Sabato, 21 dicembre 2019
Torino Social Orchestra & Voci del Mondo
Chiesa San Gioacchino
Apre il concerto il coro Voci del Mondo diretto da Anastasia Yeromenko.
Eseguono per fortuna o purtroppo solo 2 brani, entrambi ben orchestrati ed armonizzati. Posso immaginare che alle persone cui piace il genere di musica Coro di Stato delle Voci Bulgare sia piaciuto molto.
A me piace il gregoriano, ma fatto da monaci e con canoni diversi da quelli utilizzati in Est Europa.
Quindi, per tirare le somme: ben fatto, ben eseguito, ma a me dopo 3 minuti ha rotto i coglioni a morte.
Primo Brano: non so assolutamente che cosa sia (né ci tengo particolarmente a saperlo).
Secondo Brano: Vedi sopra, (pare tradizionale natalizio ucraino), come sopra con l'aggiunta di tutta la scoppiettante allegria tipica della gioiosa popolazione ucraina, da cui il dixieland ha tratto certamente spunto...
Poi -purtroppo- viene introdotta la T.S.O. (nomen omen).
Ensamble più che dopolavoristico, che fa del pressapochismo col turbo la sua cifra stilistica e il cui repertorio di World Music spazia dal Brasile all'Argentina e su su fino addirittura al Venezuela.
Negli ultimi mesi -su pressione del Direttore Artistico del progetto- sono stati introdotte forti dosi di musica balcanica (zinghi ubriachi).
L'acustica della chiesa era orripilante, in linea con le esecuzioni.
Primo Brano: Libertango. Pezzo che sarebbe riduttivo definire sputtanato, qui risorge a nuova vita grazie al perfetto disallineamento tra ritmica e fisarmonica e grazie all'introduzione del coro delle partorienti che ripete insensatamente all'unisono il tema per tre volte senza variazioni.
Esecuzione di certo pregevole dato che alla fine a grande richiesta del pubblico é stato richiesto come bis. Ed infatti é stato eseguito più veloce, ma con lo stesso sfasamento ed il coro delle partorienti. Eppure siamo in Avvento, non in Quaresima...
Secondo Brano: boh, direi... Medievalada. Tutto un pò confuso e il coro delle partorienti é stato sostituito da quello delle prefiche di Pizzo Calabro.
Terzo Brano: Moliendo Café. Sputtanato quanto Libertango, ma eseguito meno peggio. Solito coretto da oratorio rigorosamente all'unisono.
Quarto Brano: Boh, direi.. viva il Califfo. Pezzo arabo quanto lo era Caravan. Mah, chi li sta più a sentire...
Xanax
Quinto Brano: Benzinatico (aka Kustino Oro, aka la sigla dei Bulgari Tirano's di Mai Dire Gol). E' cantato da una sola persona, che é già bene. E' suonato maluccio, ma non male.
Resta il fatto che é uno degli emblemi del genere balkan e quindi é piena Zona Napalm.
Sesto Brano: Boh. Direi... Zingaropoli islamica. Pezzo immagino rumeno, un cantante solista e poco coro. Esecuzione accettabile. Ma questa roba é scritta da e per grassatori ubriachi, mica da e per musicisti, quindi non é esattamente Rimsky Korsakov, é alla portata di dopolavoristi senza arte né parte.
Settimo Brano: Credo sia Il Ballo di San Vito. Anche se direi... Zingaropoli islamica strikes back. Tutto pasticciato, smarmellato, strascicato che pare il gruppo scout che suona in una messa beat. Brutto ed inutile. Il peggio di Capossela.
Ottavo Brano: Mah, musica da ascensore. Inutile quanto brutta. Ma almeno é finita, anche perché non so per quanto posso trattenermi dal bestemmiare in chiesa.
martedì 31 dicembre 2019
venerdì 20 dicembre 2019
Chant Night 19 dicembre 2019 - C'é diludendo nell'aria
The Mad Dog Social Club
giovedì 19 dicembre ore 21,30
Jam Session è il concetto cardine di questa serata esclusiva che vede cimentarsi sul palco del Mad Dog alcuni dei migliori musicisti della scena jazzistica torinese, e non solo. Dedicata in particolare alle voci, la session è ideata e coordinata dalla giovane e brillante cantante Giulia Damico. Tutti i vocalist e musicisti che vogliono partecipare sono invitati a comunicarlo sull'evento.
Giulia Damico voce
Alessandro Chiappetta chitarra
Michele Anelli contrabbasso
Francesca Remigi batteria
La serata inizia con quasi un'ora di ritardo. Male. Molto male. In sala ad uno dei tavoli c'é pure una coppia che s'é portata dietro il cagnolino Modello Pierugo demmerda che non ha mancato di abbaiare durante le esibizioni.
Per carità al Mad Dog credo sia ossimorico vietare l'accesso ai cani (e poi chi ci va più a cantare?), ma almeno li potevano mettere nell'altra sala dove la musica non si sente tanto forte.
A peggiorare ulteriormente la situazione di una sala con un cane, 38° C ed una umidità da Laos sono arrivati a sedersi di fronte a me una coppia di cinquantenni ubriachi che han passato il tempo a bere alcoolici e pomiciare. Tra un pomicio e l'altro ampio spazio é stato dato alle chiacchiere sui non richiesti cazzi loro, con un tono talmente alto che persino nella sala un paio di persone hanno cominciato a lamentarsi e a zittirli.
Che schifo. Ma se hai caricato un'allegra signora propensa a divertirsi, devi proprio portarla in un locale in cui suonano?
E chissenefrega se hai cenato nel locale accanto al Mad e quindi era il posto più comodo e se sei amico del gestore, devi andartene affanculo iin un Motel Agip e non rompere i coglioni alla comunità umana.
Purtroppo la serata é stata piuttosto deludente, Chiappetta ha tenuto il suo metro di pedaliera a riposo praticamente sempre, Giulia (scat ed inglese a parte) ho l'impressione che migliori a forza di esercizi ed esibizioni, Michele Anelli (il Sai Baba del free jazz di 'sto cazzo) non so se sia bravo o se sia lui che crede di esserlo, ma essendo amante del free a me non può che far cagare.
Menzione di stramerito alla giovanissima batterista Francesca Remigi, pur non figa é davvero brava. Se non si rovina questa mi diventa una capace di superare Ruggieri e Franciscone. Leggera, poco invadente, bel suono, poco sfoggio, buon drive. C'é, ma non si fa sentire troppo. E' ancora un pò acerba ed incerta, ma ci sta. A volte l'hanno lasciata un pò da sola senza darle delle dritte sui giri di soli, sui rientri e sugli scambi; lei cercava di avere informazioni, ma gli altri guardavano altrove. Un pò é colpa sue e un bel pò degli altri sul palco.
Primo pezzo: Take the "A" Train. Non male, anzi piacevole.
Secondo pezzo: Art Déco. A tratti pare Jazz e a tratti una merda di Don Cherry (presumo pseudonimo di Don King quando si dava alla musica assieme a Ornette Coleman).
Giulia annuncia che poscia eseguiranno i due brani natalizi in scaletta anche perché "mancano 4 giorni al Natale". Il 19 dicembre??? Va bene, non ce la può fare. E' cantante.
Il primo pezzo natalizio giuro che non l'ho riconosciuto, il che é un bene. Almeno non sono le solite torronate di minchia. Però mi é parso che ci fossero delle incertezze ritmiche lungo tutto il pezzo. Ma magari era un pezzo free e io no l'ho capito.
Secondo pezzo di Natale: Santa Claus is coming to town. Non male, tutto fatto a norma.
Quinto pezzo: non so, credo si chiamasse Schifo Free. Anelli ha rotto il cazzo con la sua fissa per la merda, se la mangi lui la sua musica free. Sembrava un incrocio tra una fabbrica di profilati in acciaio in pieno lavoro ed un incidente ferroviario.
Roba da intellettualoide comunista anni '70, mi sentivo tanto nell'episodio del concerto di musica contemporanea di "Dove vai in vacanza?".
Ingiudicabile. Rogo purificatore.
Ultimo pezzo prima della pausa pre-jam: Honeysuck Rose. Sarebbe stato molto più carino se Chiappetta avesse preso la tonalità giusta per l'intro, ma se l'é cavata lo stesso, Tanto é Jazz, anzi ad Anelli credo sia pure piaciuta la sostituzione.
Non so se ci sia stato un aumento di volumi nella band, ma ho avuto la netta impressione che la voce di Giulia fosse un pò calata di intensità. Ad ogni modo l'hanno portata a casa con dignità.
Parte la Jam
Cambio di chitarrista (non so il nome, lo chiamerei Mortimer per l'atteggiamento) e di Contrabbassista. Anelli si cava finalmente dal cazzo e torna bello free come l'aria ed al suo posto si mette Enrico Ciampini che fa meno free e più note in griglia.
Cantante a me ignoto che canta Beatiful Love e -per acclamazione- un altro pezzo. Lui non é malissimo, oddio, pare Chet Baker... nel senso che é molto più che un cantante confidenziale, é un cantante da cabina del telefono.
Almeno é moderatamente intonato, va a tempo e non si perde nelle strutture.
Il secondo pezzo non l'ho saputo riconoscere, una ballad decente.
Cambio di cantante e sale sul palco Claudio Prunotto, si aggiunge un pianista, nonostante la perplessità di Mortimer alla chitarra.
Il monumentale Prunotto scegli di cantare quello che lui chiama "la sigla delle nostre jam sessions": The Flinstones. Genio!
Inutile recensire. Prunotto va preso a scatola chiusa.
Cambio al contrabbasso, esce Ciampini ed arriva un ragazzo ignoto, viene cambiata la batterista con un ragazzo (Marco) che scommetto é allievo prediletto di Petrini. Non ha smesso di suonare in ogni secondo qualunque cosa gli capitasse a tiro. Che possa essere dannato a suonare The Cute per l'eternità.
Alla voce il buon Max Giglio, che canta una delle indistinguibili ed intercambiabili canzoni natalizie.
Almeno non é una delle solite 6 o 7. Un pò troppa batteria, ma buona riuscita, Max canta abbastanza bene ed ha un bel timbro.
Dopo Max arriva il momento allegorico: Fabio Giacalone che invita con lui Prunotto per il "Format Singin' in duo", ovvero: lui canta e Claudio fa lo scat. Mi pare un'equa ripartizione dei compiti in chiave funzionalista.
La canzone scelta é One of those things di Porter.
Alla fine Giacalone rimane uno dei migliori performers in città, non canta male, ha una pronuncia inglese buona e una certa presenza scenica. Fosse solo un pò meno il gay stereotipato nelle movenze potrebbe anche essere una piacevole esperienza ascoltarlo cantare.
Cambio al contrabbasso via il ragazzino, sale.. oddio... sale... s'inerpica in scena un topo muschiato di nome Sara, alta come un bidet che costringe Anelli a prendere la chiave per togliere il puntale al basso.
Alla voce tale Iris. Costei di voce ne ha, a volte pure troppa se non impara ad allontanare il microfono quando da la "stura" alla potenza di petto. Io ero in prima fila e un pò di fastidio alle orecchie l'ho avuto. Nel complesso non male, intonazione da mettere a punto, controllo a volte difficoltoso, tuttavia nel complesso non ho sofferto particolarmente (acufene e batteria a parte). Non so che tonalità abbia scelto, ma alla fine il chitarrista s'é defilato e gli altri sono stati 3 minuti prima di iniziare. Il tutto per una monkata: 'round midnight.
Finalone col blues in fa ('naltra monkata e poi dopo tutti i soli giro di C Jam Blues senza avvisare alcuni componenti della band che hanno proseguito a monkare) e tutti i canarini sul palco.
Sovrasta tutti il genio creativo di Prunotto che infila nel suo scat The Battle Hymn of the Republic e Yankee Doodle March.
Alla fine sono uscito abbastanza deluso, una serata di cantanti poco canini rispetto alla media a cui ero abituato. Lo so, non può sempre andarmi bene, a volte va di sfiga. Repertorio peraltro piuttosto diverso dai soliti standards propinati dai/dalle cantanti, il che significa che stanno cominciando ad ascoltare qualcosa che no sia la top 10 di spotify jazz.
Mi sono addirittura complimentato con Giulia per la riuscita della serata rispetto alla media e per la scelta di Francesca Remigi alla batteria.
Sto diventando forse ricchione?
giovedì 19 dicembre ore 21,30
Jam Session è il concetto cardine di questa serata esclusiva che vede cimentarsi sul palco del Mad Dog alcuni dei migliori musicisti della scena jazzistica torinese, e non solo. Dedicata in particolare alle voci, la session è ideata e coordinata dalla giovane e brillante cantante Giulia Damico. Tutti i vocalist e musicisti che vogliono partecipare sono invitati a comunicarlo sull'evento.
Giulia Damico voce
Alessandro Chiappetta chitarra
Michele Anelli contrabbasso
Francesca Remigi batteria
La serata inizia con quasi un'ora di ritardo. Male. Molto male. In sala ad uno dei tavoli c'é pure una coppia che s'é portata dietro il cagnolino Modello Pierugo demmerda che non ha mancato di abbaiare durante le esibizioni.
Per carità al Mad Dog credo sia ossimorico vietare l'accesso ai cani (e poi chi ci va più a cantare?), ma almeno li potevano mettere nell'altra sala dove la musica non si sente tanto forte.
A peggiorare ulteriormente la situazione di una sala con un cane, 38° C ed una umidità da Laos sono arrivati a sedersi di fronte a me una coppia di cinquantenni ubriachi che han passato il tempo a bere alcoolici e pomiciare. Tra un pomicio e l'altro ampio spazio é stato dato alle chiacchiere sui non richiesti cazzi loro, con un tono talmente alto che persino nella sala un paio di persone hanno cominciato a lamentarsi e a zittirli.
Che schifo. Ma se hai caricato un'allegra signora propensa a divertirsi, devi proprio portarla in un locale in cui suonano?
E chissenefrega se hai cenato nel locale accanto al Mad e quindi era il posto più comodo e se sei amico del gestore, devi andartene affanculo iin un Motel Agip e non rompere i coglioni alla comunità umana.
Purtroppo la serata é stata piuttosto deludente, Chiappetta ha tenuto il suo metro di pedaliera a riposo praticamente sempre, Giulia (scat ed inglese a parte) ho l'impressione che migliori a forza di esercizi ed esibizioni, Michele Anelli (il Sai Baba del free jazz di 'sto cazzo) non so se sia bravo o se sia lui che crede di esserlo, ma essendo amante del free a me non può che far cagare.
Menzione di stramerito alla giovanissima batterista Francesca Remigi, pur non figa é davvero brava. Se non si rovina questa mi diventa una capace di superare Ruggieri e Franciscone. Leggera, poco invadente, bel suono, poco sfoggio, buon drive. C'é, ma non si fa sentire troppo. E' ancora un pò acerba ed incerta, ma ci sta. A volte l'hanno lasciata un pò da sola senza darle delle dritte sui giri di soli, sui rientri e sugli scambi; lei cercava di avere informazioni, ma gli altri guardavano altrove. Un pò é colpa sue e un bel pò degli altri sul palco.
Primo pezzo: Take the "A" Train. Non male, anzi piacevole.
Secondo pezzo: Art Déco. A tratti pare Jazz e a tratti una merda di Don Cherry (presumo pseudonimo di Don King quando si dava alla musica assieme a Ornette Coleman).
Giulia annuncia che poscia eseguiranno i due brani natalizi in scaletta anche perché "mancano 4 giorni al Natale". Il 19 dicembre??? Va bene, non ce la può fare. E' cantante.
Il primo pezzo natalizio giuro che non l'ho riconosciuto, il che é un bene. Almeno non sono le solite torronate di minchia. Però mi é parso che ci fossero delle incertezze ritmiche lungo tutto il pezzo. Ma magari era un pezzo free e io no l'ho capito.
Secondo pezzo di Natale: Santa Claus is coming to town. Non male, tutto fatto a norma.
Quinto pezzo: non so, credo si chiamasse Schifo Free. Anelli ha rotto il cazzo con la sua fissa per la merda, se la mangi lui la sua musica free. Sembrava un incrocio tra una fabbrica di profilati in acciaio in pieno lavoro ed un incidente ferroviario.
Roba da intellettualoide comunista anni '70, mi sentivo tanto nell'episodio del concerto di musica contemporanea di "Dove vai in vacanza?".
Ingiudicabile. Rogo purificatore.
Ultimo pezzo prima della pausa pre-jam: Honeysuck Rose. Sarebbe stato molto più carino se Chiappetta avesse preso la tonalità giusta per l'intro, ma se l'é cavata lo stesso, Tanto é Jazz, anzi ad Anelli credo sia pure piaciuta la sostituzione.
Non so se ci sia stato un aumento di volumi nella band, ma ho avuto la netta impressione che la voce di Giulia fosse un pò calata di intensità. Ad ogni modo l'hanno portata a casa con dignità.
Parte la Jam
Cambio di chitarrista (non so il nome, lo chiamerei Mortimer per l'atteggiamento) e di Contrabbassista. Anelli si cava finalmente dal cazzo e torna bello free come l'aria ed al suo posto si mette Enrico Ciampini che fa meno free e più note in griglia.
Cantante a me ignoto che canta Beatiful Love e -per acclamazione- un altro pezzo. Lui non é malissimo, oddio, pare Chet Baker... nel senso che é molto più che un cantante confidenziale, é un cantante da cabina del telefono.
Almeno é moderatamente intonato, va a tempo e non si perde nelle strutture.
Il secondo pezzo non l'ho saputo riconoscere, una ballad decente.
Cambio di cantante e sale sul palco Claudio Prunotto, si aggiunge un pianista, nonostante la perplessità di Mortimer alla chitarra.
Il monumentale Prunotto scegli di cantare quello che lui chiama "la sigla delle nostre jam sessions": The Flinstones. Genio!
Inutile recensire. Prunotto va preso a scatola chiusa.
Cambio al contrabbasso, esce Ciampini ed arriva un ragazzo ignoto, viene cambiata la batterista con un ragazzo (Marco) che scommetto é allievo prediletto di Petrini. Non ha smesso di suonare in ogni secondo qualunque cosa gli capitasse a tiro. Che possa essere dannato a suonare The Cute per l'eternità.
Alla voce il buon Max Giglio, che canta una delle indistinguibili ed intercambiabili canzoni natalizie.
Almeno non é una delle solite 6 o 7. Un pò troppa batteria, ma buona riuscita, Max canta abbastanza bene ed ha un bel timbro.
Dopo Max arriva il momento allegorico: Fabio Giacalone che invita con lui Prunotto per il "Format Singin' in duo", ovvero: lui canta e Claudio fa lo scat. Mi pare un'equa ripartizione dei compiti in chiave funzionalista.
La canzone scelta é One of those things di Porter.
Alla fine Giacalone rimane uno dei migliori performers in città, non canta male, ha una pronuncia inglese buona e una certa presenza scenica. Fosse solo un pò meno il gay stereotipato nelle movenze potrebbe anche essere una piacevole esperienza ascoltarlo cantare.
Cambio al contrabbasso via il ragazzino, sale.. oddio... sale... s'inerpica in scena un topo muschiato di nome Sara, alta come un bidet che costringe Anelli a prendere la chiave per togliere il puntale al basso.
Alla voce tale Iris. Costei di voce ne ha, a volte pure troppa se non impara ad allontanare il microfono quando da la "stura" alla potenza di petto. Io ero in prima fila e un pò di fastidio alle orecchie l'ho avuto. Nel complesso non male, intonazione da mettere a punto, controllo a volte difficoltoso, tuttavia nel complesso non ho sofferto particolarmente (acufene e batteria a parte). Non so che tonalità abbia scelto, ma alla fine il chitarrista s'é defilato e gli altri sono stati 3 minuti prima di iniziare. Il tutto per una monkata: 'round midnight.
Finalone col blues in fa ('naltra monkata e poi dopo tutti i soli giro di C Jam Blues senza avvisare alcuni componenti della band che hanno proseguito a monkare) e tutti i canarini sul palco.
Sovrasta tutti il genio creativo di Prunotto che infila nel suo scat The Battle Hymn of the Republic e Yankee Doodle March.
Alla fine sono uscito abbastanza deluso, una serata di cantanti poco canini rispetto alla media a cui ero abituato. Lo so, non può sempre andarmi bene, a volte va di sfiga. Repertorio peraltro piuttosto diverso dai soliti standards propinati dai/dalle cantanti, il che significa che stanno cominciando ad ascoltare qualcosa che no sia la top 10 di spotify jazz.
Mi sono addirittura complimentato con Giulia per la riuscita della serata rispetto alla media e per la scelta di Francesca Remigi alla batteria.
Sto diventando forse ricchione?
domenica 15 dicembre 2019
Bandakadabra Live Natalizio
Off the Corner
14/12/2019
ore 15:30
Bandakadabra live per La Stampa (& recording session)
Prima di tutto il link per visionare l'integrale dell'evento.
La Banda s'é radunata per una sessione live trasmessa dal sito de La Stampa e per registrare il disco natalizio che uscirà a giugno.
No, non sto scherzando, uscirà davvero a giugno 2020.
Solo i posteri diranno se é una pirlata o una genialata.
A me l'idea devo ammettere che un pò piace, ma io sono iconoclasta, non faccio testo.
Andiamo subito alla fredda cronaca.
Intro con una leggera sbavatura di Piola, ma é solo la sigla di 30 secondi (rimarchevole il buon di Giuseppe alle prese con i campanellini di Natale).
Dopo parte Jingle Bell Rock con un arrangiamento molto classico e senza particolari innovazioni. Deludente il solo di contralto (tre belle frasi e altri passaggi più incerti), buono il solo di Vito al trombone con un solo piccolo inciampo poco prima della fine.
Entra il primo ospite della sessone: mr. T-Bone (alias Luigi De Gaspari trombonista di alcuni gruppi ska e reggae degli orribili anni '90), un signore che sembra mio coetaneo (o più che coetaneo), ma ha cinque anni meno di me. O forse sarà il suo look generale che lo fa apparire anziano: sembra uscito dalla copertina di un disco di Buscaglione. Bafetti, cravattino e capello impomatato inizia a cantare Blue Christmas con un inglese piuttosto raccogliticcio e uno stile decisamente retrò.
Io non so bene cosa pensare, da una parte questo stile un pò Crooner ed un pò Elvis fa anni '50 abbestia e quindi ci sta se si vuol restare nel revival, ma a me suona un pò finto.
Il suo solo di trombone non mi ha per nulla colpito ed ho avuto anche la sensazione che sia andato un pò al limite delle struttura (per non dire fuori).
Il pezzo é comunque ben arrangiato e ben eseguito, morbido e fluente.
Altro pezzo con featurng di mr. T-Bone: Rockin around the Christmas Tree versione swing. Altro assolo che, seppur migliore, non ha lasciato un segno particolare nella mia memoria.
Qui il peso dell'arrangiamento non credo sia stato elevato, mi pare molto simile alle versioni più conosciute.
Cambio di ospite, entra Vito Miccolis con le percussioni e -dopo qualche aggiustamento di posizione- eseguono Feliz Navidad con assolo molto buono di Piri alla tromba.
Sempre con l'ottimo Vito fanno anche l'immancabile White Christmas con inizio in versione classica e poi subito via col rocksteady (di cui si sentiva gran bisogno).
Idea non proprio innovativa, l'ultima volta che ho sentito praticamente la stessa versione é stato due anni fa da Giuliano Palma su Sky per l'uscita del fottuto CD del fottuto Natale. Comunque buona esecuzione e ancora buon solo di Piri.
Cambio di ospite e viene introdotto Simone Garino al contralto. Santa Claus is coming to town. In generale non male, Garino trattiene un pò le Coltranate e Giovannini al trombone fa uno dei suoi soli di undestatement.
Orrendo finale con la scelta dello squallore epocale di Last Christmas che, seppur eseguita a tempo di twist, fa cagare uguale.
Qui Garino poteva fare scempio di miniper esatonale a scoppio e invece ha fatto solo il tema ed un breve solo (molto pulito), in mezzo anche un breve solo al contralto di Di Giuseppe.
La mia impressione generale é che la Banda -dopo l'ennesimo rimpasto- abbia comunque trovato un buon ribilanciamento dei toni e dei suoni con l'introduzione del secondo trombone suonato da Vito Scavo.
Ho sempre pensato che con la partenza di Zortea e l'arrivo di Giovannini si fosse guadagnato in esperienza, ma perso in "tiro", cosa che per una banda di che punta molto anche sull'impatto sonoro non é cosa da poco. Giovannini l'ho sempre trovato più "defilato" rispetto ad Elia e quindi l'arrivo del secondo trombone ha ridato spinta al registro medio basso degli ottoni. Ora -un pò come per le trombe- c'é il mellow ed il growl.
Forse due sassofoni sono un pò pochi per dare l'effetto velluto tipico della sezione ance, ma tanto il repertorio sandard non é il più vellutato dei Basie, anzi...
Giulio oltre che essere uno dei Re del Traditional di Torino, ormai arrangia veramente bene. Gipo coordina il tutto e ci mette il contatto (lo so fa tanto Valtour, ma non saprei come altro definire il ruolo del Gipo live) e la grancassa. Io ogni tanto ho ancora il sospetto che la suoni più ad istinto che con uno schema preordinato, ma comunque mi é parso mediamente a tempo.
La scelta dei brani é forse un pò ovvia e scontata, ma tanto i brani di Natale fan tutti cagare e non credo che pescare carole dimenticate porterebbe a vendere più copie, anzi...
Che dire, a giugno correremo via dalla riarsa rena per recarci nei migliori negozi di dischi ad acquistare l'album di Natale della Bandakadabra.
Chissà... e se lontano da dicembre le canzoni natalizie facessero meno cagare???
Note aggiuntive.
Siccome so già che qualcuno mi accuserà di essere stato ingiusto con mr. T-Bone, linko qui di seguito cosa mi sarei aspettato dal suo Blue Christmas (facendo la tara all'arrangiamento un pò '90 in stile vagamente Quincy Jones):
Blue Christmas - Harry Connick Jr.
Ed ecco che cosa ho invece percepito io.
14/12/2019
ore 15:30
Bandakadabra live per La Stampa (& recording session)
Prima di tutto il link per visionare l'integrale dell'evento.
La Banda s'é radunata per una sessione live trasmessa dal sito de La Stampa e per registrare il disco natalizio che uscirà a giugno.
No, non sto scherzando, uscirà davvero a giugno 2020.
Solo i posteri diranno se é una pirlata o una genialata.
A me l'idea devo ammettere che un pò piace, ma io sono iconoclasta, non faccio testo.
Andiamo subito alla fredda cronaca.
Intro con una leggera sbavatura di Piola, ma é solo la sigla di 30 secondi (rimarchevole il buon di Giuseppe alle prese con i campanellini di Natale).
Dopo parte Jingle Bell Rock con un arrangiamento molto classico e senza particolari innovazioni. Deludente il solo di contralto (tre belle frasi e altri passaggi più incerti), buono il solo di Vito al trombone con un solo piccolo inciampo poco prima della fine.
Entra il primo ospite della sessone: mr. T-Bone (alias Luigi De Gaspari trombonista di alcuni gruppi ska e reggae degli orribili anni '90), un signore che sembra mio coetaneo (o più che coetaneo), ma ha cinque anni meno di me. O forse sarà il suo look generale che lo fa apparire anziano: sembra uscito dalla copertina di un disco di Buscaglione. Bafetti, cravattino e capello impomatato inizia a cantare Blue Christmas con un inglese piuttosto raccogliticcio e uno stile decisamente retrò.
Io non so bene cosa pensare, da una parte questo stile un pò Crooner ed un pò Elvis fa anni '50 abbestia e quindi ci sta se si vuol restare nel revival, ma a me suona un pò finto.
Il suo solo di trombone non mi ha per nulla colpito ed ho avuto anche la sensazione che sia andato un pò al limite delle struttura (per non dire fuori).
Il pezzo é comunque ben arrangiato e ben eseguito, morbido e fluente.
Altro pezzo con featurng di mr. T-Bone: Rockin around the Christmas Tree versione swing. Altro assolo che, seppur migliore, non ha lasciato un segno particolare nella mia memoria.
Qui il peso dell'arrangiamento non credo sia stato elevato, mi pare molto simile alle versioni più conosciute.
Cambio di ospite, entra Vito Miccolis con le percussioni e -dopo qualche aggiustamento di posizione- eseguono Feliz Navidad con assolo molto buono di Piri alla tromba.
Sempre con l'ottimo Vito fanno anche l'immancabile White Christmas con inizio in versione classica e poi subito via col rocksteady (di cui si sentiva gran bisogno).
Idea non proprio innovativa, l'ultima volta che ho sentito praticamente la stessa versione é stato due anni fa da Giuliano Palma su Sky per l'uscita del fottuto CD del fottuto Natale. Comunque buona esecuzione e ancora buon solo di Piri.
Cambio di ospite e viene introdotto Simone Garino al contralto. Santa Claus is coming to town. In generale non male, Garino trattiene un pò le Coltranate e Giovannini al trombone fa uno dei suoi soli di undestatement.
Orrendo finale con la scelta dello squallore epocale di Last Christmas che, seppur eseguita a tempo di twist, fa cagare uguale.
Qui Garino poteva fare scempio di miniper esatonale a scoppio e invece ha fatto solo il tema ed un breve solo (molto pulito), in mezzo anche un breve solo al contralto di Di Giuseppe.
La mia impressione generale é che la Banda -dopo l'ennesimo rimpasto- abbia comunque trovato un buon ribilanciamento dei toni e dei suoni con l'introduzione del secondo trombone suonato da Vito Scavo.
Ho sempre pensato che con la partenza di Zortea e l'arrivo di Giovannini si fosse guadagnato in esperienza, ma perso in "tiro", cosa che per una banda di che punta molto anche sull'impatto sonoro non é cosa da poco. Giovannini l'ho sempre trovato più "defilato" rispetto ad Elia e quindi l'arrivo del secondo trombone ha ridato spinta al registro medio basso degli ottoni. Ora -un pò come per le trombe- c'é il mellow ed il growl.
Forse due sassofoni sono un pò pochi per dare l'effetto velluto tipico della sezione ance, ma tanto il repertorio sandard non é il più vellutato dei Basie, anzi...
Giulio oltre che essere uno dei Re del Traditional di Torino, ormai arrangia veramente bene. Gipo coordina il tutto e ci mette il contatto (lo so fa tanto Valtour, ma non saprei come altro definire il ruolo del Gipo live) e la grancassa. Io ogni tanto ho ancora il sospetto che la suoni più ad istinto che con uno schema preordinato, ma comunque mi é parso mediamente a tempo.
La scelta dei brani é forse un pò ovvia e scontata, ma tanto i brani di Natale fan tutti cagare e non credo che pescare carole dimenticate porterebbe a vendere più copie, anzi...
Che dire, a giugno correremo via dalla riarsa rena per recarci nei migliori negozi di dischi ad acquistare l'album di Natale della Bandakadabra.
Chissà... e se lontano da dicembre le canzoni natalizie facessero meno cagare???
Note aggiuntive.
Siccome so già che qualcuno mi accuserà di essere stato ingiusto con mr. T-Bone, linko qui di seguito cosa mi sarei aspettato dal suo Blue Christmas (facendo la tara all'arrangiamento un pò '90 in stile vagamente Quincy Jones):
Blue Christmas - Harry Connick Jr.
Ed ecco che cosa ho invece percepito io.
martedì 10 dicembre 2019
Pro.Voice e Pro.life, perché gente così sarebbe meglio che...
Pro.Voice - Concerto degli allievi
Una serata alla scoperta dei giovani talenti del canto jazz, soul e pop.
Lunedì 9 dicembre ore 21.30
Accompagnano i maestri:
Enrico Perelli – Pianoforte
Flabio Brio – Chitarra
Davide Liberti – Contrabbasso
Paolo Franciscone – Batteria
____________________________
PRO VOICE
L’associazione musicale Pro.Voice di Elis Prodon offre, come tutti gli anni, diverse occasioni di pratica ai propri soci – allievi.
I migliori tra questi si esibiscono sul palco del Jazz Club Torino, in quello che non è semplicemente un saggio, ma un vero e proprio concerto.
Poi -tanto per sgombrare ogni dubbio- la serata era un fottuto saggio degli allievi della scuola Pro.Voice. Il Jazz Club più in bsso di così non credo possa scendere. Un saggio, zioffà. Un saggio!!!! Quindi solo pidocchiosi parenti che consumano una gazzosa in 4, per cui l'incasso non copre nemmeno la corrente elettrica. Già il JCT non ha proprio una programmazione di qualità elevata, ma di questo passo finiranno a fare i compleanni degli zinghi.
Prima di scendere negli squallidi dettagli della serata mi preme sgombrare il campo da fraintendimenti: I saggi sono Il Male.
Fanno male a chi li fa e danneggiano chi li ascolta.
Di bambini che stuprano Beethoven o Mozart piuttosto che giovani e vecchi che dilaniano tutto il distruggibile dai Beatles a Mary Lou Williams ne ho i coglioni pieni.
E non me ne frega un beato cazzo se il colpevole ha 6 anni, Mozart componeva a 7 e quindi lui (o lei) possono serenamente andare affanculo perché di alchimisti che trasformano il Rondò "alla turca" in una turca otturata é pieno il mondo e l'età non é una scusante.
Se fai cagare, lo fai da 3 a 99 anni e quindi non ti é concesso ammorbare il prossimo tuo con i tuoi rigurgiti. Puoi serenamente suonare in cameretta tua e i tuoi genitori che assistono beati alle strazianti esibizioni pubbliche ( che quindi o sono deficienti o sono corrèi) possono sentire lo stesso se i soldi spesi in lezioni sono un investimento proficuo.
Ovviamente quanto detto non vale solo per il caso specifico della Pro.Voice, ma per ogni altro cazzo di fottutissimo saggio merdoso che due o tre volte all'anno costringe a fare campionati di ipocrisia e mendacia alla domanda "ti é piaciuto?"
Io da un pò ho intrapreso la via stretta e ripida del "Si", ma anche quella del "NO. Mi ha fatto cagare perché...." poiché trovo giusto che -senza scendere troppo nell'offensivo- la verità alla fine trionfi e si mettano le persone di fronte ai proprii orrori acciocché possano pentirsi e abbandonare le cattive abitudini.
Ora veniamo alla serata.
Per prima hanno fatto salire sul palco la più piccola dei "talenti" selezionati (presumibilmente a caso).
Età 6 anni, vestita di rosso, canta una roba rivoltante natalizia (la canzone dello spot del panettone Motta) e la canta male, fuori tempo e stonata.
Applausi in sala perché in questa merda di Paese cattolico i bambini e i casi umani fanno sempre successo e chiaramente i due antropomorfi che l'hanno messa al mondo erano in brodo di giuggiole anziché schifarsi. Lobotomizzati.
Francesca G.: Mercy (ma non per noi)
L'orrore. Il baratro dello schifo ricolmo di merda. Io prenderei uno di quelle associazioni del tipo Nessuno tocchi Caino e gli farei sentire per 20 minuti 'sta roba. Vediamo poi se non chiede perdono in ginocchio per i suoi peccati e brucia la tessera...
Se non vi basta il tempo che si prende per attaccare e come attacca, potete farvi prenotare una visita dall'otorino.
Viola E.: Rain drops keep falling...
Questa donna non sta bene. Lo dico seriamente, credo sia affetta quantomeno da timidezza patologica, ma più probabilmente da un leggero Asperger. Intrecciare cestini di vimini non si usa più?
Ha una discreta cultura e riesce ad esprimersi (seppur con parecchie difficoltà e tic nervosi) con la parola in modo più che buono. Deve davvero cantare?
Dato che annuncia Rain drops are falling on... direi che la risposta si dà da sola.
Lisa B.: It's beginning to look a lot like Christmas
Lei ci tiene a presentarla come "di Michael Bublé". Esticazzi. Ma quanti anni ha Bublé, 95??
Sfiatata, stonata e fuori tempo. Ma abbigliata da cantante: Gonna corta e scollatura.
Beatrice C.: boh, una roba diversamente utile tratta da "La Bella e La Bestia".
Sanremese, Cristinad'avenese, stonatese.
Orrida, ma non rivoltante.
Ha l'appeal di una caccola attaccata sotto ad un banco di scuola.
Mara C.: Winter wonderland
Pianista, s'é innamorata del jazz e s'é trascritta la versione della Fitzgerald di Winter Wonderland.
Sono terrorizzato.
Invece si sente che la musica la conosce e quindi prende gli attacchi e comprende l'esistenza delle pause.
Un altro pianeta. Se avesse avuto un pianista ed un chitarrista veri sarebbe stata una esibizione di qualità medio alta.
La voce non é malissimo, é un pò piatta nell'esposizione, ma per il momento si guadagna la testa della classifica della serata.
Non che ci volesse tanto rispetto alla fanga radioattiva esibitasi finora.
Andrea R.: Non insegnate ai bambini
E' stato selezionato perché, sebbene abbia iniziato solo da due mesi e mezzo a cantare si é sempre presentato puntuale, preciso, ha sempre fatto tutti i compiti... Parola di direttrice della scuola!
Se i criteri selettivi sono questi, allora capisco molte cose.
Ma Fabio Giacalone che si trovava alle mie spalle ha detto rivolgendosi all'immenso Claudio Prunotto "Questo é uno bravo, l'ho sentito una decina di giorni fa!". Per cui ascolto con attenzione.
Gaber é una bella scelta, ma non basta.
Riprova, sarai più fortunato tra un paio di anni perché per ora fai cagare.
Ludovica V.: Make you feel my love
Grandi speranze.
Triste realtà. Non drammatica, ma triste.
Continua a sperare, magari da grande diventi figa e svolti.
Susi J.: Oh Holy Night
Attacca con tutta calma, ma cantare male é un'altra cosa. Sembra sempre spingere un pò al limite, poca potenza, discreta intonazione. Secondo posto della serata.
Soffre anche lei della pochezza degli accompagnatori.
Martina B.: Grenade
Scelta un pò troppo difficile per i suoi esigui mezzi; potrebbe fare meglio.
Magari imparando anche solo a respirare meglio.
Poi potrebbe diventare negra e magari allora...
In generale ha fatto un diligente compitino, ma il ritmo é altra cosa.
Vittoria G.: Crudelia Demon
Brava, cazzo!!
Tanto (ma tanto) lavoro da fare sulle pronunce delle vocali, ma secondo me c'é materiale per farne una cantante molto più che dignitosa.
Forse persino brava.
Almeno non é piatta e monocorde, appaiono persino delle tracce d'interpretazione, di dinamica e degli embrioni di swing.
Tanta, ma tanta roba.
Attacca e rientra perfettamente a tempo, che commozione. Solo dopo scopriamo che ha 13 anni. Speriamo bene, non vorrei finisse nelle mani sbagliate e mi si trasformasse in una da jam del Mad Dog.
Prima assoluta della serata, pubblicazione audio integrale e non voglio sentire cazzi.
Caterina V.: Limonata
Un pezzo di Calcutta. Non credo serva aggiungere altro.
Una cloaca a cielo aperto.
Non ha cantato male, ma chi canta Calucutta provoca danni al pianeta.
E poi come fai a capire se é lei che stona o se sta facendo una cover perfetta??
Luna R.: La vie en rose
Essendo di madre francese é stata costretta a fare una canzone d'oltralpe e la scelta é caduta su La Vie en Rose con la seconda parte in inglese per motivi a me ignoti, ma sospetto si volessero punire la Piaf e Armstrong in un sol colpo.
Orrore e raccapriccio.
Querela e diffida immediate.
Porco xxx, il ritornello non si può sbagliare!!!
Mi sento come se i nazisti avessero reinvaso Parigi.
Ignoto: Oggi sono io
Dignitoso. Pezzo non difficile da cantare, ma con alcune difficoltà che -data le media finora vista- mi hanno fatto temere il peggio.
E' andata benino, forse un quarto posto se lo é meritato pur se sul traguardo ha anticipato ed é finito un pò fuori tempo.
Mirella G.: On the sunny side of the street.
Featuring devastante di Claudio Prunotto.
Lei scompare di fronte al Colosso dello scat che non solo la umilia, ma dirige il gruppo, chiama gli scambi e allunga i tempi dei soli. Che commozione, qualcuno che sa fare le cose più elementari dello stare sul palco a cantare.
Scelta invero suicida quella di duettare con il più grande crooner sabaudo vivente...
Lei invece in quanto a pochezza se la gioca con Bonadé.
Massimo C.: Have yourself a merry little Christmas
Un pò Elvis, un pò Bennet e molto Lorenz (vedi.).
Dopo aver aperto con la più piccola, chiudono con il più anziano. Non male, ma l'effetto imitazione degli imitatori che fanno Are you lonesome tonight é troppo sovrastante.
A tratti incerto sull'intonazione.
Si sente che ha ascoltato Elvis e i confidenziali ed é impostato sul bel canto all'italiana che male non fa dal punto di vista della proiezione, ma puzza troppo di finto.
Non dico di smettere, ma la bocciofila potrebbe essere meno destabilizzante per gli astanti.
domenica 24 novembre 2019
Valentina Nicolotti & The Blues Hunters
VALENTINA NICOLOTTI & The Blues Hunters
venerdì 22 novembre ore 21:30
L’abbiamo vista su questo palco con Accordi Disaccordi, Duo Sole e tante Lindy Hop Night [mejcojoni!!]
Questa volta vestirà i panni della cantante soul [se proprio non se ne può fare a meno...]
Lei è…
VALENTINA NICOLOTTI
on stage w/ THE BLUES HUNTERS
Alessandro Chiappetta – Chitarra
Gianmaria Ferrario – Contrabbasso
Ciccio Brancato – Batteria
La voce sgargiante dell’affermata cantante torinese incontra il groove travolgente [ex-post direi Mururoa Style] dei “Blues Hunters” per un concerto vibrante di soul, blues e ritmo eccitante. Arrangiamenti originali dei brani degli autori contemporanei più famosi (S. Wonder, E. Spalding, A. Franklin).
Musica all’argento vivo!
Così recita la locandina ufficiale dell'evento, peraltro con toni particolarmente pacati. Quando si usano tali espedienti di marketing, di solito la merce venduta é di qualità scadente...
Stavolta io qui ci sono finito solo perché una persona ci teneva a cenare al JCT e poteva solo ieri sera, sennò la "sgargiante" ed "affermata" (!?!) cantante poteva pure restare a fare il bucato a casa sua.
Da dove cominciare??
Ma dalla "spumeggiante", dalla "sgargiante" Valentina Nicolotti, of course!
Lei si muove come una corista dell'Orchestra Tonya Todisco, saltellando e zampettando in giro per il palco e scusate se é poco.
Se le altre cantanti torinesi sembrano impagliate, lei si muove un pò troppo e con movimenti assurdi che manco Minnie Minoprio nei quadretti con Fred Bongusto si sarebbe sognata.
La caricatura della soubrette. Ma credo che abbia imparato il mestiere allo Zecchino d'Oro e da allora si sia cerebralmente cristallizzata su quel tipo di presenza scenica.
Purtroppo sul palco risulta più piacevole guardare Giacalone.
Ho detto tutto.
Potrei azzardare che una certa intonazione ce l'ha, anche se si sentiva veramente poco la sua voce. Lo scat (obbligatorio e di almeno due chorus) é il solito rigurgito rivoltante come vuole la consolidata prassi.
Discreta abilità di perdersi nelle strutture, rientro dai soli al cardiopalma
Pronuncia inglese non orrenda.
Per giunta, é abbastanza un cesso, quindi zero armi di distrazione.
Alessandro Chiappetta ha un bel tocco, molta tecnica e un discreto gusto delle frase.
Ma é un chitarrista affetto dal morbo del chitarrista: nel soundcheck ampli e chitarra col potenziometro a 2, on stage entrambi bloccati sul 10.
Ma in fondo perché sentire gli altri suonare quando si può sentire un chitarrista??
E che cazzo volete, sentire pure gli altri inutili strumenti che sono lì solo per fare il minimo numero sindacale di gente sul palco??
Se poi il megalomane a 6 corde ha una batteria di effetti da far impallidire i Pink Floyd e li vuole usare tutti (loop compreso) chi siamo noi per storcere il naso se su At Last l'enorme testa d'uovo sodo mi fa un assolo da far invidia ad Hendrix??
In definitiva, se gli strumenti elettrici sono la morte del jazz, i chitarristi sono quelli che piantano i chiodi nel coperchio della cassa.
Vuoi suonare la pianola Gem?? Ti compri una pianola Gem e non scassi il cazzo facendo suonare una semiacustica come una pianola. Considera che a me 25 anni fa faceva già cagare Pat Metheny...
Vuoi fare almeno 3 chorus di assolo, fai pure. Ma sappi che Stevie Ray è morto e quindi non si sentirà molto minacciato dal tuo display of power. Mentecatto.
Ciò detto, caro Chiappetta, avrei solo una richiesta: se questo é il tuo concetto di accompagnamento di una cantante e di musica jazz datti al paracadutismo, meglio se senza paracadute.
Gianmaria Ferrario pare che abbia suonato (io almeno gli vedevo muovere le dita). Si narra che talvolta addirittura si siano sentite delle note del basso sfuggire al muro sonoro della chitarra ed arrivare fino in sala. Il mio tavolo peraltro era attaccato al palco a meno di 2 metri dalla cantante, mi chiedo se almeno dietro la situazione acustica fosse meno drammatica.
Ciccio Brancato: chissà se la fissità dello sguardo tipica dell'ottuso l'ha mutuata da quello che certamente é il suo principale lavoro, cioé abbattere al mattatoio i ruminanti con un colpo di bacchetta in testa... Anche perché per fare le cancellate in ferro battuto ci va più delicatezza di quella che mette lui a suonare la batteria.
Sarà mica il batterista di Ligabue?? Solo bacchette, niente spazzole, niente rim. Solo pelli in centro e piatti lasciati risuonare a pieno volume.
Bravo. Così si fa. Petrini sarebbe fiero, io un pochino meno.
Perché il combinato disposto chitarra a palla e batteria pestata a sangue mi han fatto andare a male tutta la cena e nemmeno tutto lo scotch del JCT sarebbe bastato ad anestetizzare il dolore.
E non é che non c'abbia provato...
Repertorio bruttino, sciatto e scontato. Un accozzaglia di brani buttati lì in fretta ed alla rinfusa per fare serata.
Numero di prove effettuate prima della data: 1 e si sentiva.
Questo é l'esempio della serata musicale di merda che mi fa solo incazzare: gente che suona senza cognizione di causa, senza prove, senza qualità, senza rispetto per il pubblico e per la musica.
Almeno Vigliaturo é un incapace paraculato che parte da trash, ma rapidamente svolta nel tragicomico, loro no.
Schifo.
Merda.
Schifo della merda.
Allego i soliti samples ampiamente filtrati per normalizzare i livelli e rendere intelligibile 'sto concerto dei Motorhead.
Esempio di pregevole scat:
At Last (versione Vodoo Chile)
Su questo abominio bisogna spendere alcune parole di commento.
Da 0:0 a 2:46 canta la Nicolotti accompagnata dal gruppo.
Oddio... canta... diciamo che ha delle doglie cantate.
da 2:46 a 3:34 la prima tranche dell'assolo di Chiappetta, che però probabilmente a causa dell'assorbimento dei suoi 100 Watt e di quella centrale nucleare che spaccia per pedaliera multieffetto, manda -più unico che raro- in spegnimento l'impianto elettrico del Jazz Club.
In quel minuto che Edison gli ha dato per riflettere sui loro crimini non c'é stata alcuna epifania.
Quindi a 4:50 parte il delirio hendrixiano cui segue finale con altre doglie.
Summertime
Feelin' Good
venerdì 22 novembre ore 21:30
L’abbiamo vista su questo palco con Accordi Disaccordi, Duo Sole e tante Lindy Hop Night [mejcojoni!!]
Questa volta vestirà i panni della cantante soul [se proprio non se ne può fare a meno...]
Lei è…
VALENTINA NICOLOTTI
on stage w/ THE BLUES HUNTERS
Alessandro Chiappetta – Chitarra
Gianmaria Ferrario – Contrabbasso
Ciccio Brancato – Batteria
La voce sgargiante dell’affermata cantante torinese incontra il groove travolgente [ex-post direi Mururoa Style] dei “Blues Hunters” per un concerto vibrante di soul, blues e ritmo eccitante. Arrangiamenti originali dei brani degli autori contemporanei più famosi (S. Wonder, E. Spalding, A. Franklin).
Musica all’argento vivo!
Così recita la locandina ufficiale dell'evento, peraltro con toni particolarmente pacati. Quando si usano tali espedienti di marketing, di solito la merce venduta é di qualità scadente...
Stavolta io qui ci sono finito solo perché una persona ci teneva a cenare al JCT e poteva solo ieri sera, sennò la "sgargiante" ed "affermata" (!?!) cantante poteva pure restare a fare il bucato a casa sua.
Da dove cominciare??
Ma dalla "spumeggiante", dalla "sgargiante" Valentina Nicolotti, of course!
Lei si muove come una corista dell'Orchestra Tonya Todisco, saltellando e zampettando in giro per il palco e scusate se é poco.
Se le altre cantanti torinesi sembrano impagliate, lei si muove un pò troppo e con movimenti assurdi che manco Minnie Minoprio nei quadretti con Fred Bongusto si sarebbe sognata.
La caricatura della soubrette. Ma credo che abbia imparato il mestiere allo Zecchino d'Oro e da allora si sia cerebralmente cristallizzata su quel tipo di presenza scenica.
Purtroppo sul palco risulta più piacevole guardare Giacalone.
Ho detto tutto.
Potrei azzardare che una certa intonazione ce l'ha, anche se si sentiva veramente poco la sua voce. Lo scat (obbligatorio e di almeno due chorus) é il solito rigurgito rivoltante come vuole la consolidata prassi.
Discreta abilità di perdersi nelle strutture, rientro dai soli al cardiopalma
Pronuncia inglese non orrenda.
Per giunta, é abbastanza un cesso, quindi zero armi di distrazione.
Alessandro Chiappetta ha un bel tocco, molta tecnica e un discreto gusto delle frase.
Ma é un chitarrista affetto dal morbo del chitarrista: nel soundcheck ampli e chitarra col potenziometro a 2, on stage entrambi bloccati sul 10.
Ma in fondo perché sentire gli altri suonare quando si può sentire un chitarrista??
E che cazzo volete, sentire pure gli altri inutili strumenti che sono lì solo per fare il minimo numero sindacale di gente sul palco??
Se poi il megalomane a 6 corde ha una batteria di effetti da far impallidire i Pink Floyd e li vuole usare tutti (loop compreso) chi siamo noi per storcere il naso se su At Last l'enorme testa d'uovo sodo mi fa un assolo da far invidia ad Hendrix??
In definitiva, se gli strumenti elettrici sono la morte del jazz, i chitarristi sono quelli che piantano i chiodi nel coperchio della cassa.
Vuoi suonare la pianola Gem?? Ti compri una pianola Gem e non scassi il cazzo facendo suonare una semiacustica come una pianola. Considera che a me 25 anni fa faceva già cagare Pat Metheny...
Vuoi fare almeno 3 chorus di assolo, fai pure. Ma sappi che Stevie Ray è morto e quindi non si sentirà molto minacciato dal tuo display of power. Mentecatto.
Ciò detto, caro Chiappetta, avrei solo una richiesta: se questo é il tuo concetto di accompagnamento di una cantante e di musica jazz datti al paracadutismo, meglio se senza paracadute.
Gianmaria Ferrario pare che abbia suonato (io almeno gli vedevo muovere le dita). Si narra che talvolta addirittura si siano sentite delle note del basso sfuggire al muro sonoro della chitarra ed arrivare fino in sala. Il mio tavolo peraltro era attaccato al palco a meno di 2 metri dalla cantante, mi chiedo se almeno dietro la situazione acustica fosse meno drammatica.
Ciccio Brancato: chissà se la fissità dello sguardo tipica dell'ottuso l'ha mutuata da quello che certamente é il suo principale lavoro, cioé abbattere al mattatoio i ruminanti con un colpo di bacchetta in testa... Anche perché per fare le cancellate in ferro battuto ci va più delicatezza di quella che mette lui a suonare la batteria.
Sarà mica il batterista di Ligabue?? Solo bacchette, niente spazzole, niente rim. Solo pelli in centro e piatti lasciati risuonare a pieno volume.
Bravo. Così si fa. Petrini sarebbe fiero, io un pochino meno.
Perché il combinato disposto chitarra a palla e batteria pestata a sangue mi han fatto andare a male tutta la cena e nemmeno tutto lo scotch del JCT sarebbe bastato ad anestetizzare il dolore.
E non é che non c'abbia provato...
Repertorio bruttino, sciatto e scontato. Un accozzaglia di brani buttati lì in fretta ed alla rinfusa per fare serata.
Numero di prove effettuate prima della data: 1 e si sentiva.
Questo é l'esempio della serata musicale di merda che mi fa solo incazzare: gente che suona senza cognizione di causa, senza prove, senza qualità, senza rispetto per il pubblico e per la musica.
Almeno Vigliaturo é un incapace paraculato che parte da trash, ma rapidamente svolta nel tragicomico, loro no.
Schifo.
Merda.
Schifo della merda.
Allego i soliti samples ampiamente filtrati per normalizzare i livelli e rendere intelligibile 'sto concerto dei Motorhead.
Esempio di pregevole scat:
At Last (versione Vodoo Chile)
Su questo abominio bisogna spendere alcune parole di commento.
Da 0:0 a 2:46 canta la Nicolotti accompagnata dal gruppo.
Oddio... canta... diciamo che ha delle doglie cantate.
da 2:46 a 3:34 la prima tranche dell'assolo di Chiappetta, che però probabilmente a causa dell'assorbimento dei suoi 100 Watt e di quella centrale nucleare che spaccia per pedaliera multieffetto, manda -più unico che raro- in spegnimento l'impianto elettrico del Jazz Club.
In quel minuto che Edison gli ha dato per riflettere sui loro crimini non c'é stata alcuna epifania.
Quindi a 4:50 parte il delirio hendrixiano cui segue finale con altre doglie.
Summertime
Feelin' Good
sabato 23 novembre 2019
Jazz Man Voice
JAZZ MAN VOICE (scritto proprio così)
novembre 20 @ 21:30 - 23:30
Il jazz e la voce maschile: un connubio delicato e vigoroso
Un progetto magistralmente [sic!] interpretato da:
Valerio Vigliaturo – Voce
Giuseppe Trivigno – Piano
Matteo Piras – Contrabbasso
Fabrizio Fiore – Batteria
Il repertorio è composto da standard blues, swing, be bop, bossa nova e latin di Duke Ellington, Dizzie Gillespie, Thelonious Monk, Carlos Jobim, Horace Silver, Dave Brubeck, Wayne Shorter e Miles Davis, nelle versioni interpretate dai grandi crooner e vocalist come Tonny Bennet, Jon Hendricks, Eddie Jefferson, Jamie Davis, Mark Murphy, Al Jarreau, Kevin Mahogany e Kurt Elling.
Vigliaturo é tornato ed é sempre gran festa.
Questa volta ha abbandonato gli ausili tecnologici e canta senza filtri.
Ha pure calato di un paio di tacche il livello della band, anche perché -sinceramente- far suonare con lui Gorlier, Liberti e Franciscone é come usare il Dom Perignon al posto dell'acqua nella vaschetta del cesso.
Purtroppo ha inspiegabilmente abbandonato anche il suo partner d'elezione Bonadé, uomo la cui sola presenza fa diventare la Count Basie Orchestra la banda dei "Civich" di Chianocco.
Il progetto denota grandi intenzioni: riscoprire le voci maschili nel repertorio jazz.
Grande assente nella serata: la voce maschile.
Vigliaturo sembra che canti dal Piazzale Fusi per quanto é appena percepibile ed é un vero peccato perché canta veramente male.
Ma male male... tipo che non tiene una nota lunga che sia una.
In compenso la sua pronuncia inglese é raccapricciante.
Però almeno non va a tempo.
Anche se quando si accorge di essere andato un pò lungo (o corto) l'aggiusta alla come viene viene.
Il nirvana dei merdaioli.
Il repertorio non é molto dissimile dall'Electric Jazz Experience, ma completamente focalizzato sul jazz tralasciando Prince, Hendrix et similia.
Tante, ma tante, ma proprio tante versioni di Al Jarreau di celebri standards fatte in modo approssimativo e con l'immancabile scat rivoltante che sembra essere obbligo di legge per ogni cantante su ogni fottuto brano.
Ospite acclamato e prestigiosissimo sul palco é addirittura il grandissimo Giovanni Grimaldi (l'insegnante della Jazz School e del nostro eroe) personaggio che definire sconosciuto é riduttivo.
Duetta come un vecchio gagà con il suo prestigioso pupillo sulle note di It will never be another you cantandola con tutti i cliché del vecchio crooner consumato (e pure un pò infrocito).
Disgustorama.
Siccome però il vecchio gagà almeno si sentiva quando cantava (segno che il problema é in Vigliaturo e non nell'impianto voce del locale) i musicisti gli han chiesto di fermarsi per un altro pezzo.
Mannaggia ai sandali di Gesù: All of me.
Con al traino tutto il repertorio di mossette e moine da cantante confidenziale della riviera di ponente degli anni '50. Schifo e scat.
La band non suona male, son tutti abbastanza precisi e dritti e nessuno sovrasta gli altri. Ragionevolmente buoni, fin troppo per il contesto generale.
Un particolare encomio va dato alla marea di parenti ed amici di Vigliaturo ed alla cerchia della Jazz School per riuscire ad applaudire ogni esecuzione (nel senso dei brani) restando seri.
Altro plauso alla massa di ragazzini bercianti ed alle due tavolate (di cena aziendale e di laurea) che hanno messo grande impegno nel chiacchierare a voce altissima dei cazzi proprii per tutti i pezzi e nello stare in pensoso silenzio appena la musica cessava.
Possiate morire male, fighetti universitari trendy ed ignoranti. Andatevela a bere a Sansa la vostra birra del cazzo, deiezioni di scarafaggio che siete.
A parte l'inutile parterre di perniciosi umani, la serata é stata meravigliosa, a sporadici tratti fin sublime.
Io sono uscito felice e soddisfatto come se avessi fatto bingo, una serata veramente trash come poche.
Vigliaturo si conferma genio a tutto tondo della performance canora, un Warhol dei nostri tempi.
Purtoppo non so se possa bastare per battere l'Eliza Wong 5tet alla Rusnenta perché qui i musicisti non hanno suonato male. Ma la Wong era ancora peggio di Viglia.
Se solo Bonadé fosse stato stasera al JCT avrei già potuto assegnare l'ambito premio Piramide di Merda per il peggior concerto del 2019 a Valerio Vigliaturo, invece c'é da vedere bene le immagini del fotofinish.
Accludo samples audio che -grazie alla massa di scarabei stercorari bipedi presenti in sala- ha una qualità ripugnante, ma se non si sente Vigliaturo non é colpa loro, é colpa di Madre Natura che non l'ha soffocato col rigurgito quando era in fasce.
All Blues
Caravan
It will never be... (feat Ciccio Formaggio)
All of Me (feat Ciccio Formaggio)
Take Five (bis)
A proposito di bis, vorrei solo pregare in futuro la direzione del JCT di evitare di mettere come primo brano in diffusione dopo la fine del concerto lo stesso eseguito 1 minuto prima.
Sentendo Paul Desmond mi é venuto da piangere per la commozione.
novembre 20 @ 21:30 - 23:30
Il jazz e la voce maschile: un connubio delicato e vigoroso
Un progetto magistralmente [sic!] interpretato da:
Valerio Vigliaturo – Voce
Giuseppe Trivigno – Piano
Matteo Piras – Contrabbasso
Fabrizio Fiore – Batteria
Il repertorio è composto da standard blues, swing, be bop, bossa nova e latin di Duke Ellington, Dizzie Gillespie, Thelonious Monk, Carlos Jobim, Horace Silver, Dave Brubeck, Wayne Shorter e Miles Davis, nelle versioni interpretate dai grandi crooner e vocalist come Tonny Bennet, Jon Hendricks, Eddie Jefferson, Jamie Davis, Mark Murphy, Al Jarreau, Kevin Mahogany e Kurt Elling.
Vigliaturo é tornato ed é sempre gran festa.
Questa volta ha abbandonato gli ausili tecnologici e canta senza filtri.
Ha pure calato di un paio di tacche il livello della band, anche perché -sinceramente- far suonare con lui Gorlier, Liberti e Franciscone é come usare il Dom Perignon al posto dell'acqua nella vaschetta del cesso.
Purtroppo ha inspiegabilmente abbandonato anche il suo partner d'elezione Bonadé, uomo la cui sola presenza fa diventare la Count Basie Orchestra la banda dei "Civich" di Chianocco.
Il progetto denota grandi intenzioni: riscoprire le voci maschili nel repertorio jazz.
Grande assente nella serata: la voce maschile.
Vigliaturo sembra che canti dal Piazzale Fusi per quanto é appena percepibile ed é un vero peccato perché canta veramente male.
Ma male male... tipo che non tiene una nota lunga che sia una.
In compenso la sua pronuncia inglese é raccapricciante.
Però almeno non va a tempo.
Anche se quando si accorge di essere andato un pò lungo (o corto) l'aggiusta alla come viene viene.
Il nirvana dei merdaioli.
Il repertorio non é molto dissimile dall'Electric Jazz Experience, ma completamente focalizzato sul jazz tralasciando Prince, Hendrix et similia.
Tante, ma tante, ma proprio tante versioni di Al Jarreau di celebri standards fatte in modo approssimativo e con l'immancabile scat rivoltante che sembra essere obbligo di legge per ogni cantante su ogni fottuto brano.
Ospite acclamato e prestigiosissimo sul palco é addirittura il grandissimo Giovanni Grimaldi (l'insegnante della Jazz School e del nostro eroe) personaggio che definire sconosciuto é riduttivo.
Duetta come un vecchio gagà con il suo prestigioso pupillo sulle note di It will never be another you cantandola con tutti i cliché del vecchio crooner consumato (e pure un pò infrocito).
Disgustorama.
Siccome però il vecchio gagà almeno si sentiva quando cantava (segno che il problema é in Vigliaturo e non nell'impianto voce del locale) i musicisti gli han chiesto di fermarsi per un altro pezzo.
Mannaggia ai sandali di Gesù: All of me.
Con al traino tutto il repertorio di mossette e moine da cantante confidenziale della riviera di ponente degli anni '50. Schifo e scat.
La band non suona male, son tutti abbastanza precisi e dritti e nessuno sovrasta gli altri. Ragionevolmente buoni, fin troppo per il contesto generale.
Un particolare encomio va dato alla marea di parenti ed amici di Vigliaturo ed alla cerchia della Jazz School per riuscire ad applaudire ogni esecuzione (nel senso dei brani) restando seri.
Altro plauso alla massa di ragazzini bercianti ed alle due tavolate (di cena aziendale e di laurea) che hanno messo grande impegno nel chiacchierare a voce altissima dei cazzi proprii per tutti i pezzi e nello stare in pensoso silenzio appena la musica cessava.
Possiate morire male, fighetti universitari trendy ed ignoranti. Andatevela a bere a Sansa la vostra birra del cazzo, deiezioni di scarafaggio che siete.
A parte l'inutile parterre di perniciosi umani, la serata é stata meravigliosa, a sporadici tratti fin sublime.
Io sono uscito felice e soddisfatto come se avessi fatto bingo, una serata veramente trash come poche.
Vigliaturo si conferma genio a tutto tondo della performance canora, un Warhol dei nostri tempi.
Purtoppo non so se possa bastare per battere l'Eliza Wong 5tet alla Rusnenta perché qui i musicisti non hanno suonato male. Ma la Wong era ancora peggio di Viglia.
Se solo Bonadé fosse stato stasera al JCT avrei già potuto assegnare l'ambito premio Piramide di Merda per il peggior concerto del 2019 a Valerio Vigliaturo, invece c'é da vedere bene le immagini del fotofinish.
Accludo samples audio che -grazie alla massa di scarabei stercorari bipedi presenti in sala- ha una qualità ripugnante, ma se non si sente Vigliaturo non é colpa loro, é colpa di Madre Natura che non l'ha soffocato col rigurgito quando era in fasce.
All Blues
Caravan
It will never be... (feat Ciccio Formaggio)
All of Me (feat Ciccio Formaggio)
Take Five (bis)
A proposito di bis, vorrei solo pregare in futuro la direzione del JCT di evitare di mettere come primo brano in diffusione dopo la fine del concerto lo stesso eseguito 1 minuto prima.
Sentendo Paul Desmond mi é venuto da piangere per la commozione.
mercoledì 6 novembre 2019
Moncalieri Jazz Festiva 2019 - Il sonno della ragione genera Festival Jazz
Martedì 5 novembre 2019 ore 21.30
Osteria Rabezzana
Il MJF presenta i
Nightdreamers che presentano Techné.
Io ovviamente mi sono recato all'Osteria verso le 22.20 in modo da evitarmi i 3/4 del concerto e vedere un pò l'aria che tirava.
L'aria che tirava in sala alla fine del concerto é quella del T.S.O. a cui dovrebbe essere sottoposto il Direttore Artistico del Festival Jazz di Moncalieri che -prima del bis- ha tenuto un primo breve sproloquio sulla grandiosità dell'evento organizzato e sull'assoluta eccellenza dei partecipanti.
Ad essere sincero sulle prime io pensavo che il botolo vestito da clochard fosse il parcheggiatore abusivo di Piazza del tritone mandato dal sindaco moncalierese a rappresentarlo degnamente, poi ho capito che invece mi trovavo di fronte ad Ugo Viola: il mentecatto artefice del cartellone di questa edizione.
Cartellone che peraltro presenta almeno 3 eventi a Torino, (non male per essere un festiva di Moncalieri), ma che penso possa essere il chiaro simbolo della lucidità mentale dell'attuale sistema di gestione musicale e non solo.
Il buon Viola si spertica nell'elogio della grandiosa serata al Teatro Regio di Torino che -stracolmo in ogni ordine di posti- per una volta é stato riempito dal Popolo del Jazz anche grazie alla grandiosa serata acchittata ad hoc.
E qui tenetevi perché io ho vacillato...
La trovata da Nobel é stata quella di inzuppare il pane nel 500° di Leonardo e proporre un concerto dal titolo "Leonardo ed il foglio perduto".
Ammetto di avere tutt'ora delle difficoltà nel connettere Leonardo da Vinci al Jazz, ma penso sia solo un mio personale limite cognitivo; ma ancora più interessante dell'enfasi posta sull'evento in sè é stata quella posta sui partecipanti di livello mondiale coinvolti nel progettone:
Filarmonica del Regio (la London aveva il tagliando al furgone);
Paolo Fresu (un terno al lotto, a volte fa cagare a volte é grandioso);
Albert Hera (su di lui torneremo dopo);
Fulvio Albano e i soliti figuri della Torino Jazz Orchestra (nientepòpòdimenoche...):
e -dulcis in fundo- Pino Insegno Voce Narrante (bucio de culo!! Pensa che sfiga se ci fosse capitato Giancarlo Giannini)
Io giuro che non riuscivo quasi più a respirare, ero già in apnea quando Viola ha continuato con la stessa enfasi a sciorinare praticamente tutto il programma del Festival giorno per giorno con l'entusiasmo ed il trasporto di uno che parla di una evento di portata storica.
Purtroppo ero in borghese e non ho registrato nulla, per cui devo affidarmi ai pochi ricordi dell'accaduto a causa delle svariate embolie da apnea che ho avuto per non scoppiare a ridere in faccia a 'sto minus habens.
Altre mirabilia dell'edizione 2019: per tre o quattro giorni consecutivi si terrà una roba che non ho capito esattamente che cosa sia condotta da Albert Hera (che é un conoscente di Viola), di cui ne parla come se gli avesse ripetutamente salvato la vita in guerra.
Metà musicista, metà filosofo, metà Maestro di Vita, metà Taumaturgo (una personalità troppo grande per avere solo due metà) il nostro Albert credo faccia una specie di seminario sulla voce in cui -come é stato più volte detto dallo stesso Viola- lui riesce a far esprimere con la voce anche persone con varie malattie tra cui autistici gravi che normalmente non parlano nemmeno.
Purtroppo il Divino Hera é presente in sala e temo si lascerà convincere a fare mostra di sé dopo il bis dei Nightdreamers.
Il 9 novembre si terrà l'imperdibile concerto di 4 studenti del Campus Jazz di Basilea e a seguire Emanuele Cisi in persona con il suo quartetto che -fattori climatici permettendo- partirà da Torino per andare a presentare il suo CD fino a Moncalieri.
Almeno stavolta non lo fanno suonare su una panchina in piazza Baden Baden (come avrebbero fatto al TJF), ma al Castello Reale.
Evento quantomeno Mondiale!!!
Mercoledì 13 un imperdibile concerto doppio al Jazz Club Torino per cui sono previste misure di sicurezza imponenti data la presenza di trio Chiappetta/Miele/Mascherpa e a seguire addirittura Venanzio Venditti da Roma.
Il Mecojoni é d'obbligo...
Giovedì 14 ci sarà l'evento clou del Festival in diretta interplanetaria, la serata Jazz/Rock Progressive (e qui ho davvero rischiato di alzargli le mani addosso).
Alle Limone Fonderie Teatrali (quasi a Nichelino) ci saranno prima i relitti umani degli Arti & Mestieri e poi gli avanzi degli Area.
Alla fine i due gruppi suoneranno insieme sullo stesso palco e pare che la cosa che abbia creato maggiormente preoccupazioni a Viola sia stato il canone di noleggio delle due batterie, visto che lo ha citato come grande ostacolo logistico superato tra mille peripezie.
Venerdì 15 assieme al cinquecentenario di Leonardo si festeggiano i 50 anni della Pro Loco di Moncalieri "che non é mica la solita Pro-Loco che organizza solo sagre..." infatti organizza 'sta merdata e la Festa del Beato Bernardo.
Nella splendida cornice delle Fonderie Limone verrà consegnato il premio alla carriera (ammesso che ne abbia mai avuta una) al grande jazzista Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso "che -forse, magari- ci farà anche sentire qualcosa".
Qualunque commento sarebbe vano.
Segue un bel concertino dei QuintoRigo che al jazz ci stanno come Monteverdi al Death Metal.
Poi, prima di parlare dell'ultima esclusiva mondiale del Festval, si ricorda di citare nel parterre di stelle internazionali del jazz presenti a Moncalieri Gegé Telesforo e quindi passa alla bomba finale: James Senese con i Napoli Centrale.
Come dice Viola (che ricordiamo non essere l'ultimo fesso, semmai il primo), "Senese é conosciuto per aver suonato con Pino Daniele, ma in realtà é Pino Daniele ad essere stato conosciuto per avere suonato con lui nei Napoli Centrale." Vabbé, se lo dice lui...
Dopo questa enorme puttanata (peraltro mi pare che Daniele abbia suonato il basso per poco più di due anni in quella formazione) lascia il posto al brutto bis dei Nightdreamers.
Ma poi torna alla carica portando sul palco tra il visibilio del pubblico di parenti in sala (almeno lo spero) il poliedrico Albert Hera.
Qui quest'ominide inutile si esibisce da solo in una serie di versi, muggiti e latrati orrendi e strazianti assortiti con accompagnamento di body percussion (peraltro pure elementare nella ritmica).
Garino e Sartoris si sono dati appena lui é salito sul palco, Stizzoli e Scopesi per motivi logistici non hanno fatto in tempo a mettersi in salvo ed ogni tanto vedevo gli sguardi del nostro Hero verso loro due come per indurli ad andargli dietro con il basso o la batteria ed i loro che sembravano stessero cercando di ricordarsi un impegno importante che in quel momento gli stava sfuggendo di mente.
Nel complesso una esibizione che definire orribile é pura piaggeria, io mi sono sinceramente rotto i coglioni di imbonitori e cialtroni vari che prima arringano le folle con discorsi motivazionali e di lotta contro l'appiattimento e l'abbruttimento culturale e poi si producono in simili esibizioni di pura cialtroneria.
Certo che se i Festival continuano a finire in mano a gente che produce dei cartelloni di merda musicale di questa foggia, io mi auguro che presto si estinguano tutti i festival jazz del Piemonte. Torino ci sta già lavorando da anni...
Di grande pregio anche la brochure del Festival, fulgido caso di eclissi totale di cervello o di splendido esempio di mimesi: provate a capire che questo é un festival jazz e non una mostra....
Questi qua sono riusciti a nascondere il logo meglio ancora dei loro colleghi del Torino Jazz Festiva 2019.
E non era assolutamente facile, onore al merito!!!
Osteria Rabezzana
Il MJF presenta i
Nightdreamers che presentano Techné.
Io ovviamente mi sono recato all'Osteria verso le 22.20 in modo da evitarmi i 3/4 del concerto e vedere un pò l'aria che tirava.
L'aria che tirava in sala alla fine del concerto é quella del T.S.O. a cui dovrebbe essere sottoposto il Direttore Artistico del Festival Jazz di Moncalieri che -prima del bis- ha tenuto un primo breve sproloquio sulla grandiosità dell'evento organizzato e sull'assoluta eccellenza dei partecipanti.
Ad essere sincero sulle prime io pensavo che il botolo vestito da clochard fosse il parcheggiatore abusivo di Piazza del tritone mandato dal sindaco moncalierese a rappresentarlo degnamente, poi ho capito che invece mi trovavo di fronte ad Ugo Viola: il mentecatto artefice del cartellone di questa edizione.
Cartellone che peraltro presenta almeno 3 eventi a Torino, (non male per essere un festiva di Moncalieri), ma che penso possa essere il chiaro simbolo della lucidità mentale dell'attuale sistema di gestione musicale e non solo.
Il buon Viola si spertica nell'elogio della grandiosa serata al Teatro Regio di Torino che -stracolmo in ogni ordine di posti- per una volta é stato riempito dal Popolo del Jazz anche grazie alla grandiosa serata acchittata ad hoc.
E qui tenetevi perché io ho vacillato...
La trovata da Nobel é stata quella di inzuppare il pane nel 500° di Leonardo e proporre un concerto dal titolo "Leonardo ed il foglio perduto".
Ammetto di avere tutt'ora delle difficoltà nel connettere Leonardo da Vinci al Jazz, ma penso sia solo un mio personale limite cognitivo; ma ancora più interessante dell'enfasi posta sull'evento in sè é stata quella posta sui partecipanti di livello mondiale coinvolti nel progettone:
Filarmonica del Regio (la London aveva il tagliando al furgone);
Paolo Fresu (un terno al lotto, a volte fa cagare a volte é grandioso);
Albert Hera (su di lui torneremo dopo);
Fulvio Albano e i soliti figuri della Torino Jazz Orchestra (nientepòpòdimenoche...):
e -dulcis in fundo- Pino Insegno Voce Narrante (bucio de culo!! Pensa che sfiga se ci fosse capitato Giancarlo Giannini)
Io giuro che non riuscivo quasi più a respirare, ero già in apnea quando Viola ha continuato con la stessa enfasi a sciorinare praticamente tutto il programma del Festival giorno per giorno con l'entusiasmo ed il trasporto di uno che parla di una evento di portata storica.
Purtroppo ero in borghese e non ho registrato nulla, per cui devo affidarmi ai pochi ricordi dell'accaduto a causa delle svariate embolie da apnea che ho avuto per non scoppiare a ridere in faccia a 'sto minus habens.
Altre mirabilia dell'edizione 2019: per tre o quattro giorni consecutivi si terrà una roba che non ho capito esattamente che cosa sia condotta da Albert Hera (che é un conoscente di Viola), di cui ne parla come se gli avesse ripetutamente salvato la vita in guerra.
Metà musicista, metà filosofo, metà Maestro di Vita, metà Taumaturgo (una personalità troppo grande per avere solo due metà) il nostro Albert credo faccia una specie di seminario sulla voce in cui -come é stato più volte detto dallo stesso Viola- lui riesce a far esprimere con la voce anche persone con varie malattie tra cui autistici gravi che normalmente non parlano nemmeno.
Purtroppo il Divino Hera é presente in sala e temo si lascerà convincere a fare mostra di sé dopo il bis dei Nightdreamers.
Il 9 novembre si terrà l'imperdibile concerto di 4 studenti del Campus Jazz di Basilea e a seguire Emanuele Cisi in persona con il suo quartetto che -fattori climatici permettendo- partirà da Torino per andare a presentare il suo CD fino a Moncalieri.
Almeno stavolta non lo fanno suonare su una panchina in piazza Baden Baden (come avrebbero fatto al TJF), ma al Castello Reale.
Evento quantomeno Mondiale!!!
Mercoledì 13 un imperdibile concerto doppio al Jazz Club Torino per cui sono previste misure di sicurezza imponenti data la presenza di trio Chiappetta/Miele/Mascherpa e a seguire addirittura Venanzio Venditti da Roma.
Il Mecojoni é d'obbligo...
Giovedì 14 ci sarà l'evento clou del Festival in diretta interplanetaria, la serata Jazz/Rock Progressive (e qui ho davvero rischiato di alzargli le mani addosso).
Alle Limone Fonderie Teatrali (quasi a Nichelino) ci saranno prima i relitti umani degli Arti & Mestieri e poi gli avanzi degli Area.
Alla fine i due gruppi suoneranno insieme sullo stesso palco e pare che la cosa che abbia creato maggiormente preoccupazioni a Viola sia stato il canone di noleggio delle due batterie, visto che lo ha citato come grande ostacolo logistico superato tra mille peripezie.
Venerdì 15 assieme al cinquecentenario di Leonardo si festeggiano i 50 anni della Pro Loco di Moncalieri "che non é mica la solita Pro-Loco che organizza solo sagre..." infatti organizza 'sta merdata e la Festa del Beato Bernardo.
Nella splendida cornice delle Fonderie Limone verrà consegnato il premio alla carriera (ammesso che ne abbia mai avuta una) al grande jazzista Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso "che -forse, magari- ci farà anche sentire qualcosa".
Qualunque commento sarebbe vano.
Segue un bel concertino dei QuintoRigo che al jazz ci stanno come Monteverdi al Death Metal.
Poi, prima di parlare dell'ultima esclusiva mondiale del Festval, si ricorda di citare nel parterre di stelle internazionali del jazz presenti a Moncalieri Gegé Telesforo e quindi passa alla bomba finale: James Senese con i Napoli Centrale.
Come dice Viola (che ricordiamo non essere l'ultimo fesso, semmai il primo), "Senese é conosciuto per aver suonato con Pino Daniele, ma in realtà é Pino Daniele ad essere stato conosciuto per avere suonato con lui nei Napoli Centrale." Vabbé, se lo dice lui...
Dopo questa enorme puttanata (peraltro mi pare che Daniele abbia suonato il basso per poco più di due anni in quella formazione) lascia il posto al brutto bis dei Nightdreamers.
Ma poi torna alla carica portando sul palco tra il visibilio del pubblico di parenti in sala (almeno lo spero) il poliedrico Albert Hera.
Qui quest'ominide inutile si esibisce da solo in una serie di versi, muggiti e latrati orrendi e strazianti assortiti con accompagnamento di body percussion (peraltro pure elementare nella ritmica).
Garino e Sartoris si sono dati appena lui é salito sul palco, Stizzoli e Scopesi per motivi logistici non hanno fatto in tempo a mettersi in salvo ed ogni tanto vedevo gli sguardi del nostro Hero verso loro due come per indurli ad andargli dietro con il basso o la batteria ed i loro che sembravano stessero cercando di ricordarsi un impegno importante che in quel momento gli stava sfuggendo di mente.
Nel complesso una esibizione che definire orribile é pura piaggeria, io mi sono sinceramente rotto i coglioni di imbonitori e cialtroni vari che prima arringano le folle con discorsi motivazionali e di lotta contro l'appiattimento e l'abbruttimento culturale e poi si producono in simili esibizioni di pura cialtroneria.
Certo che se i Festival continuano a finire in mano a gente che produce dei cartelloni di merda musicale di questa foggia, io mi auguro che presto si estinguano tutti i festival jazz del Piemonte. Torino ci sta già lavorando da anni...
Di grande pregio anche la brochure del Festival, fulgido caso di eclissi totale di cervello o di splendido esempio di mimesi: provate a capire che questo é un festival jazz e non una mostra....
Questi qua sono riusciti a nascondere il logo meglio ancora dei loro colleghi del Torino Jazz Festiva 2019.
E non era assolutamente facile, onore al merito!!!
venerdì 18 ottobre 2019
Chant Night Light. Nel senso di Leggera e di Ho visto la Luce.
The Chant Night Session
Mad Dog
17 ottobre 2019 ore 22.30
Giulia Damico: Voce
Luigi Tessarollo: chitarra
Stefano Profeta: contrabbasso
Paolo Franciscone: batteria
Può una Chant Night essere perfetta?
SI.
A patto che:
1. ci sia una ritmica così
2. che l'impianto voce sia in avaria
Stavolta é successo il miracolo. Dopo aver provato a lungo (tanto che la serata é iniziata con 1h di ritardo), al momento giusto l'impianto voce non funzionava correttamente e mi sono potuto godere -grazie alle inesistenti capacità di proiezione vocale della fauna locale- un concerto del trio.
Mi é dunque abbastanza difficile poter dare un giudizio particolareggiato sui cagnanti che si sono esibiti (tranne un caso isolato) poiché era abbastanza difficile sentirne chiaramente le voci.
La Damico continua a parlare come Patty Pravo e a cantare con poca proiezione ed un brutto scat; per il resto non posso dire nulla su pronuncia, timbro, etc... per i motivi appena detti.
Giulia Damico: Solitude
Tessarollo, Profeta e Franciscone sono una gioia per le orecchie e ringrazio quindi di aver avuto la botta culo di sentirli senza troppi disturbi.
Finisce il primo -brevissimo- set in cui han suonato solo loro per 25 minuti e quindi una decina con Giulia. Dopo la pausa parte la jam, ma grazie a Dio ho visto arrivare in sala già durante il primo set Claudio Prunotto il crooner sabaudo. Ci si divertirà.
Stefano Fiore al posto di Franciscone, Andrea Bruno alla voce e una faccia da pirla con la chitarra: Misty. Diofa, Misty...
Cantata male, vocalizzata male, intonata con incertezze e di un piattume -che già di suo Misty non é che sia...- ma se poi la fai tutta con un'espressione piatta diventa uno Zeppelin nel culo.
Stessi musicisti, Prunotto canta Porter: You are my everything. Voglio il vinile!! Magari con un chitarrista vero e non con faccia da pirla.
Sarà che l'esperienza conta, sarà che lui non si "gena" di certo ad esibirsi in pubblico, ma lui lo si riesce a sentire anche se non perfettamente. Un grande, il pioniere dello scat piemontese; dovrebbe fare un duetto con Stefano "Piri" Colosimo (Cfr. Jump Jive Bandakadabra Entomology Vol. 2) e sarebbe un trionfo del genere Pacu Jazz.
Pischedda va alla batteria, Alberto Tirelli alla chitarra per fare un blues generico. Nessun candidato cantante si offre volontario e viene quindi richiamato a furore di popolo Prunotto.
Moar sabaud scat for evribadi, diufauss!!
Alberto Tirelli: Blues
Margherita Piumatti voce e Tex torna alla chitarra per My Funny Valentine (almeno non é la solita merda rimestata)
Margherita non si sente ed é forse un bene.
Piattume quando canta e quando scatta. Dinamica zero, espressione assente e vocalizzi scolastici. Intonazione mediamente accettabile.
Margherita Piumatti: My Funny Valentine
Simona de Caro alla voce unica sostituzione sul palco.
Siamo in piena Legge 104. Ci vogliono 4 minuti per trovare la tonalità dell'inutile Honeysuck Rose.
Dire che é acerba é un'eufemismo. Questa non canta nemmeno sotto la doccia... Ma da dove cazzo l'hanno tirata fuori?? Non ha voce, intonazione da incubo, non conosce la struttura del pezzo che propone (almeno attacchi e rientri), vocalizza solo dopo minacce dei presenti e -roba da rogo immediato- non sa nemmeno da che parte si comincino gli scambi di 4 o di 8. Si é dovuto mettere Prunotto di fianco a lei per darle gli attacchi (e lei riusciva lo stesso ad entrare male). Dioffa gli scambi di 4, porcodicazzo!!!
E la applaudono pure alla fine. Vabbé... l'italià é il paese in cui la pietà vince sempre.
Simona de Caro: Honeysuck Rose
Salvatore Bella alla voce, Sunny (niente popò di meno che) col trio originale.
Sofferenza, piattume ed incapacità. Intonazione discutibile ed inglese da "noio volevan savoir".
Dopo 5 minuti di orrore dallo spazio profondo scende dal palco e si prende il cinque dalla Piumatti... Il che la dice lunga sulla capacità di percezione generale della categoria.
Salvatore Bella: Sunny
Finale coi pellegrini radunati sul palco a fare un blues. Comincia a cantare Tex... Magari li fa tutti lui i chorus e taglia fuori i cananti.
No, purtroppo credo cantino, ma sono talmente afoni che si sentono appena Prunotto e Piumatti.
Mad Dog
17 ottobre 2019 ore 22.30
Giulia Damico: Voce
Luigi Tessarollo: chitarra
Stefano Profeta: contrabbasso
Paolo Franciscone: batteria
Può una Chant Night essere perfetta?
SI.
A patto che:
1. ci sia una ritmica così
2. che l'impianto voce sia in avaria
Stavolta é successo il miracolo. Dopo aver provato a lungo (tanto che la serata é iniziata con 1h di ritardo), al momento giusto l'impianto voce non funzionava correttamente e mi sono potuto godere -grazie alle inesistenti capacità di proiezione vocale della fauna locale- un concerto del trio.
Mi é dunque abbastanza difficile poter dare un giudizio particolareggiato sui cagnanti che si sono esibiti (tranne un caso isolato) poiché era abbastanza difficile sentirne chiaramente le voci.
La Damico continua a parlare come Patty Pravo e a cantare con poca proiezione ed un brutto scat; per il resto non posso dire nulla su pronuncia, timbro, etc... per i motivi appena detti.
Giulia Damico: Solitude
Tessarollo, Profeta e Franciscone sono una gioia per le orecchie e ringrazio quindi di aver avuto la botta culo di sentirli senza troppi disturbi.
Finisce il primo -brevissimo- set in cui han suonato solo loro per 25 minuti e quindi una decina con Giulia. Dopo la pausa parte la jam, ma grazie a Dio ho visto arrivare in sala già durante il primo set Claudio Prunotto il crooner sabaudo. Ci si divertirà.
Stefano Fiore al posto di Franciscone, Andrea Bruno alla voce e una faccia da pirla con la chitarra: Misty. Diofa, Misty...
Cantata male, vocalizzata male, intonata con incertezze e di un piattume -che già di suo Misty non é che sia...- ma se poi la fai tutta con un'espressione piatta diventa uno Zeppelin nel culo.
Stessi musicisti, Prunotto canta Porter: You are my everything. Voglio il vinile!! Magari con un chitarrista vero e non con faccia da pirla.
Sarà che l'esperienza conta, sarà che lui non si "gena" di certo ad esibirsi in pubblico, ma lui lo si riesce a sentire anche se non perfettamente. Un grande, il pioniere dello scat piemontese; dovrebbe fare un duetto con Stefano "Piri" Colosimo (Cfr. Jump Jive Bandakadabra Entomology Vol. 2) e sarebbe un trionfo del genere Pacu Jazz.
Pischedda va alla batteria, Alberto Tirelli alla chitarra per fare un blues generico. Nessun candidato cantante si offre volontario e viene quindi richiamato a furore di popolo Prunotto.
Moar sabaud scat for evribadi, diufauss!!
Alberto Tirelli: Blues
Margherita Piumatti voce e Tex torna alla chitarra per My Funny Valentine (almeno non é la solita merda rimestata)
Margherita non si sente ed é forse un bene.
Piattume quando canta e quando scatta. Dinamica zero, espressione assente e vocalizzi scolastici. Intonazione mediamente accettabile.
Margherita Piumatti: My Funny Valentine
Simona de Caro alla voce unica sostituzione sul palco.
Siamo in piena Legge 104. Ci vogliono 4 minuti per trovare la tonalità dell'inutile Honeysuck Rose.
Dire che é acerba é un'eufemismo. Questa non canta nemmeno sotto la doccia... Ma da dove cazzo l'hanno tirata fuori?? Non ha voce, intonazione da incubo, non conosce la struttura del pezzo che propone (almeno attacchi e rientri), vocalizza solo dopo minacce dei presenti e -roba da rogo immediato- non sa nemmeno da che parte si comincino gli scambi di 4 o di 8. Si é dovuto mettere Prunotto di fianco a lei per darle gli attacchi (e lei riusciva lo stesso ad entrare male). Dioffa gli scambi di 4, porcodicazzo!!!
E la applaudono pure alla fine. Vabbé... l'italià é il paese in cui la pietà vince sempre.
Simona de Caro: Honeysuck Rose
Salvatore Bella alla voce, Sunny (niente popò di meno che) col trio originale.
Sofferenza, piattume ed incapacità. Intonazione discutibile ed inglese da "noio volevan savoir".
Dopo 5 minuti di orrore dallo spazio profondo scende dal palco e si prende il cinque dalla Piumatti... Il che la dice lunga sulla capacità di percezione generale della categoria.
Salvatore Bella: Sunny
Finale coi pellegrini radunati sul palco a fare un blues. Comincia a cantare Tex... Magari li fa tutti lui i chorus e taglia fuori i cananti.
No, purtroppo credo cantino, ma sono talmente afoni che si sentono appena Prunotto e Piumatti.
mercoledì 16 ottobre 2019
Bollito misto con broccoli, fave e rape al Vapore
Lavanderie a Vapore di Collegno
Rassegna musicale ottobre 2019 - maggio 2020
Forse non sarebbe nemmeno necessaria la Recensione di Tiresia, basta leggere il cartellone per rendersi conto che un posto bellissimo come le Lavanderie a Vapore meriterebbero un cartellone di maggior qualità rispetto a 'sta roba che sarebbe più appropriato per l'oratorio della Parrocchia di Gesù Esodato nel Chapas.
Comincerei da Danilo Sacco Kakuen Sacco... Io spero che sia stato scelto come titolo dello spettacolo dal cantante e chitarrista dei Nomadi e che non sia un errore dell'amplifon della persona che ha ricevuto via telefono i titoli...
sapendo dell'esistenza di Danilo Kakuen Sacco (e già così...) come musicista, un titolo simile pare un duo padre/figlio o un problema di schizofrenia.
Ma poi arriva "Oscar leader degli Statuto" e qui mi sganascio.
Ma... leader degli Statuto é attributo qualificativo di Oscar o ce l'ha proprio scritto sulla Carta di Identità alla voce Professione e sul campanello di casa così qualcuno si può ricordare di chi cazzo sia Oscar Nullità Inutile e Simpatia degli Statuto??? Mavaffanculo.
Dopo l'angolo bandistico/fieristico locale arriviamo all'angolo buco alla turca in cui si collocano come la carie sotto il colletto gengivale (e con qualche utilità in meno) gli Sweet Life con il loro elettro-swing del mannaggia al cuore di San Crispino. Per di più dietro dazione di 8,00€.
Prima o poi le Moire faranno il loro lavoro. C'é solo da augurarsi che nel frattempo il 22.11 a Collegno ci sia un black-out a causa delle accensioni delle illuminazioni del fottuto natale.
Ma siccome la turca é collegata alla fogna, subito dopo gli Sweet Life arriva il concerto di Natale dell'Orchestra di fiati di Collegno con ospite Diego Borotti. Così almeno basta vestire di rosso l'autoironico ciccione sassofonista e si risparmia sul figurante di Babbo Natale.
Occhio solo che se vede la slitta dei doni con le renne quello si ingoia tutto, nastri e fiocchi compresi.
Non é cattiveria, é il suo istinto predatorio.
Rivaluto il concerto di Natale di Bublé in TV.
Sui Magasin du Café sospendo il giudizio: li conosco poco, da quello che ho visto e sentito sono musicisti discretamente bravi.
Il loro genere (tra Gothan Project e Modena City) mi fa abbastanza cagare. Almeno non cantano.
Per gli Architorti vale più o meno lo stesso discorso, con la differenza che musicalmente sono molto meno bravi. Anzi.
La Fanfara darà la giusta collocazione alle musiche di Giuseppe Verdi. Per il resto é come una banda di paese, solo più capace. Se piace il repertorio bandistico (Verdi, inni sacri e merda del genere) é quaterna.
Piemonte Jazz Messenger m'ha fatto prendere un mezzo ictus da quanto ci ho riso. Sarà un gioco a premi....
Fulvio Albano - l'uomo senza infamia e senza lode
G. Paolo Petrini - il batterista dannoso e fastidioso
Daniele Ciuffrida - il chitarrista medio
Alberto Marsico - il Dio Hammond italiano
Felice Reggio - il contendente di Rava al Premio Scrocco
---Trovare l'intruso---
Ma la prima cosa che ha scatenato la mia ilarità é stato il modesto nome scelto... solo a me ricorda i Jazz Messengers di Blakey?
Con solo una lieve differenza di organico:
Art Blakey - Batteria
Lee Morgan - Tromba
Horace Silver - Pianoforte
Wayne Shorter - Sassofono
Chiamarsi Jazz Whatsappers sarebbe stato più carino e meno pericoloso.
Tra l'altro il biglietto é a 5 euro e la cosa potrebbe essere vista come un'offesa dai Messengers sabaudi, dato che gli Sweet Life venivan via a 8...
Giorgio Conte é forse l'unica data di qualità del cartellone che mi spingerebbe ad andarci "a scatola chiusa".
Poi abbiamo l'Accademia Sabauda che mette in scena la Cavalleria Rusticana... boh. Scelta inclusiva suppongo, per venire incontro alla popolazione della zona che conta più Turiddu che Travet. Prossimamente dovranno trovare un'opera rumena (o slava) da mettere in scena.
Non vale Carmen. Quelli sono zinghi e non sono inclusivi, sono ecumenici. Li odiano tutti.
Chiudono musica corale (mutatis mutandis v. Fanfara Carabinieri), Concerto Inferno (nomen omen) e Orchestra di Fiati con il Concerto di Primavera anche se non ci sono più le mezze stagioni.
Visto che avrete certamente l'acquolina in bocca per le succulente proposte, credo farvi cosa gradita nel pubblicare il cartellone con i dettagli.

Rassegna musicale ottobre 2019 - maggio 2020
Forse non sarebbe nemmeno necessaria la Recensione di Tiresia, basta leggere il cartellone per rendersi conto che un posto bellissimo come le Lavanderie a Vapore meriterebbero un cartellone di maggior qualità rispetto a 'sta roba che sarebbe più appropriato per l'oratorio della Parrocchia di Gesù Esodato nel Chapas.
Comincerei da Danilo Sacco Kakuen Sacco... Io spero che sia stato scelto come titolo dello spettacolo dal cantante e chitarrista dei Nomadi e che non sia un errore dell'amplifon della persona che ha ricevuto via telefono i titoli...
sapendo dell'esistenza di Danilo Kakuen Sacco (e già così...) come musicista, un titolo simile pare un duo padre/figlio o un problema di schizofrenia.
Ma poi arriva "Oscar leader degli Statuto" e qui mi sganascio.
Ma... leader degli Statuto é attributo qualificativo di Oscar o ce l'ha proprio scritto sulla Carta di Identità alla voce Professione e sul campanello di casa così qualcuno si può ricordare di chi cazzo sia Oscar Nullità Inutile e Simpatia degli Statuto??? Mavaffanculo.
Dopo l'angolo bandistico/fieristico locale arriviamo all'angolo buco alla turca in cui si collocano come la carie sotto il colletto gengivale (e con qualche utilità in meno) gli Sweet Life con il loro elettro-swing del mannaggia al cuore di San Crispino. Per di più dietro dazione di 8,00€.
Prima o poi le Moire faranno il loro lavoro. C'é solo da augurarsi che nel frattempo il 22.11 a Collegno ci sia un black-out a causa delle accensioni delle illuminazioni del fottuto natale.
Ma siccome la turca é collegata alla fogna, subito dopo gli Sweet Life arriva il concerto di Natale dell'Orchestra di fiati di Collegno con ospite Diego Borotti. Così almeno basta vestire di rosso l'autoironico ciccione sassofonista e si risparmia sul figurante di Babbo Natale.
Occhio solo che se vede la slitta dei doni con le renne quello si ingoia tutto, nastri e fiocchi compresi.
Non é cattiveria, é il suo istinto predatorio.
Rivaluto il concerto di Natale di Bublé in TV.
Sui Magasin du Café sospendo il giudizio: li conosco poco, da quello che ho visto e sentito sono musicisti discretamente bravi.
Il loro genere (tra Gothan Project e Modena City) mi fa abbastanza cagare. Almeno non cantano.
Per gli Architorti vale più o meno lo stesso discorso, con la differenza che musicalmente sono molto meno bravi. Anzi.
La Fanfara darà la giusta collocazione alle musiche di Giuseppe Verdi. Per il resto é come una banda di paese, solo più capace. Se piace il repertorio bandistico (Verdi, inni sacri e merda del genere) é quaterna.
Piemonte Jazz Messenger m'ha fatto prendere un mezzo ictus da quanto ci ho riso. Sarà un gioco a premi....
Fulvio Albano - l'uomo senza infamia e senza lode
G. Paolo Petrini - il batterista dannoso e fastidioso
Daniele Ciuffrida - il chitarrista medio
Alberto Marsico - il Dio Hammond italiano
Felice Reggio - il contendente di Rava al Premio Scrocco
---Trovare l'intruso---
Ma la prima cosa che ha scatenato la mia ilarità é stato il modesto nome scelto... solo a me ricorda i Jazz Messengers di Blakey?
Con solo una lieve differenza di organico:
Art Blakey - Batteria
Lee Morgan - Tromba
Horace Silver - Pianoforte
Wayne Shorter - Sassofono
Chiamarsi Jazz Whatsappers sarebbe stato più carino e meno pericoloso.
Tra l'altro il biglietto é a 5 euro e la cosa potrebbe essere vista come un'offesa dai Messengers sabaudi, dato che gli Sweet Life venivan via a 8...
Giorgio Conte é forse l'unica data di qualità del cartellone che mi spingerebbe ad andarci "a scatola chiusa".
Poi abbiamo l'Accademia Sabauda che mette in scena la Cavalleria Rusticana... boh. Scelta inclusiva suppongo, per venire incontro alla popolazione della zona che conta più Turiddu che Travet. Prossimamente dovranno trovare un'opera rumena (o slava) da mettere in scena.
Non vale Carmen. Quelli sono zinghi e non sono inclusivi, sono ecumenici. Li odiano tutti.
Chiudono musica corale (mutatis mutandis v. Fanfara Carabinieri), Concerto Inferno (nomen omen) e Orchestra di Fiati con il Concerto di Primavera anche se non ci sono più le mezze stagioni.
Visto che avrete certamente l'acquolina in bocca per le succulente proposte, credo farvi cosa gradita nel pubblicare il cartellone con i dettagli.

mercoledì 2 ottobre 2019
Eliza Wong 5tet alla Rusnenta
Venerdì 27 settembre 2019 h 21.30
Circolo La Rusnenta
Eliza Wong: Voce
Paolo Inserra: batteria
Emanuele Sartoris: pianoforte
Eugenio Mirti: chitarra
Simone Garino: sax alto
Al momento, il secondo peggior concerto dopo la Petrini Big Band; solo perché chi suona The Cute é comunque peggiore.
Di sicuro sono state fatte poche prove e questo spiega il perché del repertorio di standards, ma gli standards però hanno il difetto di essere un terreno piuttosto scivoloso perché spesso si tratta di prestazioni con basso coefficiente di difficoltà e pertanto vanno eseguiti alla perfezione.
Scelta scellerata quella di non avere un basso che in parte però spiega la presenza contemporanea di chitarra e pianoforte: la chitarra si occupava (con corredo di effetti) perlopiù della linea di basso ed il pianoforte era maggiormente dedito all'accompagnamento.
Io sono sempre stato molto critico di fronte a questi escamotages, la chitarra non é un basso e quindi piuttosto si fa un quartetto pianoless e bassless con una buona chitarra che fa le veci del pianoforte piuttosto che accrocchiare un roba che non solo non ha il suono e la profondità del basso perché non è un basso, ma -per soprammercato- ogni tanto qualche corda in più rischia di essere suonata erroneamente...
Eliza Wong: Inascoltabile. Irricevibile. Inaccettabile. E per di più é un cesso otturato. Si é imbarazzati a parlarne, se non per riderne. Roba da campanacci alla Corrida, roba che la Piumatti é Billie Holiday. Può anche essere che l'orecchio degli asiatici sia abituato ad altri sistemi tonali e se vado a casa loro non posso incazzarmi più di tanto, ma se vengono a cagare il cazzo qui allora m'incazzo e spero che le facciano il foglio di via per una simpatica prigione di massima sicurezza cinazza.
Paolo Inserra: agghicciante. Swing -1. Cambi di ritmo: -2. Colore: 1. Suono: solo Fortissimochepiùfortesfondotutto.
Devo chiedere scusa a Petrini: lui é Gene Krupa in confronto.
Chi suona pop per vivere non dovrebbe poter suonare altro in pubblico, pena la morte. Del pubblico capace di intendere e della Musica.
Emanuele Sartoris: Bella camicia.
Suona troppo e troppo fitto, a volte sovrasta quasi la voce della Wong che canta il tema (e di questo non posso che ringraziarlo), assoli molto muscolari e tecnici, pure troppo. Spero che Emanuele prenda un pò più di sicurezza in sé e si ripari meno dietro allo sfoggio di tecnica e vada più verso un mix maggiormente bilanciato di tecnica e feeling, di velocità d'esecuzione e rarefazione, meno Bill Evans e più Red Garland (almeno in un contesto come questo).
Eugenio Mirti: Male la scelta di suonare la chitarra come un basso; alcuni assoli un pò troppo "innovativi" nelle scelte delle note (per usare un eufemismo), molto intrattenimento da Osteria dell'Amicizia (ma lui é così), volume ovviamente alto per adeguarsi ad Inserra. Nel complesso pensavo comunque un pò meglio, ma non tanto.
Simone Garino: mah, pareva felice di suonare lì come un Samuel alla festa di Torino Sette. Ha fatto decorosamente i compitini, spesso mi ha regalato momenti di angoscia e musica bop, almeno in tre occasioni mi ha dato la gioia di assoli tonali ben saldati attorno al centro, su Autumn Leaves (si, hanno fatto Autumn Leaves ed hanno impiegato quasi 3 minuti ad accordarsi sulla tonalità del pezzo perché altrimenti Sartoris non poteva mettere la griglia degli accordi giusta su iReal Pro...) dato il tempo a cui lo stavano suonando e lo scazzo che ormai era il sentimento dominante dei suoi occhi, mi sarei aspettato il solo di Desmond in Toghether invece ha voluto inventarne uno di sana pianta, che spreco di energie...
Serata orribile, io ormai verso la fine ridevo solo più perché avevo sfondato il muro dello schifo (credo durante la ripugnante esecuzione di Samba de uma nota so), stavolta le facce piuttosto perplesse (se non attonite) attorno a me erano più di una e quindi -per pietà verso l'innocente passante- non metterò contributi audio. Basterà menzionare ai presenti la notte dei cristalli della musica per vedere il terrore dipingersi sui loro volti.
Aggiornamento: su precisa e pressante richiesta del Barone Von Sacher Masoch allego il contributo audio di quella poltiglia maleodorante che avrebbe voluto essere Autumn Leaves.
A questo punto -per facilitare la comprensione ed aumentare il dolore grazie al fuori sync del video- consiglio l'ascolto preventivo della versione che a mio parere più le si avvicina anche se, sospetto, a sua insaputa.
Prosit!
Circolo La Rusnenta
Eliza Wong: Voce
Paolo Inserra: batteria
Emanuele Sartoris: pianoforte
Eugenio Mirti: chitarra
Simone Garino: sax alto
Al momento, il secondo peggior concerto dopo la Petrini Big Band; solo perché chi suona The Cute é comunque peggiore.
Di sicuro sono state fatte poche prove e questo spiega il perché del repertorio di standards, ma gli standards però hanno il difetto di essere un terreno piuttosto scivoloso perché spesso si tratta di prestazioni con basso coefficiente di difficoltà e pertanto vanno eseguiti alla perfezione.
Scelta scellerata quella di non avere un basso che in parte però spiega la presenza contemporanea di chitarra e pianoforte: la chitarra si occupava (con corredo di effetti) perlopiù della linea di basso ed il pianoforte era maggiormente dedito all'accompagnamento.
Io sono sempre stato molto critico di fronte a questi escamotages, la chitarra non é un basso e quindi piuttosto si fa un quartetto pianoless e bassless con una buona chitarra che fa le veci del pianoforte piuttosto che accrocchiare un roba che non solo non ha il suono e la profondità del basso perché non è un basso, ma -per soprammercato- ogni tanto qualche corda in più rischia di essere suonata erroneamente...
Eliza Wong: Inascoltabile. Irricevibile. Inaccettabile. E per di più é un cesso otturato. Si é imbarazzati a parlarne, se non per riderne. Roba da campanacci alla Corrida, roba che la Piumatti é Billie Holiday. Può anche essere che l'orecchio degli asiatici sia abituato ad altri sistemi tonali e se vado a casa loro non posso incazzarmi più di tanto, ma se vengono a cagare il cazzo qui allora m'incazzo e spero che le facciano il foglio di via per una simpatica prigione di massima sicurezza cinazza.
Paolo Inserra: agghicciante. Swing -1. Cambi di ritmo: -2. Colore: 1. Suono: solo Fortissimochepiùfortesfondotutto.
Devo chiedere scusa a Petrini: lui é Gene Krupa in confronto.
Chi suona pop per vivere non dovrebbe poter suonare altro in pubblico, pena la morte. Del pubblico capace di intendere e della Musica.
Emanuele Sartoris: Bella camicia.
Suona troppo e troppo fitto, a volte sovrasta quasi la voce della Wong che canta il tema (e di questo non posso che ringraziarlo), assoli molto muscolari e tecnici, pure troppo. Spero che Emanuele prenda un pò più di sicurezza in sé e si ripari meno dietro allo sfoggio di tecnica e vada più verso un mix maggiormente bilanciato di tecnica e feeling, di velocità d'esecuzione e rarefazione, meno Bill Evans e più Red Garland (almeno in un contesto come questo).
Eugenio Mirti: Male la scelta di suonare la chitarra come un basso; alcuni assoli un pò troppo "innovativi" nelle scelte delle note (per usare un eufemismo), molto intrattenimento da Osteria dell'Amicizia (ma lui é così), volume ovviamente alto per adeguarsi ad Inserra. Nel complesso pensavo comunque un pò meglio, ma non tanto.
Simone Garino: mah, pareva felice di suonare lì come un Samuel alla festa di Torino Sette. Ha fatto decorosamente i compitini, spesso mi ha regalato momenti di angoscia e musica bop, almeno in tre occasioni mi ha dato la gioia di assoli tonali ben saldati attorno al centro, su Autumn Leaves (si, hanno fatto Autumn Leaves ed hanno impiegato quasi 3 minuti ad accordarsi sulla tonalità del pezzo perché altrimenti Sartoris non poteva mettere la griglia degli accordi giusta su iReal Pro...) dato il tempo a cui lo stavano suonando e lo scazzo che ormai era il sentimento dominante dei suoi occhi, mi sarei aspettato il solo di Desmond in Toghether invece ha voluto inventarne uno di sana pianta, che spreco di energie...
Serata orribile, io ormai verso la fine ridevo solo più perché avevo sfondato il muro dello schifo (credo durante la ripugnante esecuzione di Samba de uma nota so), stavolta le facce piuttosto perplesse (se non attonite) attorno a me erano più di una e quindi -per pietà verso l'innocente passante- non metterò contributi audio. Basterà menzionare ai presenti la notte dei cristalli della musica per vedere il terrore dipingersi sui loro volti.
Aggiornamento: su precisa e pressante richiesta del Barone Von Sacher Masoch allego il contributo audio di quella poltiglia maleodorante che avrebbe voluto essere Autumn Leaves.
A questo punto -per facilitare la comprensione ed aumentare il dolore grazie al fuori sync del video- consiglio l'ascolto preventivo della versione che a mio parere più le si avvicina anche se, sospetto, a sua insaputa.
Prosit!
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