giovedì 25 maggio 2017
Pago i miei debiti
Per due anni k'ho sbeffeggiato, ho cassato le sue idee e preso in giro la sua scrittura delle parti,
Specialmente mi accanivo sulla sua passione per l'afrobeat che é un genere di musica che ho sempre ritenuto dovesse essere di strettissimo appannaggio degli Yoruba e dei loro discendenti diretti e non di persone bianche figlie di persone bianche.
A volte i bianchi ce la possono fare. E' raro, ma ce la possono fare mettendoci rispetto, cura e tanta tanta passione. Ne ho avuto la prova ai Magazzini sul Po durante il concerto di Manùel e della Rhabdomantic Orchestra un tre settimane fa. Sono stati veramente pregevoli sotto tuttii punti di vista. Ciò non toglie che a me l'afrobeat continui a rompere i coglioni dopo 5 minuti, ma va riconosciuto il merito a chi ha suonato di aver saputo tirare fuori la propria Africa interiore.
Oltre a questo, devo dare a Manùel anche i meriti per aver confezionato (un anno fa ormai) un gran bell'album: Albore by Manuel Volpe & Rhabdomantic Orchestra.
Di rado mi é capitato nel corso degli ultimi 10 anni di ascoltare un album in cui tutte le canzoni fossero piacevoli, ben scritte e ben eseguite.
Questo album un pò si colloca nel filone di musica raffinata per far colpo sulla ragazza nel dopocena, filone che vanta illustri predecessori sa Harold Melvin and The Blue Notes a Barry White fino ad arrivare a Mario Biondi passando per un paio di albums di quel cialtrone di Coltrane.
Ecco, questo é un album che non sfigura per nulla in mezzo a questa serie di mostri sacri (o presunti tali) e il fatto che io conosca personalmente o abbia suonato con molti dei componenti della Rhabdomantic non altera il mio giudizio di grande stupore per la riuscita. Io all'inizio non ci avrei messo 50 lire sul lavoro di Manùel, ora tutte le volte che lo incontro gli chiedo scusa.
Posso solo fare due appunti generali a proposito di Albore: la voce di Manuel é veramente irriconoscibile, tanto vale trovare qualcun altro che canti; a volte é un pò troppo "piacione" nel senso che strizza parecchio l'occhio a quella musica lounge anni '90 delle raccolte Buddha Bar... Ma se fossero questi i massimi problemi della musica in Italia io sarei felice.
Bravo Manùel, brava la Rhabdomantic. Ovviamente vi aspetto al varco col prossimo lavoro...
martedì 23 maggio 2017
Aberrazioni Jazz: Visti per voi, ma voi chi??
Baltea Saund Stescion
giovedì h 18 conferenza-seminario sul jazz dalle origini alla swing era. Per chi c'era é stata pure interessante. ma... chi c'era???
My name is Lapio, Johnny Lapio.
Il "giovane" musicista quarantenne si é esibito con un bordone di sottofondo e ha meravigliato il mondo con free jazz estremo producendo con la suoa trombetta ogni genere di suono sgraziato e fastidioso. Da campionare come antifurto. L'originale può essere regalato a Trump perché lo usi a Guantanamo come alternativa lecita al waterbording.
Dave Toule 4tet
Sarebbe stato carino sentirli, purtroppo a 10 metri c'era una brass band che ci dava dentro. Di sicuro un bell'esempio di musica aperta. Nel senso che ognuno era libero di immaginarsi cosa stessero suonando.
Baltea Lindy Night venerdì h 22.00
Se non altro i ballerini non hanno consumato proditoriamente l'ossigeno ai musicisti... e non gli hanno camminato sugli strumenti o versato liquidi sulle partiture.
Tram Jazz (forse più Dramm Jazz)
Houston, abbiamo un problema!
Oh Pino, ma il tram va nel vetro e lattine o nel secco non riciclabile?
Noo Pino, sono sicuro! Non va nell'umido...
Inutile chiedersi se qualcuno avesse pensato di controllare il tram prima e se si fosse ipotizzato che magari il carico di impianto audio ed impianto luci (strobo compresa che fa tanto jazz) avrebbe potuto causa qualche problema al sistema elettrico di un tram dell GTT e quindi privo di qualsivoglia manutenzione.
La risposta é chiaramente NO.
Comala sabato dalle 16
Non si dovrebbe far organizzare nulla di sabato in un luogo a 5 metri da impianti di calcio con annessa scuola calcio per futuri Balotelli. Si percepiva chiaramente che la sola presenza di giovani calciatori e genitori (che sono pure peggio dei figli) ed un tentativo di produrre cultura avrebbe potuto generare pericolosi annichilimenti della materia (specie quella cerebrale). Fortunatamente nella zona cultura di quella specie di discarica autorizzata chiamata Comala non c'era nessuno. Tranne due Rom o Sinti, insomma due zingari, he si sono a lungo fermati a sentire le prove delle due big band. Uno dello staff ha visto e ha commentato che era una cosa bella quet'immagine di integrazione. Non ho avuto il cuore di dirgli che 5 trombe, 2 tromboni e 5 sax sono davvero tanto ottone...
Uomo Sandwich
Dell'uomo sandwich in Borgata Lesna ho già scritto e mostrato l'immagine, ma é troppo significativa per non essere ripetuta.
Zabote - Sartoris Porta Nuova
Non sono sicuro che sia stata una grande idea far suonare musicisti in una stazione, dove di solito suonano i baskers e dove le persone in genere hanno un leggera fretta e molte altre cose in mente.
Maestro Canello Piazza Vittorio
La vera World Session
Enjoy MetroMan the Genius!
Concludendo:Torino Jazz Night
In realtà c'é un prodromo venerdì 19 che comprende il duo Chiappetta/Stolfi, un Live Contest Show (qualsiasi cosa ciò possa significare), un concerto di una che sembrebbe una big band, ma che non si sa se lo sia e che genere suoni e uno dei ben 2 tributi ad Amy Winehouse. Ora io vorrei capire perche a 'sto giro ci debbano essere ben 2 concerti/tributo ad una cantante sulla quale ci sono più di una riserva dal punto di vista musicale. Ho controllato per scrupolo, nessuno dei due é un Concerto Martini e Rossi.
Torniamo a sabato 20, quando tra le 18 e le 23 sono previsti 23 appuntamenti (uno ogni 13 minuti).
Va bene, alcuni sono Dj Set, alune sono non meglio precisate performances multidisciplinari e quindi tutto pattume evitabile, ma alcune cose potrebbero essere interessanti, ad esempio l'omaggio a Trovajoli fatto da Fulvio Chiara, Fabio Gorlier insieme al simpaticissimo Marco Piccirillo, 15 minuti dopo l'inizio del loro spettacolo al fondo di Via Po, parte in Piazza Vittorio Travelling Minds con Albini, Degani e -soprattutto- Gilson Silveira che vale sempre la pena di sentire.
Ma tanto io ero lì soprattutto per l'orchestra del Maestro Canello spin-off della Bandakadabra che ha il grosso vantaggio di essere molto meglio ed avere un repertorio di gran lunga migliore del trashume balcanico buono solo per tamarri ubriachi e rissosi. Ha solo un difetto: che cazzo ci fa una chitarra in una dixieland band? Nulla, Ferian é bravo, ma superfluo (come gran parte dei chitarristi manouche).
L'orchestra Canello ha riproposto per festeggiare i 100 anni dall'uscita sul mercato discografico Livery Stable Blues dell'Original Dixieland Jass Band, quello che viene generalmente indicato come il primo disco jazz della storia, ma che in realtà alla Storia ci é passato soprattutto per essere stato il primo a vendere 1.000.000 di copie e per le cause sulla paternità del pezzo.
La Canello é formazione di tutto rispetto ed é sempre un piacere sentirla e -per la prima volta da 4 giorni- ho visto formarsi spontaneamente capannelli di persone per sentire la musica. Per carità il dixie é molto "easy" e ci trovavamo sabato sera in Piazza Vittorio Veneto per cui la gente ci sarebbe stata comunque... però lo stesso discorso poteva valere per chi si esibiva nel disinteresse generale a Porta Nuova. Sono quindi propenso a ritenere che la scelta musicale e gli esecutori abbiano contribuito alla creazione di un uditorio parecchio folto. Come spesso ho notato con la Canello Gipo di Napoli era molto più calmo, ritmico e controllato del solito e ciò ha reso molto più rilassati e rilassanti i 3 set fatti in tre punti della Piazza.
Alle 21.15 al Mad Dog, locale di una simpatia più unica che rara, si presentava l'ennesima biografia di Miles con quartetto di musicisti di prim'ordine e senza una tromba. Ma tanto poi c'é la Jam, si si, la "open jam"... che non so se sia più jam o più open.
Avrei poi molte altre cattiverie in serbo per questa giornata sciagurata con un cartellone sconclusionato e dispersivo, ma parlare male di Bandaradan, piuttosto che di altri sarebbe come picchiare un bambino che caga.
Solo una cosa ha attirato la mia attenzione dal primo momento il cui l'ho letta per l'idea che s'é immediatamente creata nel mio cervello: la Denitto World Session.
Non faccio ironie stupide su l povero Gianni Denitto perché sono anni che il suo cognome viene storpiato in Denitto e Castigo, Denitto Santapaola piuttosto che frasi tipo "perdersi il concerto di Gianni sarebbe un Denitto". No,
A me 'sta roba della Denitto World Session ha fatto pensare ad un momento di espansione tipo "oggi Torno, domani Il Mondo" e mi sono immediatamente trovato ad immaginare l'evoluzione della Denitto W. S. in "Denitto Annette la Polonia" nel 2018 e "Denitto sottomette l'Entropia" nel 2019.
Poi mi sono fermato e mi sono un pò vergognato, si.. forse Denitto World Session sembra un titolo un pò pretenzioso, ma se fai una serata di World Music e se alla fine non sei nemmeno poi questo egotico borioso che ho immaginato nella mia mente chissenefrega.
Mi sono fatto due sorrisi e tanti saluti.
E soprattuto tanti saluti al festival più sciapo, anonimo, negletto ed ignorato che abbia mai avuto la ventura di vedere.
Grazie NJ, grazie organizzatori, mi avete dato tanti spunti per esercitare il mio cinismo ed il mio disprezzo per il genere umano.
Però non é il caso che per farmi un favore l'anno prossimo rifacciate 'sta cagata di Festival, io altri motivi di cinismo e disprezzo li trovo senza troppi sforzi.
lunedì 22 maggio 2017
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Walkaboutjazz - Smartrams
Stavolta ci becchiamo tutto lo stesso giorno e 4 set su 5 pure alla stessa ora (avranno preso ripetizioni su Aristotele da Piccirillo & Co.). Probabilmente é stato escluso a priori che non si potesse essere essere interessati contemporaneamente a Swing, Dixieland, Bebop e Free. Ora é certo che nessun purista del Dixie o dello Swing (generalmente le due fazioni si tollerano) metterebbe mai piede dove fanno Bebop o Free, ma appunto, gli amanti dei Boppers e di quelli che non sapendo suonare lo strumento fanno il Free, di solito si interscambiano ed interagiscono tra loro come fanno le altre due fazioni.Trovo perciò mesto ed avvilente dover mettere le 4 o 5 persone a cui é arrivata la notizia che a Torino in 'sti giorni c'é gente che suona nell'imbarazzo di scegliere.
Solo un piccolo appunto all'organizzazione: il dixie non si fa fare alla Bandragora (scarsi da far sembrare Bandakadabra Count Basie), la si fa fare a chi é capace (posso fornire almeno 3 nomi di gruppi in grado di suonare dixie), non si fanno performance di ritmi e danze africane (al massimo qualche cenno) perché siamo ben prima delle origini del jazz e del dixie e il coro di spirituals tenetevelo per Natale in Giostra.
Poi é certo che se l'organizzazione dei vari set in giro per il territorio é stata come quella di Comala, allora il tempo per vedere più di un evento c'era tutto.
Comala ore 16: Swing.
Si esibivano Big Band Theory di Luca Begonia (Arcote) e Orchestravante di Antonino Salerno (CFM Città di Torino). Gli elementi dell'Orchesrtavagante dovevano trovarsi pronti, con leggio, parte e vestiti (di nero e al sole...) nel retropalco alle 17:45 ora in cui più o meno avrebbe finito Big Band Theory.
In pratica, i primi ad iniziare alle 17:40 sono stati 6 autoproclamati attori che guidati da una sedicente regista hanno letto con una dizione che mi fatto rischiare l'epilessia pagine del Grande Gatsby di Francis Fitzgerald Kennedy (così ha detto la regista....).
Chiaramente nel frattempo al primo piano del Comala si svolgeva la liturgia quotidiana della lezione di prova di Lindy Hop, chiaramente a cura dei Lindy Bros.
Alle 18:40 una volta sgomberati gli "attori" ha cominciato Luca Begonia con i suoi e continuo ad aspettarmi qualcosina di più dai ragazzi di Luca Begonia.
Presumo che circa un'oretta dopo abbia incominciato anche Antonino con la sua big band, ma io ero ormai lontano a sentire musica.
Alle 16 invece posso dare per certo che era partito regolarmente l'eventone-novità (?!) del tram col jazz dentro. Danilo Pala e il solito minchia di DJ Set di Margiotta. Danilo ha uno stile che non mi piace perché troppo parkeriano, ma almeno lo strumento lo suona e bene. Sui DjSets non ho altro da aggiungere a quanto sempre sostenuto.
Ci sono stati solo in paio di Imprevisti (stile Monopoli): il primo é che Danilo Pala non ha suonato ed il secondo é che-fortuantamente- nemmeno Margiotta ha avuto modo di esibirsi. Il Tram (GTT era tra le associazioni che partecipavano all'organizzazione) ha avuto la buona idea di spegnarsi. Di colpo. In Via Monginevro. Dopo i reiterati ed inutili tentativi di rianimarlo i tecnici GTT dopo una mezz'oretta ne hanno dichiarato la morte e allestito per farlo portar via (presumo dall'AMIAT/IREN).
Che tristezza, che pochezza, che squallore...
Si, si può morire dentro.
Basta assistere alla scena dell'uomo sandwich in Borgata Lesna che non aveva nemmeno un cartellone rigido in cartoncino, ma de manifesti di carta abborracciati alla cazzo di cane.
Se si può trovare un'immagine dello schifo di questo Narrazioni Jazz credo la si possa trovare lì, iconica come poche altre,
Impressioni finali sul programma: mettercisi in 12 a partorire 'sto topo é già degradante per il genere umano, se poi le cose sono tutte arrozzate, fatte all'ultimo e fatte tardi e male, beh... é evidente che il darwinismo ha fallito.
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: ULYSSES AND ALL THAT JAZZ
Riporto per dovere di cronaca, ma senza poter credere a simili assurdità, che l'Associazione abbia funto da prestanome per far passare il progetto del gruppo LGBT del Movimento 5 Stelle. Non ci credo in prima istanza perché non vedo perchè il M5S debba avere una sua associazione LGBT autonoma con tutte quelle che ci sono in giro, anche se loro sono gay 2.0 e gli altri no. Secondo perché se io fossi un'associazione LGBT non chiederei di farmi da prestanome ad un'associazione culturale con un nome che se lo leggi pensi subito al III Reich (poi in realtà significa casa del coniglio, ma si che il tedesco..).
Purtuttavia un lievissimo dubbio mi é sorto quando ho visto che i simpatici coniglietti hanno vinto il loro posto nel bando con un progetto a nome CONIGLIOVIOLA (poi misteriosamente scomparso nel sito ufficiale, spero non sia finito in pentola), progetto alquanto fumoso e che tale é rimasto fino alla pubblicazione del PDF sul sito e addirittura fino alla stampa cartacea della brochure che riporta tale descrizione:
Ora risulta piuttosto chiaro che:
a- Questi manco avevano idea di chi potesse venire a suonare
b- Questi con quest'ideona c'hanno vinto una gara pubblica del Comune di Torino
c- Questi sono all'ultimo minuto hanno avuto la delicatezza di far sapere al volgo chi suonasse, ma solo se te lo vai a leggere sul web (e qui c?è puzza di grillismo), la carta stampata -e pagata- riporta sempre la dicitura "un ensemble jazz".
Maledetti pennivendoli!
Purtuttavia quello che va giudicato non é il colore politico la presenza o meno del triangolo rosa sulla giacca di qualcuno, ma la proposta musical-teatrale.
Qui siamo di fronte a gente studiata e che conosce bene la filosofia di Aristotele e -nello specifico- rispetta due delle tre Unità: Tempo ed Azione.
Tutto accade nella giornata del 20, così ci si rovina solo il sabato, ma almeno la domenica si può sbigliettare altrove e ci si diletta con quell'astrocagata per lisergici dell'Ulysses di Joyce.
Per cui in 4 luoghi diversi (purtroppo addio all'Unità di Luogo), ma vicini qualcuno legge le frasi a cazzo e prive di segni di punteggiatura dell'autore di Dublino e quei gran simpaticoni di Albini e Piccirillo con altri tre musicisti su cui non posso pronunciarmi ci suonano un pò su (per stare in tema con il romanzo e fare quindi una ricostruzione filologica parallela in musica, io metterei note a cazzo, tanto...)
Gli organizzatori ci tengono a far sapere che il meraviglioso evento é gratuito -e vorrei pure vedere- e che é disponibile un'app che si può scaricare per partecipare al live streaming dell'evento, così tu ti becchi l'app, noi il tuo numero di cellulare e manco dobbiamo pagare qualcuno per fare le riprese, Dio che idea, una roba così farebbe impallidire Goebbels (e Grillo).
Impressioni finali sul programma: maandateveneunpòtuttiaffanculobruttistronzi
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Strange Fruit: l'altro del jazz
Per chi ne sa appena qualcosa di jazz Strange Fruit è una canzone estremamente interessante non tanto dal punto di vista musicale, quanto da quello di costume.
Si tratta di un pezzo scritto da un insegnante di origine ebrea (Abel Meeropol) e cantato da Billie Holiday nel 1939 e che trattava dello scabroso tema dei linciaggi a sfondo razziale negli Stati Uniti.
La casa discografica Columbia si rifiutò di produrre il disco e non fornì alcuna spiegazione ufficiale, il motivo può essere solo ipotizzato: da un lato, la canzone, specialmente per il pubblico bianco degli Stati del Sud, sarebbe stata troppo scandalosa e compromettente, dall'altro avrebbe significato stilisticamente una grossa rottura rispetto al repertorio standard della Holiday, che prevalentemente consisteva in tipica musica da club. Comunque l'artista ottenne il permesso di pubblicare la canzone con la Commodore Records, una piccola casa discografica ebrea di New York.
E questa é la cosa più interessante che si può dire a proposito del progetto presentato a Narrazioni Jazz
Impressioni finali sul programma: sono piuttosto certo se ne potesse pure fare a meno.
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Reading Sottosopra, Jazz Amore Supremo
Congratulazioni a Gledison Zabote che quest'anno vince per un'incollatura la Di Gennaro's Cup per l'artista più presente alla manifestazione, visto che suona a tutti e 4 gli appuntamenti accompagnato da pianisti diversi. Ma si sa che in Italia abbiamo sempre avuto la fissa dello straniero, se poi questi é pure brasiliano lo si mette subito in prima squadra!
Io sono passato a vedere che aria tirava e sinceramente il chissenefrega mi pare imperante tra gli astanti, spero solo che i performers abbiano almeno guadagnao quanto avrebbero fato se avessero lasciato aperte le custodie visino ai passanti...
Impressioni finali sul programma: va bene tutto, ma la tavola rotonda in piazza Carlo Felice tra clacson, spacciatori e piccioni scagazzatori... e poi che é una riedizone della barzelletta col tedesco l'italiano ed il francese: "Partecipano due editori, un libraio, un imprenditore, uno scrittore e un lettore.",
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Oh My Jazz!
Una cosa salta certamente all'occhio: Emanuele Francesconi piace molto all'Assosicazione Tedacà, dato almeno metà degli appuntamenti lo prevede dietro ad un pianoforte,
Per il resto parecchi readings musicali (manco fossimo a Frisco nel '72), l'immancabile Lindy Hop Night e un bell'Autodafé (no, purtroppo non bruciano nessun ballerino d Lindy, nessun assessore e nessun ideatore di aventi Aberrazioni Jazz).
Impressioni finali sul programma: ma che cazzo volete che vi dica, alla lettura Autodafé per un attimo ho sperato, poi più nulla... il solito vuoto pneumatico, l'horror vacui che aleggia su tutta la manifestazione.
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Kind of Jazz
Tralasciando il fatto che il titolo del progetto evoca un album di Miles Davis che ha rotto i coglioni a generazioni di musicisti e che contiene il pezzo modale più suonato e che se già faceva schifo con Miles, figurarsi con i milellemila zozzoni della musica che lo scimmiottano: All Blues la cui traduszione italiana credo sia "una visita dal proctologo".
Qui ci troviamo di fronte ad un'orgia di appuntamenti paramusicali e paraletterarii: se no li ho contati male sono 29, ma potrei aver sbagliato per difetto.
Voglio sorvolare sulla big band dell'Associazione la Big Band Theory che sinceramente dato il fatto che é seguita, arrangiata e diretta dal Maestro Begonia mi aspettavo che fosse piuttosto solida e compatta tra le sezioni, mentre ho percepito dei chiari e ripetuti problemi d'attacco e d'intonazione della sezione degli ottoni.
Per il resto si segnala almeno la scarsa densità di readings e Dj sets, la grande presenza di Begonia in svariate vesti e la presenza del pernicioso Jonnhy Lapio il 19 ed il 21, per cui tenete a casa vecchi, bambini, donne gravide, non bevete latte e non mangiate verdura a foglia larga provenienti dalla zona tra Via Parma e corso Sommeiller (Chernobyl era una prova generale venuta bene di un concerto di Lapio).
A parte queste ed altre inutili amenità di contorno il fatto stesso che ci siano 29 eventi che coinvolgono più di un intrattenitore per volta la dice lunga sul rispetto che Arcote ha nei confronti dei musicisti e su quanto possano mai retribuire il loro lavoro. Chiaramente Arcote può smentirmi pubblicando il bilancio e dimostrando di averci rimesso -e molto- dalla propria cassa, nel qual caso i miei sospetti e le mia accuse verrebbero istantaneamente ritirate, Ma dubito. Molto.
Impressioni finali sul programma: Bollito misto con Begonia e Lapio. A me il bollito misto fa schifo.
domenica 21 maggio 2017
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Jorge Luìs Borges – Zoo Experience
Che cazzo posso dire? Che valutazione posso dare dal punto di vista del valore musicale ad un progetto che -al massimo- si potrebbe definire sociale? E perché un progetto sociale entra a far parte di Narrazioni Jazz e del Salone del Libro??
Copio/incollo il programma dei ben 2 giorni di eventi uguali proposti. Ai posteri l'ardua sentenza.
Nel lontano 1957 Jorge Luis Borges pubblicò il Manuale di Zoologia Fantastica. Nel 2017 alcune di queste ottanta creature mitiche verranno riviste e interpretate dalla visione di una grande formazione. Il CLGEnsemble per l’occasione unisce persone con disabilità, un piccolo gruppo di immigrati e cinque musicisti d’eccezione: il trombonista eclettico Mauro Ottolini, il
raffinato chitarrista Roberto Cecchetto, il giovane duo di tendenza composto da Samuele Strufaldi e Tommaso Rosati e il talentuoso contrabbassista Federico Marchesano. Zoo Experience, un sound tra genio e follia.
18 maggio 10:00 Salone Polivalente Biblioteca Civica Don Lorenzo Milani Via dei Pioppi, 43
LABORATORIO DIURNO
Ore 10.00-13.00 e 15.00-18.00
Laboratorio diurno aperto al pubblico
18 maggio 21:00 Salone Polivalente Biblioteca Civica Don Lorenzo Milani Via dei Pioppi, 43
PERFORMANCE FINALE
CLGEnsemble
Gruppo immigrati di Sharing coordinati da Sara Fogliata
Dario Bruna, conduzione
Mauro Ottolini, trombone
Federico Marchesano, contrabbasso, basso elettrico
19 maggio 10:00 Salone Polivalente Biblioteca Civica Don Lorenzo Milani Via dei Pioppi, 43
LABORATORIO DIURNO
Ore 10.00-13.00 e 15.00-18.00
Laboratorio diurno aperto al pubblico
19 maggio 21:00 Salone Polivalente Biblioteca Civica Don Lorenzo Milani Via dei Pioppi, 43
PERFORMANCE FINALE
CLGEnsemble
Gruppo immigrati di Sharing coordinati da Sara Fogliata
Dario Bruna, conduzione
Roberto Cecchetto, chitarra elettrica
Samuele Strufaldi, fender rhodes
Tommaso Rosati, elettronica
Federico Marchesano, contrabbasso, basso elettrico
Impressioni finali sul programma: ma perché? Dio é morto, Marx pure e nemmeno io mi sento molto bene, anzi...
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Jazz is dead!
Tanto basterebbe per descrivere le mie impressioni sul cartellone proposto da ARCI Torino, ma la prima delle mie perplessità é "ma che cazzo c'entra ARCI?? Non dovevano essere associazioni a connotazione musicale?"
Per l'anno prossimo vedo se faccio in tempo a fondare l'Associazione Amici della Chiave Brugola e partecipare al Bando.
Dunque, 'sti qua fanno:
2 aperitivi sonorizzati (qualunque cosa ciò significhi) che temo siano roba da Scuola Radio Elettra
1 evento teatrale e 2 presentazioni di libri che mi risultano non essere attinenti al jazz
1 DJ Set che non ha attinenza con la musica, punto.
1 FAUST - PETER BRÖTZMANN & HEATHER LEIGH roba da chiamare i Caschi Blu dell'ONU
2 concerti di personaggi ingnoti e presumibilmente marginali ed emarginandi
Impressioni finali sul programma: noi siamo ARCI, non potete tenerci fuori, ma facciamo che cazzo ci pare.
Piccola nota a margine: almeno la sbatta di scrivere quattro cazzate sui singoli eventi da far pubblicare sul sito ufficiale potevate pure farvela...
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Baltea Sound Station
In questo caso vale quanto scritto precedentemente, l'associazione che organizza coincide con i musicisti che suonano agli eventi e quindi si paga le spese e si fa pubblicità.
I molti seminari sono interessanti, ho avuto il piacere di assistere (insieme ad altre 7 persone) al primo sul cammino dal blues alla swing era. Spiegate con l'ausilio di musicisti i concetti teorici sono certamente più comprensibili e l'intento sarebbe utile oltreché nobile, peccato èer l'esiguità della platea.
I DJ set in una serata organizzata da una jazz shool andrebbero evitati (io li abolirei da tutto il territorio nazionale per Decreto Legge, ma purtroppo...), mentre le Lindy Night vanno tollerate poiché sebbene funestate da ballerini ignoranti ed incivili, almeno permettono di ascoltare un pò di musica swing dal vivo.
Impressioni finali sul programma: didattici, molo forte l'effetto Porte Aperte alla JST, musica discreta e il Lindy é un male necessario. Automarchettone.
Aberrazioni Jazz parte seconda i progetti: Quartieri in Jazz
Devo obbligatoriamente cominciare da loro poiché sono i Primi Classificati nella Call Pubblica e se non lo facessi incorrerei nell'Ira Divina visto che ad ogni manifesto, ad ogni evento pubblicato su Facebbok troneggia la scritta: Progetto 1° classificato al bando: Jazz per la Città.
Capisco che sia stata una grossa soddisfazione (e un pò anche una rivincita) per l'Associazione, ma un pò più di fair play lo avrei sfoggiato, in fondo é molto più difficile e nobile essere un buon vincitore.
Loro se non altro hanno presentano un mix di quantità e qualità "investendo" su un solo grosso nome, Scott Hamilton, ed assoldando alcuni bravi musicisti piemontesi (Baldioli e Bonafede sono i primi in ordine alfabetico).
Altro merito che va riconosciuto é di essersi trattenuto con le presenze di Max Gallo, che si esibisce solo un paio di volte.
Impressioni finali sul programma: Modesto, ma onesto.
Aberrazioni Jazz parte seconda: la pagliacciata della Call Pubblica
La Call Pubblica, anticamente chiamata Bando Pubblico, prevedeva l'assegnazione di fondi per 7.000,00 euro ad ogni progetto selezionato dalla commissione in base ad un sistema di punteggi. In partenza era prevista l'assegnazione agli 8 migliori classificati che poi per motivi "misteriosi" sono diventati 10.
Ora a me questo sistema pare veramente squalificante dal punto di vista qualitativo e sono sicuro allarghi ulteriormente il vulnus tra chi può permettersi di suonare gratis e chi deve mantenersi suonando.
Cerco di spiegarmi meglio, un musicista qualificato lavora per un minimo di 100 euro a data per cui un quintetto (che chiamerei il minimo sindacale per un evento musicale come Musica comanda) costa 500€, a cui va aggiunta l'EMPALS e la graziosa SIAE. Facendo tutti i forfait possibili per questo genere di manifestazioni diciamo che una esibizione di un quintetto costa di minimo e senza il service 700€, dividiamo 7.000 per 700 e vediamo quanti eventi si possono fare senza che nessun altro guadagni un euro per lavorare... 7.000/700 = 10.
Se chi organizza decide giustamente che almeno delle spese deve rientrare presumo che il numero di quintetti ingaggiabili al minimo sindacale per esibizioni scenda verso i 7.
Bene, mi pare che ben poche delle associazioni abbiano organizzato così poche esibizioni e soprattutto con musicisti qualificati, ma "anonimi", il che significa che o i musicisti noti suonano per queste associazioni gratis perché possono permetterselo in quanto altrimenti stipendiati o perché in parte o del tutto strettamente collegati con le associazioni organizzatrici.
Il festival musicale diffuso sul territorio che era stato pensato per popolarizzare e diffondere il jazz sul territorio cittadino alla fine -anche grazie ai quattro soldi stanziati per il progetto- é diventato nella maggior parte dei casi una serie di saggi di scuole di musica, vari showcases dei relaitivi insegnanti e tanti tanti dilettanti allo sbaraglio.
Con un sentito grazie alle nuove generazioni di musicisti freelance che per pagarsi da vivere non possono suonare gratis o quasi.
mercoledì 17 maggio 2017
Aberrazioni Jazz parte prima: Eventoni
Si parte mercoledì 17 alle 20 dalla serata inaugurale al Lingotto con lo spettacolo Jass, ovvero quando il jazz parlava siciliano.
Il tema é interessante, forse il titolo é un pó forzato perché sebbene certamente gli emigrati italiani contribuirono alla nascita del jazz il loro apporto non fu più rilevante di quello dei creoli, dei francesi dei tedeschi e dei cubani.
Zenni che dello spettacolo é l'ideatore é certamente persona colta, preparata e la serata sarà di certo interessante.
Peccato però che il medesimo Zenni che ha scritto lo spettacolo sia quello che prima non voleva saperne di accettare la direzione artistica del fu TJF in polemica con le decisioni della nuova giunta pentastellata, poi ha accettato e poi ha messo in cartellone un "suo" spettacolo.
Sempre in Piazza Castello (quella in cui si esibí 2 anni fa Diane Schuure) Giorgio Li Calzi, Gianluigi Carlone e JOHNSON RIGHEIRA probabilmente tenteranno se non di fare jazz, almeno di fare musica.
Però io non posso fare a meno di chiedermi chi sia il cerebroleso che abbia fatto questa pensata e chi sia il demente che non l'ha fatto internare.
Ma che cazzo c'entra Righeira col jazz, anzi con la musica??
Ma nemmeno a Tarantino sarebbe venuta un'idea così pulp.... invece no!
Alle ore 17.30 al Piccolo Regio "A love naked", tributo ai 50 anni dall'uscita dell'album A love supreme di Coltrane.
Considerato che per quanto mi riguarda Coltrane più che tributi meriterebbe la damnatio memoriae con annessa distruzione di tutti i sui lavori (per salvarne 1 tanto vale buttar via tutto) e la ridefinizione dei "Coltrane's Changes" in "pattume per segaioli", immagino si possa capire il mio interesse per un simile spettacolo.
In cui, per di più, la "musica" é affidata ad un batterista e ad un bassista vestiti come sciamani Yoruba. Ad impreziosire il tutto la voce di Napoleon "er fuffa" Maddox. E tanto basta. Chiaramente trattandosi di Coltrane non sono previsti sax.
Ora qui mi sento di spezzare una lancia a favore dell'organizzazione cui sono state mosse critiche per il costo della serata e per la scarsa attinenza col jazz.
Ma se alla serata inaugurale in piazza Castello han fatto cantare Johnson Righeira, ma di che cazzo vi lamentate? Che cazzo c'entra almeno 3/4 di 'sta cagata di cartellone col jazz (quello vero, non con quello degli strumentisti onanisti).
Non dovrei esser io a dover ricordare lo stretto collegamento tra rag, blues e jazz delle origini. Se Dee Dee Bridgewater presenta uno spettacolo di blues nulla da dire... peccato ci infili il R&B.
Per il costo dell'evento poi la polemica era del tutto sterile, é ovvio che recuperare la Bridgewater costi come recuperare l'Andrea Doria (suo coetaneo, credo ) dal fondo dell'Oceano.
Era difficile far rimpiangere il TJF e ci siete riusciti al primo tentativo, ma vaffanculo, va...
martedì 16 maggio 2017
Dovere di diffusione.
http://gabosutorino.blogspot.it/2017/04/i-pomodorini-e-lo-stronzo-gabo-alla.html
Per i più svogliati copio integralmente il testo,
APR 18
I POMODORINI E LO STRONZO: GABO ALLA SCOPERTA DI NARRAZIONI JAZZ
E' l'alba. In un campo di pomodorini, i pomodorini dormono. Il sole li bacia, i pomodorini si svegliano e cominciano a strillare giulivi: "Che gioia, siamo pomodorini, siamo rossi e tondi e il sole ci bacia perché siamo belli". E strillano e strillano sempre più giulivi. In mezzo al campo c'è un grosso stronzo che dorme. Lo strepito dei pomodorini lo sveglia. Sbuffa, sbadiglia, e poi, con voce baritonale, comincia a borbottare: "Che gioia, sono un pomodorino, sono rosso e tondo e il sole mi bacia perché sono bello". I pomodorini lo guardano scandalizzati e gli dicono: "Ma tu non sei un pomodorino, sei uno stronzo!". "Sì, è vero - ammette lo stronzo. - Ma è mezz'ora che voi fate gli stronzi, e io non posso fare il pomodorino per cinque minuti?"
Stamattina al Regio, alla presentazione di Narrazioni Jazz, i pomodorini hanno fatto i pomodorini per un'ora e mezza, molto compiacendosi del meraviglioso festival che hanno inventato per sostituire il vecchio Torino Jazz Festival, che era brutto e cattivo ("200 mila euro spesi nella pura logica del grande evento", Appendino dixit nel novembre 2015).
Io per cinque anni ho ripetuto che il Torino Jazz Festival era brutto e cattivo: ma oggi non riesco a capire in che cosa Narrazioni Jazz se ne differenzi.
Un dignitoso programma: ma chi richiamerà da fuori Torino?
Guardo il programma. Lo potete leggere anche voi sul sito. Nelle grandi linee, già si conosceva. Dignitoso, niente da dire. Con alcuni progetti interessanti e una nobile coorte di "soliti noti", da Enrico Rava e Geri Allen a Paolo Fresu, da Dee Dee Brigewater allo spettacolo "Jass" di Franco Maresco con il direttore di Narrazioni Jazz Stefano Zenni fra gli interpreti; e poi altri nomi non banali. Tutto molto elegante. Però, santo cielo: non una prima, non un'esclusiva vera, a parte Napoleon Maddox - non esattamente una superstar... - e alcune "partecipazioni straordinarie" come quella di Anna Boniauto con Rava e Allen.
Beh, non s'offenda Zenni: il programma è valido, di qualità. Ma per quale motivo un genovese, o un milanese, o addirittura un fiorentino, dovrebbe decidere una gita a Torino per assistere al nostro festival jazz?
(In serata, tramite Fb, il direttore Zenni mi scrive: "Il pezzo contiene un errore. Si scrive che non ci sarebbero prime. In realtà ce ne sono due: quella della all stars italiana su Boris Vian e quella del Conservatorio su "Ultima fermata a Brooklyn", senza contare i tanti progetti nuovi di Jazz per la Città e della Torino Jazz Night". Doverosamente segnalo, ma la mia perplessità resta: si tratta di eccellenti proposte, tuttavia stento a considerarle come prime che attirino il pubblico da fuori Piemonte...).
Dite che ci sarà l'effetto traino del Salone del Libro? Può essere. Strana storia: dapprima pensano di affiancare il festival al Salone per sostenere il Salone; e adesso l'inverso, con Narrazioni Jazz che si allarma per la "concorrenza" delle proposte musicali del Salone. A me ricorda quell'espressione di mia nonna , "mettere insieme la fame con la sete", a indicare due poveri che uniscono le loro povertà. E comunque, se i visitatori del Salone decideranno di approfittare pure di Narrazioni Jazz, buon per loro: ma ciò non moltiplicherà il beneficio turistico, la "ricaduta sul territorio". Uno parte da Genova per venire al Salone, poi va pure a Narrazioni Jazz: ma sempre uno è.
Comunque ci pensa Chiarabella a spiegare la machiavellica: "Abbiamo voluto un festival - scandisce - che fosse il più inclusivo possibile, sotto il profilo geografico, dei temi e del metodo, adottando per la prima volta una call pubblica. In una città che ha una grande tradizione sia nel jazz sia nella letteratura, mettiamo un primo seme che darà frutti anche in futuro".
Niente, sono di coccio. Ancora non capisco.
Le domande sono roba da stronzi
Così m'è toccato di fare lo stronzo - ovvero fare le domande, ciò che nelle conferenze stampa a Torino equivale a fare lo stronzo.
Non ho avuto molto tempo, perché dopo la prima domanda i pomodorini già scalpitavano per porre fine all'inutile rito delle domande.
Tuttavia, da bravo cronista, io riferisco.
Affinità e divergenze fra Tjf e Narrazioni Jazz
La domanda fondamentale ("In che cosa si differenzia Narrazioni Jazz dal Tjf?") me la risparmia il direttore di Narrazioni Jazz (ed ex direttore del Tfj) Stefano Zenni, anticipando la risposta: egli dichiara spontaneamente che "Narrazioni Jazz è un format assolutamente nuovo che apre grandi prospettive per il futuro, e per un direttore tanto basta".
La "novità", a detta di Zenni, consiste nell'aver dato un tema al Festival, incentrandolo sul rapporto fra musica e altre arti, in particolare la letteratura.
A me non pare nuovissimo, ma posso sbagliare.
Zenni sostiene inoltre che la "novità può clamorosa" di Narrazioni Jazz è il metodo utilizzato per costruire il cartellone del festival "off", Jazz per la Città: spettacoli nei quartieri organizzati da associazioni scelte tramite bando pubblico. "E trasparente", aggiunge l'assessore Leon. Zenni sottolinea che "non c'è nessun festival in Italia che strutturi un terzo della sua attività ricorrendo a una call pubblica".
Chissà perché non c'è.
Sarò sbagliato io, ma tutte 'ste pretese novità non mi paiono decisive.
Non si uccidono così neanche i brand
Né riesco a comprendere perché abbiano deciso a cuor leggero di rinunciare al brand (o "marchio") Tjf, che bene o male un suo valore negli anni lo aveva conquistato. Giusto per marcare la differenza rispetto al passato fassiniano? Ma alla Bocconi non insegnano che i brand hanno un valore?
La prepotenza del Tjf e la questione degli sponsor
Ciò che a me non piaceva del Tjf era l'enfasi da "opere del regime" che lo circondava, la prepotenza dirigista con la quale Fassino lo aveva imposto. In anni di crisi, mentre le iniziative esistenti si vedevano a mano a mano ridurre i finanziamenti, Filura e il suo assessore Braccialarghe avevano voluto dare un festival jazz a Torino: un festival che, fatalmente, sottraeva risorse a chi già esisteva da anni. Fassino faceva notare che in realtà il Tjf era quasi totalmente pagato dagli sponsor. Io obiettavo che quegli sponsor, se sostenevano il Tjf, fatalmente non avrebbero sostenuto altre iniziative (più importanti ma forse meno glamour), condannandole alla decadenza. Per approfondire il concetto potete leggere il post che linko qui.
Sponsor "veri" e "sponsor del sindaco"
Inoltre, per i primi anni il Tjf ha avuto come main sponsor Intesa San Paolo e Iren: io facevo notare che quelli sono "gli sponsor del sindaco", ovvero interlocutori privati che il sindaco di Torino, in virtù di rapporti istituzionali, ha comunque buon gioco a indirizzare verso un impegno piuttosto che verso un altro. Dio li benedica, va da sé. Ma non sono la prova provata che "il Festival attrae gli sponsor", come dicevano Filura e Braccia.
Solo l'anno scorso, all'ultima edizione, erano arrivati sponsor nuovi, privati che sceglievano per pura convenienza di sostenere quella determinata manifestazione: Toyota, Seat Pagine Gialle e Poste Italiane. Sponsor di peso convinti dal progetto, insomma. Io avevo plaudito al buon lavoro della Fondazione Cultura che era riuscita ad agganciarli.
Quindi, stamattina la prima domanda è ovvia: quanto costa il Festival, quanto spende il Comune per la comunicazione, e quali sono gli sponsor.
Leon risponde che il Festival costa 550 mila euro, completamente pagati dagli sponsor; incespica sulla spesa comunale per la comunicazione ("Mi pare 120 mila... No, sono 50 mila euro") e elenca gli sponsor: Intesa San Paolo e Iren sono i soliti due main sponsor, c'è una partecipazione di Poste Italiane, RaiRadio3 è media sponsor.
Domando: "Seat e Toyota non ci sono più?".
"No", replica Leon senza commenti. E non capisco perché ringrazia con tanto calore la Fondazione Cultura, allora: tra i compiti della Fondazione Cultura rientrerebbe pure reperire gli sponsor.
Comunque mi dicono che Toyota non c'è perché voleva una piazza dove esporre le sue auto, mentre quest'anno il festival si svolge tutto o quasi nei teatri.
Dunque: 550 mila euro dai soliti sponsor più 50 mila del Comune per la promozione, per un festival che dura 5 giorni anziché i dieci del Tjf.
Il Tjf - ultima edizione - aveva 825 mila euro di budget versati dagli sponsor (che non erano soltanto i soliti due) e 120 mila dal Comune, sempre per la promozione.
Quindi, siamo a 600 mila euro per 5 giorni contro 945 mila euro per dieci giorni. A peso, non ci si guadagna.
Il ROI e il pubblico extra Piemonte: talloni d'achille del Tjf
In Consiglio comunale, il 17 ottobre scorso l'assessore Leon aveva demolito il Torino Jazz Festival denunciandone l'inanità economico-turistica. Ecco le sue parole: "L’indagine sul pubblico realizzata dall’Osservatorio Culturale del Piemonte e mai comunicata all’esterno (questa è una balla: i dati erano noti, NdG) mette in luce la rilevanza locale dell’evento e una scarsa capacità di attrarre pubblico da fuori. La partecipazione è tra 75% e l’85% rappresentata da pubblico locale e solo il 18% dei partecipanti ha scelto di visitare Torino per il festival, determinando un ROI ("return on investiment", "ritorno economico dell'investimento", ovvero la famosa "ricaduta sul territorio", NdG) corrispondente alle spese per realizzarlo. La programmazione culturale, dunque, e gli eventi vanno letti alla luce dei risultati e non della propaganda per costruire una programmazione culturale che tenga conto di tutto ciò".
Mitico. Io su quel terreno ci vado a nozze: quando la Leon stava ancora all'Abbonamento Musei, io già scrivevo peste e corna del "velleitario TJF, un milione di euro per una roba frequentata al 63 per cento da soli torinesi e da un misero 18 per cento di residenti fuori Piemonte, alla faccia del turismo".
Nuove frontiere dell'economia
Urge una domanda. Riesco a impossessarmi per una seconda volta del microfono dopo che la gentile signorina ha constatato disperata l'assoluta assenza di altri aspiranti alle domande, con conseguente costernazione dell'addetto stampa comunale; e chiedo a Francesca quale ROI si aspetta da Narrazioni Jazz, e se hanno calcolato l'attrattività del nuovo festival sul pubblico non piemontese.
Lei risponde che intendono fare un festival diverso, inclusivo per il territorio, innovativo nel metodo per via della call, e che coinvolga la creatività torinese.
"Relazione forte con il Salone del Libro": Nic Lagioia e Chiara Appendino
Io replico che sono tutte cose molto belle, ma io vorrei sapere se hanno uno studio di fattibilità, un piano di marketing per capire quale potrà essere il ROI del nuovo festival e quanto pubblico da fuori Piemonte attrarrà.
Leon mi risponde testualmente: "Il primo obiettivo era coinvolgere la città e le organizzazioni sul territorio, e attivare una relazione forte con il Salone del Libro".
Sì, questo l'ho capito, replico, però vorrei sapere se avete un obiettivo circa il ROI e l'attrattività per il pubblico non piemontese.
"Questo mica posso saperlo adesso! - risponde stizzita Francesca. - Noi ci siamo posti un obiettivo culturale, dopodiché faremo tutte le valutazioni del caso per vedere se abbiamo raggiunto i nostri obiettivi che sono in primo luogo culturali e di interazione con il Salone del Libro".
Sono parole alte e nobili. Ma io sono un uomo banale e ho in mente robe banali, tipo studi di fattibilità, piani marketing, strategie, proiezioni... Quindi insisto, paziente e pedante: "Io le domando se avete uno studio sugli obiettivi economici e turistici".
E qui la Leon esce dalla storia per entrare nella leggenda, cancellando con poche lapidarie parole intere biblioteche di economia: "No, gli studi non si fanno in anticipo!".
Da oggi è ufficiale: gli studi di fattibilità si fanno a cose fatte.
TJF Vs. NJ (take 2)
Orbene, é acclarato che non si può essere amanti dei libri e del Jazz in contemporanea.
Es: Sabato 20 (come vedremo succederà tutto sabato 20, ma che cazzo l'han fatto di 5 giorni)
Lingotto h 10.30 Presentazione del libro "La fine del mondo" di Zygmunt Bauman
Sala Rossa h 10.30 DIO E L’ANIMA IMMORTALE SONO COMPATIBILI CON LA SCIENZA DOPO DARWIN?
a cura di MicroMega, partecipanti
Paolo Flores d'Arcais
Telmo Pievani
Mons. Matteo Zuppi
Via Baltea, h 11.30 JST_JAZZPARADE
Sinceramente non mi sono messo a cercare altre sovrapposizioni,forse le avrei trovate e forse no.
Non é detto che siano poi così dementi terminali da aver concentrato miriadi di eventi letterarii e musicali negli stessi 5 giorni e nelle stesse ore, ma sicuramente fare 1000 dibattiti in 30 luoghi diversi di una città non piccolissima come Torino e servita da mezzi pubblici di merda, non é stata un'idea da Premio Nobel,
Ma poi alla fine a me che me ne fotte (come diva Pino Daniele), io me ne vado al Lingotto -chiaramente sempre sabato 20 e ovviamente sempre alle 10.30-
domenica 14 maggio 2017
Era mica meglio una pizzata?
Se non hai i soldi per fare la festa di compleanno alla Mole Antonelliana invitando per i tuoi amici David Copperfield, é meglio la pizzata che la festa in tinello con la scatola dei giochi di Silvan.
Partendo da questo presupposto ecco la mia personale recensione ex-post della festa di Torino 7.
Su tutto l"evento grava un peccato originale: l"audio in piazza era un blob pasticciato che rendeva tutto estremamente confuso.
Presentazione con presentatore finto simpatico che fa tristezza solo a sentirlo (figurarsi a vederlo), quando poi afferma che sono stati riuniti i migliori di 30 di musica torinese in piazza per festeggiare Torino 7 non so se piangere o ridere isterico.
Apertura con la band residente: troppo alti il contrabbasso ed il trombone, le ance erano quasi assenti (in piazza, non so in spia). Bandakadabra suona piuttosto bene e compatta nonostante i sabotaggi di Gipo.
Primo ospite: tale Manu Manita che mi ha fatto subito capire che sarebbe stato un pomeriggio agghiacciante, se poi almeno fosse stato intonato magari sarebbe stato quasi sopportabile.
Ma poi é arrivato tal Zuli che l'intonazione proprio non sapeva cosa fosse e s'é capito che il peggio non ha fine.
Johnson Righeira spariglia le carte e canta una canzone di Gipo (quello capace, ma defunto) che essendo stata scritta da chi era capace, ed avendo a disposizione una quasi big band, stranamente é piacevole. Persino la voce di Johnson ricorda abbastanza quella del Gipo di 30 anni fa. Poi purtroppo arriva l'estate sta finendo e mi ritrovo a guardare dei minchioni che in pieno amarcord ondeggiano sognanti su quella cagata, manco fosse un pezzo di Ellington.
Segue Bianco che canta quelli che suppongo fossero i suoi pensierini di seconda elementare (peraltro spesso privi di collegamento tra loro), invece se ho ben capito il nome della sua casa discografica (INRI), penso correrà qualche rischio arrivato a 33 anni...
I Mau Mau non li sopportavo 25 anni fa perché facevano troppo rumore e poco testo, figuriamoci oggi che sono invecchiato e la musica é diventata tutta troppo rumorosa.
Federico Sirianni é sopportabile come tutta la balkan: 30 secondi e poi ha rotto il cazzo da 10.
Estel Luz e Bea Zanin: se Dio fa bruciare tutti i collegamenti tra la loop station e tutte le cagate tecnologiche del cazzo che utilizzate ci sara un perché?? Poi purtroppo dopo 15 minuti di panico del service purtroppo per il pianeta e incuranti del volere di Dio si sono esibite.
Samuel ha fatto la sua comparsata sprigionando scazzo da ogni poro e ha guadagnato velocemente la strada di casa.
Emanuele Cisi ha fatto il Cisi esibendo la sua capacità di suonare il tenore con grande maestria e grande voglia di farlo capire a tutti. Però gli devo rendere atto del fatto che comunque da anni lavori per formare e creare opportunità per i giovani talenti, cosa non da tutti.
Chiude l'elenco degli ospiti Beba, anonima rapper stonata utile quanto i bastoni da selfie e sulla cui esibizione riporto il commenti del mio vicino: "ma questa per stare qui a chi l'ha data, all'intero universo?"
Chiudono Bandakadabra e Miccolis (godibile in quanto almeno autoironico) e poi tutti a tributare onori ai vincitori del talent di turno (a 'sto giro X Factor), il cui batterista ha suonato lo stesso pezzo per quasi 2 ore.
Alla fine lo spettacolo migliore era quello degli acrobati del cirko vertigo, gente che fatica, si allena, guadagna un cazzo e rischia del suo, non so se lo stesso si possa dire di tutti gli altri partecipanti...
venerdì 12 maggio 2017
Tanti auguri a TO 7
Torino 7 il cosiddetto inserto culturale del sedicente quotidiano d'informazione La Stampa compie 30 anni. E Sticazzi.
Quale miglior festa se non un bello spettacolo in Piazza San Carlo?
L'idea é buona, la realizzazione é roba da Overlook Hotel.
Io da perfetto idiota avrei cercato tra i torinesi/piemontesi ancora vivi e che hanno dato qualche significativo contributo alla cultura per fare uno spettacolo multi disciplinare.
Avrei cercato qualcuno tipo Gabriele Lavia (ex direttore dello stabile) o Marco Paolini (ha lavorato a lungo a San Mauro e Settimo) per il teatro, Luciana Littizzatto per il comico, gli Statuto, Umberto Tozzi, Frankie Hi Nrg per le varie decadi di pop rock, Paolo Conte, Emanuele Cisi (magari con i ragazzi della Juilliard) per il jazz.
mercoledì 10 maggio 2017
TJF Vs. NJ
Parto dal presupposto che a me il Torino Jazz Festival non piaceva incondizionatamente e che aveva a mio parere un bel pò di criticità.
Per prima cosa: la scarsissima trasparenza nei flussi di denaro in entrata ed in uscita dalla Fondazione. Subito a ruota restava il dubbio che mi accomunava a molte persone e era riassumibile in "ma in che cazzo lo hanno speso 1 milione di euro per 5 giorni di eventi musicali? Non si riusciva proprio a spendere un filo meno per avere artisti piemontesi (sempre gli stessi e più volte al giorno) e qualche ospite internazionale che di solito tocca andare a vedere su wikipedia chi cazzo sia?"
Ma siccome si sa come vengono gestiti i soldi negli eventi in questo nostro Bel Paese, facciamoci andare bene la lievitazione dei costi e la moltiplicazione degli intrallazzi.
Restava però il fatto che molto spesso si accavallavano gli eventi e quindi la concentrazione in pochi giorni di tutti quei concerti implicava il dover sacrificare qualcosa. Fortunatamente le locations dei concerti non erano poi tanto distanti tra di loro e a piedi si riusciva a passare da un luogo ad un altro senza l'incubo dei mezzi pubblici o dei parcheggi.
Il fatto che poi quasi tutti i concerti fossero gratuiti non mi sembrava nemmeno tanto corretto, ritenendo che fornire gratuitamente musica in un periodo storico in cui se le cose non hanno un prezzo non valgono un cazzo, crei solo l'idea che la musica sia qualcosa che si possa (e si debba) avere gratis.
Ma ora a Torino c'é Narrazioni Jazz che -come ho già scritto- non solo non ha chiuso la Fondazione per poter dare una maggiore trasparenza finanziaria alla manifestazione, ma si é pure persa per strada due sponsors veri (SEAT e Toyota) e ha mantenuto quelli legati a filo doppio con le istituzioni politiche (IREN e Sanpaolo).
Il periodo classico del TJF era tra il 25 aprile ed il primo maggio per poter meglio sfruttare il ponte allo scopo di attirare turisti dal di fuori del piemonte, ora lo si fa in contemporanea al finto Salone del Libro in un periodo assolutamente anonimo dell'anno, in modo tale che i ciechi aiutino gli zoppi e magari tutti e due finiscano sotto al tram.
Proprio per il legame col Salone fake tutti gli eventi di spicco del Festival fake si terranno all'Auditorium del Lingotto. Per carità. finalmente un posto decente, con acustica e sedie e non una cazzo di piazza piena di gente in piedi a cui fotte sega della musica ma passa da lí con la sua cazzo di bici da metrosexual o con la minchia di passeggino/carrozzina con annesso cagacazzo urlante e decide di fermarsi un pó a vedere se riesce a rompere i coglioni a tutti gli astanti.
Peccato che l'Auditorium del Lingotto sia uno dei simboli di quella Torino (lingotto 2000, Christellin e amici di merende dei rimasugli degli Agnelli) che la sindaco voleva colpire per far spostare l'asse economico verso le periferie e le realtà imprenditoriali ed associative minori. Ma per loro c'é stata la grandiosa idea della Call Pubblica per i progetti diffusi sul territorio sui quali ritornerò presto perché soni una astroputtanata che non può passare inosservata.
Ritengo invece che sia corretto far pagare gli eventi principali (lo ritenevo anche ai tempi del TJF in Piazzale Fusi o in Piazza Castello) perché non deve passare l'idea che la musica sia una cosa che si può avere gratis, c'é gente che ha studiato, investito soldi e tempo... a tutti gli effetti il musicista é un professionista ed é giusto che il suo lavoro sia rispettato e adeguatamente compensato.
Per cui fossero solo anche 5 euro di contributo simbolico alle spese degli spettacoli io i soldi li avrei chiesti fin dal primo anno.
lunedì 8 maggio 2017
L'alternativa era poi tanto Chiara?
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(Fonte: http://www.chiaraappendino.it/programma/) |
MISSIONE COMPIUTA!!!! (v. sotto)
In effetti suonare gratis (o quasi) é un equo compenso.
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(Fonte: http://www.chiaraappendino.it/programma/) |
Dev'essere per questo che il direttore artistico ha in cartellone sul main stage uno spettacolo da lui ideato...
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(Fonte: http://www.chiaraappendino.it/programma/) |
D: Avete calcolato l'attrattiva del nuovo Narrazioni Jazz?
R: Non si può fare prima della manifestazione.
domenica 7 maggio 2017
Libri e caccia al tesoro.
Resta comunque il dato incontrovertibile che -fatta eccezione per i primi anni- il Salone era solo una gigantesca libreria (pure cara).
Nel 1987 c'erano i modem a 28.8Kbps e al più ti potevi collegare con le BBS, quindi avere tutti gli editori italiani e anche editori di paesi stranieri nello stesso luogo era di certo interesse. Ma che già nel 1997 i visitatori dovessero pagare un salato biglietto per entrare a vedere gli stand che Lingotto 2000 affittava a prezzi da centro di Tokyo agli espositori e che i libri fossero a prezzo di copertina rendeva palese l'inanità di un simile baraccone nell'epoca in cui molto era già disponibile su Internet.
Nell'era di Amazon, degli e-books e dello streaming un simile Golem può servire solo a scopi clientelari.
Purtroppo però non é stato evidentemente possibile per la sindaco lasciar cadere ed augurare tutto il bene ai fottuti milanesi, no.
Lei la cultura proprio la ama, è una linfa che le scorre nelle vene, é più forte di lei, quando sente la parole cultura, mette mano alla pistola.
Un piccolo segno di quanto la cultura sia in cima ai pensieri della sindaco e della assessore:
Titolo della foto:
Torino che, anche se leggesse, non ci capirebbe un cazzo.
Si ringraziano -oltre che gli sponsor- tutte quelle menti sublimi che hanno partecipato al brainstorming per partorire 'sta cagata.
E' chiedere troppo aspettarsi che vengano indicati i luoghi degli eventi? Evidentemente SI
Prossimamente mi dedicherò alla gioiosa pantomima di neoregime chiamato Narrazioni Jazz.
I non-vedenti sono ciechi, i gay sono froci e le escort sono zoccole.
Siccome mi sono un pò rotto i coglioni del politically correct e del buonismo di facciata, questo blog é la mia terapia contro l'alienazione da vita contemporanea.
Pertanto tu che cerchi sul web l'esegesi del canto XXX del Paradiso non ha capito un cazzo. Ergo sei nel posto giusto; il web esiste per il porno per gli haters e farsi i cazzi degli altri. Per Dante esistono i testi dei Fubini, degli Auerbach e di tutti quei tritamarroni.
Il blog conterrà luoghi comuni triti e beceri, insulti, razzismo e tutto ciò che riterrò necessario, pertanto ne sconsiglio la lettura a chiunque.












