cose meno belle.
- Lo spettacolo funziona ed é piuttosto bello, ma ha un peccato originale molto grosso: non c'é un clarinetto. Non si può fare del Traditional senza un clarinetto, possibile che Gabriele non abbia fatto un pò di clarinetto nei suo studi di sassofono? Solo quel tanto che basta per assolvere al compito assegnatogli nell'hot jazz, senza fare soli o virtuosismi.
- La ritmica: Brondolo suona un pò troppo forte e con poco swing rendendo i pezzi un pò più "statici" del previsto. Il suono -specie dei piatti- non mi piace molto, é un pò troppo chiaro e squillante.
- Giovannini era un pò sottotono, i suoi soli erano un pò incolori, molto scolatici per portare a casa il risultato, ma mancavano un pò di sentimento. Non c'erano la rabbia, la disperazione, la gioia e la speranza che sono racchiuse nelle radici del Jazz.
-Gabriele Capello non ha un bel suono e la sua parte era veramente esigua. E poi con contralto nel Traditional non lo posso proprio sentire pare subito Fiorenzo Tassinari, piuttosto il dannato sax soprano.

Cose belle:
- Arrangiamenti ed esecuzioni di Giulio Piola, avrei voluto ci fosse solo lui come tromba.
- Mr T-bone, bravo. Davvero. Ha suonato con l'intenzione e la passione di chi ha fatto suo lo spirito di questa musica, sono rimasto molto colpito dal trasporto che ci metteva. La piacevole sensazione che tutto é lì dove dovrebbe essere.
- Vito Scavo, impeccabile. Mi ha commosso l'uso della pixie con la plunger. Non ha sbagliato nulla, era sporco il giusto, ha usato farsi e fraseggi in buono stile New Orleans. E' stato un piacere sentirlo duettare con T-bone.
- Falzone poteva stare qui come sopra, ma é più onesto metterlo tra le cose buone. E' stato un pò altalenante, molto bravo nell'uso delle sordine, ha fatto parecchie cose belle nei tempi lenti, cose meno belle nei tempi più veloci e una atrocità su Down by The Riverside.
Il suo suono non mi é piaciuto molto, un pò chiaro; molto meglio quello di Piola che é perfetto per il genere.
- Gipo di Napoli, é stato piuttosto bravo nelle parti recitative, non ha divagato ed é uscito dal personaggio della street band per mostrare la parte che di lui preferisco: quella della persona colta ed intelligente.
Detto per inciso ha suonato 
piuttosto bene, specie la washboard.

Primo brano: Intro e Oh, Didn't He Ramble. Bella la lettura di introduzione, il pezzo musicale é uno dei grandi classici post inumazione del funerale New Orleans. Falzone non mi ha impressionato nel suo solo. Buoni acuti, , ma -come detto- un pò pulito. Voto: 7-.

Secondo brano, introdotto da una poesia di Pessoa. Bravo Gipo. Pezzo musicale lento da accompagnamento da casa al cimitero. Mi piace poco il suono del contralto, come detto, ci sono altri strumenti più essenziali. Bravo Mr T-bone anche nel canto, non ha gigioneggiato, come gli rimprovero talvolta. E' entrato nella parte del celebrante di un rito religioso. Bel solo di trombone. Il passaggio al tempo più allegro ha portato il solo di Falzone che era molto meno in tema, bene i collettivi. Voto: 7.5.

Terzo brano, una funeral march leggermente più veloce. Bel solo di Falzone, finalmente con tutto il repertorio di sordine, growl e mezzo pistone che serve. Meno bene il solo di Giovannini, non brutto dal punto di vista di note storte o sbagliate, ma con poca anima e poche dinamiche. Bravo anche Scavo con pixie e plunger a dare colore ai backgrounds. Voto: 8-.

Quarto brano: Down By The Riverside. Interessante introduzione di Gipo che accenna alle origini del brano e le ricontestualizza ai tempi attuali.
Inizio osceno. 3 minuti di armeggiamenti su manopole e tasti di un qualche cazzo di aggeggio tipo loop station per produrre suoni di delfini in calore ed effetti "ambient" vari.
Aberrazione pura.
Avrei voluto entrare in stato catatonico per non essere partecipe di questa inaudita violenza.
Dopo aver fatto più di metà del brano con questo sottofondo di Enya dello schifo, hanno avuto pietà del pubblico e hanno proseguito facendoci la cortesia di suonare.
Stranamente é sparita la mia voglia di buttarmi un una vasca di sodio idrossido. Buono e breve solo di Falzone. Sulla parte finale con coinvolgimento del pubblico la signora dietro di me ha battuto sempre le mani su uno e tre. E non era la sola dalle mie parti, mi é tornata la voglia di vasca.
Certe gente andrebbe accompagnata cortesemente fuori dalla sala e trucidata. Voto: 5 (2 prima parte e 8 la seconda). 

Quinto pezzo: Amazing Grace. Non é esattamente repertorio funeral, ma 'sticazzi. Ci troviamo di fronte ad uno dei più celebri canti cristiani adottato come spiritual da generazioni. Piccola sbavatura di Falzone sull'attacco del solo che non ne pregiudica di certo la bellezza, un superbo Scavo con assolo incrociato con T-bone. Ero quasi commosso, lo so che non dovrebbe essere difficile, ma di questi tempi sembra impossibile che si possa sentir suonare così:  Semplicemente. Voto: 8.

Sesto pezzo, un medium tempo su cui Gipo legge un brano. Bello, ma di difficile valutazione. Voto: 7.

Settimo pezzo: St. James Infirmary. Altra tradizionale funeral march di origine molto incerta. Pessima l'idea farla a rumba (sebbene anch'essa faccia parte dei ritmi arrivati a New Orleans da Cuba), sembra subito un ballabile da Club Alpitour. Buono il solo di Falzone, dopo  il tempo é tornato alla march e tutto é tornato come doveva essere da subito. Voto: 7.

Ottavo brano: Smells like teen spirits. Come giustamente detto da Gipo nell'introduzione non c'entra un cazzo. E' molto meglio dell'originale, ma si sarebbe ottenuto qualcosa di meglio anche facendolo con i rutti. Voto: 6.5 (paga dazio il fuori tema e la scelta del pezzo brutto in origine. Forse Dance Monkey sarebbe stato più nel mood della serata).

Nono brano l'imprescindibile Oh, When The Saints. Meno liturgica e più versione Bandakabra street band, ho sentito un pò meno l'atmosfera liturgica e più quella caciarona. Ma forse é colpa mia perché vedo spesso i miei connazionali approcciarsi al pezzo come un'allegra marcetta su cui fare casino. Voto 6.5.
Aggiungerei anche la preghiera di introdurre le altre strofe de testo e non usare solo la prima e pazienza se i commoventi connazionali non ne conoscono nemmeno l'esistenza e non possono cantarla sguaiatamente a squarciagola come fosse un inno da stadio.

Voto complessivo: 7-- (6.88).
Come speravo il miglior concerto del TJF 2021 normale e Cl(H)ub. Un sentito ringraziamento a chi ha reso possibile questa oasi di felicità nel maremagnum del liquame.

giovedì 30 settembre 2021

TJF Cl(h)ub2021 Day 3

 


 

MERCOLEDÌ 29 SETTEMBRE
H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
GIANPAOLO PETRINI BIG BAND DIRETTORE GABRIELE COMEGLIO FEAT. RICK MARGITZA
Gianpaolo Petrini _ batteria
Davide Liberti _ contrabbasso
Fabio Gorlier _ pianoforte
Claudio Bonadè, Marco Tardito, Gianluigi Corvaglia, Simone Garino, Emilio Costantini _ sassofoni
Luca Begonia, Mauro Brignolo, Marta Antolovich _ tromboni
Stefano Cocon, Cesare Mecca, Igor Vigna, Johnny Lapio _ trombe
GUEST:
Gabriele Comeglio _ direzione, sassofoni
Rick Margitza _ sax tenore

Avrei dovuto vincere la mia ostilità verso il locale e andare alla Rabezzana.

Cronaca di una sciagura ampiamente annunciata.

Il pregiato ospite é stato membro dell'ultimo gruppo del tour di Miles Davies, ma quel Miles era quello in cui suonava una tromba di plastica viola vestito come un clown, sospetto che se gli avessero offerto 500$ in più si sarebbe vestito pure da Mago Zurlì...
Per cui quel gruppo suonava elettro-jazz e non mi pare che ci sia da menarne vanto.

Rick Margitza ha sfoderato un campionari di scomposizione dei tempi, di soli storti e fuori tonalità da far accapponare la pelle, non ha ecceduto nel minipimer, se no sarebbe stato da Caschi Blu. In ogni caso é stato a dir poco raccapricciante, il suo concetto di assolo melodico é paragonabile al buon vecchio "note totalmente a cazzo".

Cose positive:
- Petrini ha parlato poco ed ha imparato che Cute non ha il "The" davanti. Finalmente!
- Pochi assoli nella parte di concerto con Margitza della big band di Petrini. Tranne un paio di pentole di fagioli di Begonia, un solo bruttino di Liberti, uno piuttosto bello di Mecca e parecchi assoli di Gorlier di discutibile bellezza non ci sono state le aberrazioni di Bonadé o le mattane di Costantini. Le sezione ance si é limitata a fare appunto sezione e non ha indugiato in osceni assoli (dall'inglese assholes). 
- I pezzi erano oggettivamente con una scrittura molto complessa e loro sono stati bravi ad imparare tutto abbastanza in fretta. Anche se alla fine sembrava comunque suonassero a casaccio.

Cose negative:
- Tutto il resto, praticamente ogni singolo secondo del concerto.
- Tutti suonavano troppo forte, non si capiva nulla e spesso Margitza veniva coperto nei temi e a volte pur sui soli.
- La scelta dei brani é stata ributtante, dalla roba di un oscuro pianista morto (spero soffrendo molto) di linfoma che scriveva solo robe in tempi storti con partiture sghembe che si accavallavano creando l'effetto che si può ottenere mandando in Play contemporaneamente due tab diverse del browser con YouTube, ai brani di Margitza che erano impastati con stessa merda di cui sopra, fino all'apoteosi dello schifo: Gin and Pentatonic pezzo di prestigio del jazz svizzero eseguito con l'aggiunta del Mago Borotti che ha benedetto le folle col minipimer.
E così sono arrivati ad avere 7 sax sul palco...
- Petrini si é messo di impegno per far di tutto per complicare la vita agli altri, spezzando tempi, raddoppiando e percuotendo pelli e piatti a casaccio (anche se su 'sta musica di merda ci sta la qualunque).

Primo brano la rivotante The Cikken, Il solito schifo funk, assolo di Bonadé nel solco della tradizionale bruttezza, ma non orripilante.  Segue sciagurato solo di Cionny Lapio. Ma porca della puttanazza della vacca porca, se hai uno che non sa minimamente suonare la tromba e di fianco a lui hai Cesare Mecca, a chi lo fai fare il solo? se sei Petrini e di musica non me capisci un cazzo, ovviamente a Lapio.
Forse però lo scopo era un altro, far sembrare meno noiosamente sfoggione il solo di Begonia. Voto: 4.

Secondo brano l'oscena Cute, nella solita rivoltante versione di Mintzer. Bel solo di Corvaglia che sta ancora cercando di trovare in che cassetto ha dimenticato lo swing (anche se su questa poltiglia non é poi esiziale). Brutto solo di Vigna che a star dalle parti di Lapio deve aver iniziato a scordarsi come é fatta una tromba, poche idee, frasi bruttine e molti errori tecnici. Dopo il criminale special partono le begogniadi, poi finalmente vanno a chiudere. Voto: 4.5.

Petrini saluta il pubblico, presenta la band, bofonchia qualcosa su qualcuno che é morto recentemente (sulle prima pareva fosse Pastorius, poi forse é il co-autore di The Cikken) per cui chiede l'applauso (?!?) e quindi presenta il direttore e arrangiatore dei pezzi con l'ospitone internazionale, che viene introdotto.

Terzo pezzo: merda storta #1. Una specie di salsa brutta, inutile, contorta e con il solo di virtuosismi inutili e fastidiosi. Seguono vari assoli tra cui Begonia. Serve altro?
Pure Gorlier fa un assolo bello, ma inascoltabile. Voto: 4.

Quarto pezzo (sempre di Don Grolnick): Pools. D** Merda, mi faceva già cagare ai tempi della Big Band di Antonino Salerno e ringraziavo Dio di avere una parte molto piccola che mi permetteva di astrarmi da ciò che mi circondava per non  sentire la piscina di guano che é 'sta ciofeca di pezzo. Un pezzo di cui si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno, una frociata latin/samba/schifodellamerda. Margitza parte bene, poi con la mania del cazzo di fare 73 chorus di solo dopo un pò viene solo merda ritritata e preziosismi tecnici non richiesti.
Petrini scompone tempi come Jack faceva a White Chapel.
Almeno lo strazio dura meno dei 10 minuti canonici. Voto: 4.5.

Poi Rick annuncia il quinto brano, un suo pezzo basato su I've Got Rhytm: Sometimes i have rhytm. In pratica un Anatole basato sul Primo(?)  e più celebre degli Anatole.
Wow, un vero innovatore del linguaggio jazz!!!
Solo un commento: non ce n'era davvero bisogno di 'sta roba storta scritta a sezioni dissonanti su tempo disco dance. Persino Pools era meglio, questa é roba da tortura. Unica nota positiva il solo di Mecca, la cosa migliore sentita finora. Forse la sola. Gorlier un pò troppo calato nella parte del pianista di pezzi moderni di merda, suona bene, ma non mi piace quello che suona.
Per fortuna a far sembrare tutto più bello arriva Margitza, che fa un solo melodico (nel senso che no fa il minipimer), in pratica pare che suoni tutte le scale di fila a distanza di un semitono. Ovviamente evitando quelle degli accordi.
Petrini -che non vuole essere da meno- dà il suo prezioso contributo facendo 12 tempi diversi in 6 chorus. Quest'uomo ha il vero fiuto per lo schifo.
Poi un bel pezzo in cui ogni strumento suona qualcosa a caso che fa tanto modern jazz quartet. Il tutto dura dieci interminabili minuti. Voto: 3.

Sesto brano: Cry me a River. Un classico pezzone. Arrangiamento piuttosto normale, niente riverniciature modernistiche, anche se a tratti sembra un pò Harlem Nocturne.
Margitza é anche capace a tirare fuori un bel suono, seppur ecceda con gli abbellimenti del tema.
Finalmente un solo bello ed ascoltabile di Fabio, la B la fa Liberti che ci mette un pò troppe note ed il suono in sala era parecchio impastato rendendolo difficile da sentire in tutti i passaggi. 
Poi succede la tragedia: una cadenza di Margitza di oltre tre minuti. E poi se la prendono quando si fanno le gags sui tempi interminabili ed imprevedibili dei soli e delle cadenze nel jazz...
Una cosa simile dovrebbe essere vietata e resa penalmente rilevante, é assurdo tenere una platea in ostaggio di uno che fa l'elicottero col cazzo per tre minuti. Voto: 5.5 (senza cadenza 7, con 4).

Settimo brano, un'altra cagata di Don Grolnick, Four Sleepers.
Il solo di piano che secondo il direttore ha dovuto impararsi Gorlier credo fosse l'intro del brano. Il solito pseudo latin-disco da vomito.
Almeno stavolta non é scritto col culo, é accettabilmente dritto e le sezioni non pare suonino contemporaneamente due pezzi diversi.
Assolo di Margitza nei limiti della decenza, deve aver saziato la sua voglia di pisciare negli angoli con la cadenza di prima. E' solo sul finale bruttino e minipimerato, ma non fa venire la scabbia. Voto: 6.

Ottavo brano "scritto dal grande jazzista europeo Franco Ambrosetti" (chi???) con la sciagurata apparizione di Bieco Borotti: Gin and Pentatonic. Un guazzabuglio di suoni sconnessi e sgraziati che nemmeno l'accordatura di una orchestra sinfonica.
Ripugnante, esecrabile e insultante per le orecchie. Su tutto questo ci mancava solo Borotti che deve far vedere che pure lui ce l'ha lungo.
In effetti devo dire che il suo volume era molto superiore a quello di Margitza, riusciva a superare pure i volumi da caccia in decollo della G.P. Big Band. Minipimer e pentatonic.
La somma di tutto quello che mi fa più schifo del sedicente jazz post '50. Magari con gli strumenti stonati avrebbe potuto migliorare. Problemi sui cambi di tempo da Disco Stu a Swing, ma trascurabili in questo contesto di disagio umano e musicale. Voto: 1.

Nono brano: Cheap Thrills di Rick Margitza. Credo composto facendo scagazzare le mosche delle Florida Keys su una carta pentagrammata.
Ora basta, 'sto pagliaccio deve finirla di rompermi il cazzo, pare la trasposizione in musica della scenografia di Das cabinet des Doktor Caligari. Ma quello era un capolavoro, questo non ci sono nemmeno le parole per descrivere la frustrazione dopo un'ora e mezza di roba così schifosa. Voto: 3 per la difficoltà di esecuzione.

Fortunatamente alla fine del pezzo la gente fugge dalla sala e quindi non si é corso il rischio della sciagura di un bis.

Voto finale: 4 (3.944). Gran bella serata.


Nota a margine, a furia di sentire 'sti concerti dal vivo e di risentirmeli registrati per risistemare gli audio, far passere la prima impressione a caldo e rinfrescarmi la memoria mi sento un pò il Rudy Van Gelder della merda.

mercoledì 29 settembre 2021

TJF Cl(h)ub2021 Day 2

  


MARTEDÌ 28 SETTEMBRE
H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
CFM BIG BAND
Claudio Chiara _ direzione, arrangiamenti, composizione
Roberto Pilone, Tiziano Piva, Gilberto Maina, Roy Roman, Massimiliano Senesi, Roberto Viltono, Marco Masera, Beppe D’Oria _ sassofoni
Walter Spiandore, Emma Ferrara _ tromboni
Marco Milani, Daniela Immormino, Giancarlo Panetta, Riccardo Ledda _ trombe
Marco Ravizza, Nicolò Di Pasqua _ pianoforte
Vincenzo Galante _ chitarra elettrica
Andrea Raso _ basso elettrico
Marco Ferrero/Francesco Comito _ batteria, percussioni
Arrigo Tomidei _ voce

Il problema qui é il solito, come giudicare un gruppo di musicisti non professionisti?
Se da una parte é pur vero che medici, piastrellisti, insegnanti, ... non possono essere paragonati a chi ha fatto della musica il proprio lavoro, dall'altra alcuni di loro hanno fatto studi musicali anche a livello di conservatorio e partecipano ad un festival jazz "importante" e quindi andrebbero giudicati con i parametri dei professionisti (mica li hanno obbligati a suonare e a farlo in pubblico al TJF).

Proverò ad essere doroteo e ad abbassare un pelo l'asticella del giudizio, anche se non sono sicuro che sia corretto.

Nicolò di Pasqua é abbastanza acerbo ed impacciato come pianista, suona molto contratto e slegato a gran discapito dello swing e si accompagna nei soli facendo gli accordi pieni dello spartito con la mano sinistra (cosa abbastanza inutile se hai una chitarra ed un basso che suonano).
Andrea Raso suona il basso elettrico e ciò é male.
Ogni tanto hanno dato la sensazione di capottarsi e non sono riuscito a capire benene chi della ritmica avesse questo problema (penso il bassista).

Di buono c'é che quando suonano dritti sono meglio della G.P. Petrini Big Band, il che non depone a favore dei professionisti...

Di molto, molto male c'é Arrigo Tomidei che pare un Gioé con giacca e cravatta arancio ANAS, ma canta peggio di un Ducato dell'ANAS.
Andrebbe messo tra le calamità naturali assieme alla grandine sui raccolti. Pessimo, con pronuncia inglese brutta e poca voce.
In compenso non sa usarla e non ha estensione.
Perché Dio ha voluto punire i musicisti inventando i cantanti?

Molto bene Pilone e Milani, bel suono e bei soli. Peccato per la quasi totale assenza di uso delle sordine della sezione ottoni.

Primo brano, Soft Wind: bruttino il pianoforte, il solo di Pilone si sente poco, il resto funziona bene . 6+

Secondo brano, Samba do Pelò: sembra un pò un brano di Piero Piccioni, ma é di Claudio Chiara. Qualche imprecisione di intonazione ed esecuzione, ma buono. 7

Terzo brano, You've Changed: abbattendo il cantante avrebbe potuto essere bello. 5.5 (ringraziate il cantante).

Quarto brano, non so che cosa sia: bruttino il basso, pianoforte migliorabile, un pò confusionario con tutte le sezioni assieme. 5

Quinto brano, Up Jumped Spring: in quintetto con Claudio Chiara ed il cantante.
Mai una gioia. Almeno Claudio Chiara suona bene, anche a tratti sembra un pò lisciarolo (effetto contralto).
Per il resto é un insignificante jazz waltz, non da buttare lo scat dell'omino della manutenzione stradale. 6

Sesto brano, Lil' Darlin': sono so se dare 3 o 6 all'esecuzione. Se hai un baritono nella sezione ance  perché non lo sento in un pezzo in cui il suo apporto é fondamentale?? Intonazione un pò imprecisa. Batterista un pò troppo presente, bastano charlie, spazzole e rullante.
Ma c'é dello swing e non é facile con Lil' Darlin'.
A volte ho l'impressione che tendano a fuggire un pò in avanti, ma c'é una discreta compattezza tra le sessioni e il solo di tromba é per lunghi tratti molto bello.
Credo che Petrini avrebbe fatto molto peggio di così. Se mi baso su Basie plays Hefti il voto é sotto il 3, ma tutto sommato il 6 scarso é forse più corretto. 6- (salvati da solo di Milani che -cosa non irrilevante- ha fatto 3/4 del suo solo camminando tra il pubblico, mi spiace sia rimasta tagliata la sua corona).

Settimo brano, Have You Met Miss Jones: cantante fastidiosamente inadeguato, il resto non male, buone dinamiche. 5.5 (ringraziate il cantante).

Ottavo brano, African Song di Claudio Chiara: Boh non brutto e suonato discretamente bene per essere un brano abbastanza complesso per degli amatori. Non sempre precisi i cambi di tempo tra latin e swing, Pilone opaco nel solo, anche Milani non proprio avvincente, lo stesso per il pianoforte. Meglio trombone e la "A" del tenore. 6.

Nono brano, non so cosa sia: Presumo un blues a caso. Che dire... é un blues. Se non si é me é difficile fare cazzate su una struttura simile. Però risulta confusionario e slegato tra le sezioni ottoni, ance e ritmica. Molte stonature. 5.

Bis, non so cosa sia: dura 1:30, é un pò breve persino per me. Che cosa dovrei sentire in così poco tempo?

Voto complessivo: 6- (5.78), volendo aggiungere ancora un pò di fattore "poverini sono amatori" potrei arrivare ad un 6 abbondante, ma 'sticazzi.
Già sono stato quasi un punto più largo rispetto agli standard e quindi va bene così, sono pur sempre di poco sotto la JALC che ha preso 6 (anche se loro giocano in una altro campionato).

martedì 28 settembre 2021

TJF Cl(h)ub2021 Day 1

 



Prima giornata delle rutilante kermesse di Crick e Crock:

H. 21:00
Educatorio della Provvidenza corso Trento 13
LAUREN HENDERSON QUARTET
Lauren Henderson _ voce
Sergio Di Gennaro _ pianoforte
Paolo Benedettini _ contrabbasso
Elio Coppola _ batteria

Concerto iniziato con 30 minuti di ritardo, inaccettabile.

Non é stato esattamente il concerto jazz che mi aspettavo, il repertorio proposto era di tre o quattro standards, il resto erano pezzi originali della discografia delle Henderson che poggia prevalentemente sulla disco/fusion/latin (e un pò anche sul geghegé). E, a giudicare da Coppola, anche sul metal.

I suoni in sala erano molto sbilanciati, batteria e basso erano molto alti e spesso sovrastavano pianoforte e voce. Peraltro la voce era amplificata in modo strano rendendola piatta, leggermente metallica e facile all'innesco (sempre istantaneamente soppresso dal fonico).
Diciamo  che per un concerto che aveva al centro la voce non é proprio un bel biglietto di visita.

Lauren Henderson: 8. Una cantante. In Italia é roba rara, almeno pronuncia correttamente e interpreta il testo come chi capisce ciò che dice e cerca di esprimerlo al meglio (grazie al cazzo, é americana...). In più é intonata, non fa scat e prende gli attacchi. A me non ha entusiasmato, ma la roba brutta é ben altra.

Sergio Di Gennaro: 7. Sobrio, un pò invedente, ma non troppo, buon interplay e buone dinamiche, assoli misurati e nella griglia. Forse presentarlo come "uno dei migliori pianisti jazz del piemonte" é un filo esagerato, ma comunque conosce il suo ruolo e lo interpreta bene.

Paolo Benedettini: 5.5. Sembra un pò legnoso e scarso di idee, non mi pare un gran contrabbassista e non può dire che si sentiva male perché era a 80 cm dal suo amplificatore.

Elio Coppola: 2. Di incoraggiamento, perché ogni tanto riusciva a scendere sotto il livello John Bonham. Ma di rado. Troppi assoli e troppo rumore. Non si può coprire tutto e tutti con la batteria per 2/3 del concerto. Chi ti credi di essere? Petrini o Brancato??
Momento epico della serata quando su "The look of love" mentre la dinamica era bassissima e c'erano solo basso e voce aveva solo il charleston per dare i quarti, prima di entrare di nuovo con le bacchette pensa bene di lanciarne una in aria (lo aveva fatto anche nel primo brano strumentale), ma non la prende. Questa finisce su ride e rullante, con grande gioia mia e di tutti quelli che odiano i batteristi ampollosi e persistenti.

Voto finale: 5 al 6 (5.625)

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H. 22:30
Combo Corso Regina Margherita 128
LUIGI TESSAROLLO “NEW SEXTEX”
Luigi Tessarollo _ chitarra
Cesare Mecca _ tromba
Gledison Zabote _ sax tenore
Stefano Calcagno _ trombone
Paul Zogno _ basso
Francesco Parodi _ batteria

Grazie al ritardo dei Led Zeppelin sono arrivato a concerto iniziato.
Repertorio originale quasi al 100%, stile molto West Coast, per essere un gruppo abbastanza assemblato ad arte per la data non hanno suonato niente male.
Lo sapevo, sono andato all'Educatorio a cercare di espandere i miei orizzonti con nuove proposte musicali e me la sono presa in culo.

Quando tra il pubblico del Combo ho visto Prunotto ho capito subito che quello era il concerto che avrei dovuto vedere e non quello in cui c'era il responsabile di un locale che ripropone un concerto (diversamente bello) uguale a quello di luglio.
Dovrei chiedere a Claudio che concerti va a vedere in questa settimana...

Tex: 8. Una garanzia, l'esperienza e la conoscenza contano molto. E si vede e sente.
Mi spiace per l'aStrino nascente della chitarra torinese, ma deve farne ancora parecchie di scale per appagare l'orecchio e non solo gli occhi.

Cesare Mecca: 7.5. Grande, ma un pò troppo alla ricerca del limite del fraseggio e del virtuosismo. Ogni tanto scivola leggermente.

Gledison Zabote: 7.5. Bel suono, buon senso del ritmo e dell'assolo, a brevi tratti fa frasi un pò "scontate". 

Stefano Calcagno: 6.5. Spesso impreparato sugli attacchi dei suoi soli, sembra che a volte si perda un pò nei suoi pensieri finché qualcuno non lo sveglia di soprassalto con una gomitata. Funzionale all'insieme, un pò meno nel solismo.

Paul Zogno: 6. Ha suonato un basso elettrico e sarebbe quindi da 4, ma lo ha suonato abbastanza bene da meritarsi una sufficienza ampia.

Francesco Parodi: 6. Dai tempi della Sagra del Ciapinabò ha imparato ad andare a tempo e a non picchiare come un fabbro. A volte torna a picchiare e strafare, ma riesce a contenersi (sarà per la paura di essere malmenato da Tex). Forse potrebbe evolversi ulteriormente e diventare un batterista.

Voto finale: 7 (6.916).

martedì 21 settembre 2021

TJF CL(H)UB 2021

 


Oggi é stato presentato il cartellone del TJF autunnale, al di là dell'esilarante conferenza stampa in cui ci sono due errori di italiano in un minuto, restano le proposte.
Devo dire che non sono nemmeno troppo raccapriccianti (almeno sulla carta).
Sono stati coinvolti -as usual- moltissimi musicisti torinesi, ma devo dire che ci sono molti nomi "nuovi" tra i protagonisti del cartellone e la cosa non può che farmi piacere.

Chiaramente un occhio di riguardo é stato dato alla Torino Jazz School di (guardacaso) Borotti che ospita date e fa suonare parecchi dei suoi. E chi lo avrebbe mai detto??

LUNEDÌ 27 SETTEMBRE
H. 19:00
Osteria Rabezzana Via San Francesco d'Assisi, 23/C
DJANGO’S MEMORY ENSEMBLE “DJANGO REINHARDT MEMORIAL”
Alessandro di Virgilio _ chitarra
Dario Berlucchi _ chitarra
Fanou Torracinta _ chitarra
Dario Scopesi _ contrabbasso
Anais Drago _ violino
Roberto Cannillo _ fisarmonica
A.K.A. Accordi e Disaccordi ++. Il genere é il solito manouche, ma almeno non é il monografico techno free che generalmente ci appioppano Fred e Barney. Poco Innovativo, ma di certo ascoltabile.

H. 20:00
Laboratori di Barriera Via Baltea 3
ELENA CANONE + PRANK “PLAY BILLIE’S BLUES”
Elena Canone _ voce recitante
Prank:
Enrico Degani _ chitarra
Federico Marchesano _ basso
Dario Bruna _ batteria
Non posso che essere perplesso, di tale Prank non é nemmeno dato sapere che ruolo ricopra, forse non lo sa nemmeno lui...

H. 20:30
Combo Corso Regina Margherita 128
ROBBIE F DJ & ELECTRICBASS SET @COMBOTURIN

H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
BIG BAND THEORY “THE BIG BAND SOUND”
Gianluca Tagliazucchi _ direzione
Matteo Vaglio, Max Milan, Andrea Franchetto, Piergiorgio Vittonatto, Roberto Paiola _ trombe
Enrico Allavena, Stefano Milanolo, Michele Cietino _ tromboni
Federico Biglietti, Alessandro Torta, Marco Alessi, Falvio Bertoni _ sassofoni
Renato Tarricone _ pianoforte elettrico
Roberto Tatoni _ contrabbasso
Massimo Melillo _ batteria
Concessione di spazio all'associazione Arcote del luminare della tromba Cionny Lapio, per par condicio una fetta della torta non si può certo negare.

H. 21:00
Educatorio della Provvidenza corso Trento 13
LAUREN HENDERSON QUARTET
Lauren Henderson _ voce
Sergio Di Gennaro _ pianoforte
Paolo Benedettini _ contrabbasso
Elio Coppola _ batteria
Sulla carta potrebbe essere interessante, infatti ho il biglietto.

H. 21:30
Off Topic via Giorgio Pallavicino, 35
PAOLO SPACCAMONTI & ENRICO GABRIELLI
Paolo Spaccamonti _ chitarra
Enrico Gabrielli _ clarinetto basso, flauto, sassofoni
Boh, giudizio sospeso in attesa di notizie certe.

H. 22:30
Combo Corso Regina Margherita 128
LUIGI TESSAROLLO “NEW SEXTEX”
Luigi Tessarollo _ chitarra
Cesare Mecca _ tromba
Gledison Zabote _ sax tenore
Stefano Calcagno _ trombone
Paul Zogno _ basso
Francesco Parodi _ batteria
Tex é di solito una certezza, sono solo terrorizzato dall'incapacità pressoché devastante di Francesco Parodi. Forse ci provo, anche se l'orario non é di aiuto.

MARTEDÌ 28 SETTEMBRE

H. 19:00
Osteria Rabezzana Via San Francesco d'Assisi, 23/C
VALENTINA NICOLOTTI QUARTET “CALICANTUS”
Valentina Nicolotti _ voce
Nicola Meloni _ tastiere
Gianmaria Ferrario _ basso
Edoardo Luparello _ batteria
GUEST:
Max Carletti _ chitarra
Valentina Nicolotti é appena accettabile, Calicantus é un album vecchio, Nicola Meloni é un plus, ma Carletti é un grosso minus (senza altre aggiunte).

H. 20:00
Laboratori di Barriera Via Baltea 3
JST REUNION “JST JAZZ CIRCUS”
Davide Liberti _ contrabbasso
Mattia Barbieri _ batteria
Daniele Tione _ pianoforte
Gabriele Ferian _ chitarra
Dario Lombardo _ chitarra blues
Giangiacomo Rosso _ chitarra
Mario Poletti _ mandolino
Stefano Calcagno _ trombone
Gianni Virone _ sassofoni
Monica Fabbrini _ voce
Giovanni Grimaldi _ voce
Taté Nsongan _ percussioni
Ottimi musicisti nella gran maggioranza, ma é praticamente lo showreel dei docenti della Jazz School.

H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
CFM BIG BAND
Claudio Chiara _ direzione, arrangiamenti, composizione
Roberto Pilone, Tiziano Piva, Gilberto Maina, Roy Roman, Massimiliano Senesi, Roberto Viltono, Marco Masera, Beppe D’Oria _ sassofoni, clarinetti
Walter Spiandore, Emma Ferrara _ tromboni
Marco Milani, Daniela Immormino, Giancarlo Panetta, Riccardo Ledda _ trombe
Marco Ravizza, Nicolò Di Pasqua _ pianoforte
Vincenzo Galante _ chitarra elettrica
Andrea Raso _ basso elettrico
Marco Ferrero/Francesco Comito _ batteria, percussioni
Arrigo Tomidei _ voce
Confido abbastanza in loro da avere il biglietto.

H. 21:00
Educatorio della Provvidenza corso Trento 13
PERICOPES+1
Emilio Vernizzi _ sax tenore, elettronica
Alessandro Sgobbio _ pianoforte, fender Rhodes, elettronica
Ruben Bellavia _ batteria
Quando "elettronica" compare una volta é schifo, quando compare due volte é scifodellamerda.

H. 22:00
Cafè Neruda Via Errico Giachino 28
MIRABASSI – ZANCHINI DUO “IL GATTO E LA VOLPE”
Gabriele Mirabassi _ clarinetto
Simone Zanchini _ fisarmonica
Potrebbe riservare piacevoli sorprese, come abissi di orrore. Nel dubbio astenersi.

MERCOLEDÌ 29 SETTEMBRE
H. 18:00
Aula Magna del Politecnico corso Duca degli Abruzzi 24
MARKUS STOCKHAUSEN E FLORIAN WEBER “INSIDE OUT”
Markus Stockhausen _ tromba, flicorno
Florian Weber _ pianoforte
Già solo il cognome Stockhausen mi fa gelare lo stomaco.

H. 19:00
Osteria Rabezzana Via San Francesco d'Assisi, 23/C
GIANNI CAZZOLA QUARTET “SWING ERA"
Alfredo Ferrario _ clarinetto
Sandro Gibellini _ chitarra
Roberto Piccolo _ contrabbasso
Gianni Cazzola _ batteria
Sembrerebbe molto promettente, purtroppo alla Rabezzana non vado molto volentieri.

H. 19:00
Bagni Pubblici di via Agliè Via Agliè, 9
MATTEO SALVADORI “MATT JAMS THE SONGBOOK!”
Matteo Salvadori _ voce, chitarra acustica, tamburello a pedale
Sarebbe stato meglio Bob Dylan...

H. 20:00
Amen Bar via Valprato, 68
VERNISSAGE MOSTRA FOTOGRAFICA “JAZZ SECONDO ME”
Fotografie di Gherard R. Sargas
N.C.

H. 20:30
Laboratori di Barriera Via Baltea 3
RETINA.IT + GABRIELLA CERRITELLI “LIVE SET+TUNE IN AND DISSONANCE”
Lino Monaco _ elettronica
Nicola Buon _ elettronica
Gabriella Cerritelli _ coreografia, concept, danza
Francesco Dalmasso, Kamory Diaw _ danza
Il concept del ribrezzo.

H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
GIANPAOLO PETRINI BIG BAND DIRETTORE GABRIELE COMEGLIO FEAT. RICK MARGITZA
Gianpaolo Petrini _ batteria
Davide Liberti _ contrabbasso
Fabio Gorlier _ pianoforte
Claudio Bonadè, Marco Tardito, Gianluigi Corvaglia, Simone Garino, Emilio Costantini _ sassofoni
Luca Begonia, Mauro Brignolo, Marta Antolovich _ tromboni
Stefano Cocon, Cesare Mecca, Igor Vigna, Johnny Lapio _ trombe
GUEST:
Gabriele Comeglio _ direzione, sassofoni
Rick Margitza _ sax tenore
Se siete coprofagi é assolutamente da non perdere.

H. 22:00
Amen Bar via Valprato, 68
HOBBY HORSE
Dan Kinzelman _ fiati, percussioni, voce, elettronica
Joe Rehmer _ basso, harmonium, voce, elettronica
Stefano Tamborrino _ batteria, voce, elettronica
Dicos solo una cosa: "elettronica" appare tre volte in tre righe, siamo in zona TUN (Terrore Universale Nauseabondo).

GIOVEDÌ 30 SETTEMBRE
H. 19:00
Bagni Pubblici di via Agliè Via Agliè, 9
MIKE COOPER
Mike Cooper _ chitarra, effetti
NC

H. 20:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
DJ CHARLIE
Vabbé...

H. 20:30
Combo Corso Regina Margherita 128
ROBBIE F DJ & ELECTRICBASS SET @COMBOTURIN
Vomitevole.

H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
BANDAKADABRA “POST”
Giovanni Falzone _ tromba
Giulio Piola _ tromba
Gabriele Cappello _ sax contralto
Luigi T Bone De Gaspari _ trombone
Giorgio Giovannini _ trombone
Vito Scavo _ trombone
Filippo Ruà _ susafono
Gipo Di Napoli _ cassa
Andrea Brondolo _ rullante
Potrebbe essere il miglior concerto del CL(H)UB.

H. 21:00
Educatorio della Provvidenza corso Trento 13
LUCIA MINETTI TRIO “CON LE PIÙ BELLE PAROLE”
Lucia Minetti _ voce
Andrea Zani _ pianoforte
Martino Maina _ violoncello
Speriamo che le più belle parole le dica pure il pubblico...

H. 21:30
Folkclub Via Perrone 3 Bis
CONGIU/MANGANI/STOLFI “INVISIBLE TRIO” FEAT. PAOLO PORTA
Mario Congiu _ chitarra, voce
Luca Mangani _ basso elettrico
Donato Stolfi _ batteria
Paolo Porta _ sassofono tenore

H. 21:30
Off Topic via Giorgio Pallavicino, 35
DJ DELAVIE & IVAN BERT + BALLETTO TEATRO DI TORINO PLAY [ MONOTONOISE ] + FAMILIAR GROOVE
DJ Delavie _ produzione, live electronics
Ivan Bert _ tromba, live electronics
Balletto Teatro di Torino _ danza, coreografie
Schifo elevato a ripugnanza.

H. 22:30
Combo Corso Regina Margherita 128
THE SWINGERS ORCHESTRA “DEAR BASIE”
Daniele Moretto _ tromba
Rudy Migliardi _ trombone
Gabriele Comeglio _ sax alto
Giulio Visibelli _ sax tenore
Stefano Caniato _ pianoforte
Enrico Lazzarinni _ contrabbasso
Delio Barone _ chitarra
Claudio Bonora _ batteria
Ho preso il biglietto nella speranza di non aver preso una vacca per le balle. Pochi elementi per fare Basie...

VENERDÌ 1 OTTOBRE
H. 19:00
Bagni Pubblici di via Agliè Via Agliè, 9
FRANCESCO GUERRI “SU MIMMI NON SI SPARA!”
Francesco Guerri _ violoncello
Bah.

H. 21:00
Piazza dei Mestieri Via Jacopo Durandi 13
EMANUELE CISI “NO EYES, LOOKING AT LESTER YOUNG”
Emanuele Cisi _ sax tenore
Dino Rubino _ pianoforte, flicorno
Rosario Bonaccorso _ contrabbasso
Adam Pache _ batteria
Di nuovo? 4 mesi dopo?? Era quasi meglio quando veniva ostracizzato, ora fa 2 volte la stessa merda pressata!

H. 21:30
Folkclub Via Perrone 3 Bis
PETRIN/TRACANNA DUO
Tino Tracanna _ sax soprano, tenore
Umberto Petrin _ pianoforte
Non ho parametri per fare previsioni.

H. 22:00
Cafè Neruda Via Errico Giachino 28
CORRADI & CIDALE FEAT. MICHAEL ROSEN “AMERICAN SONGS”
Michael Rosen _ sax tenore, voce
Matteo Cidale _ batteria
Leonardo Corradi _ organo Hammond
Organ trio, potrebbe non essere male. Non so chi sia Corradi.

H. 22:00
ARTeficIO via Bligny, 18/L
MONICA FABBRINI - DAVIDE LIBERTI DUO “CONTINUUS”
Monica Fabbrini _ voce, elettronica
Davide Liberti _ contrabbasso, elettronica
Peccato per "elettronica", Fabbrini non é malissimo, é Liberti che si abbassa a fare roba elettronica chje fa male.

H. 22:00
Amen Bar via Valprato, 68
SERIAL DISORDER
Beppe Virone _ trombe
Igor Sciavolino _ sax tenore, sopranino
Simone Farò _ chitarra
Paolo Possidente _ batteria
Preferisco non andarci, a me il disorder probabilmente verrebbe da farlo in sala.

SABATO 2 OTTOBRE
H. 18:00
Bagni Pubblici di via Agliè Via Agliè, 9
GILBERT IMPERIAL “TRASH TV TRANCE”
Gilbert Impérial _ chitarra elettrica
Non so se avere più paura o orrore.

H. 20:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
DJ CHARLIE

H. 20:00
Laboratori di Barriera Via Baltea 3
NICO MORELLI “UNFOLKETTABLE TWO”
Nico Morelli _ pianoforte
Barbara Eramo _ voce, percussioni
Davide Berardi _ voce, chitarra
Camillo Pace _ contrabbasso
Mimmo Campanale _ batteria
UNFOLKETTABLE??????? Mavavangule.

H. 21:00
Educatorio della Provvidenza corso Trento 13
BARBARA RAIMONDI & MARIO ROSINI “VOICES”
Barbara Raimondi _ voce
Mario Rosini _ pianoforte, voce
Barbara Raimondi non mi dispiace, potrebbe essere piacevole.

H. 21:00
Bunker via Niccolò Paganini, 0/200
OTTIMO MASSIMO GRAND BAND FEAT. PIETRO TONOLO
Claudio Chiara, Stefano Riggi, Simone Garino, Roberto Moretti _ sassofoni, clarinetti
Igor Vigna, Janier Isusi Porrez _ trombe
Alberto Borio, Stefano Calcagno _ tromboni
Giovanni Di Martino _ pianoforte
Lorenzo Hernnhut _ chitarre
Dino Cerruti _ contrabbasso e basso elettrico
Rodolfo Cervetto _ batteria
Giampaolo Casati _ direzione, arrangiamento, tromba
Andrea De Martini _ composizioni
GUEST:
Pietro Tonolo _ sax tenore, soprano
Ho due cose: il biglietto e tanta paura.

H. 21:30
Folkclub Via Perrone 3 Bis
JOHN GREAVES WITH ANNIE BARBAZZA
Annie Barbazza _ voce, chitarra, piano
John Greaves _ voce, piano

H. 22:00
Amen Bar via Valprato, 68
AUAND: VENT’ANNI DI SCOPERTE

H. 22:00
ARTeficIO via Bligny, 18/L
MARCO TARDITO ELEVEN “DEEP PARKER IN ROCK”
Marco Tardito _ clarinetto, arrangiamenti
Giuseppe Virone _ tromba
Luca Begonia _ trombone
Ivano Gruarin _ chitarra
Riccardo Conti _ vibrafono
Gualtiero Marangoni _ basso
Donato Stolfi _ batteria
Francesca Bolognesi _ voce
Il no si fonda su due motivi: Parker e Begonia, Tardito é in bilico tra bene e male.

H. 22:30
Amen Bar via Valprato, 68
MANUAL FOR ERRORS “NOISY GAMES”
Manlio Maresca _ chitarra
Daniele Tittarelli _ sassofoni
Francesco Lento _ tromba
Matteo Bortone _ contrabbasso
Ivan Liuto _ batteria
Boh...

DOMENICA 3 OTTOBRE
H. 18:00
Bagni Pubblici di via Agliè Via Agliè, 9
DEDALUS TRIO “TALKING ABOUT AFRICA WITH NONO AND MARAIS IN MINGUS BAR WITH A GLASS OF HENZE”
Marco di Castri _ sax soprano, chitarra elettrica
Roberto Bevilacqua _ contrabbasso, viola da gamba
Enrico Grosso _ batteria, glockenspiel
Talmente impensabile come assieme che potrebbe essere interessante. Ma me ne tengo lontano.

H. 19:00
Cafè Neruda Via Errico Giachino 28
ARES TAVOLAZZI / FEDERICO BAGNASCO “DEEP CONVERSATIONS”
Ares Tavolazzi, Federico Bagnasco _ contrabbassi
Solo due contrabbassi, il bar venderà oceani di birra. E poi a me Tavolazzi sta abbastanza antipatico.

H. 20:30
Combo Corso Regina Margherita 128
ROBBIE F DJ & ELECTRICBASS SET @COMBOTURIN

H. 21:30
Folkclub Via Perrone 3 Bis
GIANCARLO TOSSANI & BIG MONITORS “KNOTS AND NOTES”
Tobia Bondesan _ sax alto
Gabriele Mitelli _ pocket trumpet, flicorno contralto, modular synth
Giancarlo Tossani _ piano, wurlitzer, virtual synth
Michele Bondesan _ contrabbasso
Andrea Grillini _ batteria
Dopo "elettronica" la parola rilevatrice é "Synth". Rivoltante.

H. 22:00
ARTeficIO via Bligny, 18/L
MAX GALLO TRIO & GUEST "JAZZ NOT STOP"
Max Gallo _ chitarra
Giorgio Allara _ contrabbasso
Giorgio Diaferia _ batteria
GUEST:
Alberto Mandarini _ tromba
Danilo Pala _ sax alto
Wally Allifranchini _ sax tenore
Jazz NOT strop??? Ma che davero davero?!? Ma per favore, buttatevi dal ponte di Piazza Vittorio. Tanto con Pala sarà comunque una serata Parker.

H. 22:30
Combo Corso Regina Margherita 128
JAZZONIA "FROM HEART TO ART BLAKEY”

Cesare Mecca _ tromba
Alfredo Ponissi _ sax alto
Gledison Zabote _ sax tenore
Sergio Di Gennaro _ pianoforte
Veronica Perego _ contrabbasso
Ciccio Brancato _ batteria
Se non fosse per Ponissi, Perego e -soprattutto- Ciccio Brancato sare andato, ma Ciccio di Nonna Papera sarebbe stato meglio come batterista. Brancato fa rumore, non suona e purtroppo non é molto rumore per nulla, é molto rumore per rompere le palle alla platea e non far sentire un cazzo.