Parto dal presupposto che a me il Torino Jazz Festival non piaceva incondizionatamente e che aveva a mio parere un bel pò di criticità.
Per prima cosa: la scarsissima trasparenza nei flussi di denaro in entrata ed in uscita dalla Fondazione. Subito a ruota restava il dubbio che mi accomunava a molte persone e era riassumibile in "ma in che cazzo lo hanno speso 1 milione di euro per 5 giorni di eventi musicali? Non si riusciva proprio a spendere un filo meno per avere artisti piemontesi (sempre gli stessi e più volte al giorno) e qualche ospite internazionale che di solito tocca andare a vedere su wikipedia chi cazzo sia?"
Ma siccome si sa come vengono gestiti i soldi negli eventi in questo nostro Bel Paese, facciamoci andare bene la lievitazione dei costi e la moltiplicazione degli intrallazzi.
Restava però il fatto che molto spesso si accavallavano gli eventi e quindi la concentrazione in pochi giorni di tutti quei concerti implicava il dover sacrificare qualcosa. Fortunatamente le locations dei concerti non erano poi tanto distanti tra di loro e a piedi si riusciva a passare da un luogo ad un altro senza l'incubo dei mezzi pubblici o dei parcheggi.
Il fatto che poi quasi tutti i concerti fossero gratuiti non mi sembrava nemmeno tanto corretto, ritenendo che fornire gratuitamente musica in un periodo storico in cui se le cose non hanno un prezzo non valgono un cazzo, crei solo l'idea che la musica sia qualcosa che si possa (e si debba) avere gratis.
Ma ora a Torino c'é Narrazioni Jazz che -come ho già scritto- non solo non ha chiuso la Fondazione per poter dare una maggiore trasparenza finanziaria alla manifestazione, ma si é pure persa per strada due sponsors veri (SEAT e Toyota) e ha mantenuto quelli legati a filo doppio con le istituzioni politiche (IREN e Sanpaolo).
Il periodo classico del TJF era tra il 25 aprile ed il primo maggio per poter meglio sfruttare il ponte allo scopo di attirare turisti dal di fuori del piemonte, ora lo si fa in contemporanea al finto Salone del Libro in un periodo assolutamente anonimo dell'anno, in modo tale che i ciechi aiutino gli zoppi e magari tutti e due finiscano sotto al tram.
Proprio per il legame col Salone fake tutti gli eventi di spicco del Festival fake si terranno all'Auditorium del Lingotto. Per carità. finalmente un posto decente, con acustica e sedie e non una cazzo di piazza piena di gente in piedi a cui fotte sega della musica ma passa da lí con la sua cazzo di bici da metrosexual o con la minchia di passeggino/carrozzina con annesso cagacazzo urlante e decide di fermarsi un pó a vedere se riesce a rompere i coglioni a tutti gli astanti.
Peccato che l'Auditorium del Lingotto sia uno dei simboli di quella Torino (lingotto 2000, Christellin e amici di merende dei rimasugli degli Agnelli) che la sindaco voleva colpire per far spostare l'asse economico verso le periferie e le realtà imprenditoriali ed associative minori. Ma per loro c'é stata la grandiosa idea della Call Pubblica per i progetti diffusi sul territorio sui quali ritornerò presto perché soni una astroputtanata che non può passare inosservata.
Ritengo invece che sia corretto far pagare gli eventi principali (lo ritenevo anche ai tempi del TJF in Piazzale Fusi o in Piazza Castello) perché non deve passare l'idea che la musica sia una cosa che si può avere gratis, c'é gente che ha studiato, investito soldi e tempo... a tutti gli effetti il musicista é un professionista ed é giusto che il suo lavoro sia rispettato e adeguatamente compensato.
Per cui fossero solo anche 5 euro di contributo simbolico alle spese degli spettacoli io i soldi li avrei chiesti fin dal primo anno.
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