domenica 31 dicembre 2017

Lo Sapievo

29 dicembre 2017
HMA Il meglio di Roba Forte
con Lo Sapio, Mao, Bandakadabra & more.

Serata di festeggiamento di fine ano e tributo alla carriera (non é che magari porta un pò di sfiga???) del programma radiofonico di Radio Flash condotto dalla banda di varia umanità capitanata dal dottor Lo Sapio,

Location: a me già quando stava in via Belfiore l'Hiroscima faceva abbastanza cagare e ci andavo una volta al mese solo perché ci suonavano Slep and the Red House e poi andavo dal fornaio di fronte al locale a prendermi le brioche calde.
Per il resto poteva pure sprofondare negli abissi infernali.

Ora che ha espanso il suo business e si é trasferito in più ampi locali ed é fornito di più sale e ha dato ospitalità a Radio Flash alla sua innata simpatia di locale finto comunista e para/alternativo ha unito la tracotanza di chi é riuscito a trovarsi il suo posto al sole nel prestigioso mondo dell'intrattenimento torinese (..mica cotica!).

La biglietteria apre alle 21, io mi attendo che alle 21 GMT+1 i cancelli vengano aperti e si facciano i biglietti di ingresso.
Quando l'antopomorfo che apre alle 21.09 alla mia protesta per il ritardo mi risponde " ma che saranno mai 9 minuti.." e io gli chiedo le lui sia solito prendere treni 9' dopo l'orario di partenza, lui si sente piccato e dall'alto del suo nulla decide di tenermi fuori dai cancelli per un pò di tempo ancora, "così aspetti ancora un po'".
Gran bel locale, gran bei buttafuori, gran bel lavoro.
Ma si sa che chi nasce tondo non muore quadro e che se dai i galloni da caporale ad un italiano, di colpo si sentirà Rommel...

Faccio fare il biglietto a terzi ed entro, ovviamente molto ben disposto per la serata.... ed il fatto che inizi con altri 25 minuti di ritardo sul programma mi fa ulteriormente allungare i canini.
Purtroppo però Lo Sapio é un abile ed onesto atigiano dell'intrattenimento e riesce a farmi sorridere appena sale sul palco, i canini si smussano.
Lo spettacolo é un mix di monologhi, storielle e cazzate a braccio. Poca autocelebrazione  o mero riciclo di pezzi "storici", un onesto e divertente mix di copione, canovaccio e improvvisazione con intermezzi musicali cantati da Lo Sapio e Mao con la Banda o suonati dalla sola Bandakadabra.
Quest'ultima devo dire che rispetto alla serata di Almese é migliorata dal punto di vista dell'affiatamento del gruppo e dei soli dei singoli. Il trauma del ricambio si sta riassorbendo e i nuovi ingressi stanno trovando la loro collocazione nel gruppo. I soli sono decisamente più sicuri e fatti senza scivolamenti di scala (forse ancora un pò "scolastici" dal punto di vista della creatività).
Gipo di Napoli (tranne in un pezzo) ha suonato bonghi e cajon con buon risultato, Piola fa ancora un pò troppe faccette nelle parti in cui interagisce con Vito o con Gipo o quando gli é richiesto di parlare, ma alla fine a me basta che suoni bene; le faccette sono scelte stilistiche sue.

Serata alla fine abbastanza lunga, faticosa (e in un posto di merda che spero venga raso al suolo), ma piacevole. Continuo ad avere difficoltà a spiegarmi perché Vito Miccolis (Lo Sapio) non abbia palcoscenici e platee migliori e più vaste, dato che lo ritengo degno del successo di altri suoi colleghi che sono finiti in TV nel corso degli ultimi 20 anni.

Sul versante musicale, se lo considero come uno spettacolo della Banda, é stato uno dei migliori spettacoli della Bandakadabra che io abbia mai visto, assieme a quallo di Roero Mon Amour di questa estate, in cui -combinazione- per un pò di tempo il frontman era stato proprio Vito e l'organico dei musicisti era quello (non so se migliore) certamente più consolidato ed affiatato.
Con ciò non voglio suggerire a Gipo di lasciare nelle serate a teatro il palco a Lo Sapio e di tenersi organizzazione delle date, contatti sociali e grancassa, ma di prendere spunto dallo stile comico di Vito che secondo me é più adatto ad un pubblico teatrale e trasversale di ceto, età e fede politica.
Dato che -secondo me anche giustamente- la Banda vuole spostarsi dalla strada al teatro (o alle sale da concerto), una riverniciata allo stile e al lessico prendendo spunto da Vito non potrebbe che giovare.

venerdì 1 dicembre 2017

Brancaleoni alle Crociate

Perché con tutto 'sto stracciar di vesti per la violenza sulle donne nessuno straccia manco un kleenex sulla violenza alla Musica?

Vabbé, Matteo Brancaleoni (una specie di crociato dello swing) era in concerto venerdì 24 novembre al teatro Concordia di Venaria con lo spettacolo "Frank Sinatra. Una voce. Una leggenda."
Diciamo che il modello é chiaro e pure piuttosto elevato, ma come diceva Allen "Beh, a qualcuno devo pur ispirarmi"...
Sarebbe un pò come se in un concerto dal titolo "Hodges (o Desmond o Pepper o Adderley), un'ancia, un mito" ci suonassi io: sempre una tempesta di merda verrebbe indipendentemente dal titolo.

Anzi, invocare padri nobili é molto spesso un boomerang che ti conficca dritto in culo, anche perché sei tu stesso a spingere a fare paragoni quasi sempre impossibili da reggere.

Si comincia, anzi no...
Il presentatore non é un presentatore, ma un fottuto DJ che -peraltro- ha un nome (spero d'arte) orrendo: Gino Latino. Ed é peraltro impomatato come solo Carlo Dapporto negli anni 50-60 lo fu stato.
In tutto questo mi domando una cosa evidentemente marginale: MA CHI HA AVUTO L'IDEA DI FARE UN DJSET IN UN TEATRO???
E poi altra domanda:
PERCHE???  NESSUNO LO HA FERMATO SPIEGANDOGLI (MAGARI CON L'USO DI SUPPORTI DIDATTICI TIPO UNA RONCOLA) CHE UN TEATRO NON E' UNA DISCOTECA??

Non é che stano facendo le selezioni provinciali per il campionato di ritardo mentale?
Ovviamente viene messa musica orrida, spacciata per quell'abominio che é l'elettro-swing, ma che non lo é nemmeno.

Buone Notizie per la Bandakadabra, Gipo sta facendo proseliti, nel commentare la staticità del pubblico presente in sala il Dj (che parla e si muove che sembra Johnny Glamour) ha usato la frase "La signorina che sembra sagomata, invece é viva!", avesse usato "cartonata" avrebbe dovuto pagare le royalties al buon Gipo.
In compenso ha più volte ricordato che i cd ed i vinili di Matteo Brancaleoni si possono acquistare nel foyer (pronunciato: fuaier)... Diofa, please hang up the deejay.

Pare che il Brancaleoni (a sua detta) mi sia un assiduo calcatore di scene dei teatri degli U.S.A. ... bah... Probabilmente é di indole così schiva che -quando é in Italia- non si esibisce al Blue Note di Milano o al Piccolo Regio, ma a Benevagienna e Venaria.
Lui probabilmente fa dell'understatement una ragione di vita.
O magari più semplicemente gli USA gli han dato il foglio di via. Boh, vedremo... per ora accettiamo la notizia che stia facendo un tour mondiale così come prendiamo il pezzo freestyle del dj: 'na cagata pazzesca!


Viene invitata sul palco tale Giorgia Valenza che é chiaramente portatrice sana di figa e null'altro.
Calante come il mio uccello, dizione da incubo. Cantare con le basi richiede molte più capacità che cantare con musicisti. Per fortuna fa un solo pezzo.
Poi Gino Latino stupra con dei remix tre pezzi della tradizione delle Big Band americane senza rendersi conto che mettere un beat molto pesante (seppure sul 2 e sul 4) fa perdere del tutto il bounce e quindi lo swing.

Ma pare che solo io me ne accorga.
La sala piena per 2/3 resta comunque impassibile durante tutto il set. Menomale.

Poi finalmente viene annunciato Brancaleoni e la Big Bang che lo accompagna.
BIG BAND???
Ma che cazzo si sono bevuti??
Qui mancano almeno una decina di fiati... sezioni di uno strumento io non le ho mai sentite nominare...
Mio Dio! Ma perché devono dire cose a cazzo?

E poi... chi lo dice all'americano Brancaleoni che il 99% delle volte i concerti dei crooners cominciano con un intro della big band e poi solo quando viene annunciato il cantante questi inizia a cantare? Lui é salito ed ha praticamente attaccato subito con la sola sezione ritmica piano/basso/batteria.
Finalmente si capisce in cosa consista lo spettacolo, é una specie di biografia di The Voice con proiezioni di immagini e brevi filmati sullo schermo dietro la band e parti cantate dal vivo.
Ditemi solo che il Branca seduto sullo sgabello e vestito come un cameriere gay di una taverna della Georgia non sta leggendo i testi dal tablet sul leggìo.
E ditemi invece che al pianoforte c'é il Maestro Roberto Pregadio redivivo (che stasera si fa chiamare Nino La Piana)!

One for my baby, non malissimo, si appoggia un pò troppo, ma non é del tutto malvagio. Certo che Sinatra aveva un altro timbro, ma era facile da prevedere.
Riparte la bio e cambia lo strumento che accompagna la narrazione, Pregadio lascia il posto a Zortea (Tb).

I get a kick out of you, sempre piuttosto decente nel suo anonimato il Brancaleoni, invece credo che Zortea sia un pò impreciso col trombone o -più probabilmente- le armonizzazioni tra le parti di tromba e trombone non sono scritte correttamente. Sommato alla non proprio potente voce del cantante il tutto risulta quasi divertente da sentire.
Assolo di buon swing anche se un pò impacciato di Garino al sax tenore, é evidente che si trovi un pò imbarazzato nel suonare uno strumento non "suo".
Finale che pare un coro da stadio, con buona pace di Porter.

Riparte il pistolotto e poi The shadow of your smile.
Scelta non scontata e perciò apprezzabile di per sé, se non fosse per gli arpeggi di chitarra che paiono distorti... ecchecazzo...
Garino costretto a cambiare strumento (da sax a clarinetto) nel tempo di 2 battute:  pare Brachetti.

Matteo Brancaleoni, vestito e pettinato come il Frank del periodo d'oro, finché lo si guarda da lontano e sta zitto é somigliante e credibile. Da vicino sembra Mr Bean. Sublime!

Quando apre bocca per cantare é piuttosto anonimo e con poco volume, quando apre bocca per parlare tira fuori perle tipo "in quel momento Sinatra non é più sulla breccia dell'onda". Meraviglioso.

L'immancabile My Way, il batterista non é proprio un maestro dello swing, ha troppo poco colore e su una ballad così non si può tenere troppo a lungo il ride.
Dioboia! La tromba più impiccata no, eh?? Va bene che Cocon é un acutista, ma si può stare anche leggermente più in estenzione...

I've got the world on a string, ogni tanto o lui ha dei cali drammatici o c'é un problema di audio in sala: la sua voce sale e scende di volume in modo preoccupante. Per il resto anche di questo pezzo non é una scelta scontata.
Per comodità tralascio tutte le parti recitate, gli interessati possono rivolgersi alla stessa fonte di sapere da cui credo si sia abbeverato l'autore: Wikipedia.

I've got you under my skin, canta troppo staccato, Frank legava molto di più le frasi (pur mantenendo le parole molto chiare, quasi scandite). Molto bella la supercazzola che si é sparato nella B (credo si sia perso nelle strofe).

The lady is a tramp: attacco con la tromba praticamente fuori estensione, Cocon é bravo, ma non é Gesù Cristo, i miracoli non li sa fare, Zortea e Garino se la cavano col minimo sindacale, assolo scriteriato di chitarra che continua a suonare in sala come se fosse distorta, dopo il solo riattacca a cantare, ma con poca voce e scarsa capacità di cantare "fuori".

Come fly with me: troppo veloce, poco swing (ritmica parecchio colpevole), tromba come sempre impiccata e sax e trombone anonimi. Credo fossero all'unisono, brutta scelta.

You make me feel so young: suono confuso, una melassa di basso e batteria (sono convinto che il jazz della golden era non sia il loro forte), ogni tanto salta fuori un fiato e la voce del cantante che va e viene.

Viene introdotta un'ospitona (di cui non ho nemmeno capito bene il nome) che a differenza dell'ospite del dj set non é portatrice sana di tette e culo, ma purtroppo non porta nemmeno voce e intonazione.
Cantano Something stupid, fatta tra l'altro più lenta della versione originale dei Sinatra. Il pensiero é stato "Dio mio! Ma cantano la stessa canzone??" Lei è semplicemente stonata e la batteria prima della metà del pezzo inizia una fuga verso altri e più elevati bpm. Lisergico.

For once in my life. Continuo ad avere l'impressione che ritmica e fiati non vadano allo stesso tempo, piccolo fischio di Garino che cerca di strozzare il tenore per fare una parte che dà l'idea di essere stata scritta per soprano.

Una esilarante gag con un palloncino (credo che nell'intenzione dell'autore dovesse ricordare vagamente la scena del mappamondo del Grande Dittatore) diventata una farsa grottesca di rincorse della sfera per il palcoscenico introduce Fly me to the moon.
Per le prime 32 battute sono tutti estremamente compatti, poi pian piano vanno a spasso sciolti.
Per pietà, basta sovracuti!!
Garino ha classe e stile, ma si percepisce che il tenore non né nelle sue corde e non risponde sotto le sue dita come il contralto. E comunque, alla faccia delle "trascrizioni fedeli dei brani fatte dalle sapienti mani del "
Maestro Pregadio", ma chi vogliono infinocchiare?

Non poteva mancare Strangers in the night (anche se io ne avrei fatto anche a meno), però riarrangiata per l'occasione. Il 'riarrangiamento' consiste in un tempo quasi fast e degli stop ad ogni battuta. Geniale, altro che Quincy Jones!
Per il resto non capisco proprio da cosa differisca dall'originale. L'assolo di Garino é buono anche perché non avendo confidenza col mezzo fa molto meno del solito e quindi fa un solo più scarno e lirico, come piace a me.

That's life, qui a differenza del solito, Matteo Brancaleoni é un pò troppo legato e lirico rispetto all'originale.

New York, New York. Solito attacco con tromba a 18 bar, Cocon alla fine del concerto potrebbe andare a gonfiare le ruote ai tir usando il bocchino della tromba. Branca, Branca, Branca se la cava benino e con lui tutta l'orchestra. Manca solo un pò di swing.

My way, finire i l concerto come lo finiva Frank é una scelta biograficamente corretta, peccato per il basso che pesta un pò troppo che dà un pò l'effetto della cassa in quattro dei pezzi di Ligabue...

Serata tutto sommato poco disturbante, a tratti piacevole.
Spettacolo ideato e condotto con buon ritmo, bilanciato anche nel rapporto tra biografia e musica dal vivo. La definizione corretta credo possa essere docu-concert.
Se l'ideazione é buona, il risultato finale lo é un pò meno, troppo pochi i fiati, con parti scritte in modo sbagliato (non basta dare la parte di prima tromba, primo sax e primo trombone agli strumenti; se esiste una parte da primo é perchè ci sono le altre parti delle sezioni. Se si eseguono le sole parti da primo non é per nulla detto che suonino bene assieme, anzi...).
La ritmica (basso, batteria e chitarra) non mi sembra molto a proprio agio nel campo del jazz, sbagliano colori, accenti e dinamiche; scusate se per la ritmica é poco.
Il piano é molto opaco per cui non posso dare un giudizio basato su fatti concreti, ma lo suona il clone di Pregadio e tanto mi basta per essere soddisfatto.
Il cantante é dignitoso (a volte un pò meno). Se decidi di fare Sinatra devi sforzarti di avere l'approccio disteso, ma preciso alla frase cantata come lo aveva lui, se no lascia perdere i paragoni.

Il pubblico formato da persone di tipologia molto trasversale di età e classe sociale ha gradito. Bontà sua si é anche recato nel foyer (con la erre finale, ça va sans dire) ad acquistare i gadgets.
Personalmente avrei forse preferito assistere ad un altro passaggio di Bublé con una big band o ad un autarchico spettacolo con Arigliano, Basso, Cerri, Sellani etc...
Ma purtroppo uno lo slegano solo a Natale e gli altri sono tutti sotto terra (o quasi).

domenica 19 novembre 2017

I soliti Figurini

Verbale del delitto contro l'Arte perpetrato dai soliti noti.
Data: Sabato 18/11/2017
Luogo: Teatro Magnetto di Almese (TO)
Titolo: Figurini.
Interpreti: Bandakadabra
Giudizio sintetico: a rimestar la merda non é che viene fuori il risotto ai porcini...
Il teatro Magnetto ha circa 330 posti che erano praticamente tutti esauriti. Bene, segno che ad Almese la gente non c'ha veramente un cazzo da fare al sabato sera.
C'é però da tenere conto che probabilmente una quota dei presenti era lì in virtù del fatto che ha pagato un abbonamento alla stagione teatrale e quindi a teatro ci va anche solo per dormirci un paio d'ore.
Inizio spumeggiante con uno sketch già visto fare da altre decine di gruppi, compresa la Bandakadabra. Un riff di 4 note in croce che sottolinea i gesti di un prete benedicente (Gipo) e di un chierichetto col turibolo (Piri) alle prese con un funerale (quello del teatro, presumo). Sketch ben assemblato, ma di una lentezza esasperante che fa rimpiangere i pianosequenza di Sorrentino e con un accompagnamento musicale che -seppur pensato come un mantra- risulta più una palla al cazzo. Gipo riesce ad andare fuori tempo anche su una musica lenta.
Appena il tempo di riprendersi dal trauma che i nuovi Arturo Brachetti di San Salvario si producono in un pezzo "originale" del M. Piola di stampo western. ?n Morriconata: in pratica una roba stile Ennio Mozzicone. Rutilante la gag in cui i sassofonisti cavalcano lo strumento come fosse un cavallo.
Comincio ad aver paura, ma il pubblico che mi circonda gradisce. Molte delle gags che a me fanno orrore pare destino grande ilarità nei miei vicini (probabilmente siamo di due specie diverse).

Patapam!!! altro giro altro regalo, With a little help from my friends (purtroppo in versione Fab Four) con Cecio che canta e balla (anche con l'ausilio di un bastone da selfie!! Che drammaturgia, eh!!).
Il pezzo -già bruttino- fatto dai Beatles diventa con lampante evidenza With a little help from a vocal coach, ma nessuno attorno a me pare accorgersene... Sarà una candid camera?? Non capisco cosa voglia rappresentare far cantare Cecio che proprio intonato non é...
L'apice della scenetta viene raggiunto quando tutta la Banda oscilla a tempo. Attenzione, non ho detto "si dondolava come un palmizio", ho detto "oscilla" e per essere più chiaro... oscilla come i pupazzetti da cruscotto che vendevano 30 anni fa negli autogrill. Terrificante!
Finalmente la musica si placa e Gipo inizia ad intrattenere il pubblico.
Ora, io so che non é colpa sua, ma dei fonici, però se già hai la voce di un cono Pioneer da 1 watt attaccato ad un ampli da 200W tenuto a palla, una cattiva amplificazione ti rende l'effetto dell'altoparlante degli annunci al vecchio Comunale negli anni '80. Per chi non avesse bazzicato lo stadio in quel periodo, prendete Rosa Russo Jervolino e mettetele un Tube Screamer in gola. Agghiacciante.
Il monologo in questione é materiale riciclato almeno per il 70% dal repertorio di ogni esibizione della Banda (spero che abbiano preso i fondi dell'UE per il riciclo) e altrettanto consueta la maledetta sessione di foto (Cheese, Zoom, Sexy, Sexy con zoom) che io tanto detesto.
Liturgia del fitness, ovvero Limbo Jazz, con errore di Piri nell'attacco delle prime battute ed assolo anonimo e sempre abbastanza al limite del fuori scala del sax alto. Che siano ufficialmente ritornati nell'alveo dello spettacolo classico della Banda, fatto soltanto al coperto invece che in strada?
Una serie di gags da far impallidire Tognazzi e Vianello porta ad avere sul palco un gruppo di musicisti vestiti da beccamorti, ma con orecchie da coniglio in testa ed un Gipo seduto ad un tavolino stile Cotton Club con un calice ed una bottiglia.
Secondo me é un omaggio al Bunuel di Un chien andalou. Magari a loro insaputa.
So solo che dev'essere avvilente suonare Moten Swing così conciati, però vedere Gipo che seduto al tavolino ammicca battendo il piede fuori tempo é commovente e pieno di sottotesti (anche se non so quali).
Resta comunque il fatto che abbiano preso il pezzo troppo veloce, perdendo di swing e che abbiano sbagliato lo special. Meglio il solo di sax alto, indegno quello di tenore.
Tocca a St. Louis Blues e qui si sente che Piola é nel suo territorio, pezzo suonato bene, solo di tromba bello e centrato, le gags non sono male e non rallentano troppo la trama musicale come invece é accaduto per altre scenette.
Noi duri. Fred é morto (ed il pezzo é uno dei suoi meno riusciti). Lasciamolo riposare in pace.
Uso un pò ecessivo delle mimiche facciali, scivola un pò sul vaudeville.
Quizas, quizas, quizas a teatro non può funzionare con le stesse gags fatte in strada. Manca il contatto fisico col pubblico e quindi diventa tutto -drammaturgicamente parlando- molto più fine a se stesso.

Il medley pensato per il Premio Tenco é stato rimaneggiato e sforbiciato. Personalmente lo preferivo in versione originale e con meno gags (che spesso mettono solo tristezza).

Ottimo invece il finale in stile (vagamente) ouverture rossiniana e ben eseguita da Piola la gag della direzione pubblico/orchestra.
Solita scenetta del bis concordato che é più frusta della figa di Cicciolina... e poi un altro lavoro "originale" del Maestro Piola: Sushi Candy. Il pezzo é piacevole anche se ha qual vago sentore di già sentito.
Per essere preciso la B di Sushi Candy sta a Bai Mir bist du schoen come Donna Lee sta a Indiana.
Chi sa di musica, ha capito. Chi non sa, fotte sega... mica sono Piero Angela, io.
Assoli nel complesso molto scolastici di sax alto e tromba 2, la gag dello scratch con la tromba però resta sempre una di quelle che preferisco. Grande Piri!!
Grande successo di pubblico che é uscito entusiasta dalla sala e si é riversato ad acquistare il cd della Banda in vendita nel foyer, ennesima riprova della mia teoria che il pubblico non capisce un cazzo.
A me lo spettacolo é parso una ricicciata delle solite cose viste e sentite, fatte in  un contesto diverso. Mi chiedo a che cosa servissero le settimane intensive di prove, fanno 'ste cose da almeno 4 anni!!
E' però vero che 5 dei nove titolari delle formazione "storica" sono usciti dal gruppo, magari potrebbero essersi rese necessarie per loro.
Alla fine faccio mio il commento di Tessarollo nel foyer: "Beh, pensavo peggio", ma sinceramente mi aspettavo di meglio perché in fondo so che ne sono capaci.

lunedì 30 ottobre 2017

R.I.P. Narrazioni Jazz, non sempre sono i migliori ad andarsene.

E' ufficiale: Narrazioni Jazz non si farà più, l'ordine "Zavorra a mare" é stato eseguito.

Tutte le buone notizie, però, hanno come contraltare una cattiva notizia.

I microcefali che compongono la pluripremiata (dai giudici) giunta 5 Stelle di Torino hanno capito che -forse- utilizzare la dicitura Jazz Festival poteva essere un'idea meno del cazzo che inventarsi ogni anno una cazzata per far stare assieme la musica (di cui non gliene frega un beneamato) e il Salone del Libro (che invece era il soldato Ryan da salvare).

Incredibile dictu, persino la collocazione temporale torna quella del vecchio Festival (25/4 - 1/5).
Dio Bono! Sta a vedere che stavolta ce l'abbiam fatta!!
NO, c'é il ma. Ed é per me grosso come le Petronas Towers.

L'effervescente duo comico Appendino - Leon ha trovato il nuovo direttore (confermando i rumors che giravano tra i musicisti) nella persona di Giorgio Li Calzi, che sarà coadiuvato da Diego Borotti.
Tipo Batman e Robin (o forse Gianni e Pinotto) il dinamico duo Freecazzi Sborotti avrà carta bianca (o giù di lì) per spendere i sempre meno fondi messi a disposizione dalla Fondazione Cultura (si, sempre quella lì, quella che da 2 anni doveva essere uno dei primi impegni della Sindaco chiudere) per organizzare il Jazz Festival.

Sgomberiamo il campo da fraintendimenti, Freecazzi e Sborotti sono due professionisti dalle doti tecniche indiscutibili, tutto il resto lo é. Eccome.
Freecazzi é giunto alla guida di uno di quelli che era in Italia uno dei principali Jazz Festival grazie all'impeccabile conduzione del Rocca di Prugnasecca Jazz Festival (o una roba simile). Ora, lo so che Zigfield é morto, ma mi domando se sia all'altezza del compito di gestire, contrattare, scendere a compromessi e tutto quanto consegue alla gestione di un simile carrozzone, o se il rischio che gli scoppi in mano il Festival ci sia e sia reale.

Chiaramente mi auguro che gli riesca un festival di buon gusto (evitando magari di tenere per sé e per il suo sodale delle date) e di buona fattura, ma soprattutto ecumenico.

Già, perché Freecazzi mi tende parecchio a quella poltiglia puteolente che é il free jazz ed a tutte quelle cagate di contaminazioni del cazzo con robe che col jazz non hanno nulla a che spartire.
Temo pertanto che il Dixieland, l'Hot, la Swing Era e nemmeno il discutibile Jazz Revival verranno presi in considerazione dal dinamico duo, per "dare la possibilità alle nuove forme espressive contemporanee di avere una ribalta prestigiosa su cui proporre e far nascere le tendenze del jazz a cavallo tra presente e futuro". Secondo me alla presentazione del cartellone una cagata tipo questa la diranno per giustificare poi il fatto che nessuno si vedrà i concerti dei miei coglioni sfranti che loro proporranno per e con gli amichetti loro.

Così si arriva al punto 2 della scaletta dei rischi da evitare (che non saranno evitati):
Gli amici degli amici, ossia la sostituzione di uno stock di musicisti che suonano per 7 giorni ovunque come vuole la tradizione consolidata fino ad ora con un'altro stock di musicisti chiaramente scelti secondo il rigoroso criterio del rapporto di amicizia/convenienza. E' stato sempre fatto, non vedo perché questa volta non si debba rifare.

Il punto 3 riguarda invece la collocazione dei concerti: saranno infatti per la prima volta sempre in strutture al chiuso per evitare rischi tipo Barcellona. Bella cazzata.
Primo: al terrorismo per le strade si risponde con la vita per le strade e non con le tane sottoterra.
Secondo: ma chi se lo incula il Jazz Festival??
Terzo: a me pare che il Bataclàn non fosse una piazza di Parigi...
Quarto: un concerto di Lapio é comunque un crimine contro l'umanità (frase di cattivo gusto, lo so, ma la verità é dolore e -per quanto dolorosa- lo é meno di un suo concerto).

Tutto questo a me pare soprattutto un modo giustificato e legalissimo beninteso, non per rendere più fruibile un concerto, bensì per fare un pò di cassa e spartire il bottino tra locale e organizzazione.
Ripeto, la cosa é sacrosanta, bisognerà solo vedere l'offerta musicale ed il relativo prezzo di ingresso.

Ora staremo a vedere se -come auspico- avrò torto io a temere il peggio o se ci troveremo inondati da freejazz (casomai qualcuno leggesse e non sapesse di cosa stia parlando, il free jazz é musica inventata da gente che non sapeva suonare per un pubblico di intellettualoidi dementi) suonato da artisti del Minipimer. Un FreeMinipimer Jazz Festival del Porco del Signore.

Per fortuna Armstrong é sepolto molto, molto lontano da qui.
Io penso che "in quei giorni" (tipo Nuvenia) seguirò con appassionato interesse il tour "underground" di Metro Man, lui si, vero genio musicale indiscusso della scena piemontese: un Bowie in cerca del suo Wharol (o -se preferite- un Lou Reed, tanto a me fan cagare tutti e tre).

lunedì 23 ottobre 2017

Felabration

Felabration
celebrazione di Fela Kuti a 20 anni dalla sua morte.
Magazzino sul Po sabato 21 e domenica 22 ottobre
evento gemellato al Felabration Lagos, Nigeria.

Diofà, che bomba!

Bene, ora che ho espresso la mia opiniione politically correct, posso dire ciò che penso.
Sono perfettamente d'accordo a ricordare la morte di Fela (peraltro musicista di rara simpatia) poiché è stato un evento positivo per il mondo della musica che ascolto e come tale va celebrato.
Il trionfale comunicato emanato dal minculpop ARCI dichiara:

Sabato 21 ottobre: 
h. 21.00 con le selezioni poliritmiche di Sabla (Gang Of Ducks) e il live percussivo senza capo ne [sic.] coda di Dontdj (Berceuse Heroique records).

Dunque aprono di djset. E quindi partono malissimo.
Musica dark/goth/drum, bass and noises. In definitiva: shit music. 
Molto interessante (antropologicamente parlando) la tipa presa bene seduta in penombra dietro allo shit maker. 
Magari avrà un suo scopo più tardi. 
No, non lo aveva (chiedo scusa per lo spoiler).

Comunque dopo un'ora scarsa di djset la pista era deserta, eccezion fatta per uno seduto su una panca bordo pista che leggeva Facebook dallo Smartphone. 
Veramente molto evocativo della solitudine del deserto africano, della condizione dell'uomo sulla terra.
Molto de Chirico. 

Resta ad ogni modo inspiegabile perché sia obbligatorio l'uso delle cuffie per chi accede a sale motori, segherie etc, mentre non lo sia per luoghi molto più carichi di suoni molesti e rumorosi (in termini assoluti di dB) quali Giancarlo 2.
Il djset "percussivo" in effetti ha percosso me, i miei coglioni e persino molti miei conoscenti di vedute musicali molto più ampie presenti nella spelonca umida dei Magazzini.
Io mi sono trovato di fronte un bivio: prendere uno dei pesanti sgabelli in legno del bar ed -in nome della ruota del karma- sfasciarlo sulle corna dello shit maker o darmi alla fuga precipitosa.
Sono alla fine vigliaccamente uscito ad ascoltare con porcina voluttà Si tu vois ma mère in loop su YouTube.

Sono rientrato e il dj set era ancora attivo.... CAZZO!!!  un'ora di ritardo sull'orario stabilito per il live (e quindi 60' di shit music in più), sarebbe ora di dire basta a questa mania italica del cazzo.

Alle 23.15 finalmente comincia la musica live. E si capisce a cosa cazzo servisse il djset: ora la musica di Fela sembra quasi piacevole.

Il gruppo di Manuel Volpe suona veramente da Dio, con un groove ed un "tiro" della Madonna, roba da non far sospettare che fosse un gruppo di bianchi a suonare. Peccato che suonassero musica di merda: blocchi di riff da 20 minuti senza stacchi o cambi ritmici , in sostanza afrobeat.

E' evidente che questa musica da trance medianica potrebbe risuonare in animi con radici africane e penetrare gli strati di coscienza più bassi liberando sensazioni da tempo rimosse dalla contaminazione con la cultura occidentale.
A me trivella solo i coglioni. E non ho nemmeno visto tutti 'sti africani presenti in sala.
Il fatto che gli astanti oscillassero come palmizi allo stesso modo su Fela e sul successivo dj set a base di musica non afro (lo stile era più Hit mania Dance), mi dà da pensare. 

A proposito del successivo Dj Set devo sottolineare il link spericolatamente onirico che é stato creato tra Lagos, Nigeria e Malindi (Kenya), villaggio di Briatore. Solo in un villaggio vacanze per ricchi dementi nell'ora di balli di gruppo si può sentire una simile compilation di musica che non c'entra un cazzo con l'afrobeat.

Come sempre alla fine la musica suonata surclassa quella mixata, il fatto che i musicisti suonassero musica noiosa ed interminabile non diminuisce il loro valore e le loro capacità di musicisti di grande qualità.

domenica 22 ottobre 2017

Minimalia

Minimalia 1
Da qualche settimana giravano voci nell'ambiente torinese (riferite dallo stimato collega Gabriele Ferraris il 12 ottobre) sull'imminente cacciata del direttore del defunto TJF e curatore dello scorso Aberrazioni Jazz Stefano Zenni, finalmente il 14 ottobre La Repubblica dà la notizia ufficiale del divorzio in modo tale che l'assessore Leon si ricordasse di comunicarlo all'interessato (chissà quanto costa usare Repubblica come servizio memo, posso suggerire Google Calendar?).
Fatto sta che un'altra volta Zenni si allontana dal festival torinese.
Orbene, data la pochezza della manifestazione dello scorso anno, fossi stato in lui me ne sarei andato via pure prima, ma lui é rimasto ed ha cercato di fare una cena con gli ingredienti scaduti che poteva permettersi economicamente e con quelli che gli sono stati d'ufficio (tipo una mistery box di Masterchef, ma politicizzata e con gli ingredienti presi dai cassonetti).
Resta comunque la mia perplessità sull'aver messo in cartellone uno spettacolo ideato da lui e messo in scena da amici suoi in cui peraltro si tentava di far passare l'idea che il jazz fosse, di base, una musica italiana suonata da oriundi in terra americana. In parte é vera (15%) e per il restante 85%  é un'immane cazzata e da chi ha scritto un interessante e ben documentato libro sulla storia del jazz una simile imprecisione é intollerabile.
Ad ogni modo sono contento che Zenni si sia tolto da quel carnaio che é l'organizzazione di ciò che resta del festival jazz di Torino dopo che abbiamo esternalizzato il Fringe a Firenze (città che essendo per antonomasia povera di attrattive culturali ha di buon grado accettato l'omaggio).
La voce che corre negli ambienti musicali é che Appendino e Leon (Crick e Crock) stanno cercando di affidare il compito ad un musicista (pare un fiato) torinese.
Io spero che la scelta ricada sul più qualificato per un simile compito: Johnny Lapio così la merda che é Narrazioni Jazz (o come cazzo lo chiameranno stavolta) avrà in cima il suo bel moscone a naturale completamento dell'opera.

Minimalia 2
E' stato portato alla mia attenzione da delatori che dovrebbefo fare attenzione a stuzzicare il mio cinismo il triste caso dei Nemici, gruppo Indy che non fa Indy, ma arte.
Esticazzi.
La prima cosa che mi sono domandato prima di vedere il loro canale YouTube é stata "nemici di chi?", dopo non ho avuto dubbi: nemici dei testi, nemici dell'intonazione, nemici dell'accordatore e nemici dell'umanità. Non male...
Testi sconclusionati, suonati male con intonazioni approssimate; secondo me non fanno sul serio e si stanno prendendo gioco della credulità popolare. In tal caso sono dei geni.
Se facessero sul serio sarebbe un problema, specie se -come i delatori mi hanno riferito- hanno un folto seguito che li stima e li apprezza.

Non c'é comunque da stupirsi, cari i miei segnalatori pro domo vostra, i Nemici non fanno musica demenziale (come la primissima impressione d'ascolto mi suggeriva), fanno musica demente e pertanto, essendo la popolazione terrestre in gran parte composta di dementi, é ovvio che gli si stiano aprendo le porte della strada del successo.
Bisogna farsene una ragione e continuare a detestare il prossimo nostro come noi stessi.

lunedì 9 ottobre 2017

Serata jazz alla Sagra del Ciapinabó

Carignano, 7 ottobre 2017
Teatro Cantoregi: VMP Big Band
Location : Il Teatro Cantoregi é parte integrante di uno stupro ubanistico perpetrato dalla P.A. negli anni '70 quando faceva molto figo fare palazzi orridi, piastrellarli come nemmeno i cessi di Porta Nuova incastonandoli in un contesto di palazzi del 6/700.

Solite chiacchiere istituzionali, in verità piuttosto contenute nei toni e nei tempi , pregevole il sindaco che definisce "Banda" la Big Band (sebbene ex-post...)

Primo pezzo non riconosciuto. Slegati. Fiati e ritmica per i  cazzi loro e solo insulso ed interminabile di Corvaglia. Porca troia, cominciamo bene...

I won't dance: non si capisce un cazzo.
Le voci dei cantanti in sala sono molto basse (di livello sonoro) ed impastate. Lui gigioneggia come fosse Sinatra al Caesar's Palace.... Mavaaffanculo, va.
Pensa a non cantare in grammelot e fai meno il figo. La cantante é piuttosto anonima. La B.B. c'é, nel senso che é sul palco e non fa cagate palesi.
Ascolto consigliato: https://www.youtube.com/watch?v=cGwcg4g-1Ik

Caught a touch of your love non male. La cantante é presente a sé stessa, se la tira come tutte le cantanti, ma almeno é piacevole da sentire e da vedere,
Ascolto consigliato: https://www.youtube.com/watch?v=Wl-anFN3QN0

Boogie boogaloo (Diego Borotti): Disco music anni '80 con Sborotti in giacca bianca (ma chi cazzo si crede di essere, Goodmann???) che fa soli insulsi alla Coltrane per tempi infiniti. Ma gli arrangiamenti, sono stati fatti? Ah, già.. da Lobello l'uomo in infradito...
Charlie Haden  (M. Carletti): Una specie di noi due nel cuore e nell' anima riscritta da Morricone sotto mescalina.
Bah, tanto basta dire che é jazz e tutta l'immondizia viene nobilitata...

Untitled (G. Corvaglia):  Unpublished sarebe stato meglio.
Il giovane e nuovo batterista continua ad essere molto rumoroso, non mi risulta che nel jazz si pesti di cassa, rullante e ride... "Sentiremo ancora parlare di lui", dice Lobello.
Probabilmente, se non saremo diventati tutti sordi nel frattempo.
Il pezzo di Corvaglia suona molto già sentito, 'na roba tipo Blue Bossa... 'na Zabotata senza Zabote. Anzi ricorda molto Augusto Martelli nello stile Premiatissima '91. Insomma, 'na ciofeca di brano.

Loop (A. Marsico):. Intro molto jazz a parte le spernacchiate alla ricerca degli acuti cubani alla Hubbard da parte del cosiddetto arrangiatore alla tromba. Molto funerale battista con Ray Charles. Cazzo, era ora che ci fosse un pò di musica!

Manfred (D Borotti): Ma  Borotti non si pone mai il problema se al pubblico interessi poi così tanto sentire 3 minuti di assolo modello Minipimer?? La risposta è ovviamente NO.
Cazzo, devo alzare di qualche punto la valutazione di Cisi...

Guy Mochet (Carletti): Toh. chi si rivede.. del jazz!

Jackpot (A. Marsico):  qualcuno fermi Borotti.
Ma anche Parodi al trombone che attacca tardi e fuori tono per un po di battute. Poi la butta in caciara-free-millenote stile Begonia. Ah, già.. la chitarra distorta sta sui Led Zeppelin, non su Sinatra. Carletti é bravo, ma fuori contesto.
Peccato, il pezzo sarebbe stato pure bello.

Loose Change (Sam Nestico): L'illusione di sentire del vero jazz cade all'assolo di tromba semplicemente sconcio.
Ascolto consigliato al "Maestro" Lobello: https://www.youtube.com/watch?v=jek2mwtPTBw

Finale con medley di S. Wonder: il cantante sempre più gigione, con voce nasale e fuori tempo che si perde le parole perché deve leggerle sul tablet... Disgutorama! Che bel finale...

Isn't she lovely. Introduzione da caschi blu dell'O.N.U. con Sborotti con l'effetto delay che lo rendeva insopportabile al quadrato. Altro assolo assurdo di Parodi e a questo punto mi domando se non sia stato deliberatamente sabotato, Non é che gli hanno dato delle parti con le armature di chiave diverse??

Alla fine: la big band mi sembra un pò approssimativa e rabberciata, e Lobello certo non giova a rendere più compatta una B.B.
Certo, questa formazione é appena stata rimaneggiata, ma la base mi sembra di impronta più dopolavoristica che professionale.
Il repertorio non é stato da Big Band, il che può essere un vantaggio se si é stufi di sentire In the Mood, Corner Pocket, etc.. ma per sentire Boogie Bogaloo, Untitled e robe arrangiate maluccio, tantovale stare sul sicuro e andar via di Ellington, Basie, Miller & C.
I singoli elementi di spicco:
Lobello (tromba ed arrangiamenti). Ammetto che mi sta personalmente sui coglioni, lo trovo un rozzo pressapochista con lacune sullo strumento.
Un tempo si diceva "Chi sa, fa; chi non sa fare, insegna e chi non sa nemmeno insegnare, coordina". Lui ieri coordinava.
Altro piccolo appunto, che vale per lui come per Borotti: esiste un dress code per le Big Band, tutti si sono attenuti (compresi 2 su 3 degli ospiti illustri invitati), ora tu chi cazzo pensi di essere per presentarti in jeans, camicia da camionista e giacca non nera? Cafone e strafottente. Solo uno così può aggirarsi sul palco a suo piacimento anche quando al leggìo c'é il direttore ufficiale.
Primo tenore (G. Corvaglia) Che due palle, fare qualcosa di diverso dal Minipimer col sax? O era una gara di sessantaquattresimi con Borotti? Peccato, sa fare molto meglio anche se lo swing non é proprio il suo genere di elezione.

Primo alto: Brava. Brava, ma non bravissima, Per essere bravissima dovrebbe avere più tette ed il culo più alto e sodo.

Secondo alto: (S. Garino) Un pò troppe note, mi sarei aspettato che per restare in tema big band e staccarsi dalla massa del "un tot di note al chilo" avrebbe scelto soli più rarefatti. Come ha fatto sulle ultime  battutte del solo di Isn't she lovely?.

Tuba: poveraccio, io ho la massima stima per lui. E' dai tempi della raccolta del cotone nel Mississippi che non vedevo una persona -letteralmente- china sotto il peso del suo lavoro (il tuba pesa, cazzo!). Ma chi ha avuto la bella pensata? Lobello?? Almeno fornitegli l'imbracatura per lo strumento, a meno che l'intento non fosse di metterlo alla gogna per qualche motivo (meglio le multe pecuniarie stile James Brown), non si può vedere uno costretto a suonare per così tanto tempo in piedi piegato con la campana verso il microfono su asta verticale senza snodo a fare peraltro note brevi e veloci. Per forza alla fine era spolmonato e il suono usciva un pò stile rutto...

Commento sintetico a posteriori:
Serata interessante, almeno ho capito che Cisi non é poi così male.

domenica 1 ottobre 2017

Proxima (Centauri??)

Ieri si é svolto il momento clou della festa di Sinistra Italiana ed altre frattaglie del fu PCI: dibattitino e suonatina.

Non sto a commentare il dibattito, né la scelta del nome Proxima perché la politica va sopportata con rassegnazione e basta. Ma la musica no, cazzo!
Prima mi permetto una  velata polemica personale con i mio molto più illustre collega Gabriele Ferraris: Ma sei diventato scemo o ti han pagato un botto di soldi per scrivere che scappavi dalle OGR appena iniziava a cantare Elisa per andare ai murazzi alla festa di Proxima a sentire gli Eugenio in via di gioia & C???

Come per la superlativa festa di Torino Sette, apre la band residente: Bandakadabra che con meno frizzi e lazzi del suo leader é godibile (sebbene sia un pò meno precisa del solito).
Ad ogni cambio di artista sul palco purtroppo  si "esibiva" Willie Peyote (o come più correttamente lo definisce un mio buon conoscente facendo riferimento al suo spessore artistico, Willie il Procariote).
Sta di fatto che ad un certo punto della mia vita devo essermi distratto parecchio per essermi perso la legge emanata da non so ancora bene quale autorità costituita che obbliga chiunque organizzi una festa, dalla prima comunione al 2 giugno, ad avere quantomeno invitato ad esibirsi quel coso lì.
Da parecchio tempo non trovo in giro manifestazioni che non abbiano in cartellone il Procariote.

Di suo il buon Willie fa un genere di merda come il rap, coniugandolo in chiave ironico/satirico/demenziale e il pubblico presente ai murazzi letteralmente accorreva  ogniqualvolta tornava sul palco e cantava le sue...  le sue... vabbé non trovo il termine forse perché non esiste, per cui per convenzione diciamo che cantava le sue canzoni.
Spero di non dover mai più assistere ad una sua esibizione (se  non come pena accessoria comminata da un giudice sadico), ma mi permetto un piccolo suggerimento al Peyote: specialmente nel caso di esibizione con orchestra dal vivo, sarebbe il caso di andare a tempo ed ascoltare chi suona mentre cerca affannosamente di starti dietro.

I Giulia sono disturbanti quanto i primi singoli di Syd Barrett, purtroppo però io non ho l'abitudine di andare ai concerti sotto mescalina. 
Quando durante il primo brano è andato via il Larsen devo ammettere che un po' la performance ha perso, io pensavo fosse stato messo apposta per creare disagio.
Attacco del secondo brano: Taranta. Poi voce  fastidiosa e poi again Taranta. in Sintesi: Una palla al cazzo.   Per fortuna non si capisce nemmeno in che lingua latrano, cosa che salva dal capire le cagate che dicono.
Poi come vuole tradizione un brano lento, intimista, ma la voce da muezzin non giova all'economia del pezzo.
Si levano dai coglioni 'sti ragazzini da pagella rock e gli Dei ci regalano Vito Miccolis.
Una intro un pò lunghetta con annesso balletto limbo di Lo Sapio, ma va bene così. Quando l'alternativa é Willie Penoso, pure una gara di peti pare la Corale della Nona, figuriamoci il grande Vito!!
Putroppo il tributo a Fred Buscaglione non é stato messo su benissimo e il fatto che l'interpretazione di Lo Sapio non era molto rispettosa dell'originale. Il pregevole assolo di clarinetto avrebbe dovuto essere di tromba con sordina wah, ma tanto quando i presenti sanno a memoria  le "canzoni" del Peyote ed ignorano Farassino é inutile  cercare attorno a sé altri sguardi perplessi. Ma di questo dobbiamo assumerci la colpa noi cinquantenni se la distanza tra Buscaglione e Despacito é incolmabile ed incomprensibile per moltissimi giovani é solo colpa nostra che non abbiamo gargiato di mazzate i nostri teneri frugoletti quando tornavano a casa col cd di Gigi D'Agostino.

Altro Peyote (che due peyotas) e poi il gruppo simboli della rinascita dei giovani di sinistra: Eugenio in Via di Gioia.
Puttana miseria, partiamo malissimo con una vocina che manco Paperino in acido. Disturbante.
Dato che hanno impiegato 10 minuti ad inserire il jack giusto nella chitarra, direi che il Peyote ha sortito il suo effetto...
Mezz'ora per attaccare un jack, ma l'attesa era meglio...  erano meglio persino i siparietti comici di Gipo in attesa della soluzione del problema perchè poi hanno iniziato a suonare e Paperino s'é messo a cantare.
DioMadonna, la voce della sinistra radicale italiana é un gruppo di ragazzini che ha dei testi che somma il nulla dei contenuti di Sanuele Bersani al buonismo che manco alla festa  dello scudo crociato.
Per citare un loro testo ispirato: "Il male esiste è un dato di fatto".

Altro Peyote poi il gran finale con Sweet Life Society.
Io sono un cazzo di taliban, lo ammetto, ma in natura ci sono delle cose che non possono mescolarsi: acqua e olio, musica elettronica e swing.
Come tutte le cose contronatura l'elettroswing é un Golem mostruoso e terrificante fabbricato con la merda che probabilmente ottunde il cervello degli Sweet Life, due dementi senza né arte né parte che non saprebbero arrangiare nemmeno Frà Martino, figuriamoci mettere insieme Basie e Depeche...
Tali abominii vanno estirpati con moderni tribunali dell'Inquisizione. Anche ASL ed ENPA dovrebbero essere coinvolti: la prima per vigilare a che l'esposizione all'elettroswing non causi tumori, il secondo perché ieri ho chiaramente visto soffrire i ratti del lungopo.
Se poi devo giudicare gli Sweet Life dalla loro !musica", allora la cosa si fa semplice: Merda pressata.
Quando per capire che il pezzo eseguito era Soul Bossa Nova ci vogliono 3 minuti ed un grosso aiuto della Bandakadabra che per 5 secondi riesce a sovrastare con il tema di Quincy Jones il rumore di reparto tornitura della Mirafiori dei tempi d'oro é palese che l'esperimento di contaminazione é miseramente fallito.
Mi è stato detto che quei miserabili hanno fatto un altro pezzo, ma purtroppo io non l'ho sentito perché probabilmente il mio cervello mi ha fatto cadere in coma per evitarsi danni permanenti.
Stavolta per evitare di affidarmi al mio solo gusto personale, ho invitato a darmi il suo parere una persona più giovane e giovanilista di me, una persona che, tanto per capirsi, paga per andare a sentire i Ministri, Thegiornalisti, Niccolò Fabi ed é quindi avvezza al maremagnum merdorum... Ebbene, eccezion fatta per Lo Sapio, e per la pregevole versione meno balkan e più swing della Banda, persino  a lei han fatto schifo tutti gli altri "artisti" intervenuti. A 'sto punto direi che la serata era da Guinnes dei Primati (con tutto il rispetto per le scimmie) dello schifo, mi auguro per loro che il programma politico della sinistra radicale sia migliore di quello musicale (basta veramente poco) e che Proxima Centauri sia la destinazione della navicella su cui verranno caricati il Procariote, gli Eugenio in Via Dioboia, i Giulia's sticazzi e gli Sweet Life.
Anche se non é bello buttare l'immondizia nello spazio...

mercoledì 2 agosto 2017

Ma la notte no

Piccola precisazione: questo é un post scritto a fine giugno dopo l'ondata di indignazione per le ordinanze della Appendino, mai pubblicato perché qualunquista e paternalistico. Ma siccome tra un mese riapriranno scuole ed atenei, io mi porto avanti sui futuri post pro e contro movida che inevitabilmente torneranno a galla come la merda nei tubi.
A leggere i social networks pare proprio che ogni torinese sia obbligato a scrivere qualcosa sulla vita notturna cittadina. Perciò non posso esentarmi dal fornire la mia opinione non richiesta.
Quando avevo vent'anni (sul finire degli anni '80) a Torino non era per nulla diffusa l'usanza di assembrarsi nelle piazze del proprio quartiere per fare notte fonda bevendo e facendo casino.
Facevano eccezione in piazza Vittorio Veneto il bar Flora ed il  caffè Elena (che erano gli unici bar), mentre la piazza era tutta un parcheggio senza dehors e quindi priva di spazi di aggregazione.

Poi c'erano i Murazzi sui cui ho letto alcune descrizioni romantiche ed elegiache. In realtà i locali dei Murazzi erano fondamentalmente 2: Giancarlo e Dottor Sax. Lo spaccio era alla luce del sole (se così si può dire) e aggiungendo risse, accoltellamenti, blitz della polizia, a volte anche morti il quadretto delle affollatissime sere estive dei "Muri" di quegli anni diventa un pó meno bucolico e un pó più realistico.
Ciò detto, devo però ammettere che le condizioni medie in cui al mattino si presentavano i Murazzi erano leggermente migliori di quelle in cui versano Sansalvario o Piazza Santa Giulia. Un pó perché noi eravamo oggettivamente meno numerosi e un pó perché eravamo stati educati ad un maggior rispetto per gli altri e per gli spazi pubblici.
La colpa delle bottiglie di plastica o vetro che siano, dei bicchieri, delle confezioni di cibo da asporto e dell'odore di urina in alcuni angoli dei centri della vita notturna sta si in parte al Comune che ha fatto sparire i cassonetti e messo col contagocce i bidoni della spazzatura che son pieni alle 22, ma anche e soprattutto in chi ha un'età compresa tra i 45 e i 55 anni che non ha saputo/potuto/voluto educare i proprii figli, rendendoli così degli animali da branco miopi nei confronti del prossimo.

Perché anche noi a 20 si andava in giro, si passava a prendere una bottiglia di birra, poi ci si metteva magari anche suonare in piazza, ma si comprendeva che l'immondizia si buttava nel cassonetto o si metteva in auto e si buttava sotto casa perché a noi per primi avrebbe fatto schifo uscire al mattino e trovarsi sulla soglia di casa la merda degli altri e soprattutto si comprendeva che all'una di notte di una calda sera d'estate si poteva  pure smettere di fare casino perché magari c'era chi cercava di dormire tenendo le finestre aperte.
Al di là di queste riflessioni dense di luoghi comuni, resta il fatto che ora Torino sta tentando di costruirsi un futuro post industriale e sta puntando anche a divenire polo universitario con il conseguente corollario di moltitudini di giovani sfaccendati che possono vivere Torino come fosse Barcellona senza che a Torino si sia ancora creata in entrambe le direzioni una cultura  della vita notturna e quindi con tutte le conseguenze derivanti tra lo scontro di due esigenze tra di loro contrastanti: il diritto al divertimento (che non vuol necessariamente significare passere le serate lordi fino all'alba) e quello al sonno e al decoro (che non vuol dire dormire in un monastero benedettino).

Poi ci sono i miei preferiti: quelli che chiedono la legalità e poi affittano in nero a cifre pazzesche i monolocali agli studenti e quelli dei centri sociali (che ai miei tempi erano tutti figli di primari, avvocati, magistrati e simili che giocavano a fare i Bakunin) di cui da sempre mi domando da dove provengano i fondi per luce, acqua, gas, riscaldamento, manutenzione, banconi, spillatrici etc...
La realtà é che quando tutti hanno ragione, quando viene fomentata una spirale di rancori tra "poveracci" (operai e nottambuli, celerini e centri sociali) e nessuno si prende la briga di fare il famoso "passo indietro", di chiedere scusa per aver sbagliato o di cercare soluzioni di buon senso e condivisibili si gioca a fare la voce grossa e al muro contro muro.
Han fatto la solita cazzata di mettere una città gratuitamente a disposizione della dinastia Agnelli (la cui squadra possiede uno stadio di proprietà), organizzando male l'evento che con la complicità delle psicosi di massa indotte dai telegiornali é finito come tutti sappiamo?
Anziché chiedere scusa, promettere più vigilanza sugli abusivi (e magari anche sui locali regolari), più cestini piú vie di fuga libere e soprattutto che la Juve (come il Toro) le sue feste se le faccia coi soldi proprii a casa propria, si vieta il vetro dopo le 20, poi si usa la legge Minniti per istituire le ronde di polizia per verificare l'applicazione dell'ordinanza.
La polizia viene caricata da dei facinorosi? Ottimo, si aspetta una settimana e si torna in assetto antisommossa a restituire il favore.
Tutto ciò a me sembra, più che il sonno, il letargo della ragione. Di certo trovare una mediazione che accontenti tutti é improbabile, ma il compito delle istituzioni in casi come questo dovrebbe essere tentare di ottenere una civile convivenza tra i contendenti.

martedì 20 giugno 2017

É parola di Gipo.

Sul numero di sabato 17 giugno dell'autoproclamato quotidiano di informazione La Stampa, all'interno nella cronaca di Torino era presente un articolo di Gipo  a proposito delle ordinanze della signora Sindaco Appendino sul tema ordine pubblico e vita notturna.

L'articolo mi ha decisamente spiazzato e preoccupato. Mi sono ritrovato a pensare "minchia! aiuto, sto male! sono d'accordo con Gipo!!!"

Poi ho capito: come cazzo si fa a non essere d'accordo? Ha sciorinato un tal campionario di luoghi comuni e buon senso da Casalinga di Voghera che era difficile potesse suscitare grandi polemiche.
Lui é un oppositore del M5S, essendo legato storicamente al PD torinese (anche se poi va con la Bandakadabra a suonare al Festival NO TAV di Susa senza passare prima da uno psicanalista) e quindi é prevedibile che impallini l'Appendino appena sbaglia una mossa. La cosa strana é  che si sia mantenuto molto cauto nei giudizi e -ancor più strano- qualcuno abbia chiesto la sua opinione (peraltro in contumacia, dato che si trovava all'estero) per pubblicarla.

Ciononostante ci sono 3 cose che hanno attirato la mia attenzione di essere malvagio:
1 la controversa storia Gipo 'fondatore della Bandakadabra';
2 lui la sua fascia di sindaco di Sansalvario se la tiene ben cara e raramente dal vivo ne parla come di una 'fascia di cartapesta'.
3 certamente tutti conoscono l'aneddoto su Einstein in cui dei suoi allievi interrompono una sua passeggiata per porgli alcune domande. Dopo aver risposto il fisico domandó agli studenti da che parte lo avessero visto arrivare quando lo avevano fermato. Avuta la risposta Einstein mormoró "bene, di là c'é il refettorio, se sono arrivato da quella direzione significa che ho già mangiato" e s'incamminò verso le aule.
Ecco, io sinceramente questo Gipo meditativo e silente che si aggira come lo spettro di Banco tra le strade affollate della sua Sansalvario senza salutare le mille persone che lo conoscono e far caciara vorrei proprio vederlo coi miei occhi.

Qui l'articolo de La Stampa:
http://www.lastampa.it/2017/06/17/cronaca/un-errore-punire-tutti-per-colpire-i-maleducati-OGg96FkEikLBoFYE8ASCQM/pagina.html

giovedì 15 giugno 2017

La Festa della musica

Come accade da qualche anno, Torino si prepara alla festa della musica che coinvolge molte città europee.
Sinceramente non so in che condizioni i musicisti nelle altre città si trovino a suonare, ma spero siano migliori di quelle in cui abbiamo suonato lo scorso anno (e credo che quest'anno non sarà diverso).
Per carità, come sempre le intenzioni sono buone e le associazioni partecipanti presumo si facciano un gran culo ad organizzare tutto, ma la buona volontà non basta e non garantisce la riuscita.
Ci sono i più fortunati che possono suonare in locali e quindi avere almeno accesso alla corrente elettrica e a delle bottiglie d'acqua. Gli altri suonano in piazze certamente più prestigiose della città, ma con dei grossi problemi.
Ti serve un pianoforte? Nessun problema, quando ti iscrivi lo fai sapere all'organizzazione che si perderà regolarmente la richiesta e tu ti suoni la minchia.
Stessa cosa se ti serve un mixer a più di 4 canali... E tanto anche se te lo danno non c'é un tecnico a regolarlo.
La corrente elettrica poi é da ridere. L'anno passato ci é stato detto: "tiriamo un cavo da un negozio vicino"..  ma:
a) perché un esercizio commerciale deve caricarsi in bolletta un concerto?
b) se suoniamo in Piazzetta Reale la spina l'attacchiamo all'appartamento di Vittorio Emanuele II??

Ultima cosa, almeno mettere 2 transenne o un volontario che controlli gli strumenti?
Mentre attendi che i tuoi colleghi finiscano si devono organizzare turni di guardia a borse, custodie e strumenti.
La catena di Sant'Antonio delle security.

Iniziativa carina, meglio di Aberrazioni Jazz (ma ci vuol poco), però manca quell'organizzazione che potrebbe farle fare un salto di qualità.
Inutile soffermarsi sui mille gruppetti che suonano dal genere cantautore alle cover alla classica. Sono nella stragrande maggioranza dei dilettanti (o meglio degli amatori) e fanno del loro meglio e suonando gratis (in tutti i sensi) in condizioni non sempre agevoli.
Che poi il 99% suonino male della musica di merda é superfluo dirlo.

giovedì 8 giugno 2017

Estate...vene a casa +1

Mi é capitato per le mani il pieghevole della "concorrenza" delle Gru: Il Centro Commerciale Parco Dora che anch'esso organizza da tempo serate di cabaret e musica.

#Parco Dora Live
Partiamo già male, io odio tutto ciò che inizia con l'hastag. Perché? Mica me lo stai scrivendo su Twitter o Instagram, é uno stracazzo di volantino della minchia come si usavano ai tempi dei ciclostili dei nostri padri, per cui gradirei che questa moda da ebeti "informatici fai-da-te" finisse. Rapidamente. Possibilmente con la morte di chi usa "#" a cazzo.
Ma torniamo alla programmazione delle proposte del cartellone musicale (quello del cabaret é più o meno analogo come qualità e datazione); personalmente quando ho letto la parata di nomi proposti m'é venuto il pensiero: "ma chi é l'agente di costoro...? Danny Rose??".
In effetti a me fa un pò impressione leggere i nomi di Paolo Vallesi, Alan Sorrenti, Francesco Baccini, Mario Venuti, Donatella Rettore, Marco Ferradini, Silvia Mezzanotte ed Alexia. Siamo tra gli anni 80 e Chi l'ha Visto?...
Ad esclusione di Silvia Mezzanotte che mi vanto di non sapere chi cazzo sia, gli altri sono tutti nomi che ci si poteva aspettare 10-15 anni fa in un cartellone di concerti. Mi riferisco soprattutto a Vallesi, Venuti, Baccini ed Alexia perché Ferradini, Rettore e Sorrenti sono, dal punto di vista degli apici di carriera, decisamente più passatelli rispetto all'altro gruppetto di reduci.
Se poi volessimo analizzare il peso specifico artistico dei singoli, allora sarebbe un quadro mediamente desolante.
Ammetto di avere un debole per la voce di Alexia che, non sarà Aretha, ma secondo me avrebbe meritato una carriera migliore; per lo stile "cool" di Venuti e per Teorema, monumentale canzone sui rapporti tra giovani uomini e giovani donne. Peccato per l'ultima strofa che la fa leggermente scivolare giù da quelle vette poetiche che sarebbero state raggiunte in seguito da Pino d'Angiò.
Donatella (chissà se ancora s'incazza a chiamarla così) quando ebbe successo lo ebbe (e non solo lei) in gran parte perché era figa. Ora sembra un pó un pupazzo in cartapesta da  carro di Viareggio e purtroppo nel frattempo le qualità canore non sono migliorate.
Alan Sorrenti é un pó come Tozzi o i Righeira: un revival, in questo momento é in corso un'operazione nostalgia simile a quella che 20 anni fa riportò alla luce Nico Fidenco, Gianni Pettenati e Gianni Meccia.
Spero tornino presto nel meritato oblio, sperando che nessun altro Schliemann li dissotterri nei prossimi secoli.
L'unico plus rispetto dell altre proposte di intrattenimento é che qui concerti e cabaret sono gratuiti. E vorrei pure vedere, date le proposte che facessero pagare 'sto museo delle cere sonoro... Tanto a spillare i quattrini al pubblico ci pensano già il supermercato, i negozi, i ristoranti e la multisala.
A 'sto punto, se proprio dobbiamo calarci negli anni 80-90, almeno prendiamoci delle birre, chiamiamo (col gettone e dalla cabina SIP) gli amici, armiamoci di radiolone e andiamo ai giardinetti a sentirci Il coooobra non éee un serpeeente....

lunedì 5 giugno 2017

Estate...vene a casa

Finalmente sono usciti in via definitiva i tre cartelloni delle principali rassegne estive attive sul territorio di Torino e cintura.
Tre cartelloni che fan capire che per quest'anno le repliche di Amici (o X Factor) potrebbero essere un'alternativa intelligente alle manifestazioni culturali proposte.
Gru Village (Grugliasco)
Chick Corea e -forse- Fiorella Mannoia sono l'unico motivo per muovere il culo ed andare fino laggiù a farsi divorare dalle zanzare e dal prezzo del biglietto.... Per il resto, delle robe da far accapponare la pelle: il neo comunismo di Fedez - J Ax, il nulla pressato di Benji (orfano di Holly), ma con Fede (ma quello senza la "z", mi raccomando), i Bastille che purtroppo nessuno ha ancora preso e raso al suolo un 14 luglio, Alvaro Soler e le sue canzoncine da Cristino D'Avena 2.0, NEK (ma é una sottomarca della Motorola?) per tener buona la quota nostalgia / Radio Italia / anni'80 e altri avanzi di discografici e youtubers. Forse tra tutta 'sta paccottiglia potrei salvare LP, ma poi mi prendereste per un modernista.
Flowers Festival (Collegno)
Nell'ex manicomio si radunano da tempo sotto la bandiera di ciò che resta dell'Hiroshima i frikkettoni torinesi. Artisti da incubo stile "Das kabinett des doktor Caligari". Spero che con il non proprio popolare prezzo dei biglietti diano in omaggio cospicue dosi di acido lisergico per sopportare lo strazio degli spettacoli.
Diamanda Galas, Wu Ming Contingent (aridatece il dottor Fu Manchu) con la storia dell'elettroshock.. e qui poi mi si deve spiegare perché cazzo uno spettacolo sull'elettroshock e perché deve essere prodotto in collaborazione con la fondazione Merz che gestisce un museo di arte contemporanea (praticamente una discarica legalizzata e valorizzata). Poi Mannarino, Brunori, Baustelle, Samuel, Biffy Clyro (?!?!?), Le luci della centrale elettrica (che purtroppo alimenta i vostri strumenti), Gogol Bordello e altro pattume subumano dedito all'intrattenimento di masse di ebeti, fino ad arrivare al top della gamma del festival da frikkettone alternativone: gli Einsturzende Neubauten che dopo 35 anni di successi (essere ancora a piede libero é un successone) fanno una capatina nella location ideale per il loro concerto di lavatrici e motoseghe.
A me fa cagare Stockhausen che almeno un minimo di idea di musica ce l'aveva, figuriamoci l'industriale tedesca...
Torino Estate Reale
Mi viene da piangere. Spero non si siano compiaciuti del gioco di parole Estate Reale / Real Estate (roba da plotone d'esecuzione). Mi viene da pensare che il Comune -con lo stanziamento fisso dei soliti 600.000 euro da grande evento- abbia fatto una specie di polpettone Nazional-Popolar-Culturale da far rabbrividire i campi per la rieducazione culturale della cara vecchia URSS.
Cara popolazione torinese, voi siete ignoranti.
Cara popolazione torinese, voi non avete apprezzato il jazz nelle periferie.
Cara popolazione torinese, allora adesso io vi faccio una Kultura così (a prezzi popolari)
Balletto Nazionale di Cuba: (tipo la Potemkin), la cultura spessa serve sempre a scemare.. chi non sopravvive al balletto non é portato per la cultura vera, quella del Popolo dei Kolkoz.
Paola Turci: Dopo l'inferno del balletto i sopravvissuti passano dal ristoro della cultura nazional popolare degli anni '80 e '90 che -pare- fossero magnifici (a me sono sembrati la degna anticamera della merda che stiamo vivendo da 20 anni).
Cirko Vertigo: a me non dispiacciono, almeno sono atleti, artisti e persone che ci mettono del proprio. Solo che ormai a Torino sono più inflazionati della Bandakadabra.
Omaggio a Lucio Battisti:
1-a me Battisti fa cagare,
2-non bastano le Tribute Band nelle birrerie, dobbiamo metterci una piazza del centro?
3-ma porca zozza, io ero contento che almeno Bosso (Fabrizio) per quest'anno a Torino non aveva timbrato il cartellino al Jazz Festival e mi ritorna su come la merda dai tubi all'Estate Reale??? Ma non si può emanare un cazzo di decreto del Prefetto che vieti per un anno l'esibizione di Rava, Bosso e Fresu?
Bernstein e Gershwin con l'Orchestra del Regio.
Wow, chissà quanto sarà costato farli venire in Piazzetta Reale, ma con 600 mila euro si fanno miracoli (e ciò vale anche per l'Orchetra Sinfonica Nazionale della Rai e per l'OFT).
Sui tre eventi il mio essere piccolo-borghese mi fa tacere, poiché l'orchestra del Regio esegue i due compositori classici americani del '900 e di Gershwin esegue anche Rhapsody in blue che per un amante del clarinetto e di Woody Allen é sempre un bel momento di gioia.
L'orchestra RAI esegue musiche di Felix Mendelssohn Bartholdy e di Giuseppe Verdi (e qui invece un pò di ribrezzo lo provo per entrambi).
L'OFT si esibirà invece con musiche un pò più piacevoli come la Water (...) Music di Georg Friedrich Händel e una meno strasentita settima Sinfonia di Ludwig van Beethoven.
Tre date meritevoli, mi chiedo solo se e quanto abbiano pagato le tre orchestre di professionisti stanziali di Torino per fare 'sti 250 metri.
Dopodiché si ripiomba nel Maelstrom del nulla, per evitare l'overdose da cultura "alta" si inframezza tra una Sinfonica ed una Filarmonica un bel Niccolò Fabi che alla cultura ha dato il medesimo contributo della Turci: ha imparato a leggere e scrivere. Questo purtroppo li ha fatti sentire in dovere di scrivere anche testi e musiche. Papé Satàn Aleppe.
Completano il cartellone di Tèdio d'Estate un altro paio di balletti per loro stessa natura rompicoglioni e un altro bel tributo, stavolta al povero Fabrizio de Andrè. Lasciare che i morti riposino in pace? No eh? Io ho tanta paura per il povero Faber riarrangiato per archi e flauto. Rimpiango la PFM....
Per completezza devo ammettere che ho saltato per ogni manifestazione alcune date di trashume puro, se qualcuno ha ingerito funghi velenosi e ha bisogno di vomitare può andarsi a leggere i programmi completi qui:
http://www.gruvillage.com/
http://flowersfestival.it/
http://www.torinoestate.it/programma/
Buona Estate a casa propria a tutti, ma per favore, se andate a sentire: l'Orchestra del Regio o l'OFT in Piazzetta Reale evitate di portarvi dietro i vostri cazzo di neonati, fare figli é stata una vostra scelta, il mondo non deve pagarne le conseguenze!! Grazie.

giovedì 25 maggio 2017

Pago i miei debiti

Quello che é giusto é giusto e quindi devo "pubblicamente" fare ammenda di almeno due anni di sevizie ed insulti a cui ho sottoposto Manùel Volpe quando dirigeva il laboratorio di World Music in cui suonavo anche io.
Per due anni k'ho sbeffeggiato, ho cassato le sue idee e preso in giro la sua scrittura delle parti,
Specialmente mi accanivo sulla sua passione per l'afrobeat che é un genere di musica che ho sempre ritenuto dovesse essere di strettissimo appannaggio degli Yoruba e dei loro discendenti diretti e non di persone bianche figlie di persone bianche.
A volte i bianchi ce la possono fare. E' raro, ma ce la possono fare mettendoci rispetto, cura e tanta tanta passione. Ne ho avuto la prova ai Magazzini sul Po durante il concerto di Manùel e della Rhabdomantic Orchestra un tre settimane fa. Sono stati veramente pregevoli sotto tuttii punti di vista. Ciò non toglie che a me l'afrobeat continui a rompere i coglioni dopo 5 minuti, ma va riconosciuto il merito a chi ha suonato di aver saputo tirare fuori la propria Africa interiore.

Oltre a questo, devo dare a Manùel anche i meriti per aver confezionato (un anno fa ormai) un gran bell'album: Albore by Manuel Volpe & Rhabdomantic Orchestra.
Di rado mi é capitato nel corso degli ultimi 10 anni di ascoltare un album in cui tutte le canzoni fossero piacevoli, ben scritte e ben eseguite.
Questo album un pò si colloca nel filone di musica raffinata per far colpo sulla ragazza nel dopocena, filone che vanta illustri predecessori sa Harold Melvin and The Blue Notes a Barry White fino ad arrivare a Mario Biondi passando per un paio di albums di quel cialtrone di Coltrane.
Ecco, questo é un album che non sfigura per nulla in mezzo a questa serie di mostri sacri (o presunti tali) e il fatto che io conosca personalmente o abbia suonato con molti dei componenti della Rhabdomantic non altera il mio giudizio di grande stupore per la riuscita. Io all'inizio non ci avrei messo 50 lire sul lavoro di Manùel, ora tutte le volte che lo incontro gli chiedo scusa.
Posso solo fare due appunti generali a proposito di Albore: la voce di Manuel é veramente irriconoscibile, tanto vale trovare qualcun altro che canti; a volte é un pò troppo "piacione" nel senso che strizza parecchio l'occhio a quella musica lounge anni '90 delle raccolte Buddha Bar... Ma se fossero questi i massimi problemi della musica in Italia io sarei felice.
Bravo Manùel, brava la Rhabdomantic. Ovviamente vi aspetto al varco col prossimo lavoro...

martedì 23 maggio 2017

Aberrazioni Jazz: Visti per voi, ma voi chi??

Per celebrare degnamente quello che spero sia il funerale di Narrazioni Jazz, ho preparato una piccolissima galleria con gli eventi a cui ho assistito personalmente o ai quali hanno assistito delatori miei amici.

Baltea Saund Stescion
giovedì h 18 conferenza-seminario sul jazz dalle origini alla swing era. Per chi c'era é stata pure interessante. ma... chi c'era???



















My name is Lapio, Johnny Lapio.
Il "giovane" musicista quarantenne si é esibito con un bordone di sottofondo e ha meravigliato il mondo con free jazz estremo producendo con la suoa trombetta ogni genere di suono sgraziato e fastidioso. Da campionare come antifurto. L'originale può essere regalato a Trump perché lo usi a Guantanamo come alternativa lecita al waterbording.

Dave Toule 4tet
Sarebbe stato carino sentirli, purtroppo a 10 metri c'era una brass band che ci dava dentro. Di sicuro un bell'esempio di musica aperta. Nel senso che ognuno era libero di immaginarsi cosa stessero suonando.

Baltea Lindy Night venerdì h 22.00

Se non altro i ballerini non hanno consumato proditoriamente l'ossigeno ai musicisti... e non gli hanno camminato sugli strumenti o versato liquidi sulle partiture.
















Tram Jazz (forse più Dramm Jazz)

Houston, abbiamo un problema!











Oh Pino, ma il tram va nel vetro e lattine o nel secco non riciclabile?
Noo Pino, sono sicuro! Non va nell'umido...

Inutile chiedersi se qualcuno avesse pensato di controllare il tram prima e se si fosse ipotizzato che magari il carico di impianto audio ed impianto luci (strobo compresa che fa tanto jazz) avrebbe potuto causa qualche problema al sistema elettrico di un tram dell GTT e quindi privo di qualsivoglia manutenzione.
La risposta é chiaramente NO.









Comala sabato dalle 16
Non si dovrebbe far organizzare nulla di sabato in un luogo a 5 metri da impianti di calcio con annessa scuola calcio per futuri Balotelli. Si percepiva chiaramente che la sola presenza di giovani calciatori e genitori (che sono pure peggio dei figli) ed un tentativo di produrre cultura avrebbe potuto generare pericolosi annichilimenti della materia (specie quella cerebrale). Fortunatamente nella zona cultura di quella specie di discarica autorizzata chiamata Comala non c'era nessuno. Tranne due Rom o Sinti, insomma due zingari, he si sono a lungo fermati a sentire le prove delle due big band. Uno dello staff ha visto e ha commentato che era una cosa bella quet'immagine di integrazione. Non ho avuto il cuore di dirgli che 5 trombe, 2 tromboni e 5 sax sono davvero tanto ottone...


Uomo Sandwich

Dell'uomo sandwich in Borgata Lesna ho già scritto e mostrato l'immagine, ma é troppo significativa per non essere ripetuta.

















Zabote - Sartoris  Porta Nuova

Non sono sicuro che sia stata una grande idea far suonare musicisti in una stazione, dove di solito suonano i baskers e dove le persone in genere hanno un leggera fretta e molte altre cose in mente.







Maestro Canello  Piazza Vittorio
Cinque giorni di merda pressata per arrivare a questo. Sono commosso, grazie Maestro Canello. Forse meglio di voi a Torino c'é solo La Lippa Jazz Band



La vera World Session

La vera ed unica degna conclusione che condensa in pochi secondi i 5 giorni di vuoto pneumatico e mala gestione di Narrazioni Jazz.
Enjoy MetroMan the Genius!